L'avvocato scozzese Robert McFadden, figlio di un missionario in Rhodesia e di una ricca proprietaria terriera, entra in contatto fin da piccolo con il "diverso da sé" quando i suoi genitori, alla fine della Prima guerra mondiale, accolgono nella loro casa di Edimburgo una bambina nera che lui scoprirà essere la figlia illegittima del padre. Passano gli anni e la storia si la figlia di Robert, Jen, dovrà a sua volta convivere con una coetanea di colore, Kemi, figlia di due attivisti per i diritti civili. Jen e Kemi crescono insieme come sorelle, ma sono molto diverse tra la prima è più ribelle nei confronti dei genitori, Kemi invece cerca di compiacerli anche nelle scelte di vita. Jen non si realizzerà mai a livello professionale, mentre Kemi diventerà un chirurgo di successo. Quando, durante un soggiorno in Sudafrica, conoscono Solam Rhoyi, un giovane economista e ambizioso politico sudafricano, e se ne innamorano entrambe, il loro rapporto inizia a incrinarsi e nulla sarà più come prima. Amiche sorelle è una grande saga familiare che attraversa tre generazioni, dalla fine dell'Ottocento ai primi anni Duemila, ambientata tra la Rhodesia - oggi Zimbabwe - il Sudafrica, Londra e la Scozia in un momento storico di transizione politica, in cui si collocano i drammi dei personaggi, amicizie e amori traditi, segreti indicibili, ambizioni senza scrupoli.
LESLEY spent seven years training as an architect but always dreamed of writing a novel. Eight novels (and counting) later, and aside from building her own home in Ghana, she hasn’t looked back. She splits her time between Johannesburg, Accra and London, (although now she’s dreaming of a flat in Edinburgh) and counts the BA lounges at Heathrow amongst her favourite places in the world.
Avendo letto diversi libri di Lesley Lokko ed avendoli sempre adorati (in particolare Sundowners), avevo aspettative molto alte quando ho iniziato la lettura di Amiche Sorelle. Aspettative che, purtroppo, sono state disattese.
Partiamo dalle cose buone: - Il libro è molto scorrevole, nonostante i suoi molti difetti ti prende e si fa leggere nel giro di un paio di giorni; - Le ambientazioni della Lokko, con i personaggi che si alternano tra il mondo occidentale e l’Africa, sono sempre molto suggestive (anche se in questo libro, purtroppo, non se ne vedono molte); - Iketleng, la mamma di Solam, è forse l’unico personaggio che ho davvero apprezzato, soprattutto per i primi tre quarti del libro.
Purtroppo gli aspetti positivi di questo romanzo, per quanto mi riguarda, finiscono qua. Gli aspetti negativi sono di più e più importanti e sono ciò che mi ha portato a dare solo due stelle a questo libro: - Durante tutto il libro, la Lokko salta di palo in frasca, presentando anche molte situazioni in modo quasi “misterioso” (es: l’opinione di Alice su Kemi, le conversazioni di Solam con Hélène e i suoi viaggi all’estero), facendo pensare che verranno risolte più avanti, cosa che invece non succede. La sensazione è quella che il libro sia stato pubblicato a metà o che sia solo il primo di una serie, quando in realtà si tratta di un romanzo standalone, per cui la presenza di tutti questi nodi mai venuti al pettine mi irrita e non poco - Le storie d’amore sono insulse e insensate. Stessa cosa per praticamente tutti i rapporti interpersonali presenti in questo libro. La Lokko non ci mostra mai perché due personaggi finiscano assieme, si amino o si vogliano bene, semplicemente ci viene detto che, ad esempio, Jen è innamorata di Solam, ma non capiamo mai il perché. Stessa cosa per il rapporto fraterno tra Jen e Kemi: un momento prima la piccola Catriona/Jen odia la nuova arrivata, due pagine (e un mega salto temporale) dopo, sono legatissime. Non ci viene mai mostrato come nascano questi rapporti e i salti temporali sono usati come scusa per non farlo, facendo supporre al lettore che le relazioni si siano sviluppate in quei 2/3 anni che separano un capitolo dall’altro. Peccato che questo mi abbia portata a non avere una minima connessione o un minimo attaccamento a nessuno dei personaggi o delle coppie, che anzi, mi infastidivano parecchio. Come posso affezionarmi a Julian e Kemi, se l’unica cosa che so è che lui è ossessionato da lei (da anni, nonostante non le abbia praticamente mai parlato e abbia 20 e passa anni più di Kemi) e non ho idea di come siano finiti insieme? - Tanto, troppo, onnipresente INSTALOVE! Kemi e Solam, Jen e Solam, Julian e Kemi, praticamente tutte le relazioni! - Kemi è la classica Mary Sue: bellissima, intelligente, brillante, non è come tutte le altre ragazze, a lei non interessano i vestiti, le serate mondane, nonostante tutte le difficoltà della sua vita è diventata una donna incredibilmente di successo, desiderata da tutti. È semplicemente perfetta, non ha un difetto, addirittura riesce a perdonare il tradimento di sua sorella (ennesima cosa che non ci viene mostrata, ma solo riferita). Insomma, insopportabile e molto poco realistica. - I personaggi non crescono, maturano né migliorano durante tutto il libro, non cercano di superare i loro difetti e, ancora peggio, la maggior parte delle volte non vengono nemmeno messi di fronte ai loro sbagli né subiscono conseguenze per essi. Dal momento in cui Jen e Kemi sono ragazzine alla fine del romanzo, tutti rimangono esattamente le stesse persone. - Il blurb del libro è fuorviante; ho iniziato la lettura pensando si trattasse di una saga familiare, in cui avremmo seguito le vicende della famiglia dall’arrivo di Annie, la sorellastra di Robert. In realtà il 90% è incentrato su Jen e Kemi da adulte, spannando per una decina di anni. La maggior parte degli altri personaggi viene nominata di sfuggita nei primi capitoli ma non sappiamo nulla della loro vita. La stessa Annie dice UNA frase (UNA! di numero!!), dopodiché non sappiamo più nulla della sua vita, non abbiamo idea di che fine faccia, non sappiamo nemmeno perché le sue nipoti non l’abbiamo mai sentita nominare.
In definitiva, questo libro aveva il potenziale per essere interessante e coinvolgente come molti altri romanzi di questa autrice, peccato per diverse mancanze che, una volta finito, mi hanno lasciato l’amaro in bocca.
Recensione a cura di Kaila Swarte per Feel the Book
Tutto mi aveva incuriosito di questo romanzo: la trama, l’accenno alla saga familiare, l’ambientazione che toccava in parte l’Africa e, lo ammetto, ho iniziato la lettura di Amiche sorelle di Lesley Lokko con molte aspettative. Troppe, forse.
Dopo una prima parte in sordina, la vicenda inizia a ingranare quando a casa McFadden arriva dalla Rhodesia (ora Zimbabwe) Kemisa, una “povera” bambina di colore, figlia di due attivisti per i diritti civili; accolta bene da tutta la famiglia, e con apprensione da Catriona, figlia dei MacFadden.
Passano gli anni e le due ragazzine legano. Sono cresciute insieme, tanto da essere chiamate “Kemi e Kitty”, con diminutivi che suonassero bene in coppia, fino a quando Catriona stanca di un nomignolo che non rispettava il proprio nome chiede a tutti di essere chiamata “Jen”. Non è l’unica bizzarria: “Niente latte nel te’. Stringhe delle scarpe rosse, non marroni. Patatine a parte, per favore. E adesso questa.”
Tanto è calma Kemi, tanto è inquieta Jen, sia nella vita professionale sia in quella amorosa.
Diverse, nei colori, nella statura, nella corporatura, e nel carattere. Eppure sorelle. Per scelta, e per rivendicazione di Jen che lo sbandiera davanti a tutti, conoscenti e sconosciuti, così da ottenere reazioni diverse: sconcertate o pietiste, ma tutte terribilmente paternaliste.
Passano gli anni, le due ragazze crescono e diventano donne: Kemi studia medicina, come Robert McFadden che l’ha accolta in casa da bambina, e come suo padre Tole, che ancora sta scontando in carcere la sua lotta contro l’apartheid; diventa un promettente neurochirurgo, è stimata dalla famiglia e dai colleghi. Jan studia arte, contro il volere del padre, si laurea con il massimo dei voti, ma passa da un lavoretto a un altro senza futuro e si sottostima, finendo per svilirsi e per accettare qualsiasi offerta pur di orbitare in un ambiente chiuso, elitario e settoriale, come quello della scena artistica: “un mondo alimentato in gran parte dall’ego degli artisti, dai soldi dei clienti e da una frastornante cerchia di “contatti” in continua diminuzione, i cui capricci Jen cercava disperatamente di assecondare.”
Niente, però, può allontanarle. O, almeno, così sembra, fino a quando nella vita di entrambe irrompe Solam, un giovane e ambizioso politico sudafricano. Anche lui, come Kemi, era stato allontanato dall’Africa quando era bambino e mandato in Inghilterra a studiare.
Poi, in Sudafrica, Solam era tornato, e aveva occupato una posizione di prestigio dietro l’altra diventando più influente degli stessi genitori. In partenza per Londra per un breve viaggio e spinto dalla madre, anche lei attivista, a rivedere Kemisa che aveva conosciuto da adolescente, Solam la incontra -si scontra con lei-, rimanendone affascinato; ma ben presto deve rientrare a casa e la sua posizione di astro nascente della politica sudafricana lo attirerà in giri moralmente discutibili.
Una borsa di studio porta Kemi in Sudafrica, accompagnata da Jen, e presto gli equilibri di una vita vengono meno…
Un romanzo non facile, Amiche sorelle, con una prima parte piuttosto lenta, che funge da lungo prologo, e una seconda più dinamica ma con atmosfere ugualmente britanniche, malgrado l’alternanza nell’ambientazione. Siamo distanti dallo Zimbawe (ex Rhodesia) raccontato nel bellissimo Zenzele di Nozipo Maraire o dall’intenso Sudafrica ricordato in Verranno dal mare di Zakes Mda, o da quello sofferto nel periodo post apartheid descritto crudamente in Frutto amaro da Dangor.
In Amiche sorelle c’è qualcosa che stona, costantemente, e rende difficile al lettore la sospensione dell’incredulità, come se si trovasse davanti a un prodotto ben lavorato, ma confezionato per il mercato, un mercato occidentale.
Un libro da 5 stelle, fino alla parte finale. Non dando importanza alle relazioni sentimentali, che è impossibile amare o odiate perché poco approfondite, il libro scorre velocemente, grazie agli accenni qua e là a vicende irrisolte che spingono il lettore a proseguire nella lettura per scoprire “come andrà a finire”. Spoiler: non si scopre. I misteri rimangono lì, con un finale forse fin troppo aperto, al punto di non spiegare niente di ciò che è rimasto in sospeso. Quindi insomma, tre stelle per un libro che si fa leggere molto volentieri, ma che non si conclude.