«I romanzi di Vitali si amano “oggi più di ieri e meno di domani”.»la Lettura – Corriere della Sera - Antonio D’Orrico«Andrea Vitali racconta gli anni '50 a Bellano con il solito acume e la sua mirabile capacità corrosiva.»Il MattinoHa un fisico ingombrante e una strana mania per le giunte qualcuno sospetta che nasconda un segreto. Il soprannome di Sindacone gli era stato affibbiato quasi subito dopo le elezioni. Non aveva niente dispregiativo, anzi, sulla bocca di alcuni tendeva ad assumere una sfumatura affettuosa. Quando il Fumagalli ne era venuto a conoscenza non aveva fatto altro che scrollare le spalle. Se madre natura l’aveva fatto così, una ragione doveva esserci. Attilio Fumagalli è un uomo pingue, anzi di più, soffre di obesità androide, nel senso che il grasso ce l’ha tutto attorno all’addome. Cinquant’anni, sposato con Ubalda Lamerti, senza figli, esercita in proprio la professione di ragioniere. Per vincere quel senso di vuoto che a volte lo aggredisce, più che per uno slancio ideale, si è dato alla politica nelle file della Democrazia Cristiana e sfruttando il giro della propria clientela è riuscito a farsi eleggere sindaco di Bellano. Per tutti, e per ovvie ragioni, lui è il Sindacone. L’attività istituzionale non lo occupa più di tanto. Oltre al disbrigo delle formalità correnti, riunisce la giunta ogni due mesi, due mesi e mezzo. Ultimamente, però, sotto questo aspetto, il Sindacone sembra aver impresso una svolta. Convoca la giunta ogni dieci giorni, a volte anche ogni settimana. Una voce o due all’ordine del giorno, una mezz’oretta di riunione e ciao. Ma oggi, 22 dicembre 1949, ha superato ogni ha indetto una riunione per la sera della Vigilia di Natale. Per discutere di cosa? Di niente. Per scambiare gli auguri. E a più di uno degli assessori che si sono visti recapitare a mano la convocazione è saltata la mosca al naso. Per dirla tutta, al geometra Enea Levore è venuto il preciso sospetto che sotto a quella frenesia si nasconda qualcosa. Ma cosa? Basterebbe chiederlo al vicesindaco Veniero Gattei, se quello non tenesse la bocca rigorosamente cucita.
Con Gli ultimi passi del Sindacone torna sulla scena la Bellano del dopoguerra, di cui Andrea Vitali sa mettere in luce la voglia di riscatto, il frettoloso antifascismo esibito senza vergogna, gli appetiti della carne simbolo della voglia di vita che sta rianimando l’intero Paese, ma senza tralasciare quei piccoli segreti che rendono più sapido il tran tran quotidiano, e la lettura dei suoi romanzi una godibilissima compagnia.
Italian writer and doctor. Andrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, sulla riva orientale del lago di Como, dove esercita la professione di medico di base. Ha pubblicato Il meccanico Landru (1992), A partire dai nomi (1994), L'ombra di Marinetti (1995, premio Piero Chiara), Aria del lago (2001) e, con Garzanti, Una finestra vistalago (2003, premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa, e premio letterario Bruno Gioffrè 2004), Un amore di zitella (2004), La signorina Tecla Manzi (2004, premio Dessì), La figlia del podestà (2005, premio Bancarella 2006), Il procuratore (2006, premio Montblanc per il romanzo giovane 1990), Olive comprese (2006) e Il segreto di Ortelia (2007), La modista (2008, premio Ernest Hemingway) e Dopo lunga e penosa malattia (2008), Almeno il cappello (2009, premio Casanova; premio Procida Isola di Arturo Elsa Morante; Premio Campiello selezione giuria dei letterati; finalista premio strega), Pianoforte vendesi (2009) e Mamma de sole (2010) . Nel 2008 gli è stato conferito il premio letterario Boccaccio per l'opera omnia.
Attilio Fumagalli, uomo tranquillo e sovrappeso, è il sindaco di Bellano, anzi il Sindacone. La vigilia di Natale del 1949 riunisce la giunta per gli auguri... qualche ora dopo la moglie chiede a uno degli assessori di aiutarla a trovarlo, visto che non è mai tornato a casa. Veniero Gattei pensa di sapere dove possa essere finito...
Come sempre, Vitali ricrea con poche pennellate un intero mondo, sembra quasi di vedere la giunta al lavoro... glielo diciamo a Gattei che oggi le norme da conoscere per poter lavorare in Comune sono molte ma molte di più? Altro che TUEL del 1915!
* «Insomma, so che lei mi può capire…» aveva smozzicato ancora il Sindacone. Il Gattei aveva abbozzato, un mezzo sorriso sul volto. «Come no!» aveva risposto. «Soprattutto se si spiega.» * Lui era stravaccato sul divano a leggere una sorta di compendio su poteri e doveri del sindaco che il segretario Sottocornola gli aveva passato. Oddio, chiamarlo compendio era un eufemismo. Si trattava piuttosto del Testo unico della legge comunale e provinciale del 4 febbraio 1915, la bibbia degli amministratori pubblici. * Mai avrebbe pensato di dover affrontare tanti e tali compiti, come preparare giunte e consigli, stipulare i contratti approvati dagli stessi, rappresentare il comune in giudizio, giudicare l’operato di stipendiati e salariate ed eventualmente sospenderli o licenziarli, invigilare… sì, proprio così, invigilare su tutto ciò che potesse interessare l’ordine pubblico e in generale compiere gli atti che gli erano affidati dalle leggi vigenti. Per fare i quali, evidente, no?, quelle stesse leggi andavano conosciute.
Leggere Vitali vuol dire regalarsi pagine di leggerezza e di atmosfera .... ambientazione Natalizia per un racconto che cattura, e porta verso un finale di buoni sentimenti con godibile ironia e semplicità ...
una simpatica storietta, ma scritta in modo un po' confusionato. Tanti mini capitoli che, anzichè dare un ritmo piu incalzante al libro, lo rende meno scorrevole. Niente di che