L'obbedienza non è l'unico modo di amare la legge. Lo è anche cercare di cambiarla, se non tutela i più deboli. È l'insegnamento di don Lorenzo Milani ai ragazzi della scuola di Barbiana e quello che dice ai suoi giudici per difendersi dall'accusa di apologia di reato. Il priore aveva difeso l'obiezione di coscienza, scrivendo a un gruppo di cappellani militari che l'avevano definita vile e anticristiana. La lettera costerà a don Milani un processo e la condanna postuma. Il priore di Barbiana si rivolge direttamente ai giudici e, a proposito dell'obbedienza e del suo ruolo di insegnante, dice: «Non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate».
Don Lorenzo Milani, nome completo Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti (Firenze, 27 maggio 1923 – Firenze, 26 giugno 1967), è stato un presbitero, scrittore, docente ed educatore cattolico italiano.
La sua figura di prete è legata all'esperienza didattica rivolta ai bambini poveri nella disagiata e isolata scuola di Barbiana, nella canonica della chiesa di Sant'Andrea. I suoi scritti innescarono aspre polemiche, coinvolgendo la Chiesa cattolica, gli intellettuali e politici dell'epoca; Milani fu un sostenitore dell'obiezione di coscienza opposta al servizio militare maschile (all'epoca obbligatorio in Italia); per tale motivo fu processato per apologia di reato[1]. In primo grado venne assolto "perché il fatto non costituisce reato", mentre in appello morì prima che si giungesse a sentenza.[2]
Il suo libro Esperienze Pastorali, inizialmente dotato dell'imprimatur ecclesiastico,[3] fu oggetto di un decreto del Sant'Uffizio del 1958 contenente la proibizione di stampa e di diffusione[4] e, solo nel 2014, dopo 56 anni, la ristampa del libro non ha più avuto proibizione da parte della Chiesa.
Ripreso in questi giorni, perché quando la voce sirenica della guerra, della violenza, della divisione tra i popoli ha alzato il suo canto ho sentito la necessità di tornare ad ancorarmi alla pace anche con parole lucide, chiare e piantate nella nostra Storia come quelle di Don Milani durante questo processo.
"Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani,per cui l'obbedienza non e' ormai piu' una virtu',ma la piu' subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo ne' davanti agli uomini,ne' davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto.A questo punto l'umanita' potra' dire di aver avuto in questo secolo un progresso morale poarallelo e proporzionale al suo progresso tecnico"
Ho letto questo testo spinta da alcuni estratti trovati in giro ed è stata un'esperienza folgorante. Lo stile è graffiante ed incisivo, le idee di rottura allora ma ancora attuali oggi. Un testo fondamentale per capire l'obiezione di coscienza, ma anche per comprendere l'importanza della coscienza individuale.
Don Lorenzo Milani, cittadino e cristiano, si esprime in questi testi pubblicati nel 1965 in difesa dei primi obiettori di coscienza alla coscrizione militare e in risposta all’accusa di apologia di reato, per la quale subì un processo. In questa edizione pubblicata da Chiarelettere c’è una splendida introduzione di Roberta De Monticelli che accompagna alla lettura di queste parole delicate e intense e conduce al cuore del pensiero di Don Milani, carismatico dal particolare temperamento spirituale, avverso alle mediazioni. L’uomo si rivolge ai ragazzi della sua scuola come ai “sovrani del domani”, custodi del giusto diritto di auspicare l’esigenza di un insieme di leggi oneste e degne, e dunque di contestare quelle ritenute ingiuste, assumendosi il peso delle conseguenze penali. “Invece l’obbedienza che non è più una virtù, se mai lo è stata, non è un modo della libertà, ma del suo contrario: dell’asservimento, prigionia della mente e servitù del cuore. Può essere l’obbedienza a un uomo e non a una norma legittima o può essere l’obbedienza cieca, o indifferente. Servitù è il vero nome di quell’obbedienza che non è virtù.”(Roberta De Monticelli)
Una lettura sempre attuale, oggi più che mai, che insegna con la sua preziosa testimonianza, l’importanza della libertà e della responsabilità individuale.
Un testo giuridico e non solo, in cui scoprire il punto di vista (per chi come me è alla prima lettura) di un prete dagli ideali nobili. Un uomo di grande spessore, cultura e dotato di tanto coraggio nell'espressione del suo punto di vista su un episodio da molti replicato come viltà: l'obiezione di coscienza. Tutto questo lo porterà a un processo e ad un'autodifesa di cui vi consiglio lettura parola per parola.
Potessi metterei più di cinque stelle. Cinque non bastano, ne mortificano il valore. L'oggetto più comunista che possegga. Ma un pensiero che non conduce all'anarchia, come dice l'autore, anche se, per me, la sua è un' autentica anarchia morale fedele alle Leggi cristiane. Incredibile. Lungimirante. Profetico. Anticonformista in un mondo piatto da svegliare. Non ci sono parole. Per una pedagogia dell'anima. Felice di aver conosciuto il suo primo allievo alla scuola di Barbiana.
Illuminante, di particolare esempio per me, che sono cristiana, ma anche per chi non crede. Parlando come si mangia (qualità mai troppo banale) don Lorenzo Milani esplora e analizza la linea sottile che c'è tra obbedienza giusta e obbedienza malata. Davvero molto interessante
Ho letto molti bei libri, e a diversi sono anche arrivato a dare 4 stelline. Poi ci sono quei libri che hanno qualcosa in più, qualcosa che li distingue dalla massa. I Capolavori. E dopo di quelli, oltre il parere comune, oltre la fama e la gloria nei secoli dei secoli, ci sono i libri che, in un modo o nell'altro, hanno cambiato la mia vita, aggiungendovi qualcosa che prima ci mancava, o meglio, facendomi riscoprire meraviglie che avevo dimenticato, riuscendo a spiegarmi ciò che provavo e che io non ero in grado di esprimere. Questi sono i libri per me "Fondamentali."
Questo libro è Fondamentale perché... ...mi ha insegnato che una persona deve prima di tutto, SEMPRE, farsi guidare dal proprio cuore e dalla coscienza, perché a meno di essere un malato alla Dexter, sappiamo sempre, dentro di noi, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Tutto il resto, purtroppo, sono solo belle balle. Don Milani mi ha insegnato che non importa se lo fanno tutti: tu sai che è sbagliato. E quindi devi fare ciò che sai essere giusto. Fin quando l'Italia non cambierà questo basilare modo di pensare, nulla potrà migliorare, mai.
Perché insieme a Lettera a una professoressa rappresenta la testimonianza più preziosa lasciataci da Don Lorenzo Milani.
Perché è un piccolo manifesto contro il potere e la servitù della mente e del cuore, in nome della libertà e della responsabilità individuale.
Perché Don Milani ha interpretato la cultura non come erudizione o nozionismo ma come base della vera cittadinanza: saper leggere il contratto dei lavoratori - diceva - è cultura."