E questo mi è piaciuto veramente tanto!!!
Alle volte ho anche ridacchiato sotto i baffi che il marito mi guardava contrariato!!!
"come sostiene la Fabiani, i gatti appartengono a se stessi e non a chi li cura"
[...]
Professor Moriarty inclina appena la testa e lo guarda per un lungo istante con le pupille larghe, colme di quella che pare benevola indulgenza. Poi si raddrizza placido e con noncuranti colpetti di zampa sfranta a terra il coperchio del rasoio, la saponetta, il portasapone, il bicchiere con lo spazzolino, l’asciugamano… osservando ogni schianto con il genuino stupore di un “oh, ma che strano, è caduto!”
A volte Alma ha il sospetto che, invece di un convenzionale esemplare di homo sapiens, il suo utero abbia sputato fuori una sorta di homo aquaticus o un Luca-tonno, tanto suo figlio gli pare impastato di mare e salsedine nei geni - io sono così, purtroppo per me vivendo nell'unica regione del centro Italia non bagnata dal mare!
La Mavi rimbalza lo sguardo dal figlio alla moglie dell’altro figlio con l’espressione che doveva avere Schliemann quando portò alla luce le rovine della città di Troia (come il mitico prof di cui si narra il commento all'esame, che secondo me è tutta un'invenzione, ma il folklore all'Università ci sta tutto!!!)
Natalia lo infila nel suo negozio.
Che non sembra per niente un negozio.
Nell’accezione più entusiastica della negazione, perché è bellissimo.
Jules si guarda in giro: il pavimento di ardesia, il soffitto a travi di legno, mensole che sembrano assi da ponteggio con sopra degli oggetti strani di materiale altrettanto strano ma piacevoli da vedere, un vecchio baule sormontato da cuscini rivestiti con vecchie coperte militari e B.B. King che riempie i vuoti con una sublime Why Do Things Happen to Me.
«Ecco dove finiscono» esclama Jules sfiorando una lampada fatta mettendo insieme le pietre levigate e i legni, frutto dei bottini di Natalia sulla spiaggia.
«Sì, quasi tutto ciò che vedi qui è alla sua seconda – a volte anche terza o quarta! – vita. È che a volte le cose cambiano senza che tu possa far nulla, però poi scopri che si può fare tanto per cambiare il modo di vedere le cose. Così la Fine non è mai fine davvero: come in un cerchio, dove la fine è sempre l’inizio del giro successivo, dove la morte non è morte ma trasformazione e nuova vita… diversa, sì, ma vita. Non hai idea di quanto mi faccia sentire viva rubare queste cose alla morte» ride, con quei suoi occhi sfaccettati che sembrano spruzzare scintille.
Lo sai cosa diventano tre creature dai quattro agli undici anni dopo la detenzione costrittiva di un’intera settimana? No, non credo proprio che tu ne abbia idea, anzi, nessuno ne ha. O almeno io non l’avevo prima che si verificasse questa congiunzione astrale - come mi disse mia cugina quando tenne i miei figli per 10 giorni di fila!!!
«Che Dio combatterà con fuoco che scende da cielo a divorare esercito del Male e che morti non saranno più morti, ma si aprirà Libro della Vita dove sono scritti tutti secondo le loro opere e chi è giusto vivrà e chi non è giusto morirà di seconda morte e verrà gettato in stagno di fuoco. Capisce?» elenca sulle dita Galina.
«Veramente no» ammette Rosset, che tra morti primi e morti secondi si è un po’ perso.
Mah, chissà cosa avrà mai fatto nelle sue vite passate per scontare un contrappasso così implacabilmente preciso - Io dico sempre che devo essere stata prima Stalin e poi Pol Pot (ma a qualcuno suggerisco Torquemada!!!)
Come mai, don Andrea, alla base di ogni casino c’è sempre la religione? E poi, come mai questa ricerca perenne di un dio dalla notte dei tempi? Che non sto montando su una polemica marxista che ha a che fare con l’oppio dei popoli, sia chiaro, la mia è pura e semplice curiosità in merito.»
«È la Solitudine» sospira don Andrea con gli occhi fissi al parabrezza.
«Eh?»
«Sì, Jules, la vera solitudine è quando nessuno ti guarda, quando nessuno sa che esisti. Sapere che c’è un dio che ti guarda è confortante proprio perché non ti fa sentire solo: qualcuno mi guarda, a qualcuno interessa quello che faccio. Che sia un occhio amorevole, o giudicante o curioso… non importa: io non sono solo. Certo, questo se lo affrontiamo dal punto di vista prettamente filosofico. Per chi ha fede… be’, in quel caso c’è questo e molto altro ancora»