Chi ha aggredito suor Monica?E perché?Che relazione c’è tra il monile a lei sottratto e quello descritto, 700 anni prima, in un antico manoscritto che le appartiene?Che relazione c’è tra la sua famiglia e quella di 700 anni prima, sconvolta da una serie di macabri omicidi?Riuscirà Marcella Randi a risolvere il bandolo della matassa, tra passato e presente?La violenta aggressione a suor Monica porta il commissario Marcella Randi indietro di circa settecento anni, attraverso la lettura di un manoscritto di quell’epoca. Tra le sue righe, forse, ci sono indizi e riferimenti per la cattura del malvivente. Quell’antico libro sembra essere il diario privato di un ricco possidente con la passione per le investigazioni. Il manoscritto, i cui eventi risalgono al XIV secolo, parla, attraverso la “voce” di quest’uomo, delle sue indagini, non ufficiali, su un caso molto due omicidi e una morte sospetta e tre croci d’oro con rubini incastonati, proprio come quella rubata a suor Monica, durante l’aggressione. Al suo fianco c’è un altro personaggio di spicco, una donna… Gli antichi eventi si svolgono nei pressi di Urbino, nel monastero di San Pietro in Cagli e nelle zone del contado circostante, sotto l’allora giurisdizione dei duchi di Montefeltro.
Recensito dal magazine digitale “Il Font”"Un giallo insolito, in cui intrighi e depistaggi sono il comune denominatore di un’avvincente storia di misteri che, affondando le loro radici in un remoto passato, riemergono sorprendentemente ai giorni nostri. Una trama che si sviluppa su due differenti piani temporali, dove la parte medioevale ha il sopravvento, dando inizialmente la sensazione di scorrere le pagine di un poliziesco storico con caratteristiche che lo rendono quasi atemporale. Sì, perché i fatti e soprattutto i personaggi descritti potrebbero ben collocarsi in una qualsiasi epoca, primi fra tutti i due protagonisti, le cui personalità risultano molto ben Messer Bernardo da Rogoredo, un cavaliere con doti da moderno investigatore e conoscenze da anatomopatologo, e la badessa Cecilia, che mostra capacità e talenti tali da rendere il personaggio plausibile in ogni epoca. Questa parte, accattivante e coinvolgente, dalle belle ambientazioni e ricca di colpi di scena, si alterna, intersecandosi, con i tempi odierni, dove il commissario Marcella Randi dovrà cercare di dare un senso agli eventi narrati in un antico manoscritto, per venire a capo di una serie di avvenimenti delittuosi in cui viene a trovarsi coinvolta con un’indagine ufficiosa e personale. Sorprendente la conclusione, forse parzialmente intuibile, in cui emergono i legami tra i vari personaggi del presente e quelli del passato, con un ultimo ennesimo colpo di scena quando tutto sembra oramai chiarito. Qualche piccolo anacronismo nella parte medioevale, ma sicuramente non rilevante ai fini del risultato. Un libro che ci mostra quanto Marcella Nardi sia un’ottima scrittrice e Marcella Randi un acuto commissario". Giancarlo Bosini (scrittore, giallista) “Vendette giuste non ne esistono”: una riflessione di Miguel de Cervantes attraverso la quale l'autrice introduce il lettore ai fatti che si snodano rapidi nel suo romanzo, lasciando intendere che in fondo nessuno ha diritto di esigere vendetta, ma soltanto giustizia, anche se ciò è molto difficile.
La quinta indagine del commissario Marcella Randi non è un semplice giallo moderno, ma si intreccia in maniera eccelsa al giallo storico, una parte ben suddivisa dalla storia presente, ricca di mistero. A entrambe mi sono subito entusiasmata, perciò le pagine sono volate. I salti temporali sono scanditi dalla lettura di un antico manoscritto, unico indizio che potrebbe spiegare l’aggressione avvenuta in un convento. Vittima odierna una suora indifesa, Monica, che sin dal principio sparge dubbi sulla propria situazione, a cominciare da un oggetto prezioso da cui non si separa mai. Un concentrato di enigmi e di figure ambigue sorgono e si rincorrono, così non resta che fare entrare in gioco una professionista dell’indagine. Perciò ecco svelato il ruolo della Randi, chiamata in via confidenziale dalla badessa, sua vecchia conoscenza. Anche se lo scetticismo sfiora Marcella, si accorge subito di quanto è enigmatica la vicenda, oltretutto collegata a degli omicidi avvenuti settecento anni prima in un monastero di Urbino. Un intrigo tracciato da comuni denominatori: tre misteriose croci d’oro con rubini annessi legano i cadaveri ritrovati. A dimostrazione che possedere tali tesori non sempre porta bene, specie quando coinvolgono future generazioni, messe una contro le altre, di cui si svelano vissuti romanzeschi e intessuti da ingiustizie e intrighi di potere. Tale affermazione però vale in ogni epoca, in questa lettura è evidente. Un miscuglio di ere accattivante, dove l’autrice sa perfettamente sfruttare le differenze dei costumi e del linguaggio, per poi creare personaggi convincenti, chi più o chi meno tratteggiati. L’intreccio è denso di colpi di scena e curato nei particolari, come gli indizi sistemati nelle parti giuste, in modo da far intuire al lettore ciò che potrebbe succedere, ma non del tutto per arrivare alla completa soluzione.