Vorrei dire tanto di più, su questo libriccino, ma sono giornate strane, che mi scivolano via troppo facilmente, e non riesco a mettere insieme troppe cose.
Non avevo mai letto Michela Murgia.
Avevo letto Marion Zimmer Braldey, invece, e "Le nebbie di Avalon". L'ho letto tante volte, a dire il vero, quando ero ancora troppo piccola per comprendere davvero un romanzo del genere, e poi di nuovo, quando avevo appena cominciato ad affacciarmi all'adolescenza.
È un romanzo che ho amato moltissimo, sebbene ora sia molto lontando dal genere di libri che leggo abitualmente (non migliore o peggiore, solo lontano).
Vorrei dire che l'ho amato per gli stessi motivi che qui elenca la Murgia, ma temo che all'epoca fossi davvero troppo giovane per riuscire ad andare oltre la semplice trama. Non cercavo altro, in un libro, e all'epoca quelle storie che in qualche modo sfioravano radici note, ma che andavano oltre, presentandomi donne che ammiravo e nelle quali mi sarei voluto rispecchiare mi erano sufficienti.
Non lo sapevo, allora, di quanto fosse innovativo dare voce a donne che, sostanzialmente, di voce non ne avevano mai avuta. E non potevo sapere quanto quel potere in mano alle donne non fosse qualcosa di così scontato.
"Solo dopo aver letto "Le nebbie di Avalon" ho cominciato a sospettare che il romanticismo fosse un'invenzione letteraria degli scrittori per dare alle loro personagge qualcosa con cui giocare che non fosse il potere".
Ho fatto tanti passi avanti, rispetto alla bambina che sfogliava di nascosto i libri "presi in prestito" dalla libreria dei suoi genitori.
Di femminismo ne so qualcosa in più, e pure di rappresentazione, e di certo anche di letteratura.
Qualcosa, forse, lo avevo intuito, confusamente, anche durante le mie prime letture acerbe. Negli anni ho riflettuto molto su questi temi, ci sono tornata sopra con una consapevolezza diversa, con una stora di vita diversa, e nuovi, migliori strumenti. Eppure, mi piace pensare che un semino minuscolo sia nato anche fra un sospiro e l'altro perché avrei tanto voluto essere come Morgana. La Murgia mi ha preso per mano, mi ha indicato col dito ragionamenti che già avevo affrontato più volte, ma l'ha fatto riportandomi lentamente a casa.
La voglia di rileggere ora "Le nebbie di Avalon", lo ammetto, è tantissima. Altrettanto grande è la paura di affontare lucidamente i difetti che ora ci troverei.
"Senza quel ribaltamento io non ho mai capito che gli sconfitti dell'epica di ogni tempo non sono gli eserciti nemici, di cui comunque, come nell'Iliade, persino i vincitori finiranno per cantare le gesta: sono le donne, private di ogni narrazione".
Molto interessante anche il paragone delle tre protagoniste con le figure bibliche.
In linea di massima, mi piace molto questa nuova collana della Marsilio: ho già aggiunto in wishlist gli altri due titoli che la compongono (che, guarda caso, sono scritti da autori che non conosco, ma parlano di libri che ho apprezzato molto).