Un’aura di nefasto presagio avvolge Tutankhamon fin dai primi vagiti, una cappa scura destinata a diventare maledizione. Nato con un piede deforme e salito al trono in giovanissima età in un clima di grande tensione, per essere accettato dai sacerdoti riporta la capitale a Tebe, ripudia l’eresia e ripristina il culto di Amon, dando inizio a un periodo di splendore ed espansionismo per l’Egitto. Ma i successi politici non bastano a placare il suo desiderio di compiacere gli dèi e a cancellare la condanna divina di cui si sente vittima. Sarà quest’ossessione a guidare Tutankhamon in ogni scelta, spingendolo in un pericoloso viaggio alla ricerca di pietre magiche cadute dal cielo, a combattere un infido traditore annidato nella sua stessa corte... Morto giovane, a soli diciotto anni, e senza eredi, il Faraone fanciullo passerà alla storia per il suo regno prospero ma brevissimo, e per le ineguagliabili ricchezze della sua tomba, su cui ancora oggi aleggia una misteriosa e affascinante superstizione.
Il romanzo appartiene a una serie composta da volumi autoconclusivi, ragion per cui si possono leggere in ordine sparso. Ho iniziato con Tuthankamon perché la sua storia e la sua morte, avvolta nel mistero, mi ha sempre incuriosita, e perché non avevo mai trovato prima d'ora un romanzo a lui dedicato. Le fonti su cui si poggia questa storia, infatti, sono poche e frammentarie, dunque l'autore ( o per meglio dire, gli autori) hanno dovuto lavorare parecchio di fantasia. Il risultato è che, più che di romanzo biografico, siamo soprattutto dinanzi a un giallo storico, che via via prende i contorni del thriller. Avvincente, nonostante gli intrighi fra moglie e favorita mi abbiano talvolta irritata (anche se utili alla plotline) e la descrizione, a mio parere sin troppo grafica, di alcuni momenti intimi all'inizio del libro. Ho trovato un episodio del finale leggermente disturbante, ma appunto, a quel punto si tratta di thriller. Scene citate a parte, è interessante, mi ha fatto venire voglia di andare ad approfondire questa figura, o meglio, il poco che abbiamo a disposizione su di lui.
La maledizione d’essere troppo giovane Figlio di Akhenaton, il giovanissimo Tutankhamon, cercherà il riscatto dalle sue origini eretiche e dal consiglio di reggenza che lo soffoca. Il terzo volume dei faraoni ripete purtroppo senza sorprese lo stesso schema narrativo degli altri due: senza nulla togliere al lavoro minuzioso di ricerca che ha permesso al collettivo di riprodurre una società di 4000 anni fa, la mancanza di originalità comincia a farsi sentire dopo tre tomi. La scrittura resta pulita e precisa, ma manca quel pizzico di brio per mantenere vivo l’interesse in storie esposte nello stesso modo e di cui, forzatamente, si conosce già il finale.