Ho saputo che Ewing ha fatto altri saggi del genere mescolando media e filosofia, ma devo dire che con Stranger Things (con tutto che non ha trattato la quinta stagione in quanto ai tempi in cui il libro è stato pubblicato non era ancora uscita) ci ha preso: ha scomodato Jung, Platone, i Vangeli apocrifi, Hume e tanti altri per mostrarci ancora di più che Stranger Things non è una semplice serie Netflix di grande successo, ma è anche tanto altro: è soprattutto una storia scritta da autori che ragionano su cosa significa rivivere i ricordi d’infanzia, su come si può dare un senso a quanto si è vissuto, e soprattutto su come sia stato possibile creare un futuro in tempi dove la paura ci governava con la minaccia costante di una guerra che ci avrebbe spazzato via tutti definitivamente. Gli appassionati di Stranger Things non devono perdersi questo saggio (e secondo me questo saggio anticipa tante cose di quello che succederà nell’ultima puntata della quinta stagione).