(1) Primo libro della trilogia Le Cronache della Congrega | Il Tempo Perduto. È dal 1661 che cinque ragazzi sono legati indissolubilmente tra loro dal fatto di essere una Congrega di Streghe, una vita che altre persone hanno scelto per loro, costringendoli a un’esistenza immutabile ed eterna. È dal 1799 che, questi, vivono la loro immortalità con il peso di una condanna che per diciotto anni li fa dimenticare della loro vera identità ogni volta che vanno incontro alla morte momentanea. Un lungo tempo di oblio e poi, improvvisamente, la verità ritorna nelle loro menti, ogni volta più insopportabile e pesante. È ormai da due secoli che sono in balìa di una maledizione di cui non sembra esistere soluzione, almeno fino a quando, nel 1982, Alais contatta i suoi quattro compagni affermando di aver trovato il modo per spezzarla e chiede loro di raggiungerla a Los Angeles. Ma i ragazzi non fanno in tempo ad arrivarci, perché qualcosa accade a uno di loro e quando si risvegliano dal nuovo ciclo di oblio si rendono conto di essere ormai negli anni 2000. Si affrettano a tornare a casa, ma Alais non è lì. La aspettano, ma Alais non arriva. La cercano per mesi, ansiosi di spezzare finalmente la maledizione, desiderosi di riprendere il controllo delle proprie vite per non essere più nelle grinfie del Principe dell'Inferno che le ha sconvolte. Ma quando finalmente riescono a rintracciarla, si rendono conto che Alais non può aiutarli, perché non è più colei che un tempo conoscevano...
Non sono un’amante degli Urban Fantasy, in genere preferisco i Fantasy di stampo classico o la Fantascienza e la Distopia. Per questo motivo ero titubante nell’approcciarmi a questo romanzo. Eppure, quando ho letto le prime righe del prologo, non ho potuto fare a meno di venire risucchiata da questo universo del tutto originale delineato con maestria dalla penna di Giulia Letizia.
Le vicende iniziano nel 1661, nel periodo della caccia alle streghe, quando Alais vede morire sul rogo la sua migliore amica accusata di stregoneria. In seguito, viene uccisa da una donna misteriosa che ha trucidato anche tutta la sua famiglia. Si risveglia qualche tempo dopo in un Castello ai confini del mondo, ma non è sola. Con lei, infatti, ci sono altri quattro ragazzi sottratti alla morte: Aron, Francis, Thea ed Elin. Scelti per essere una Congrega di streghe, sono legati indissolubilmente l’uno all’altro, cinque frammenti di un’unica anima.
Dopo il prologo ambientato nel 1661, un flashforward ci trascina nel 2014. La trama si snoda tra passato e presente, alternando una narrazione lineare a flashback che rendono l’intreccio interessante e ci permettono di scavare a fondo nelle relazioni tra i personaggi e nelle loro anime secolari, tormentate, umane.
I cinque sono vittima di una maledizione da parte di un Principe dell’Inferno; secondo questa maledizione, quando uno di loro muore, anche tutti gli altri muoiono, risvegliandosi in quella che loro chiamano “una vita di finzione”. Solo dopo diciotto anni, come se ci fosse un orologio dentro di loro, si ricordano chi sono davvero.
Stavolta però è diverso, perché Alais è l’unica a non essersi ricordata, a non aver preso coscienza del proprio sé e a essere rimasta intrappolata in una ragazza di nome Miriam.
Come mai non ricorda? E a cosa saranno disposti i suoi compagni per farle tornare la memoria?
Lo scoprirete leggendo, se ve lo dicessi di certo vi rovinerei questa splendida lettura! 😉
Di questo romanzo ho amato due cose in particolare: la prima è lo stile. L’autrice ha uno stile descrittivo, ed è una qualità che io apprezzo. Le sue descrizioni non sono affatto noiose, ma sono poetiche e permettono al lettore di provare empatia verso i personaggi.
Penso che la trama di questo libro parli già da sè, iniziamo perciò subito con la recensione! La storia è molto accattivante e ben scritta. Le prime 50/100 pagine possono risultare leggermente lente ma è solo per non creare confusione. La narrazione è in terza persona anche se ci sono alcuni passi in cui risulta confusa poiché il soggetto non viene specificato ma ci si limita a “lui”; oltre qualche piccolo e insignificante refuso, questo è l’unico difetto che questo libro presenta. Mi è piaciuta molto, inoltre, l’alternanza tra passato e presente che ci ha permesso di vivere determinati momenti anziché conoscerli “per sentito dire” ed è una cosa che ho apprezzato veramente molto. Essendo un urban fantasy l’ambientazione potrebbe risultare semplice ma non è così poiché il sistema magico, ciò che c’è dietro la creazione di specie come streghe, vampiri e così via non è la solita che si sente nei libri o nelle serie tv in cui si fa riferimento a Lilith come creatrice di tutte le specie ma un’alternativa davvero molto interessante! Le descrizioni sono ricche e permettono di immaginare perfettamente scene e immedesimarsi nei personaggi, mai di troppo. I personaggi sono davvero ben scritti e ben caratterizzati. È facile affezionarsi/innamorarsi a loro. Sono scritti e descritti in modo particolare e unico, nessuno assomiglia agli altri ma hanno comunque un legame che ho adorato. Preferito del mio cuore, non c’è bisogno neanche di dirlo è Francis ma le spiegazioni sul perché non potrebbero mai essere abbastanza.
In fine, ho adorato sotto ogni punto di vista questo libro. Ricco di momenti da togliere il fiato ho deciso di dare 4.5 stelline e fremo per leggerne subito il seguito! Ne consiglio la lettura a tutti. Autrice emergente che merita veramente tantissimo!
Avevo già avuto il piacere di intraprendere questa lettura, su consiglio di un'amica che mi aveva detto quanto fosse brava l'autrice di questa storia e quanto quest'ultima meritasse, ma a causa della mia proverbiale lentezza a portare a termine un romanzo su Wattpad, rimasi a bocca asciutta prima di concludere il libro e, fortunatamente, prima che questo mi appassionasse al punto da non poter tollerare di non poterlo continuare. Quando però Giordana mi ha proposto la lista dei libri da leggere, tra cui ho scorto questo titolo, non ho potuto che prenotarmi affinché fosse mio. È stata una di quelle letture velocissime, sebbene il libro sia un bel mattone di più di cinquecento pagine, di quelle che ti tengono incollate alle pagine senza darti via di scampo, e tu non puoi far altro che startene lì e proseguire, nella speranza di riuscire a tirare un respiro di sollievo… ma procediamo con calma. I libri sulle streghe che ho letto prima di questo si contano sulle dita di una mano - letteralmente - e non ho mai capito perché un argomento così interessante venga trattato relativamente poco, e posso dire che tra quelli che ho avuto il piacere di avere tra le mani, questo risulta essere il mio preferito in assoluto. Stiamo parlando di una storia che si apre con un prologo carico di sofferenza, che ci getta senza pietà all'interno degli anni della caccia alle streghe e che ci fa toccare l'ingiustizia di quell'epoca zeppa di fanatici con gli occhi coperti da credenze infondate; entriamo nella vita di Alais, giovane ragazza che per il tempo in cui viveva veniva considerata un po' stramba, e che si vede costretta ad assistere alla morte della sua migliore amica, accusata di stregoneria senza nessun reale motivo; ignara del fatto che presto sarebbe andata incontro a una morte che l'avrebbe poi resa quello che tutti in quegli anni temevano: una strega. Successivamente assistiamo al primo incontro della Congrega del 1661, cinque coetanei destinati a diventare gli uni la famiglia degli altri, uniti da un legame indissolubile, che va al di là di qualsiasi altra cosa abbiano sperimentato in precedenza.
Veniamo poi catapultati avanti di quattro secoli, dove impariamo a conoscere i protagonisti attraverso i loro pensieri, la miriade di ricordi che si portano dietro, e le loro debolezze, perché sebbene siano streghe vecchie di ormai quattrocento anni, una parte di loro resta legata a quell'adolescenza che non hanno mai potuto vivere completamente, e dunque a quelle insicurezze che contribuiscono a rendere personaggi di carta e inchiostro più vivi che mai.
Si svolge tutto nell'assolata Los Angele, porto sicuro delle cinque streghe, vittime di una maledizione, ancora non sono a conoscenza che il loro carnefice ha deciso di prendersi nuovamente gioco di loro proprio quando erano a un passo dal mettere la parola fine a quella storia. È, dunque, proprio nella città degli angeli che Francis, Aron, Alais, Elin e Thea verranno a patti con loro stessi, portando alla luce lati delle loro personalità che erano stati bene attenti a tenere private, a fronteggiarsi con errori passati e con situazioni a volte più grandi di loro e con emozioni nuove, tutto in nome dell'amore smisurato che provano l'uno nei confronti degli altro, quello stesso amore che li porterà a combattere ferocemente per restituire a loro stessi qualcosa di cui sono stati privati e senza cui non possono definirsi completi.
Ho amato follemente questo libro, sebbene non sia privo di imperfezioni, perché più di tutto mi ha permesso di entrare nella testa di ogni singolo personaggio fino a farmi sentire di conoscerli tutti. Mi sono affezionata in egual misura a ognuno di loro, a cinque ragazzi che, chi più chi meno, mi hanno concesso di sbirciare nella complessità della loro vita. Il tutto a braccetto con una trama dipinta alla perfezione, a uno stile fluido e scorrevole e al suggestivo alternarsi di passato e presente che mi spingeva ogni volta a ripetermi "Ancora un attimo e poi chiudo." finché poi non avevo più altro da leggere. C'è tanto, tra le pagine di questo romanzo, prima di ogni cosa amicizia, una di quelle forti e salde impossibili da demolire; voglia di vivere, di combattere per ciò che ti appartiene e amore. Amore in ogni singola sfaccettatura, anche se quello che mi ha conquistata nel modo più assoluto è stato quello tenero, totalizzante ed eterno di due personaggi in particolare, quel tipo di amore che, forse è vero, esiste solo nei libri, ma che ti fa sperare ardentemente di poterlo sperimentare.
In conclusione, non credo di aver molto da dire, se non che questo libro merita di essere scoperto; che poi piaccia o meno, è questione di gusti, ma direi che una possibilità non è da negare a nessuno. Quindi chapeau a Giulia Letizia per questa meraviglia. E, nell'attesa di poter leggere il seguito, vi lascio un piccolissimo estratto:
" Dopo circa un minuto lo squarcio si chiuse e l'aria tornò immobile. Fu solo in quel momento che Francis tirò un profondo sospiro. Molto profondo. Si meravigliò. Era stato così teso? Girò il volto in direzione dell'amico quando sentì gli occhi di lui osservarlo con insistenza e incontrò i suoi pozzi verdi, concentrati a leggerlo nella profondità della sua anima. «Che c'è?» gli chiese, con una punta di impertinenza nella voce a causa del disagio di quell'intensità. «Mi chiedevo quanto tempo ci avresti messo a respirare.» Francis lo guardò meravigliato. «Eh?» Aron gli sorrise. «Ti dimentichi di respirare, quando c'è lei. Sei talmente assorto in lei che ti dimentichi di aver bisogno di respirare, come se potessi vivere senza farlo perché lei ti dà tutto ciò di cui hai bisogno per sopravvivere.» "
Vi presento il primo libro dell’anno che entrerà nella Top Best Books 2021 sul mio blog! Mi sono imbattuta per caso nella saga “Le Cronache di una Congrega”: ero un po' incuriosita dalla copertina, molto simile dai sequel (meno male che quando avverto il fantasy nell’aria, clicco subito!). In sé per sé la sinossi non mi aveva rapita, nel senso: non rende giustizia al libro. La cosa che assurda che verso pagina 32 su 400 ed oltre mi sono sentita andare a fuoco: non capitava da tempo, ho contattato subito l’autrice e le ho chiesto se mi volesse vendere delle copie autografate! Mi sono sentita un po' petulante.
Iniziando la lettura non immaginavo che fosse presente solo un capitolo dalla “parte storica” del libro, ambientata nel 1661, per poi trovarci ai nostri giorni e con una situazione un po' strana: Francis, Aron, Elin e Thea sono in cerca di Alais, l’ultima strega della propria congrega, scampata al rogo dopo la morte dalla sua migliore amica: Christine, una pittrice eccezionale.
Il romanzo si presenta corale – e sapete che è una cosa che adoro – tutti i ragazzi della congrega sono protagonisti, valorizzati e soprattutto caratterizzati! Molte volte ci troviamo davanti una marea di personaggi, ma con il passare delle pagine le personalità si confondono, lasciandoti un miscuglio di caratteristiche indistinte – per fortuna con il “Tempo Perduto” non è così.
Partiamo da Aron: dolce e fragile – il ragazzo presenta un background fin troppo ricco e particolare, la sua relazione con William, un vampiro, è oggetto di dissenso ed un certo verso di “gossip” nel mondo delle streghe. Il problema è che ai miei occhi è una situazione tenerissima: William non può esporsi alla luce del sole, così da portare Aron in una vita “nell’ombra” – peccato che non sia una metafora per lui, fino a quando con il più grande atto d’amore, la coppia si libera di questo problema.
Elin invece mi sembra un coniglietto: candida e dolcissima, ma ho visto molto poco di lei, ma sento già che nel secondo libro la vedrò alla riscossa con la sua relazione con un mortale. Thea invece è “il capo in seconda”, a mio dire, in sostituzione di Alais: avventata, impulsiva, fino a contattare un goblin titolare di uno spaccio nella zona malfamata del mondo stregato, in contatto con i demoni infernali.
L’autrice presenta temi importanti con questo libro, creando e modellando personaggi molto complessi: Aron ha una sessualità fluida non stonando con la narrazione. A volte si hanno progetti molto pretenziosi, mal distribuendo e non riuscendo a gestire un buon progetto di partenza. Ma Giulia è riuscita a saltare questo ostacolo in modo magnifico!
Si parla di razzismo e xenofobia, incarnato nei casi di: William, un vampiro denigrato e ritenuto feccia nel mondo magico; troviamo inoltre relazioni tra mortali e streghe della Congrega stressa - nel caso di Evelyn.
Va un applauso meritato all’autrice capace di districarsi in temi non ancora ben accetti al pubblico retrogrado che popola il mondo, ma non scendendo in situazione grottesche o coatte.
Passiamo a Francis: complesso, un belloccio che non presenta una mascolinità tossica; il suo esordio nel libro è stato divertente con quel bacio! Ha lasciato me di sasso, non immagino lui! All’inizio si poteva partire col presupposto che fosse il classico quarterback di un liceo americano, ma scorrendo tra le righe non carpivi furberie o doppi giochi, insomma: UN BRAVO RAGAZZO! Un ragazzo così bravo che è strano porlo come uno dei protagonisti non stereotipando tutto – MA MENO MALE CHE IL SELF E’ LA VOCE DEI POCHI e sono grata a questo, non regalandoci il ragazzetto arrogante con un falso background tragico per riempire un buco di trama – almeno Francis è tragico dall’inizio.
La sua relazione con Alais non l’ho trovata scontata, anzi Francis era già cotto prima della maledizione, quindi pareva giusto almeno per il fandom in crescita (Giulia eh, pensa spesso a noi <3).
RECENSITO DA QUEEN PER IL BLOG DI "LIBRI E SOGNALIBRI" Confesso di essermi tuffata in questo libro perché colpita dalla trama e dalla singolare scelta dell’autrice di non concentrarsi su un unico protagonista. Inoltre, adoro i libri contenenti streghe e magia quindi… non potevo non leggerlo!
Il “Primo libro della Congrega” parla appunto della Congrega del 1661 e dei suoi componenti: 2 ragazzi e 3 ragazze legati in un destino indissolubile ed eterno che li rende simili ad una famiglia, tanto da appellarsi tra di loro “fratelli”.
“Erano delle streghe, sarebbero riusciti a trovare una soluzione a quel problema, come erano sempre riusciti a superare tutto, insieme.”
I protagonisti rappresentano ognuno un elemento naturale e hanno caratteristiche fisiche e caratteriali diverse: c’è Francis, cappelli neri e occhi blu, schivo, sarcastico e taciturno, porta sulle spalle il peso di segreti indicibili che non vuole ricadano sui fratelli; Aron, capelli rossi e occhi verdi, amabile, rassicurante e comprensivo, l’unico che riesce a comprendere e calmare gli animi di tutti; Thea, occhi neri come carbone e un temperamento altrettanto esplosivo, istintiva, sconsiderata, audace, non mostra tutto di sé ma resta sempre leale alla sua famiglia; Elin, occhi azzurri e capelli scuri, calma, riflessiva, ponderata, è il perno del gruppo, la voce che pesa sulle scelte in comune; infine Alais, bionda e occhi grigi, di certo fiera e coraggiosa ma anche caparbia e decisa.
Su di lei si sviluppa l’intera storia, sue le scelte (ovviamente d’amore) che condizionano l’intera esistenza della congrega, sia in termini di tempo che di qualità, e che creano quelle varianti che rendono questo racconto diverso dagli altri.
“La consapevolezza che si sarebbero dovuti allontanare in fretta scalfiva il tempo della loro eternità.”
Si perché intorno a loro l’autrice, Giulia Letizia, ha costruito un mondo magico nuovo di zecca, dando nuova linfa alle ideologie sulle streghe, e accostandolo ad un racconto di epoche passate che definirei quasi storico per i dettagli e la precisione.... LA RECENSIONE CONTINUA NEL BLOG: https://wp.me/p9OQN5-NF
“Il tempo perduto” di Giulia Letizia, primo libro della serie Le Cronache Della Congrega, è un romanzo fantasy che ho scoperto per puro caso, intriso di magia, che tratta uno dei temi fantastici che più mi appassiona: le streghe. Ho iniziato questa lettura principalmente per tre motivi: si tratta di una saga, quindi c’è parecchia carne sul fuoco; è un fantasy (requisito quasi indispensabile); parla di streghe e magia, che solo chi non è un vero fan di Harry Potter può far finta di niente e girarsi dall’altra parte (purtroppo non è il mio caso. Decisamente no). La trama, che può sembrare banale, è piuttosto avvincente e intrigante. La fitta e ingarbugliata rete di avvenimenti mi ha trascinata all’interno di un mondo che ho apprezzato davvero molto. I personaggi sono la punta di diamante di tutto il romanzo. Cinque ragazzi legati tra loro, ben delineati, all’interno dei quali ci si può magnificamente immedesimare – merito soprattutto della bravura della scrittrice, che merita una nota di riferimento tutta per lei (ci arriverò, promesso). Il mio preferito, senza ombra di dubbio, è stato Aron fin dall’inizio. Ho apprezzato molto la scelta di alternare ad ogni capitolo, all’incirca, più punti di vista, in particolare dei cinque protagonisti. La storia ha finito per arricchirsi, offrendo una visione quasi a 360 gradi su tutto il racconto. L'autrice ha esordito nel mondo della scrittura proprio con “Il tempo perduto”. Il suo stile è prevalentemente descrittivo ed è molto brava in ciò. Ogni dettaglio, all’interno del romanzo, è narrato con cura e probabilmente è uno dei motivi che purtroppo ha rallentato la mia lettura. Non amo particolarmente le descrizioni prolisse (mea culpa), preferisco più una via di mezzo tra il “troppo” e il “per niente”, per questo ho faticato a leggere la prima metà del libro. Poi però, ad un certo punto della storia, c’è stata una sorta di svolta narrativa e non riuscivo più a staccare gli occhi dal Kindle. Insomma, parliamone: streghe, strane congreghe, magia, salti tra varie epoche, amori perduti e ritrovati e, ultimo ma non di importanza, l’amicizia più vera. Sicuramente farà al caso vostro.
Recensione a cura della pagina instagram: @buona_apocalisse_a_marty
Che dire di questo volume?
Innanzitutto che ci ho messo anche troppo per leggerlo.
E quindi? Vale la pena di essere letto? Assolutamente sì.
Iniziamo, come al solito, dal lessico e dalle descrizioni. Anche qui, stile, lessico e descrizioni (oltre a una solidissima caratterizzazione dei personaggi, ma a queste ci arriviamo poi) sono il punto di forza del romanzo. Già dal prologo il lettore si ritrova immerso nelle vicende dei protagonisti e nelle loro vicende di vita quotidiana grazie a delle descrizioni molto vivide. A volte sono un po’ troppo minuziose e lasciano poco spazio di manovra all’immaginazione del lettore, ma fanno il loro lavoro in maniera più che egregia, quindi non me ne lamento.
In secondo luogo, sul worldbuilding c’è poco da dire: a parte l’elemento fantasy rappresentato dalle streghe, ci troviamo nel mondo di tutti i giorni, quindi non c’è niente da criticare o da elogiare particolarmente.
Passiamo ora ai personaggi: la loro caratterizzazione, come ho detto, è solidissima e perfetta, le loro relazioni si intrecciano perfettamente e il prologo è straziante (niente spoiler, lo prometto), anche se una critica piccina picciò c’è: mi pare che le reazioni siano un po’ troppo scialbe. Nel senso, la storia si perde spesso a descrivere i dettagli della trama, degli avvenimenti, ma sembra far passare in secondo piano i sentimenti dei personaggi e le loro reazioni agli avvenimenti sopracitati. In sostanza accettano tutto ciò che succede nella loro vita abbastanza semplicemente.
Dal punto di vista della trama non ho assolutamente da dire: a parte le piccole critiche che ho dovuto fare e che riguardano alcuni piccoli dettagli, la storia è molto accattivante e tutto sommato innovativa.
Ho appena finito questo libro e devo dire che non è male come fantasy. La storia inizia nel 1661 dove in un paesino è in atto una caccia alle streghe che però prende a tiro degli innocenti invece delle vere streghe che restano ben nascoste. Qui conosciamo per prima Alais e Aron che perdono una la sua migliore amica, l'altro il suo primo e non dichiarato amore. La falsa strega muore al rogo ma una vera strega tramuterà Aron, Alais, Francis, Elin e Thea in vere streghe immortali. Tale trasformazione verrà fatta attraverso un rito di sangue, da una strega molto antica che li unirà in una congraga. Da qui li conosciamo nei loro veri caratteri, nelle caratteristiche della cangrega e delle varie congreghe. La storia si dipana tra presente e passato e l'autrice ci fa comprendere le varie vicende che hanno portato Alais a dimenticare il suo vero io e la sua congrega, a causa di una maledizione scagliata da uno dei principi dell'inferno e, di come la congraga cercherà di far ritornare la memoria ad Alais. Viviamo anche le vicende amorose di protagonisti e i loro sentimenti, vividamente descritti dalll'autrice. Lo scritto è scorrevole, le vicende descritte sono ben fatte e lasciano sempre un certo mistero, che, convince il lettore ad andare avanti nella lettura per capire meglio ciò che sta succedendo. Ci sono alcuni errori che dovrebbero essere corretti ma non disturbano più di tanto la lettura. Unica pecca è che alcuni passaggi potevano essere anche non inclusi, lasciando inalterata la storia che è già bella corposa. Cosa che ho trovato originale è che nei ringraziamenti da parte dell'autrice, anche uno dei personaggi Francis, ringrazia i lettori e fa una serie di battute ironiche che sono tipiche del personaggio. A questo fantasy da 4 stelle e mezzo.
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L'ho finito ormai da un po, ma nonostante questo i suoi personaggi continuano a ronzarmi in testa. E' un libro molto carino, sopra la media se consideriamo la categoria a cui appartiene. Nonostante questo gli ho dato solo tre stelle. Perche? Diversi motivi: 1) La quantita di errori grammaticali o di spelling. Capisco l'autopubblicazione ma un po di editing avrebbe sicuramente aiutato l'esperienza totale. 2) E' una fanfiction. Ho letto che arriva da WattPad e quindi e inevitabile che ne risenta, ma sono ancora convinta che quando si passa dalla fan fiction al romanzo ci deve essere un cambio di stile. Ovviamente questa e solo la mia opinione, condivisibile o meno.
Andro avanti a leggere la saga? Si.
(ps: vivo in uk, questo e il motivo per cui non ci sono accenti sulla e o dove dovrebbero stare nella mia recensione. Io so usarli, il mio computer no!)