Saba viene data in sposa, appena quindicenne, al più maturo Ymer, già vedovo di sua sorella. La giovane, malvista da suocera e cognate, dovrà imparare da sola a gestire marito e figli, specialmente dopo lo sterminio dei suoi fratelli da parte dei nazisti. Nel difficile compito, Saba ha come alleate dapprima le figlie e poi le nipoti, in un'epopea tutta al femminile che attraverserà anche la lunghissima parentesi del comunismo. La fine del comunismo è raccontata dalle sue discendenti, non senza rimpianti, perché per loro, pur tra tanti lati oscuri, la dittatura riuscì a sollevare l'Albania da uno stato di arretratezza feudale. Le vicende più vicine a noi sono raccontate da una nipote di Saba.
Il titolo di questo libro mi intrigava tantissimo e invece si è rivelata una di quelle letture il cui ricordo andrà rapidamente a sbiadire. La classica saga di famiglia e di paese: piacevole ma nulla di sorprendente o emozionante. Gli aneddoti, un po' in ordine cronologico e un po' in flashback o in flashforeward, sono sparati sulla pagina come una raffica di mitragliatrice, di corsa, senza respiro, e non consentono di affezionarsi o interessarsi realmente a qualcuno dei personaggi. Come racconto che parla dell'Albania, ho preferito di gran lunga Vergine giurata di Elvira Dones, e forse anche Il paese dove non si muore mai della Vorpsi. A ben pensarci, quello della Vorpsi e questo della Ibrahimi sono pressoché sovrapponibili, potrebbero essere uno il remake dell'altro. Resto indecisa tra due e tre stelle: vorrei darne tre per metterlo a pari con quello della Vorpsi, vorrei darne due perché già so che di un romanzo che va così di corsa non mi resterà granché.
Qualche spunto di riflessione, non del tutto inedito ma comunque fuori dall'ordinario, si può trovare laddove si espone con concretezza e semplicità che la condizione femminile, in una società matriarcale ma fortemente arcaica, subisce un sensibile miglioramento con l'irrompere del regime comunista. Non voglio impostare un discorso al livello di quelli che "...Mussolini ha fatto anche cose buone", però laddove la Ibrahimi fa dire alla sua protagonista che prima non era né ricca né libera, e poi con il regime non ci ha guadagnato in ricchezza, ma se non altro ci ha guadagnato qualcosa in libertà, in questa affermazione un fondo di realtà-verità deve pur esserci. Pessima resa, invece, per tutto quello che nel romanzo racconta di magia, lettura dei sogni e delle carte e dei fondi di caffè, tutta quella parte di tradizione contadina che discende da usanze millenarie e che come una religione tiene in contatto i vivi con i morti: per tutta la parte magica e trascendentale, la Ibrahimi avrebbe molto da imparare dall'altro romanzo che sto leggendo, Oga Magoga di Occhiato. Per dare corpo a certi sogni e certe sensazioni, non tutti sono tagliati.
La Storia è un fiume che travolge le persone che vi si trovano in mezzo e questo accade indipendentemente dal fatto che si abbiano conoscenze di idrodinamica o di geologia: accade, è così e tutti noi possiamo confermarlo se volgiamo uno sguardo al nostro passato. Questo dato di fatto è sufficiente quando si scrive un romanzo? Secondo me dipende da come alla fine si usi il corso impetuoso della Storia e in questo romanzo penso che il risultato non sia esaltante. Il romanzo racconta di tre generazioni di donne albanesi, dal primo dopoguerra sino alla fine del XX secolo, con uno stile a volte eccessivamente cronachistico: c’è uno scarso approfondimento dei personaggi e i riferimenti agli eventi storici sono superficiali, ma comunque è un libro che ho letto volentieri perché mi ha fatto conoscere meglio un paese della cui storia non so praticamente nulla. La parte migliore è la postfazione, poche pagine in cui finalmente emergono le emozioni che nel corso del racconto sembrano sempre soffocate dagli eventi che si susseguono.
Un secolo di storia albanese attraverso gli occhi delle sue donne. Una saga al femminile, in cui il rosso è il colore delle spose, della neve macchiata dal sangue delle vittime dei tedeschi, del tetto (insolito) della casa di una delle protagoniste; rosse sono le mele migliori e rosso è il regime che trasformerà il paese, chiudendolo "come un negozio a ferragosto". Vita e morte si intrecciano in una serena accettazione del destino. Donne impazienti di invecchiare per poter diventare "suocere" e acquistare così potere; donne che devono partorire figli maschi per essere considerate (cancellando in tal modo la vergogna dei parti silenziosi, coi quali hanno dato alla luce delle bambine); donne che conoscono l'amore in matrimoni combinati, perché l'amore è strano, a volte nasce improvviso ed imprevisto "da un'immagine che intenersice; donne che vivono accanto a uomini che non le amano, riversando il loro amore sulla terra ("ogni sasso pesa al suo posto e io voglio sentire il mio peso sopra questa terra") e sui figli; donne legate alla tradizione ma che affrontano senza tentennamenti i cambiamenti radicali del dopoguerra. Ed è la storia di un paese dagli anni della monarchia alla fine del comunismo, con le sue contraddizioni e i suoi sogni.La scrittura è scarna, priva di orpelli, con momenti di autentica poesia, soprattutto nella prima parte, narrata in terza persona (e a queste pagine vanno le mie 4 stelline). La seconda parte del libro inizia negli anni '70, la storia si sposta a Valona ed è raccontata in prima persona da Dora, appartenente all'ultima generazione, che abbandonerà l'Albania in cerca di "capitali" piene di vita, portando con sé un paio di orecchini appartenuti alla nonna e il compito di dar voce alla memoria.
Aivan erinomainen kirja albanialaisnaisten elämästä, perheestä, suvusta ja yhteiskunnasta. Veikeä ja terävä, eikä hautaudu painavien aiheidensa alle. Suosittelen!
Questa è una storia tutta al femminile. Le protagoniste sono donne di una stessa famiglia albanese: Meliha, Saba e Dora. Meliha è la matriarca, una donna forte e pratica in grado di risolvere qualsiasi problema grazie al suo carisma. Ma è anche una donna che dovrà fare i conti con molte perdite familiari e intrattenere al meglio il rapporto con i defunti. Saba è una delle figlie di Meliha, gracile di aspetto, ma anche lei molto carismatica. Saba è costretta in tenera età a sposare il cognato, dopo la morte della sorella Sultana e riterrà fino alla morte di aver usurpato il ruolo di sposa alla sorella. Alla morte della madre sarà Saba la nuova matriarca della famiglia, il punto di riferimento per tutti e colei che dovrà "raccontare" ai defunti. Saba vive in un periodo storico particolare, quando l'Albania diventa un paese comunista, ma fondamentalmente si ritrova abbastanza bene nella nuova società. Nell'ultima parte la voce narrante diventa Dora, nipote di Saba. La nonna ha un ruolo fondamentale nella crescita della ragazza e la donna vede in lei la sua erede. Ma Dora è uno spirito libero, vuole vivere al centro del mondo, in una capitale del mondo e sarà l'unica a lasciare la terra natìa. Attorno a queste tre donne ruotano le storie, spesso anche drammatiche, delle altre donne e degli uomini della famiglia, possiamo anche leggere dei cambiamenti politici nel corso del '900, delle tradizioni di un popolo e delle credenze religiose e non. Secondo me è un libro che ha un grande potenziale, che si legge con piacere, ma che non riesce del tutto a coinvolgere il lettore. Forse perchè è il primo libro scritto dall'autrice? Bisogna che legga altro per farmi un'idea più precisa.
WM5: Le prime pagine della prova d'esordio di Anilda Ibrahimi, albanese, nata nel 1972, trasportano in un universo arcaico, lontano, un mondo di montagne, cieli vertiginosi, ponti di pietra su torrenti impetuosi, uomini e animali dentro cicli immutabili, un mondo patriarcale, retto da leggi non scritte, da consuetudini e modi che sembrano inattaccabili. Eppure la storia non manca di toccare Kaltra, villaggio nel sud dell'Albania, che si chiama come il colore del cielo, o dell'acqua di sorgente. Dai tempi di re Zog I alla comparsa degli italiani, ai tedeschi, alla lotta di resistenza e all'avvento del comunismo: si tratta, n� pi� n� meno, di una saga familiare, quattro generazioni a passarsi il testimone, annodate dalla figura della matriarca, Meliha, e da Saba, madre dell'io narrante della seconda parte, quella che avvicina ai giorni nostri e alle tematiche della storia recente che legano Albania e Italia. Queste prime pagine sono sorprendenti, mature, efficaci. E il resto del romanzo non tradisce le aspettative: l'utilizzo del presente narrativo e la consistenza del mondo evocato conferiscono alla prosa toni hikmetiani. Durante i 12 anni di carcere nelle galere nazionaliste, il poeta turco Nazim Hikmet si diede a scrivere un poema fluviale, che fu distrutto e disperso, per la pi� gran parte, dalla polizia del regime kemalista e filohitleriano. Di quell'opera, intitolata Paesaggi Umani, rimane il terzo libro, pubblicato anche in Italia, tradotto da Joyce Lussu con lingua viva, puntuale, lirica, simile a quella vibra in queste pagine sorprendenti e avvincenti. La tensione lirica che innerva queste pagine si spiega facilmente se solo si prende in considerazione la biografia letteraria dell'autrice. Anilda Ibrahimi � laureata in giornalismo e ha collaborato, in Albania, con diverse testate giornalistiche e radiotelevisive, � stata corrispondente all'estero per l'APF (l'agenzia di stampa francese), ma � originariamente una poetessa. Ha vinto nel 1996 il primo premio per la poesia albanese contemporanea, e nello stesso anno ha pubblicato la raccolta Cristallo di Tristezza. Le linee guida dell'epos contadino degli eroi e antieroi della Ibrahimi sono le stesse di ogni epos: la sorte, il sesso, la violenza contro gli inermi, la vendetta, l'altezza del cielo, la solidit� e l'inerzia della terra. C'� un risvolto in pi�: in alcuni passi ho avvertito una lontana assonanza con il grande romanzo di Yu Hua, Cronache di un Venditore di Sangue, anche questa una saga familiare, giocata su una molteplicit� di registri, che copre tutto l'arco emotivo tra comico-grottesco e tragico. Nelle pagine di Rosso Come una Sposa c'� spazio, una vena di umorismo leggero, partecipe. Non aspettatevi quindi pagine cupe o claustrofobiche. http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropau…
Romaani on kiinnostava jo pelkästään siksi, että tarina sijoittuu Albaniaan (kirjailija on syntyisin sieltä).
Kirja kertoo neljään sukupolven naisista ja samalla myös kyläyhteisöistä, arvoista, asenteista ja laajemmin toki koko yhteiskunnasta. Kerronta on herkullisen humoristista ja samalla myös runollista. Tykkäsin tästä kirjasta valtavasti ja ehkä juuri siksi se saa minut sanattomaksi. Onneksi Silja Ylitalo on Kiiltomato -julkaisussa jo vuonna 2011 osannut sanoa teoksesta kaiken olennaisen. Lukekaa Siljan teksti, jos jaksatte (ja lukekaa Ibrahimin romaani, vaikkette jaksaisikaan 😊) http://www.kiiltomato.net/anilda-ibra...
PS. Jälleen kerran kiitokset ansaitsee myös suomentaja Helinä Kangas.
Nopealukuinen ja mukaansatempaava romaani yhteiskunnallisten murrosten ja modernisaation vaikutuksista naisten elämään ja asemaan. Toisaalta myös kertomus stigman, häpeän ja traumojen ylisukupolvisuudesta. Kertomus pysyy hyvin kasassa vaikka se yhdistelee monia eri tarinoita, todellisuutta ja tarua toisiinsa. Loppua kohden lukiessa tosin lukuisat henkilöhahmot meinasivat mennä sekaisin keskenään.
Anilda Ibrahimi, autrice albanese e romana d'adozione, scrive questo romanzo direttamente in italiano per raccontare le origini, la Storia e le storie dell'Albania lasciata. Attenzione a non cadere nell'equivoco: questo non è un memoir, resta un romanzo di cui, però, è l'autrice stessa a specificare che "i personaggi e le vicende del romanzo sono inventati, ma a partire dai ricordi e dai racconti della mia terra". L'elemento autobiografico, dunque, esiste ma non è totalizzante.
L'opera si divide in due parti: nella prima seguiamo Saba, giovane donna di Kaltra, un villaggio tra le montagne nel sud dell'Albania. La vediamo a partire dal fidanzamento e dal tragico matrimonio, fino al momento del suo trasferimento a Valona. Nella seconda parte, invece, seguiamo la nipote di Saba, protagonista senza nome della vicenda (che, appunto, resta ignota ma che condivide un arco di vita sospettosamente simile a quello dell'autrice stessa) attraverso l'Albania comunista e post-comunista delle città di Valona e Tirana fino alla migrazione prima in Svizzera e poi in Italia.
Tra Saba e sua nipote compare una lunga serie di figure femminili, ciascuna delle quali attraverso la propria storia riesce a rivelare qualcosa della Storia e a farci scoprire qualcosa sulle fedi, la morale, i paesaggi, le usanze e l'antichità conservata anche nella modernità dell'Albania, un Paese da sempre sospeso tra Oriente ed Occidente, crocevia di etnie, fedi, lingue e popoli.
È un libro molto bello e per me, per la mia origine e per la mia esperienza, ha un grande valore personale. Sono solo un po' perplessa su alcune scelte stilistiche che, in alcuni passaggi, mi sono sembrate semplicistiche e in altri esagerate rispetto al tono generale della prosa. Quattro stelline. Consigliato.
Oivallinen sukutarina Albaniasta, kahdella aikatasolla – ensin katsellaan elämää vuoristokylässä ennen Hoxhan vallankumousta, sitten pari sukupolvea myöhemmin 1970-luvulla vallankumouksen jälkeen.
Mitä tästä opimme? Vallankumoukset ovat harvoin kansalle iloksi. Kulttuuriperinteet ovat arvokkaita, mutta voivat myös olla kahlitsevia. Naisia voi yrittää sulloa ahtaisiin lokeroihin, mutta eivät ne sinne mene, tai jos menevätkin, niin kiemurtelevat kyllä itsensä itselleen sopivaan tilaan, yleensä.
Kiinnostava kurkistus albanialaisen maalaiskylän ja myöhemmin murrosta läpikäyvän Tiranan kaupungin elämään. Valitettavasti kaikki jää pintapuoliseksi, niin hahmot kuin tapahtumat. Helppolukuinen ja suurelta osin viihdyttävä muttei jää mieleen.
ROSSO COME UNA SPOSA ANILDA IBRAHIMI Quanto poco conosco delle tradizioni e della storia di un Paese a noi vicino : l’Albania. Ho imparato in questi ultimi anni qualche cosa in più grazie all’Irisa, fidanzata del figlio di mio marito e mia amica. È lei che mi racconta della sua infanzia in questo Paese, dei suoi usi e costumi, le sue ricette, le sue contraddizioni e la sua recente modernità. Mi racconta anche passaggi dolorosi che tutti conosciamo. Della difficoltà a ricrearsi una vita in un nuovo Paese. Con questa premessa ho approcciato alla lettura di questo libro con grande curiosità. Anilda Ibrahimi è una scrittrice albanese che ora vive a Roma e racconta la storia della sua famiglia a partire dal primo Novecento. Una società fortemente matriarcale in cui le donne sono portatrici della buona o cattiva sorte di una famiglia. Loro hanno in potere il destino dei vivi e la cura dei morti secondo riti ed usanze antiche e un po’ magiche. È la storia di Saba che ha sulle sue spalle il peso morale delle famiglia Buronja che vive a Kaltra un paesino in mezzo alle montagne . Tante le donne della sua famiglia che avranno una vita difficile : maledizioni, sciagure predette e augurate, un fato crudele a cui non si può sfuggire. Ci sono le brutture della guerra, del regime e, infine, il cambiamento epocale di questi ultimi anni. Le vite di tutti sono influenzate da credenze crudeli e da occhi che spiano ogni cosa per raccontarla al regime pronto a fare espiare ai “cattivi” ed incensare i “buoni”. Gli uomini sono i burattini del potere, spesso violenti e ottusi.Le donne subiscono ma nascondono in realtà un forza che deriva da una sorta di autorità ancestrale. Tutte le donne descritte, e sono tante, hanno il peso della vergogna o la forza del rango. Ognuna di loro ha sogni e obiettivi, limiti e bassezze, intelligenza e combattività , passività e riscatto. Nonostante i tempi nuovi, i cambiamenti positivi di questo Paese, esistono ancora mille contrasti .Religioni differenti, etnie diverse si sono mescolate nel corso degli anni. Ma il legame per quella terra così vicina ma così lontana rimane grande. I fondi del caffè vengono letti ancora per cercare risposte e nell’aria ognuno ricerca quel profumo unico di mele cotogne che ricorda i tempi andati.
Questo è il primo romanzo scritto da Anilda Ibrahimi nel 2008 (prima aveva pubblicato solo delle poesie), ma è il suo secondo libro che leggo. Avevo letto delle recensioni che lo definivano molto migliore del suo secondo romanzo, L'amore e gli stracci del tempo, ma io ho preferito di gran lunga quest’ultimo.
Si tratta di un’epopea familiare, ma anche della storia di un paese, l’Albania, dalla seconda guerra mondiale agli anni Novanta. Protagonista è Saba (e la sua famiglia), una ragazza che a quindici anni viene costretta a sposare un uomo molto più vecchio di lei, vedovo di sua sorella e legato alla sua famigllia da un terribile fatto di sangue. Il matrimonio sarà infelice, ma Saba è una donna dal gran carattere. Insieme alla sua vita ci viene raccontata anche la vita del resto della famiglia, anch’essa funestata dalle disgrazie. Nella seconda parte del libro è invece Dora, la nipote di Saba, a riprendere le fila del discorso e a narrarci cosa è avvenuto della famiglia dopo la maturità di Saba. Sullo sfondo c’è sempre la storia dell’Albania, e di un popolo che non si è mai arreso alle brutture a cui è stato sottoposto.
Il romanzo è bello, ma la scrittura è secondo me ancora un po’ acerba, mentre si perfezionerà moltissimo in L'amore e gli stracci del tempo. In ogni caso una bravissima autrice, che voglio senz’altro tenere d’occhio. Molto interessante anche perché, come già detto a proposito dell’altro romanzo, è una scrittrice albanese che scrive direttamente in italiano, avendo vissuto in Italia ormai per moltissimi anni.
Le vicende della giovane Dora, nipote di Saba, figlia - quest'ultima - di Meliha, discendente da un clan albanese del villaggio di Kaltra, raccontate con riferimento al periodo che parte da Re Zog I e finirà con Sali Berisha. Attraverso una scrittura asciutta, immediata a tratti molto cruda, si racconta della storia di questa famiglia che supera diverse epoche storiche e politiche del paese delle aquile. In questo romanzo, attraversato da un senso di cielo grigio costante, si snocciolano le passioni, i desideri, le ambizioni di donne di epoche diverse, tutte riconducibili alla voglia di libertà ed emancipazione. Interessante mi è sembrato il modo in cui queste tre grandi figure femminili come Meliha, Saba e Dora, abbiano cercato la loro strada, un po' succubi del loro destino familiare, fatto di disgrazie e scandali (come in ogni famiglia, del resto), un po' capaci di sfidarlo per conservare ciascuna sempre la propria dignità. L'approccio di nonna Saba alla vita mi ha ricordato tanto mia nonna, alla quale sono stata legata da un affetto simile a quello che prova Dora. Un romanzo che mi ha fatto conoscere meglio la storia e le tradizioni albanesi, mi ha fatto a volte sorridere, altre volte piangere di autentica commozione. Lo consiglio a chi è appassionato di storie che incontrano la Storia. Non smetterò mai di ringraziare Migena Proi per avermi fatto scoprire questa autrice!
È un buon inizio per chi volesse conoscere la condizione delle donne in Albania dall'800 fino alla fine della dittatura. Mi è piaciuto anche molto conoscere la vita delle persone prima e dopo la dittatura, con chiarezza. Consiglio di leggerlo, assolutamente!
Rosso come una sposa è il romanzo d’esordio di Anilda Ibrahimi che ci trasporta nell’Albania del passato, tra la resilienza di un mondo femminile stretto nelle maglie di un patriarcato soffocante. Il romanzo è suddiviso in due parti, che raccontano storie diverse ma intrecciate tra loro.
La prima parte è ambientata a Kaltra, un villaggio nel sud dell’Albania, dove l’autrice usa una narrazione in terza persona che a tratti è quasi poetica. In queste pagine, il lettore viene immerso in un mondo in cui le donne si confrontano quotidianamente con le difficoltà della vita sotto un regime patriarcale. La protagonista, Saba, emerge come una figura forte e capace di fronteggiare le circostanze, ed è il cuore pulsante di questa parte del romanzo, che risulta intensa, densa e ricca di sfumature. La scrittura, evocativa e potente, fa sentire l’eco delle lotte quotidiane delle donne, rendendo la lettura avvincente e profonda.
La seconda parte cambia tono e si concentra sulla figura di Dora, la nipote di Saba, che racconta in prima persona le sue esperienze di crescita durante il regime comunista albanese. Sebbene il passaggio alla narrazione in prima persona possa sembrare naturale, la seconda parte del romanzo, pur mantenendo un certo fascino, risulta meno coinvolgente rispetto alla prima. La narrazione di Dora a volte sembra più distaccata, quasi “asettica”, e, purtroppo, questo indebolisce un po’ l’impatto emotivo del racconto. Non sono sicura se questa scelta stilistica sia voluta dall’autrice, ma in alcuni momenti la mancanza di una maggiore profondità nei sentimenti di Dora rende il racconto più freddo rispetto alla forza della prima parte.
Nel complesso, Rosso come una sposa è una lettura che mi ha conquistata soprattutto nella prima parte, grazie alla sua potente esplorazione del mondo femminile e della resilienza. La seconda parte, purtroppo, non ha mantenuto lo stesso livello di intensità emotiva, ma nel complesso il romanzo resta un’opera interessante e di valore, che merita di essere letta.
"la mariée était en rouge "d'Anilda Ibrahimi (358p) Books Editions Bonjour les lecteurs... Deux femmes, la grand-mère et sa petite fille, racontent l'histoire de leur famille. Mais à travers leurs récits, leurs souvenirs, c'est l'histoire de l'Albanie qui est retracée sur quatre générations. L'histoire vue par les femmes qui sont le lien entre les générations et qui maintiennent vaille que vaille l'unité familiale. Saba, la grand-mère a connu l'Albanie d'avant... Mariée de force, en rouge, selon la tradition, elle connaîtra la violence, les querelles de clan, l' arrivée du communisme et de ses inepties, ses brutalités. Mais elle parviendra à trouver sa place et à être une femme respectée , écoutée au sein de sa tribu. Dora, sa petite-fille, vit à l'époque actuelle. Elle raconte la fin de la dictature d'Hoxha, du communismes et enfin, l'ouverture du pays à l'Occident et le chaos qui s'en suivit. Sa vie est différente de celle de son aieule mais certains préjugés et traditions ont la vie dure. Il n'est pas facile de faire fi du passé. Elle choisira comme bon nombre des jeunes de sa génération, de partir vivre à l'étranger. De fuir le régime et de goûter à la liberté. Ce récit ne se présente pas comme une narration continue mais comme un ensemble de petites histoires racontées par les deux femmes au gré de leurs souvenirs. l'auteure s'est inspirée de l'histoire de sa famille pour écrire ce premier roman. elle-même a quitté le pays et vit actuellement en Italie. Lecture agréable et qui nous en apprend un peu plus sur ce pays encore bien ancré dans ses traditions ancestrales. Dommage que ce livre n'ait pas été mis plus en valeur .
Albania, primo Novecento. Saba, adolescente, viene data in moglie a Ymer, già vedovo di sua sorella. Invece di disperarsi, Saba mostra un carattere forte, riesce a sopravvivere sia nella convivenza con la suocera e le cognate, sia attraverso la Storia che si interseca con la sua storia personale: "peppini" abbandonati, nazisti che sterminano famiglie intere, l'avvento del comunismo. Una nipote racconta la storia della dittatura, che tra gli ovvi lati oscuri, ha avuto il pregio di far uscire l'Albania dall'arretratezza culturale e mentale.
Una saga al femminile che ci racconta la storia sconosciuta ai più di un paese così vicino a noi (il canale d'Otranto misura 71 km). È un racconto volutamente asettico e superficiale, difficilmente ci si immerge nel dolore delle situazioni tragiche, e non si approfondisce mai completamente l'argomento, probabilmente per narrare una storia universale, e non quella personale della famiglia dell'autrice. Sicuramente incuriosisce e spinge a leggere altro sull'Albania.
* Saba urla come tutte le persone che parlano a chi non conosce la loro lingua, come se la voce alta avesse la magia di chiarire il contenuto. *La nostra casa è lì dove vogliamo chiudere tutto in un ultimo abbraccio. * Io non ero così delicata, avevo l'armonia della luce e della terra sulla quale crescevo. Come tutte le donne. * Le mie amiche, alla vista del coltello, mi si fecero intorno. La stessa identica scena che si ripete con tutte le donne del mondo. Il maschio si avvicina e le donne all'improvviso diventano branco, solidarietà senza confini. * A Saba la vita non ha regalato tanto, ma abbastanza per capire che arrivare in un giorno d'autunno a contare allo specchio tutte le rughe del tuo viso è già un dono.
Deludente. La prima parte - quella dedicata al passato, alla nonna ed alla bisnonna - ha toni ed accenti epici, pur con qualche sciatta scivolata nella fraseologia moderna è abbastanza bella. La seconda è puramente anedottica (e sul finale decisamente imbarazzante), prosaica e cronachistica. Dal punto di vista narrativo si legge speditamente, ma questo crollo di tensione tra prima e seconda parte è malissimo gestito: capisco l'espediente narrativche, la volontà di segnare una cesura tra passao e presente, anche dal punto di vista stilistico, ma è proprio brutto! A parte la curiosità di sapere come si vive in Albania, a pochi km di mare dall'Italia (ricordo ancora l'emozione di svegliarmi una mattina sulla costa della Puglia, vedere una terra di là dal mare, e la signora nerovestita seduta fuori dalla porta di casa che mi dice "é la terra delle aquile, l'albania), il libro non mi dice granchè. Mi indigno e scandalizzo per le separazioni varie che afflliggono la famiglia (lo zio separato dalla sua amata russa, la cugina separata dal suo amato senegalese), ma il tono è talmente lieve, appunto anedottico, che non ho quasi voglia di approfondire. La storia è tutta al femminile, inizia con un matrimonio nato da un lutto (il rosso del titolo è il colore dell'abito da sposa), e si dipana tra le diverse figure femminili, ognuna archetipo (o stereotipo?) dei tanti modi di essere "femmina" (anche se dal libro sembra che ci sia solo un modo giusto per essere femmina in Albania, e cioè non essere una kurva!)
Saga familiare albanese che ripercorre circa un secolo di storia, personale e del paese. Di personaggi ne presenta tanti, in realtà di memorabili ce n'è pochi, sarà che sono quasi tutti accennati per poche pagine e poi raramente ripresi. Rimane impressa Saba, dapprima seconda moglie al genero rimasto vedovo e poi punto focale a cui attorno l'intera famiglia ruota. Mi ha colpito Esma, che ha l'unica colpa di amare il marito di una passione sconosciuta alle altre donne e per questo sarà punita per sempre; mi ha colpita Atika, la figlia nata per ultima, quella a cui la testa non funziona, che per tutta la vita giocherà con le bambole libera o rinchiusa che sia. Gli uomini sono al margine. Violenti, rigidi, privi di emozioni, oppure soltanto accennati, non ci fanno una gran bella figura. L'unico per cui ho provato empatia è lo zio Endri: costretto a lasciare Mosca senza sua moglie e il suo bambino che tanto ama, a ricostruirsi una copia di vita che non scaccerà mai la nostalgia. L'autrice, albanese, scrive in italiano. Qualcosa andrebbe rivisto: il passaggio troppo libero tra i tempi al presente e al passato ad esempio, se è una scelta stilistica non l'ho apprezzata.
Punainen morsian on Italiassa asuvan Anilda Ibrahimin (s. 1972) esikoisromaani, ja hän kirjoittaa italiaksi. Teos on lumoava kuin satu tai kuin albanialaisten kansantarujen ikiaikainen balladi, vaikka kertookin hyvin traagisista kohtaloista. Albaniassa perinteisesti morsian on pukeutunut punaiseen, huntua myöten - siitä kirjan nimi. Ibrahimi kertoo Albanian perinteistä ja naisten elämästä maassa, jossa naiset ovat joutuneet aina suvun kunnian traagisiksi maksumiehiksi.
Luin kesällä Ibrahimin upean teoksen Ajan riekaleita. Punainen morsian on aivan yhtä kiehtova ja hieno kuvaus menneestä elämästä pienessä Albanian vuoristokylässä. Suvun ja perheen yhteys on luja, uskotaan varmuuden vuoksi sekä Allahiin että Jumalaan, mutta haetaan apua myös derviššeiltä, ennustetaan kahvinporoista ja vainajille kerrotaan suvun tuoreimmat uutiset. Monen sukupolven naisten kohtalot limittyvät maan ja maanosan poliittisiin mullistuksiin.
Il libro racconta il susseguirsi di più generazioni di donne nell'arco del novecento, la prima parte in terza persona e la seconda in prima persona. L'autrice vuole raccontare la cultura contadima arcaica e matriarcale. A fare da sfondo la storia dell'Albania e vicende travagliate. La storia vuole dare chiaramente un contributo di storia al femminile su vicende ben note attarverso il racconto di scrittori albanesi (maschi). La lettura mi ha molto intrigata ed è stata scorrevole, nonostante alle volte si susseguissero personaggi senza particolare approfondimento. Alcuni passaggi sono secondo me molto affrettati e avrebbero potuto essere più sviluppati per descrivere maggiormente l'evoluzione socio-culturale e avrei voluto più dettagli sulle varie fasi storiche (pre e post comunismo). Sicuramente leggerò altri libri dell'autrice, questo primo tentativo poteva riuscire meglio nell'esecuzione.
Voin rehellisesti tunnustaa, että ennen tämän kirjan lukemista en tiennyt yhtään mitään Albaniasta, en edes sitä missä päin Balkania se sijaitsee. Nyt tiedänkin sitten paljon enemmän. Kirjan ensimmäinen osa kertoo Sabasta, joka 15-vuotiaana naitetaan kuolleen siskonsa alkoholisoituneelle miehelle 1920-luvulla. Toisessa osassa minäkertoja on Saban 1972 syntynyt pojantytär Dora. Kirjassa on todella paljon henkilöitä ja lyhyet luvut kertovat aina yhden tarinan, jotka kaikki ovat jotenkin yhteydessä toisiinsa. Pienen kyläyhteisön elämän kuvaus välillä ahdistaa väkivaltaisuudellaan, eikä kommunismin aika ole yhtään sen helpompaa. Kirjoitustyyli on kaunista ja käännös vallan loistava.
Le mie cinque stelle per tutte le donne di questa storia affascinante: storia di matriarche che, fra superstizioni, credenze e preconcetti, vivono occupate a proteggere il buon nome della famiglia e la purezza delle figlie femmine. È qualcosa di stratificato e atavico, duro a spegnersi, portato avanti di madre in figlia da generazioni. Ho intravisto echi di Donne con gli occhi grandi di Ángeles Mastretta, L'ottava vita di Nino Haratischwili, La casa degli spiriti di Isabel Alliende...destini di donne, dignità di donne.
Mielenkiintoinen sukusaaga kuljettaa läpi Albanian 1900-luvun. Murheellisten laulujen maa potenssiin kolme: Parhaimmillaan siedettävän ankeaa ja pahimmillaan ihan karseaa menoa. Iso osa henkilögalleriasta jää traagisen siveltimenvedon asteelle, mikä tavallaan toimi tyylinä, mutta jäin kuitenkin kaipaamaan vähän enemmän dynamiikkaa.. Tai sitten vaan toivoa.
Una storia raccontata da due donne di una famiglia albanese. Due generazioni a confronto: la protagonista che viene data in sposa giovanissima e vive in un paesino e la nipote che ha la possibilità di studiare e vive in città. Un'occasione per il lettore di conoscere un pezzo di storia europea del Novecento che solitamente non si trova sui libri.
Kiehtova kertomus kiehtovista hahmoista. Hahmoja vilisee kirjassa paljon, mutta Ibrahimi on onnistunut kirjoittamaan niin taitavasti, että lukija pysyy kärryillä eri hahmoista ja heidän kohtaloistaan. En ollut aiemmin lukenut albanialaisen kirjailijan teoksia tai tutustunut erityisemmin Albanian historiaan, joten tämä oli mielenkiintoinen vilahdus Albanian menneisyydestä. Hieno kirja!
Poesia allo stato puro.... Questo libro, tramite le vicissitudini delle donne di una famiglia, ti fa scoprire come vivevano le donne in Albania dai primi del novecento sino ai giorni nostri... donne forti e che tenevano le redini della famiglia.
Tämäkin oli ”vain” satunnainen herätelaina, joka tarttui kotikirjaston hyllystä matkaan. Mutta hieno tarina ja kuvaus Albaniaan lähihistoriasta yhden suvun eri sukupolvien naisten näkökulmasta. Koskettava, terävä, yllättävän hauskakin!