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Pompei è un unicum nella storia dell'archeologia, una miniera di informazioni non ancora del tutto esplorata. Soprattutto, è una continua riserva di sorprese per gli studiosi, una realtà più complicata e intrigante di ciò che riteniamo di conoscere. Distrutta e messa sottosopra, evacuata e depredata, Pompei serba i segni (e le cicatrici) di storie d'ogni genere, ben oltre lo stereotipo di «città congelata dalla colata lavica» diffuso dai dépliant e dalle guide turistiche. Indagando nel «paradosso di Pompei» in compagnia di Mary Beard scopriamo così che della vita antica che si svolgeva nel centro campano sappiamo contemporaneamente molto più e molto meno di ciò che crediamo. Facendo parlare in modo rigoroso le fonti archeologiche e le rare testimonianze documentarie, infatti, la studiosa inglese ricostruisce la vita quotidiana della città romana nel I secolo in ogni aspetto, dal sesso alla politica, dal cibo alla religione, dalla schiavitù alla cultura.
575 pages, Kindle Edition
First published December 15, 2008







[W]e find women’s names written on the wall in a clearly erotic context and sometimes with a price: ‘Felicla the slave 2 asses’, ‘Successa the slave girl’s a good lay’, and even what has been taken to be a price list, ‘Acria 4 asses, Epafra 10 asses, Firma 3 asses.’
We have to be careful in interpreting this kind of material. If today we were to see ‘Tracy is a whore’ or ‘Donna sucks you off for a fiver’ daubed up at a bar or bus shelter, we would not automatically assume that either of them was actually a prostitute. Nor would we assume that ‘a fiver’ was an accurate reflection of the prices charged for these sexual services in the area. They are just as likely to be insults as facts. So too in Pompeii…