Il De Amicis che ricordavo io era quello del famosissimo e moraleggiante “Libro Cuore”.
Ecco, tenete Torino, quella di fine ‘800, ma dimenticatevi pure di Franti, del Maestro Perboni, di Garrone e madri lacrimose, e immergetevi in questo splendido racconto lungo che è “Amore e ginnastica”.
Un racconto di un’Italia appena nata che cambia, e che si affaccia alla modernità: donne inserite nel contesto lavorativo intellettuale, e addirittura l’inserimento dello sport –la ginnastica, appunto- all'interno del programma scolastico. Si pensi che la prima società sportiva d’Italia, la Reale Ginnastica, venne creata nel 1844, e “Amore e Ginnastica” si basa proprio sulla ferrea volontà della maestra Pedani di trasmettere e insegnare i dettami ed i tecnicismi di questa disciplina, in un modo che definire rivoluzionario, per quei i tempi, è dire poco. Quindi, “la ginnastica” ce l’abbiamo, è la maestra Pedani, la determinata docente di educazione fisica, un po’ mascolina, ma senza dubbio una bella donna, emancipata e giunonica, dal corpo sodo e prosperoso. L’ “amore” dobbiamo andarcelo a recuperare in un ex seminarista, il Celzani, innamorato pazzo della bella maestra, ma pur sempre timido e un po’ pretino.
In mezzo, a fare da collante, ci mettiamo un palazzo del centro (al piano di sopra la Pedani, al piano di sotto il Celzani) e poi l’abilità di De Amicis di raccontarci, in maniera divertente e godibilissima, tutta quella girandola di pregiudizi e le fortissime resistenze tipiche di una classe sociale maschilista e conservatrice, che di certo non vedeva di buon occhio l’attività fisica femminile, per questione di morale e di decenza. In un’epoca in cui il busto delle donne era strizzato in rigidi corpetti e le gambe ben nascoste da ampi vestiti e mutandoni, l’idea di vedere giovinette arrampicarsi sul quadro svedese come scimmie, o fare acrobazie sulla trave, tutto poteva sembrare tranne che una cosa buona. La Pedani si batte contro la mentalità e le leggi dell’epoca che non consentivano alle scolare di praticare come i loro colleghi l’attività ginnica, per quanto benefica potesse essere. Le idee progressiste della Pedani (e la Pedani stessa, direi “Alta e robusta, larga di spalle e stretta di cintura, modellata come una statua”), di colpo gettano un gran scompiglio nel rigidissimo e impomatato equilibrio emotivo e nel buonsenso borghese del corpo docente di cui la Pedrani fa parte.
E apriti cielo!
Il Celzani (“Trentanni e più, aspetto di un uomo di cinquanta, figura di precettore di casa patrizia clericale…”) passa ore a spiare la sua vicina di casa, con l’orecchio teso verso il seppur minimo movimento, e nel frattempo la pensa e la ripensa, la figura scultorea della giovane turba le sue notti spesso insonni, e capita pure che la incroci per le scale, con sua grande vergogna. Seguono poi i vari personaggi, per lo più i vari maestri, tutti ammaliati dalla Pedani, virago quanto mai determinatissima a limitarsi alla ginnastica e al benessere fisico più che agli uomini, tutti animati da quel sottile voyerismo che è l’anima del racconto, tra salutismo, emancipazione, pudore, capriole e ammiccamenti maliziosi.
“Amore e ginnastica” è un breve romanzo che si legge velocemente: delizioso, ironico, spiritoso, con quella punta di divertita critica sociale che non guasta mai. Splendida la caratterizzazione dei personaggi, primo fra tutti, il povero “Don” Celzani, da un lato impacciato e attentissimo al proprio decoro, e dall’altro imbarazzato e decisamente travolto dai desideri amorosi, non sempre solo spirituali, che la giovane maestra gli suscita nell’animo (e pure nel corpo!).
Consigliatissimo!
(Da questo libro è stato tratto da D’Amico un film nel 1973).
“Ora egli aveva trovato quest'ideale nella maestra Pedani, lombarda, venuta tre mesi prima, sul cominciar di dicembre, ad abitare con la sua collega Zibelli in un quartierino al terzo piano di quella casa, di fronte all'uscio del maestro Fassi, il quale l'aveva tirata là per assicurarsi meglio la sua cooperazione preziosa al "Nuovo agone". Quell'alta e robusta giovane di ventisette anni, "larga di spalle e stretta di cintura", modellata come una statua, che spirava da tutto il corpo la salute e la forza, , e che sarebbe stata bellissima se non avesse avuto un nasino non finito e un'espressione di viso e un'andatura un po' troppo virili, gli aveva fatto, fin dal suo primo apparire, l'effetto d'una persona lungamente desiderata e aspettata. Era il tipo che aveva accarezzato nei suoi sogni ardenti di seminarista, la figura che aveva vagheggiato confusamente per tutto il corso della sua calda gioventù castigata. La prima volta che era salito in casa sua a prender da lei la pigione anticipata del trimestre, non gli era riuscito di contare i biglietti da cinque ch'essa gli aveva messo in fila sul cassettone.”