Era da diverso tempo che sentivo nominare Rosetta Loy (addirittura da decenni: “cioccolata da Hanselmann” mi era finito tra le mani nell’edizione Superpocket, la supereconomica che si vendeva nelle edicole alla fine degli anni novanta), senza che mi decidessi mai ad affrontarla. Sbagliavo, ed aver cominciato questo interessantissimo "la parola ebreo” è l’ennesima ragione per cui devo essere grato ad Anobii.
Da romana nata nei primi anni ’30 da famiglia cattolica tradizionalista, la Loy è nella posizione migliore per quell’ accurato, impietoso ma lucido ed equilibrato esame di coscienza che è questo libro; un esame di coscienza sull’umiliazione della civiltà che sono state le leggi razziali e sulla complicità della chiesa cattolica con la degradante ideologia fascista prima e con la deportazione dopo. Lo sviluppo della storia, messa a nudo con il filtro dei ricordi di bambina ma anche con quello di un’ opera di documentazione rigorosissima, ci restituisce una chiesa Cattolica non esente da colpe anche gravi (che per una autorità morale diventano gravissime), insieme ad una resistenza ed ad un numero di vite salvate che diventeranno comunque importanti quando si tratterà di ricostruire un’identità per l’Europa sfregiata dalla follia nazista.
Le leggi razziali. Su questo periodo buio che fa da preludio alla nostra più grande tragedia, si può leggere molto: si tratta per lo più di studi storici o storiografici, oppure di opere ferocemente politicizzate al punto da diventare poco più che slogan. Il merito di questo libro è quello di affrontare il significato sociale dell’antisemitismo fascista dal di dentro, restituendo in modo molto intenso il carico di umiliazione e di progressiva deumanizzazione che tanti italiani innocenti hanno dovuto sopportare. Come è possibile che un paese che si è sempre proclamato tra i più civili d’Europa, che ha vissuto sulla propria pelle l’incrocio delle razze e l’emigrazione, abbia potuto abbassarsi a tanto? Le circostanze di certo non hanno aiutato: le necessità di Mussolini di trovarsi un capro espiatorio per il vergognoso fallimento di vent’anni di dittatura fascista e di cementare un’alleanza sempre più salda con Hitler si sono incontrate alla perfezione con quella di decine di migliaia di borghesi immiseriti alla ricerca di qualcosa con cui alimentare il proprio palloncino sgonfio (sono un fallito impoverito che non vale niente, ma almeno sono un ariano).
E la chiesa? E’ l’istituzione del tempo su cui l’occhio di rosetta Loy si sofferma di più. Per il popolo ebraico alle prese con le leggi razziali e poi con la deportazione poteva essere una grande speranza di salvezza: soprattutto in Italia ma anche in Europa la chiesa cristiana Cattolica romana aveva l’autorità ed i mezzi anche materiali per mettere in seria discussione la riuscita dell’olocausto in diverse nazioni. Per colpa di un uomo assolutamente negativo come Pio XII, della sua irresolutezza e della sua cecità ideologica di fascistello questo è accaduto solo in piccola parte: ahi quanto stona tanto dannoso inattivismo con le numerosissime iniziative che prenderà contro inoffensivi politici di sinistra nel dopoguerra! Io non credo che Ernesto Pacelli fosse un uomo malvagio. La figura che emerge dai ricordi e dalle citazioni di Rosetta Loy è quella di un uomo debole, inetto e disposto a qualsiasi tipo di compromesso morale e politico pur di tenere Stalin lontano dall’ Europa ( ed a posteriori non si può neanche dire che avesse tutti i torti!) Di certo, di fronte al mondo che precipitava nell’abisso, di fronte alle deportazioni, alle camere a gas, di fronte all’imprigionamento nei Lager dell’ ottanta percento del clero cattolico di alcuni paesi, dal papa ci sarebbe potuto e dovuto attendere ben altra durezza ed integrità.
E i cristiani? Per chi conosce l’ideologia comunista, non è difficile capire che un sentimento di legittimo timore verso questa ideologia violenta, atea e puramente carnale è nella logica delle cose. Pure questo non ha impedito ai fedeli comuni (come la famiglia dell’ autrice) un secco e deciso rifiuto del Fascismo in proporzione alll’incrudirsi della sua politica razziale, e tale rifiuto si manifesterà al momento delle deportazioni con gli atti di eroismo e di coraggio da parte di fedeli e di religiosi che il libro fedelmente riporta. Tanto ignobile e vergognosa è stata la condotta di Pio XII quanto decisiva è stata l’opera di Angelo Roncalli (il futuro papa Giovanni XXIII) e di migliaia di religiosi di ogni ordine e grado per salvare vite umane, spesso a rischio della propria vita.
Rimane sullo sfondo il racconto della Roma fascista vissuta da una bambina di buona famiglia di quel tempo: l’inquadramento militaresco dei ragazzi, il progressivo peggioramento delle condizioni di vita, fino alla fame assoluta dei giorni prima del crollo.
Non è un saggio storico e questa è la sua forza. E’ un libro tutto cose, semplice, chiaro e piano che racconta meriti e colpe di Roma e della chiesa senza doppi veli, senza compromessi e senza cercare facili giudizi ideologici (se si escludono le legittime colpe di Pio XII che, come si merita, ne esce veramente male). Per arrivare a capire non ragionando ma con la pancia di chi ci è vissuto dentro quale e quanta degradazione porta con sé una legge razziale, libri come questo sono necessari.