Questo saggio può essere considerato, a mio parere, l’episodio conclusivo della serie, quello in cui viene fatto il riassunto della storia e quest’ultima sviscerata e interpretata.
Così come vuole la serie, non ci sono risposte in questo sottile libro, ma solo interpretazioni: ogni singolo aspetto viene spiegato (dal punto di vista dell’autore) e il lettore/spettatore non fa altro che rivivere l’avventura appena conclusa, cercando di approfondire quel mondo che lo ha tanto affascinato; in che modo la storia di “Lost” si lega alla realtà (o si distacca da essa)? In che modo si avvicina alla filosofia, alla scienza e alla religione? La risposta è: non solo attraverso i nomi dei personaggi, ma anche utilizzando degli espedienti narrativi, la costruzione dei luoghi, dei dialoghi, i rapporti che intercorrono fra i personaggi e il modo in cui essi si contrappongo.
Non fatevi spaventare dalla parola “filosofia” nel titolo perché la scrittura dell’autore è chiara e immediata, e anche quando vengono citati autori e filosofi del passato, ci si premura sempre di rinfrescare la memoria a coloro che hanno finito la scuola da un pezzo e che di Heidegger non si ricordano proprio nulla (io).
È un peccato, invece, che questo libro sia stato pubblicato dopo la messa in onda della quarta stagione (e prima dell’uscita della quinta) e dunque non raccolga i numerosi spunti offerti dalle ultime due stagioni; sarebbe stata certamente interessante l’interpretazione che l’autore ha dato al famoso e controverso finale.
Il mio unico rimpianto è aver rimandato questa lettura per tre anni dopo la fine della visione, perché alcuni elementi non erano più così freschi nella mia memoria e l’intricata sequenza temporale iniziava a confondersi e sovrapporsi.
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“C'è una verità dunque - ed è la verità di cui ci parla Lost - che non si lascia interamente svelare, che porta in sé un resto di indicibile come suo elemento costitutivo da custodire come tale”