אישה מוסלמית בברלין עומדת ללדת ובעלה מוכן לסכן אותה ואת העובר ובלבד שלא ייגע בה רופא ממין זכר; גבר אנגלי עולה על אוטובוס בדרך לבקר את נכדו הראשון שזה עתה נולד;
משפחה מניו–אורלינס מאבדת את ביתה ואבי המשפחה נהרג בהוריקן "קתרינה"; גבר איטלקי מקים משפחה ודואג לרווחתה אך המשבר הכלכלי באירופה משנה את מסלול חייו; בן למשפחת מהגרים מתכונן להטמין פצצה באוטובוס בלונדון;
אלה רק מקצת הסיפורים המרכיבים את הקריסה. כל סיפור מתאר מזווית שונה את ההתפוררות של החברה והתרבות המערבית, לעיתים בסיפור פרטי ולעיתים תוך תיאור של אירוע אקטואלי, כמו למשל בחירתו של האפיפיור או הכרזת נשיא ארצות–הברית על מותו של בן לאדן.
כל סיפור מתחיל בנקודה שבה גבולות הזמן והמקום מטושטשים וחוסר הבהירות ההתחלתי לגבי זהות הדמויות מפיל את חומות הדעות הקדומות ומעמת בכל פעם מחדש את הקורא עם מציאות שניתנת לקריאה מכמה זוויות. אין נכון ולא נכון, אין צודק או לא צודק.
האנושיות שולטת בכל הכאוס וג'ובאני קוקו ממחיש זאת בצורה מבריקה. על רקע האווירה הכמעט אפוקליפטית הנוצרת מסמיכות הזמן והמקום של האירועים, בולטות הדמויות המכמירות לב באנושיותן.
ג'ובאני קוקו הוא סופר איטלקי, זוכה פרס קמפיילו לשנת 2013.
Obiettività, questa sconosciuta L'Autore di questo romanzo, primo tassello di un'opera in quattro episodi in corso di stesura (Genesi), si rifornisce dal mio stesso spacciatore di libri. L'ho incrociato abbastanza spesso nelle incursioni in questa libreria, e ho avuto modo di scambiare con lui consigli e pareri letterari - fin da prima di sapere chi fosse. Abbiamo avuto modo di parlare anche dei suoi scritti; in particolare, mi aveva stupito il suo commento a un'opera abbastanza disimpegnata da lui pubblicata presso una grande casa editrice: "ho scritto anche un libro vero". Parlava de La caduta, e mi trovo a dargli ragione: se in quel caso (Il bacio dell'Assunta) si trattava di una sorta di "Andrea Vitali migliorato", qui siamo in altri territori. Ma mi sarà difficile essere completamente obiettivo: vediamo di procedere con cautela.
Postmodern novel polifonica La caduta è un romanzo dalla struttura complessa - tanto complessa e piena di rimandi artistici, biblici e storiografici che l'Autore sentirà la necessità di spiegarla esplicitamente al lettore con una nota finale che sicuramente molti non avranno gradito. Per amore di brevità: l'opera narra una serie di vicende, variamente intrecciate, ambientate nell'Occidente contemporaneo, con un arco temporale che copre praticamente i primi tre lustri del nuovo millennio.
Gli avvenimenti narrati sono legati ad alcuni dei principali eventi degli ultimi anni, tutti indizi della crisi, del crollo dell'Occidente: dagli attentati di Londra del 2005 alla crisi economica greca, passando per l'uragano Katrina, il fallimento della Lehman Brothers, gli esperimenti del Cern di Ginevra, la strage di Utøya, le inchieste sui rifiuti tossici smaltiti illegalmente in Campania e tante altre amenità (d'altra parte si parla di una caduta). Il tutto visto non asetticamente, dall'alto, ma dal basso, con gli occhi di persone più o meno ordinarie che vengono coinvolte in avvenimenti di portata più vasta della loro singola esistenza. Idea già vista, ma declinata in un modo nuovo, con un respiro più ampio del solito.
Lo stile è adatto all'argomento trattato, scorrevole, privo di fronzoli, mirato. Asettico, ma penso sia un effetto voluto.
Un capolavoro comasco, dunque? Quasi. Alcuni difetti ci sono: prima di tutto una polifonia esasperata, che rischia di confondere il lettore, soprattutto quando un personaggio scompare per decine e decine di pagine prima di ricomparire (rischio dimenticanza). Per dare un'idea tramite un paragone azzardato: il Canone in Re maggiore di Pachelbel (https://www.youtube.com/watch?v=1wiRR...) è così riuscito perché le voci si introducono ogni otto battute - fosse stato ogni trentadue, ad esempio, non sarebbe così semplice seguirne l'evoluzione.
Secondo difetto, più marginale e che potrebbe essere corretto in future edizioni: il libro è comprensibile per chi ha vissuto "in diretta" le vicende narrate, ma potrebbe essere molto meno fruibile tra qualche decina di anni, a meno di aggiungere un'appendice di "approfondimenti storici" (infatti gli eventi vengono descritti indirettamente, o sottintesi; probabilmente già ora qualcuno faticherà a ricordare che nel luglio 2005 ci furono degli attentati a Londra). Sicuramente Cocco non è Hugo, con le sue lunghe digressioni storiche.
Terzo difetto: alcuni episodi sono poco funzionali al risultato d'insieme, e se non fossero stati inseriti non se ne sarebbe affatto sentita la mancanza.
L'annosa questione della nota finale A molti lettori, presumo, non sarà piaciuta la nota finale, in cui l'Autore spiega la struttura del romanzo (modellata su alcuni cicli pittorici quattro-cinquecenteschi, e ricca di rispondenze interne e rimandi alla tradizione biblica) e ne illustra retroterra culturale, presupposti ideologici e riferimenti teorici (fondamentalmente rimanda alla scuola storiografica degli Annales, con l'attenzione per la lunga durata e il superamento della storia evenemenziale). Presunzione? Compiacimento per la propria erudizione[*]? Costruzione ex-post per rendere più interessante il romanzo? Al singolo la risposta prediletta: a me la spiegazione della struttura non è dispiaciuta, anzi. E nella mia condizione di medievista mancato ho piacevolmente sorriso trovando ricordati Bloch, Braudel e la storia post-evenemenziale.
[*] ma allora cosa dire del fu Umberto Eco e dei suoi epigoni?
E' difficile circoscrivere "La caduta" in un genere ben definito, perché non è né un romanzo né un saggio. Giovanni Cocco veste i panni del giornalista per raccontare pezzi di vita, storie che sono parte del mondo e della società di oggi, dell'ultimo millennio. Da Parigi a New York con il crollo delle Twin Towers sino a New Orleans e l'uragano, passando per Londra e le bombe, viaggiamo in un mondo che ogni giorno cambia portando con sé un carico di angoscia, di delusione e di sopraffazione. "La caduta" che intende Cocco è relativa alla caduta di tutti quei valori e a quella distruzione che stanno annientando il mondo e con lui, anche noi.
Premetto che il progetto, come spiegato nella nota finale dell’autore, è molto ambizioso (riferimenti a me per lo più sconosciuti) ma soprattutto è il primo di quattro episodi di un work in progress che, si intuisce ma viene ribadito sempre dall’autore stesso, sarà parecchio lungo e impervio. Questo per dire che probabilmente anche il mio parere risulterà alquanto parziale, perché se è vero che Cocco ha senso del ritmo, della misura e dell’immagine giusta, dall’altro l’insieme delle singole storie che compongono questo primo libro mi sono sembrate un po’ troppo poco per reggere l’idea di base del romanzo e tenere la linea dall’inizio alla fine.
Quando sono andato a “più libri più liberi”, la fiera della piccola e media editoria di Roma, ho cercato case editrici serie, vesti editoriali interessanti, autori italiani preferibilmente non ancora famosissimi per il grande pubblico. La casa editrice Nutrimenti, di Roma, era tra i miei bersagli e ho scelto questo libro. Prima di leggerlo sapevo solo che era stato finalista al Campiello e che l’autore, Giovanni Cocco è del ’76 ed è di Como. Lo ho letto ed è un bel libro. Bella scrittura, bella scelta di parole, di termini, di sintassi. Forte scelta di scenari di disfacimento della società, tra mafie, terrorismo, dissoluzione, dissolvimento di valori. Quadri tratteggiati benissimo per tinte, colori, drammaticità. Dolenza senza compiacimento e senza alcuna presa di posizione ideologica dell’autore. Può parere fredda per qualcuno, asettica: io la definisco esatta e profonda. Se i quadri vengono esaminati uno per uno chi li guarda avrà maggiore empatia per alcuni che per altri: riconoscerà un tratto comune ma diverso livello personale di coinvolgimento. Ovvio. Se questi quadri-capitoli vengono visti in una mostra, letti in successione nel libro, una sensazione di appartenenza ad un unicum si fa strada e il senso del titolo del libro compare in tutte le diverse drammaticità che tocca. Questo ne fa un libro potente. Quel che unisce le diverse storie narrate, fatto salvo il legame chiaro tra prologo ed epilogo, è flebile come trama. Quasi inesistente. Anche leggendo con tutta quella bella calma, quel respiro, che il libro ti richiede ho smesso di cercare un ordito comune che mettesse in relazione le storie e i personaggi. In fondo al libro l’autore ci dice alcune cose delle quali ci tocca tenere conto. Una è che il libro è il primo di una quadrilogia. Beh… Con Harry Potter o con la saga di Star Wars c’è voluto amore e pazienza per capire tutti i legami e i perché e i percome e dietro c’erano disegni e orditure geniali. Mi costringerò con piacere al secondo libro della serie di Cocco per capire meglio e per decidere se mi intrighi o meno la direzione che, inevitabilmente, la narrazione dovrà intraprendere. Se non dovesse piacermi mi rimarrà comunque questo “La caduta” con dei passi parecchio intensi che hanno saputo darmi emozione. Attendendo con grande curiosità il futuro della narrazione complimenti all’autore e a Nutrimenti che ha puntato su questo libro (che era stato oggetto di numerosi rifiuti in precedenza). Recensioni più importanti della mia hanno fatto paralleli con grandi autori americani (da Faulkner a De Lillo) e sottolineato come l’ossatura richiami (per dichiarazione dello stesso autore) un impianto biblico. La prima cosa crea pericolosi e impropri paragoni; la seconda la trovo, al momento, una questione più organizzativa che significativa. Quattro stelline per capacità narrativa ed evocativa e per un moto di fiducia verso il seguito.
Il progetto è certo ambizioso, lo apprendo alla fine, la cornice esterna è modellata sull'esempio dei cicli pittorici del quattrocento, come la cappella Portinari di Vincenzo Foppa in Sant'Eustorgio. Io mi sono limitata alla semplice lettura, che mi è parsa pregevole. C'è da dire che amo le storie ad incastri, le strutture costruite ad hoc, i puzzle letterari e anche questo rientra nel genere e nel complesso trovo che sia riuscito.