Giochi, illusioni, immaginazioni, fantastiche interpretazioni della realtà, sogni di un futuro più giusto e, costante tema di fondo, la tenerezza di un'amicizia infantile: questi gli elementi della fresca atmosfera del romanzo. Tibi e Tàscia è anche denuncia e testimonianza: la segregazione economica e culturale per tutto un paese in potere del latifondista don Carmine, l'emigrazione o la guerra d'Etiopia per gli uomini, l'impossibilità di decidere e lunghe ore di lavoro per le donne, una scuola emarginante nella sua vuota retorica per i bambini. Saverio Strati, in Tibi e Tàscia, prestando un linguaggio facile e razionale a chi mai aveva potuto esprimersi, ricrea, attraverso lo sguardo ingenuo e sensibile dei due bambini protagonisti, personaggi e situazioni della società contadina calabrese durante il fascismo.
La scrittura di Saverio Strati, ideata per essere semplice, colloquiale e fruibile a un pubblico di contadini, può lasciare spiazzato un lettore bramoso di periodi complessi e di dettagliate descrizioni dell’ambiente in cui “Tibi e Tascia” si svolge. Una volta familiarizzato con lo stile asciutto di Strati, tuttavia, e “fatto il callo” alle descrizioni effettuate attraverso i ricchi dialoghi tra i protagonisti, si comprende che l’autore ci ha già fatto immergere nell’atmosfera aspromontana ante guerra con un’efficacia assolutamente senza pari. La storia dei due fanciulli di un paese senza nome (per chi conosce l’autore è facile immaginare che si tratti di Sant’Agata del Bianco) rapisce e affascina e, pur svolgendosi attraverso episodi di vita quotidiana, si rivela un romanzo di formazione commovente e dolorosissimo, che illustra con un’efficacia senza pari, e con evidente indole meridionalista, quanto difficile fosse la condizione dei giovanissimi della Locride nella prima metà del secolo scorso. Con un realismo da fare invidia ai più fortunati Verga o Tommasi di Lampedusa, “Tibi e Tascia” meriterebbe di essere assurto a grande classico della letteratura meridionale, da studiare senza pausa nelle scuole per permettere ai nostri giovani di sviluppare una migliore coscienza di cosa fosse la società civile dei loro nonni e di quanto la lotta per la parità di diritti meriti oggi di essere perseguita, al netto delle ovvie differenze dovute a un mondo globalizzato.
Teresa, Tascia è un bambina ribelle con sempre tanta voglia di giocare, figlia di contadini mentre. tiberio, tibi è orfano di padre, un ragazzo tranquillo con tanta voglia di scoprire il mondo che non vede l’ora di vedere la città. all’inzio i due non si sopportavano, anzi si odiavano, ma poi la loro passione per il gioco con le nocciole li unirà, portandoli a giurare amicizia eterna. il libro è diviso in 4 parti, la prima approfondisce interamente la loro passione per il gioco delle nocciole, nella seconda parte i due bambini iniziano ad affrontare il tema del lavoro e chiedersi che cosa vorrano fare da grandi, nella terza parte viene descritto il divario sociale tra i bambini del paese e i signori, quest’ultimi quasi visti come delle vere e proprie divinità, e in fine la quarte parte dove il legame tra tibi e tascia inizia a sgretolarsi e due iniziano a dividersi, poiché tibi dovrà andare in città e tascia rimanere al capezzale del padre morente. nella prima parte veniamo a conoscenza di quella che sono le condizioni sociali ed econimiche dei due ragazzi. Tascia è solo una bambina ma dato che i genitori e il fratello maggiore sono impegnati a zappare la terra lei è costretta a badare al fratello minore, ciccio, anche ad occuparsi della casa e portare l’acqua dalla fontana. a lei questo però non piace, vorrebbe solo giocare, vincere e riusciare a guadagnare qualche solo per se. Il padre la incoraggia, l’adora, la riempendi complimenti e battute, il loro rapporto è dolcissimo, mentre quello con la madre è più freddo ella vede tascia come una pazza una combina guai, profonda è la diversità dei loro due caratteri. Tascia odia come debba sempre occuparsi lei del fratello minore e non ha paura di rinfaccialro alla madre, odia come quest’ultima cerchi sempre di vietarle ciò che le piace e giudichi qualsiasi suo sbaglio, mentre si comporta in maniere opposta con i figli maschi che non altro che vantare. Mentre tibi che non ricorda nulla del padre, tutto ciò che vuole e vedere la madre felice, iniziare a lavorare lui stesso affinché ella possa riposare, non importa facendo cosa, l’unico suo interesse è vedere la madre tranquilla. Insieme a questo il piccolo vorrebbe anche ritornare a studiare, a differenza di tascia che lasciò la scuola per scelta, per pentirsene subito dopo, Tibi avrebbe davvero voluto proseguire gli studi ma la mancanza di soldi non glielo permetté, egli avrebbe davvero voluto leggere di più, anche solo un libro, uno qualsiasi, e poter rispondere a tutte le domande che ogni volta gli riempivano la testa. nelle 4 parti del libro ad essere approfondita non è solo la storia dei due sfortunati ragazzi ma lo sfondo di tutto il paese. infatti seppur una storia d’infanzia, l’autore ci fa sentire quanto presente al tempo era la propaganda fascista, tramite la scuola, le confersazioni degli adulti e la guerra in etiopia. La prima parte del libro è senz’altro quella che mi è piaciuta di meno, trovo che l’autore in essa sia stato troppo ripetitivo, girava unicamente intorno al gioco delle nocciole e l’ho trovata veramente noiosa e poco scorrevole. Andando avanti, con la seconda parte il libro migliora. fino a diventare davvero interessante con la terza, che tra l’altro, a parer mio credo essere la parte migliore. il divario sociale, la differenza che c’è tra tibi e tascia e figli del signore del paese è quasi tastabile, la parte in cui tibì comparani suoi amici che cercano di prendere i confetti, ai cani che rincorrono il pane è secondo me la più significativa del libro. mi è piaciuto moltissimo non solo il rapporto tra tascia e tibi, un legame però, costretto a non durare poiché le loro strade portano in direzioni diverse a causa di un finale che da un lato ti fa giore per tibì, ma dall’altro lascia dell’amaro in bocca per il futuro che spetta a tascia. infatti mentre tibì dopo essere stato assunto per lavorare per don michelino e quindi trasferirsi in città, tascia rimane bloccata nel paesino e inizia a lavorare, il finale è aperto ma purtroppo si sa già quale sarà la fine di tascia, che probabilmente non lascierà mai il paese e forse non ricontrerà mai più tibi. per quanto all’inzio questo libro non mi abbia convinto tantissimo, andando avanti è diventata davvero una lettura piacevole portandomi a rivalutarlo del tutto. penso che questo sia uno di quei libri che vadando letti almeno una volta nella vita affinché si possa capire a pieno la condizione del meridione, e il divario tra nord e sud.
Con questo libro strati ci immerge in un piccolo borgo della calabria nel dicembre del 1935. Come protagonista vediamo Tascia una bambina di 12 anni che vive insieme alla mamma rosa, al papà gianni e ai due fratelli rocco, più grande di lei si tre anni e ciccio un neonato. La sua più grande passione è giocare a nocciole insieme ai suoi amici. Ogni mattina, difatti, si sveglia sempre molto presto, per poter giocare con loro prima dell’inizio della scuola. Lei infatti non la frequenta la scuola, in quanto la abbandonò dopo neanche due giorni. Un giorno mentre sistemava i suoi castelli di nocciola(un castello era formato da quattro nocciole) le si avvicina un bambino, Tiberio, figlio di Mariangela, il quale tutto chiamavano tibi. Neanche lui andava a scuola, dopo la morte del padre difatti, lo stipendio di sua madre non bastava per coprire tutte le spese scolastiche e perciò fu costretto ad abbandonarla. I due ragazzini iniziano a litigare e ad insultarti l’un l’altro, ma alla fine decisero di giocare insieme. Sembrava andare tutto bene fino a quando tibi non rubò alcune nocciole di tascia e scappò via. Tascia, infuriata contro quest’ultimo, quando durante il pomeriggio, mentre si recava alla fontana per prender l’acqua, lo incontrò per vendicarsi gli ruppe il bambolotto. Passarono i giorni e i due ragazzini iniziarono ad andare d’accordo, istaurando in poco tempo una profonda amicizia. La scrittura del libro è ideata per essere semplice e colloquiale, attraverso la lettura strati offre uno sguardo senza compromessi sulla vita quotidiana calabrese dell’epoca. Egli descrive in modo schietto la vita e le sofferenze dei personaggi, sottolineando le differenze sociali.