…..lo sapeva fin troppo bene, l’amore contendeva alla fame il triste primato di maggior generatore di morte e delitto.
Ho letto (su Anobii) diversi commenti su questo ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni, alcuni entusiasti, altri perplessi o poco favorevoli. Personalmente ho apprezzato molto questo capitolo, perché l'ho trovato denso di personaggi ben caratterizzati e avvenimenti imprevisti, anche se si discosta un po’ dalla solita linea tenuta sino ad ora dall’autore rispetto ad alcuni personaggi e accadimenti, e anche la trama gialla non è di quelle stringenti, ma io che sono un po’ tonta l’assassino l’ho intuito solo a più di metà libro. Qui la vittima, la prostituta Maria Rosaria, detta Vipera, e i personaggi a lei legati per ragioni familiari o sentimentali, o per ovvi motivi di lavoro, o per la semplice frequentazione del bordello di Madame Yvonne, sono tutti molto ben delineati e approfonditi nelle loro personalità e debolezze. E Maurizio De Giovanni non trascura nemmeno quei personaggi che abbiamo imparato a conoscere nelle precedenti stagioni e a cui siamo legati. La tata Rosa, sempre più vecchia e tremolante, che si affretta ad insegnare la cucina cilentana ad Enrica, in previsione di un futuro matrimonio col commissario Ricciardi, nel quale spera ardentemente, per vedere finalmente sistemato il suo pupillo prima di morire. Enrica felice di preparare per il suo innamorato la pastiera napoletana con le sue stesse mani, confidando nel suo amore, pur non conoscendo nulla dell’amore, se non per sentito dire, per averlo visto al cinema, letto nei libri o ascoltato nei discorsi delle amiche, però qualcosa pensa di aver imparato sull’argomento, ed è certa che Luigi Alfredo la ama. E poi lo spiacevole incidente occorso al dottor Modo, incarcerato dai fascisti e a rischio di confino, salvato in extremis da Livia, la quale si presta a muovere le sue conoscenze fasciste, nonostante sia amareggiata e disillusa per l’offesa subita dalle parole del suo amato commissario, parole così dure e gratuite da farle desiderare di lasciare la città e di tornarsene a Roma. Ho trovato sempre molto divertenti i dialoghi fra Maione e Bambinella, una sorta di amore e odio che la dice lunga sul cuore tenero di questi due personaggi. Ed infine mi concentro su Ricciardi, così chiuso in se stesso da apparire a tratti scostante, diventando addirittura offensivo con Livia, che pure lo attrae. Quasi indifferente con Enrica, con la quale si limita a scambiare pochi cenni di saluto quando la incontra. E invece la ama. Un uomo tormentato, ossessionato dalle sue visioni, attratto da due donne in modo diverso: Livia bellissima, appariscente e sensuale, ma anche sensibile e fragile, segnata dalla vita. Enrica semplice, ingenua, posata, paziente e amabile. Ma egli è incapace di superare le sue paure e rimanda di giorno in giorno il gesto o la parola che potrebbero dare una svolta alla sua vita solitaria e popolata di fantasmi. Il tutto narrato dalla scrittura bella e raffinata di Maurizio De Giovanni, il quale ci regala, come sempre, una descrizione particolareggiata della sua amata città di Napoli , che si risveglia alla primavera del 1932 in pieno periodo pasquale, con le sue tradizioni, i suoi colori, i suoni e i suoi profumi ed anche la sua prelibata cucina. Una lettura gradevole e appagante che ho fatto ancora con grande piacere.