Sarò concisa - o almeno ci proverò - e potrei risultare un elenco della spesa, ma ho bisogno di buttare giù i miei pensieri subito, prima di iniziare il prossimo libro. Non perderò tempo a reiterare la trama - lo fanno già tre quarti delle recensioni e non ne vedo il senso: vuoi la trama? La trovi nella descrizione.
Già dall'inizio sapevo che questo libro non avrebbe retto il confronto con "Maschio Bianco Etero" sempre dello stesso scrittore: i personaggi non sono particolarmente amabili, la maggior parte dei personaggi e il protagonista fanno parte dell'élite, le parole sono pregne di cinismo e critica sempre dell'élite e non mancano i cocktail particolarmente forti; tuttavia nessuno dei personaggi regge a confronto della caratterizzazione di Kennedy Marr, nemmeno il protagonista. Il tema principale è, ovviamente, l'invidia che, a mio avviso, è ben intrecciato al racconto grazie ad ammissioni vere e proprie dei personaggi e piccoli indizi lasciati qua e là, tra una conversazione e un gin tonic. Alan, famoso e ricco, incontra Craig, suo ex migliore amico e ora senzatetto, e decide di portarselo a casa perché gli ispira pietà. E fin qui, tutto okay, ci sono anche alcuni passi che si concentrano su quanto ciò che prova Alan non sia solo pietà ma anche felicità, prova gioia nel sapere che non è successo a lui di perder tutto. Craig si fermerà a casa di Alan a lungo e sulla via ci saranno diversi intoppi: il rapporto tra Alan e Craig muta, Alan si ritrova a bere e fumare più del consueto e persino a farsi di coca dopo tanto tempo. Non entrerò nel dettaglio di tutto ciò che accade, il tutto si può riassumere con: Alan si ritrova in un hotel perché la moglie ha scoperto che l'ha "tradita", il suo conto viene chiuso perché qualcuno ha fatto una soffiata al fisco e perde il lavoro. Dalle stelle alla stalla, praticamente. Il lettore attento però riesce ad anticipare quello che è il grande shock: Craig ha orchestrato tutto - o quasi - per rovinargli la vita. Gli indizi lasciati da Niven sono troppo plateali (che fosse voluto?), si parla di tasse e lui sul suo taccuino scrive tasse? e così continua per diverse situazioni; in poche parole ogni volta che la famiglia di Alan parla di qualcosa di possibilmente compromettente, Craig poi va nella sua stanzetta a scrivere sul taccuino. Anche fin qui, la cosa può starci: Craig, che da giovane aveva il mondo in mano mentre Alan arrancava, si ritrova ospitato nella reggia del suo "amico" perché da anni bazzica le strade. Il problema arriva con il finale (cosa che ho notato anche in Maschio Bianco Etero, dove ho trovato il modo in cui sono state affrontate alcune questioni troppo sbrigativo). Il lettore cerca di capire cosa ci sia che spinge Craig a voler rovinare la vita di Alan: la pura invidia del successo che ha avuto? Il fatto che si sia costruito una famiglia, cosa che lui non ha potuto fare? Qualcosa successo in passato, che Alan ha dimenticato? Cazzo (l'imprecazione è in stile Niven, quindi mi permetto di usarla a mia volta), Alan gli ha anche permesso di scoprire che la casa discografica gli deve trentamila sterline! E ha fatto sì che gli venissero dati, che potesse rimettersi in carreggiata e finir per diventare pseudo-famoso. Lo avrà anche fatto perché a un certo punto voleva "liberarsi" di Craig, togliersi da casa lui, la sua ingratitudine e la sua cattiva influenza, ma cazzo se l'ha aiutato! Deve esser accaduto qualcosa di tremendo tra loro, qualcosa che ha segnato Craig...
No.
A Craig non è mai piaciuto Alan, nel confronto finale lo descrive un po' come "una cozza al palo". La mia delusione è stata abissale. Craig, dopo che esser stato aiutato da Alan - che sì, magari ha mostrato un po' troppo la propria agiatezza con una certa soddisfazione, ma l'ha letteralmente tirato via dalla strada e gli ha fatto avere trentamila steline - ha il coraggio di sabotare il suo matrimonio e il suo patrimonio? E la sua scusa è "non mi sei mai stato simpatico"? Alla domanda di Alan "siamo mai stati amici?" risponde con qualcosa che somiglia a "ci sono persone che ti rimangono attaccate"? Una motivazione un po' debole, devo dire.
Leggerò altro di Niven? Sì, mi piace il suo stile e adoro il suo cinismo. Questo libro è pessimo? No, ma sarebbe potuto essere molto meglio se solo fosse stato meno annacquato da scene inutili e Craig fosse stato caratterizzato meglio.