"Messa in ordine la sua stanza, Louise si era sistemata sull’amaca con il suo libro, ma non riusciva a trovare la calma necessaria per leggere. Quello era un altro degli aspetti bizzarri e spiacevoli della sua nuova esistenza: l’estate scorsa non avrebbe avuto altro per la testa che dividere equamente l’amaca con Polly e al suo turno vi si sarebbe tuffata come chi non ha una sola preoccupazione al mondo. Le sembrava di essere diventata una creatura ingombrante e dispersiva, incapace di impegnare tutta se stessa: qualunque cosa facesse, una parte di lei se ne restava a guardare, a commentare con ironia suggerendo insidiose alternative: «Sei troppo grande per quel libro… e oltretutto l’hai già letto». L’età era sempre un problema: era troppo piccola o troppo grande per fare qualunque cosa."
Questo romanzo è bellissimo! Se siete amanti delle saghe familiari davvero non potete assolutamente perdervi la storia dei Cazalet! Aggiungete l'atmosfera british degli anni trenta e una serie di personaggi ai quali subito vi affezionerete e ne uscirà fuori un mix perfetto per una lettura che mi ha lasciato con l'aria sognante e il cuore in fiamme.
Primo volume di una serie di cinque romanzi, "Gli anni della leggerezza" ci presenta i protagonisti assoluti della storia: i Cazalet, una famiglia che ha raggiunto un certo benessere grazie al commercio di legname e che vive nell'Inghilterra degli anni Trenta, un Paese che, come il resto d'Europa, stava ancora medicando le ferite inferte dal primo conflitto mondiale e che allo stesso tempo sente l'incombere di una nuova terribile minaccia. La Howard ci presenta l'intera famiglia, a cominciare dai capostipiti, chiamati affettuosamente il Colonnello e la Duchessa e poi i loro figli e nipoti, inserendo perfino altre figure secondarie che però avranno un ruolo fondamentale all'interno della vicenda: amici, lontani parenti, anche persone di passaggio che però l'autrice ci racconta in maniera dettagliata. Infatti è proprio questo uno dei punti di forza del romanzo: l'attenzione minuziosa della Howard per il destino, la storia di tutti i personaggi, anche quelli che potrebbero sembrarci quasi insignificanti, nulla viene lasciato al caso, nessuno abbandonato a se stesso, cosa notevole se si pensa al numero di persone che animano la vicenda e che l'autrice gestisce benissimo. Nelle pagine iniziali c'è perfino un albero genealogico della famiglia, che ho trovato molto utile per orientarmi all'inizio tra i numerosissimi nomi; per il resto ci ha pensato l'incredibile lavoro della Howard a farmi entrare pienamente nella storia.
L'aspetto per me più sbalorditivo e che ho preferito è il profondo, bellissimo approfondimento psicologico riservato ai personaggi, tutti diversi l'uno dall'altro, proprio perchè ognuno, come accade nella vita reale, ha il suo vissuto e il suo bagaglio di esperienze che lo differenzia da tutti gli altri, rendendolo unico. Questo aspetto rende il romanzo molto realistico e incredibilmente affascinante. Il lettore infatti non potrà fare a meno di immedesimarsi in questo o in quel membro della famiglia, di empatizzare con quel personaggio, farne la conoscenza, affezionarsi a lui e fantasticare su cosa gli riserverà il futuro nei prossimi romanzi della serie. Questo è esattamente quello che è successo a me e che ha reso questa lettura un'esperienza unica e godibilissima. L'attenzione della scrittrice per l'aspetto psicologico di coloro che muovono le fila della storia è strabiliante e denota l'immenso talento della Howard e la bellezza della sua prosa semplice ma incisiva, scorrevole ma costruita in maniera precisa ed accurata. Non ci sono paroloni, ardite metafore o periodi super complessi perchè questa storia non ne ha bisogno; è una storia semplice, che vive di momenti dolci e meravigliosi e di momenti bui e tormentati, così come è la storia di ogni famiglia vera; è una storia che sa farti provare i sentimenti più disparati perchè io ho sofferto con questi personaggi, ho gioito per loro, ho temuto per loro, ho sognato con loro, li ho ammirati, detestati, compresi, ho guardato il mondo con i loro occhi ed è stato bellissimo.
In questo romanzo emergono soprattutto le figure femminili, a mio avviso superiori ai personaggi maschili che, sono sicura, avranno il loro massimo sviluppo nei prossimi capitoli della storia. Le donne della famiglia sono secondo me le più interessanti ed ognuna di loro rappresenta un mondo, un aspetto dell'essere donna. C'è Sybil, moglie di Hugh, primogenito dei Cazalet, moglie e madre modello, premurosa verso ogni membro della famiglia; Villy moglie di Edward, il secondogenito, ex ballerina di successo che ha rinunciato a tutto per sposare l'uomo che ama, ma che si rivelerà diverso da come lei aveva creduto e sperato. Vediamo una Villy sempre più insoddisfatta della sua vita piatta e priva di stimoli, accanto ad un marito la cui infedeltà lei finge di non vedere per non doverne affrontare le dolorose conseguenze, una donna forte, che ha rinunciato a tutto per amore e che si pente di quella scelta quando è ormai troppo tardi. Villy è un personaggio interessantissimo proprio perchè rappresenta tutte quelle donne costrette a mettere da parte i loro sogni e le loro ambizioni che poco si sposavano con quell'immagine di "moglie ideale" che si aveva al tempo e, oserei dire, a volte ancora oggi. Credo che Villy prima o poi sputerà fuori tutto il suo disagio e non vedo l'ora di scoprire quali effetti avrà questo sul suo matrimonio e sull'intera famiglia. Attraverso il personaggio di Villy l'autrice esplora un altro tema delicato, quello della maternità che ha un peso notevole nell'intreccio del romanzo. Villy infatti inaspettatamente scopre di aspettare il quarto figlio, ma è un figlio che lei non desidera, non se la sente di ricominciare ad accudire un neonato, di rimettere di nuovo il suo corpo al servizio di una gravidanza non desiderata, tanto da arrivare perfino a pensare ad un aborto. La sua posizione è estremamente moderna se pensiamo alla collocazione temporale della vicenda, quando per una donna l'aspettare un bambino era uno degli scopi fondamentali della vita ed è in netto contrasto con quella di Edward, suo marito, che neanche per un istante si ferma a pensare che forse quel figlio non è ciò che la moglie desidera, proprio perchè il mettere al mondo dei figli era un desiderio scontato per ogni donna del tempo. Il tema dell'essere madre è affrontato dalla Howard anche attraverso la figura di Zoe, la giovanissima moglie del terzo figlio dei Cazalet, l'adorabile e buon Rupert, donna che ci viene presentata come estremamente vanitosa, dal costante atteggiamento civettuolo e provocante, pienamente consapevole della sua immensa bellezza, a tratti sciocchina ed ingenua e che non ha il minimo desiderio di mettere al mondo un figlio. Zoe dice chiaramente che non vuole essere madre, non si sente all'altezza, ha paura, non ama particolarmente i bambini e rappresenta quella parte del mondo femminile che, contravvenendo a tutte le regole imposte dalla società del tempo, si rifiuta di trasformarsi in una "macchina sforna figli". Già dalla parte finale del romanzo, in seguito a determinati avvenimenti, si registra un cambiamento nell'atteggiamento di Zoe, indice di una maturità e di una crescita che saranno approfondite nei prossimi romanzi. Ho trovato estremamente coraggioso il modo in cui la scrittrice si avvicina a temi così complessi e delicati, senza paura, mai esagerando, mai risultando fuori luogo, ma semplicemente mostrando dell'argomento non solo gli aspetti positivi (incarnati soprattutto dalla figura di Sybil), ma anche quelli più scottanti e spinosi. Del poliedrico mondo femminile creato dalla Howard fanno parte anche le piccole della famiglia Cazalet, in particolare Polly, Louise e Clary, le mie preferite. Polly è una ragazzina dolce, gentile, timida e che si preoccupa sempre per tutti, probabilmente il personaggio che in assoluto più assomiglia alla me di qualche anno fa, Clary è la bambina dal passato difficile, divorata dal dolore per la morte della madre che stoicamente si sforza di nascondere, la bambina dalla fervida immaginazione, intelligente, intuitiva e dal grande talento per la scrittura, eppure introversa, quasi scontrosa, in eterna competizione con la cugina Louise, uno dei personaggi in assoluto più sfaccettati e meglio riusciti dell'intera narrazione. Conosciamo Louise bambina con il sogno di fare l'attrice, curiosa, stravagante, dalla personalità esuberante, avida lettrice e appassionata sognatrice, determinata a costruirsi un futuro pieno di successi e soddisfazioni. La spensieratezza della bambina si spezzerà quando le accadrà un episodio terribile che non avrà il coraggio di svelare a nessuno e che la cambierà per sempre, trasformandola in un'adolescente lunatica, spesso sgarbata, in continuo conflitto con la madre e desiderosa di andare via, di allontanarsi da quella famiglia in cui improvvisamente sembra non riconoscersi più. Nella figura della ragazza, nella sua sofferenza velata si nasconde quella della stessa Howard, la cui infanzia fu tormentata da episodi dolorosi che segnarono per sempre la sua vita e che fanno di Louise il personaggio più autobiografico di tutta la saga. Sono curiosissima di sapere l'evoluzione di queste tre piccole donne e di scoprire che tipo di persone diventeranno. Un'altra figura che occupa una posizione centrale nella storia è quella di Rachel, unica figlia femmina del Colonnello e della Duchessa di cui ancora una volta la scrittrice si serve per presentarci un altro tema delicato, quello dell'amore omosessuale. Rachel infatti è segretamente innamorata della sua amica Sid, le due donne hanno una relazione clandestina che vive di baci rubati, di abbracci fugaci e di momenti passati ad immaginare un futuro insieme che appare purtroppo sempre più irreale, da un lato per l'incrollabile desiderio di Rachel di pensare sempre prima al bene degli altri, per la sua ferrea volontà di restare accanto ai suoi anziani genitori e prendersi cura di loro, dall'altro per il pregiudizio di una società bigotta e sempre pronta a giudicare con malizia e cattiveria un legame che si discostava troppo dai canoni dell'amore allora accettato e riconosciuto. Anche in questo si vede benissimo tutta la modernità di Elizabeth Jane Howard, ci permette di capire ancora di più l'ampiezza, la complessità dei temi che ha deciso di inserire nella sua storia, ognuno sviluppato con eleganza e grande delicatezza. Sono molte altre le figure femminili che meriterebbero un approfondimento, che rappresentano i più svariati aspetti dell'essere donna e che si vanno a sovrapporre a quella che era l'idea classica di donna del tempo, ben rappresentata da questo passo che ho deciso di riportare:
"La Duchessa apparteneva a un sesso e a una generazione la cui opinione non era richiesta se non per malattie infantili e faccende casalinghe, ma questo non voleva dire che non avesse preoccupazioni più serie: semplicemente, queste facevano parte del vasto repertorio di argomenti di cui non si parlava e men che meno si discuteva tra donne, e non perché, come nel caso delle funzioni corporee, fosse sconveniente, ma perché era del tutto inutile che le donne s’interrogassero sulla politica e sulle vicende del genere umano. Le donne sapevano che il mondo era governato dagli uomini, che il potere lo avevano loro e che, dal potere corrotti, alla minima provocazione mettevano mano alle armi per averne di più, mentre le donne erano costrette a patire le peggiori ingiustizie."
La schiera di personaggi maschili ha ovviamente un ruolo di primaria importanza nel romanzo ed è un quadro tanto sfaccettato quanto quello dell'universo femminile, ma che mi ha colpito leggermente meno. Spiccano su tutti i tre rampolli della famiglia Cazalet: Hugh con la sua saggezza e l'immenso dolore che si è portato dietro tornando dai campi di battaglia della prima guerra mondiale, Edward, un uomo affascinante, amante delle belle donne, sicuro di sè ai limiti dell'arroganza, personaggio che mi è piaciuto meno di tutti per una serie di ragioni che scoprirete man mano leggendo il romanzo e poi Rupert, l'artista di casa, padre tenerissimo, generoso, divertente, che ad un certo punto si troverà davanti ad una scelta che potrebbe cambiare il corso di tutta la sua vita. E poi ancora i piccoli Cazalet, Neville, Simon, Teddy, che però per ora non mi hanno colpito moltissimo. Attorno ai Cazalet si muove una schiera di personaggi le cui vicende si intrecciano inesorabilmente a quelle della famiglia, uomini, donne, bambini che arricchiscono ancora di più la scena, creando una ragnatela di storie da cui il lettore non riuscirà più a liberarsi. Si, perchè le seicento pagine del romanzo scorrono velocissime, non riuscirete a mettere via il libro perchè vorrete saperne sempre di più e vi capiterà di pensare ai Cazalet in ogni momento della vostra giornata. Questa è parte della bellezza di ciò che la Howard ha creato.
I personaggi sono indubbiamente la forza del romanzo, ma anche lo sfondo storico ha un grosso peso nella narrazione, in particolare lo spettro di un nuovo conflitto mondiale. La guerra all'inizio è lontana, è un pensiero che si riesce in qualche modo a mettere da parte, ma poi la sua presenza si fa sempre più incombente, va a colpire in pieno le vite dei personaggi, suscita ansie, paure, ricordi strazianti e un'angoscia sempre più profonda. La violenza del conflitto si è portata via non solo una mano di Hugh, ma anche parte della sua spensieratezza e serenità, ha lasciato sulla sua pelle e nella sua testa ferite che non smetteranno mai di sanguinare. Ora una nuova minaccia incombe su tutta l'Europa, l'eco delle scellerate azioni di Hitler risuona minaccioso anche nella splendida tenuta di campagna dei Cazalet, in cui la famiglia si era rifugiata per allontanare l'angoscioso pensiero del conflitto che sarebbe potuto scoppiare. Gli anni della leggerezza sono proprio il periodo di relativa tranquillità che prepara purtroppo a un evento terribile che tutti conosciamo dai libri di storia e che mi porta a temere davvero per i vari personaggi, come Polly ho paura per Hugh, per Rupert, per i bambini, per il vecchio Colonnello, per tutti.
Le tematiche affrontate dalla Howard sono moltissime, c'è anche il problema del bullismo nei collegi maschili in cui infatti Simon e Teddy non vogliono assolutamente tornare, della disparità tra l'educazione dei ragazzi e delle ragazze, delle molestie sessuali, del tradimento, dell'insoddisfazione, della violenza carnale, ma allo stesso tempo si respira un'atmosfera di serenità, di affetto, di amore e complicità grazie ad una scrittura che sa scaldare il cuore.
La società inglese degli inizi del Novecento è rappresentata in tutte le sue contraddizioni, nel falso perbenismo e soprattutto nell'ostinata immagine di perfezione che in realtà nasconde una realtà molto più cupa e torbida.
Nei prossimi romanzi mi aspetto sicuramente una crescita dei personaggi maschili e un approfondimento anche dei membri della servitù al servizio della famiglia e che qui cominciamo a conoscere.
L'atmosfera evocata dalla Howard mi ha ricordato molto la serie tv Downton Abbey e credo che la saga si presterebbe perfettamente ad una trasposizione cinematografica o televisiva che, sono sicura, adorerei cosi come ho adorato il romanzo. Lo consiglio assolutamente agli amanti delle storie familiari e a chi ha voglia di conoscere una famiglia di cui finirete col desiderare ardentemente di fare parte. Leggetelo!!!