"Circe. Il romanzo di Maria Tarnowska" è un'opera non più editata da tempo. Appartiene all'età matura della Vivanti. L'inevitabilità di un destino prescritto e il mito della teatralità femminile dominano la scena. Ci troviamo a Kiev, nel parco della sfarzosa villa del conte Paolo Stahl. Maria Nicolaieva Tarnowska si sta esercitando al tiro con la carabina e quando il tenente degli ulani Stefano Bosewsky le dichiarò il suo amore, lei rispose: "Allora datemene la prova: mettete la mano davanti alla canna del fucile!". E lui lo fece. La bella e giovane donna tirò il grilletto. Il tenente si ritrovò una mano bucata. A questo punto il conte Vassili Tarnowsky, marito della suddetta Tarnowska, sospettando una tresca, sfidò a duello il sanguinante tenente Bosewsky. La carriera di donna ammaliatrice, però, finì male per Maria che terminò la vita in prigione, perché non tutti gli spasimanti furono fortunati come il tenente Bosewsky. "Circe. Il Romanzo di Maria Tarnowska" è un romanzo-confessione della contessa da cui si deduce che la sua vita e quella di Annie Vivanti terminarono in maniera diversa solo per l'intervento del caso.
Anna Emilia (Annie) Vivanti (Norwood, 7 aprile 1866 – Torino, 20 febbraio 1942) è stata una poetessa italiana. Visse ed operò all'interno di varie culture e fu scrittrice eccentrica, personaggio dagli interessi multiformi, protagonista della vita intellettuale e mondana di molti paesi. Figlia di Anselmo Vivanti, patriota mantovano di antico ceppo ebraico, e di Anna Lindau (scrittrice tedesca, sorella dei celebri letterati Paul e Rudolph, d'importante casata germanica), Annie Vivanti nacque il 7 aprile 1866 a Londra, dove il padre, seguace degli ideali mazziniani, aveva trovato rifugio politico in seguito ai moti di Mantova del 1851.
Cresciuta fra l'Italia, l'Inghilterra, la Svizzera e gli Stati Uniti, dopo aver vissuto esperienze stravaganti come artista di teatro la Vivanti esordì nel mondo letterario con la raccolta poetica Lirica (Milano, Treves 1890), pubblicata in Italia con la prefazione di Giosuè Carducci, che le dette subito un vasto successo di pubblico e legò il suo nome a quello del grande poeta italiano per il quale Annie nutrì un intenso sentimento che durò fino alla morte di lui. Nel 1891 pubblicò il primo romanzo, Marion artista di caffè concerto (Milano, Galli) ma dopo il matrimonio con l'irlandese John Chartres - celebrato in Inghilterra nel 1892 - la Vivanti trascorse quasi venti anni fra l'Inghilterra e gli U.S.A., scrivendo soltanto in inglese racconti (Perfect, 1896; En Passant, 1897; Houp-là, 1897; A fad, 1899), romanzi (The Hunt for Happiness, 1896; Winning him back, 1904) e opere teatrali (That man, 1898; The ruby ring, 1900). In Italia sembrò aver lasciato la letteratura, con l'unica eccezione del dramma La rosa azzurra, rappresentato in teatro fra il 1898 e il 1899, l'unico clamoroso insuccesso della sua fortunata carriera, mai pubblicato.
Un nuovo capitolo della sua vita si aprì dopo il 1900, anche a seguito di un difficile periodo vissuto a cavallo fra i due secoli, quando la figlia Vivien - nata nel 1893 - cominciò ad affermarsi come enfant prodige del violino ed in breve divenne una acclamata celebrità internazionale. Dall'esperienza del successo di Vivien, Annie trasse motivo per un suo rilancio in letteratura, prima col racconto The true story of a Wunderkind (1905) e poi con l'opera sua più celebre, The devourers, scritta e pubblicata in Inghilterra nel 1910 e poi riscritta in italiano col titolo I divoratori (1911) con cui, dopo vent'anni, tornò a dominare il mercato editoriale italiano. Da questo momento in poi, fino alla fine degli anni trenta, Annie Vivanti conobbe un successo ininterrotto con romanzi come Circe (1912), Vae Victis (1917), Naja tripudians (1920), Mea culpa (1927); raccolte di novelle (Zingaresca, 1918; Gioia, 1921; Perdonate Eglantina, 1926); drammi (L'Invasore, 1915; Le bocche inutili, 1918); opere per l'infanzia (Sua altezza, 1924; Il viaggio incantato, 1933); réportages di viaggio (Terra di Cleopatra, 1925). Le sue opere furono accompagnate sempre da un notevole successo internazionale di pubblico e di critica, furono tradotte in tutte le lingue europee e recensite da grandi nomi della cultura quali Benedetto Croce (che le dedicò due saggi critici nel I e nel VI volume della Letteratura della nuova Italia) e Giuseppe Antonio Borgese in Italia, George Brandes, Jaroslav Vrchlický, Rado Antal e Paul Heyse in Europa.
Durante la Prima guerra mondiale, la Vivanti si impegnò a difendere la causa italiana sulle colonne dei principali giornali inglesi e nell'immediato dopoguerra abbracciò la causa delle nazionalità oppresse principalmente in chiave antibritannica, avvicinandosi sempre di più a Mussolini e al nascente fascismo. Contemporaneamente sostenne col marito - attivista sinnfeiner - la causa dell'indipendenza irlandese, impegnandosi su varie testate giornalistiche europee e facendo da assistente alla delegazione irlandese a Versailles nel 1919, dove strinse un rapporto d'amicizia personale anche con Zagloul Pascià d'Egitto.
Circe" A. Vivanti: 6 Maria Nicolajevna salta, con entusiasmo via via scemante, da una pessima decisione ad un'altra ancora peggiore.
Cornice: L'autrice trova un quaderno scolastico con le memorie di una certa Maria Nicolajevna. Incuriosita dalla sua vita, decide di andare a intervistarla a Trani nel carcere dove sta scontando la sua condanna.
Russia - inizi del '900 Maria Nicolajevna debutta, da neoadolescente, cadendo giù dall'altalena nel tentativo di coprirsi timidamente il volto dagli sguardi marpioni di due suoi pretendenti. Si guadagna un bel trauma cranico ed epilessia post traumatica cronica. Grazie al suo bell'aspetto, appena messa sul mercato, riceve tre proposte di matrimonio. Ovviamente sceglie, contro la volontà e i saggi consigli della sua stessa famiglia, il partito peggiore. Sposa Vassili Tarnovsky diventando la contessa Tarnovskaja. Vassili, farfallone e viveur, la tradisce apertamente con ogni essere dotato di vagina e lei, malgrado la delusione, convive con questo dispiacere. Nonostante l'endometriosi, l'epilessia e la morfina per tenere a bada entrambe, riesce ad avere un figlio, Tioka, che le dà un assaggio di felicità e ragion d'essere. L'idillio dura poco perché Vassili, scocciato dalla monotonia della vita familiare, la costringe a partire con sé verso l'Italia lasciando il figlio in Russia. Passano i mesi, Vassili accumula tacche sulla sua cintura da fedifrago finché non riceve un telegramma da casa con la notizia della morte di suo fratello. Tornano a casa e Maria, contenta di riabbracciare suo figlio, sforna un'altra bimba, Tania. Durante una serata mondana, fa la conoscenza di un amico di Vassili, l'avvocato Donato Prilukoff, uomo che la inquieta e che lei soprannomina "lo scorpione" per via della mano con la quale le artiglia la spalla all'improvviso per non perdere l'equilibrio. Poco tempo dopo si innamora, ricambiata, di un certo Bozevsky. Vassili se ne accorge e gli spara per gelosia e per far cessare la relazione. Bozevsky sopravvive al colpo di pistola solo per morire male dopo più di tre mesi di cure sbagliate, immobilità e sofferenza.Disgustata finalmente da Vassili, Maria prende i bimbi ed Elisa, la cameriera, e scappano per l'Europa. Vassili riesce a far rapire Tania e Maria non ne saprà più nulla. A Mosca, in condizioni di indigenza per la prima volta in vita sua, si trova in difficoltà. Prilukoff arriva in suo aiuto, la prende sotto la sua ala, le sistema l'esistenza e l'asseconda in ogni suo capriccio. Un giorno incontra al parco il conte Kamarovsky, una sua vecchia conoscenza, con suo figlio, Grania. I due hanno appena subito la perdita della contessa e Maria ne approfitta per colmarla e risalire nel giro aristocratico. Con una semplice lettera lasciata all'hotel dove dimorava a spese di Donato, lo sfancula, si sposa e scappa col conte. Prilukoff dopo un po' la ritrova e inizia a ricattarla. Convince nuovamente Kamarovsky a trasferirsi e lui, per amore e soprattutto per ignavia, non le chiede nulla e acconsente. Una sera, a casa di Kamarovsky, Maria conosce e si innamora di Naumoff. Nel frattempo Prilukoff la ritrova e minaccia di uccidersi se Maria non gli giura, sulla vita di suo figlio, che insieme uccideranno Kamarovsky e Naumoff. Maria giura. Poi rinsaviscono entrambi e lei riesce a fargli cambiare idea, ma nel frattempo Tioka si ammala gravemente. Considerandola una punizione divina per aver infranto il giuramento allora escogita con Donato un malefico piano. Prima convince il conte Kamarovsky a farsi un'assicurazione sulla vita. Poi inventa di essere vittima di minacce e percosse da parte del marito e quindi chiede a Naumoff di ucciderlo per proteggerla. Naumoff parte per ucciderlo, lei ,piena di sensi di colpa, cambia idea, ma ormai è troppo tardi per fermarlo. Naumoff spara al conte, ma questi non passa a miglior vita. Ci pensa la fatalità nei panni di un chirurgo al quale è scorreggiato il cervello e che sputtana tutta l'operazione e la miracolosa guarigione del conte. Kamarovsky muore malamente in ospedale e Maria e Prilukoff vengono arrestati per complicità in omicidio.
"I verdi campi della Puglia fuggono davanti al finestrino.
Il treno corre verso settentrione. Frescheggia. La lunga giornata primaverile sentendo vicina l'ora del riposo, scioglie i lunghi capelli di nuvola, e, scendendo verso l'occaso, se li trae dietro per tutto il cielo.
Sopra gli Appennini sorge, quasi trasparente, la luna, barchetta d'ambra navigante in un mare d'opale."
Una storia crudele e intensa che ci porta nella mente della contessa Maria Tarnowsakaja, responsabile della morte di ben 15 uomini. Questo libro ci porta dove tutto è iniziato, a una ragazza dolce e ingenua che mai potrebbe pensare di corrompere, uccidere, rubare. Assistiamo impotenti alla sua discesa verso la corruzione, la vediamo prendere strade buie e fare scelte sbagliate ma non possiamo giudicarla: il romanzo, scritto in forma di diario, ci fa scoprire la sua ingenuità, la fragilità che l’ha portata ad agire… la malattia che turbava la sua mente. Non possiamo assolverla ma comprenderla, questo si! Lo stile molto scorrevole, le vivaci descrizioni dello stato d’animo di Maria e le vicende sempre più incalzanti lo rendono un romanzo magnifico, un classico da riscoprire.