Appaiono qui per la prima volta in traduzione italiana tre degli shōhin di Natsume Sōseki – un genere originale della letteratura giapponese moderna che si colloca in un territorio indefinito tra la novella e il saggio, caratterizzato da una notevole libertà di stile.
Il diario della bicicletta, Il fringuello di Giava e La lettera. Molto diversi tra loro, per stile e per contenuto, sono stati composti in momenti differenti della vita dello scrittore e, forse anche per questo, esprimono compiutamente la ricchezza di toni e la grande originalità della sua voce. Ad accomunarli è, come sempre in Sōseki, la forte componente autobiografica che, oltre a fornire l’argomento e la vicenda oggetto della narrazione, conferisce a situazioni e persone una grande intensità emotiva. Non sono mai i fatti narrati a essere particolari, ma è lo sguardo lucido e tuttavia compassionevole del narratore a farne dei piccoli gioielli, ricreando perfettamente atmosfere ed emozioni.
Molto divertente è Il diario della bicicletta, che racconta le peripezie affrontate da Natsume Sōseki quando decide di prendere lezioni di bicicletta, per di più nell’ostile e incomprensibile mondo inglese. A prevalere nel secondo racconto è invece una certa malinconia: il delicato rapporto con un fringuello di Giava evoca nel narratore il ricordo di una donna, dalla quale si era sentito attratto ma che non poteva corrisponderlo, essendo stata da poco promessa in matrimonio. Molto curiosa è infine la vicenda del terzo racconto, in cui una misteriosa lettera, riemergendo per caso nel cassetto di un albergo, svela un retroscena inaspettato.
Natsume Sōseki (夏目 漱石), born Natsume Kinnosuke (夏目 金之助), was a Japanese novelist. He is best known for his novels Kokoro, Botchan, I Am a Cat and his unfinished work Light and Darkness. He was also a scholar of British literature and composer of haiku, kanshi, and fairy tales. From 1984 until 2004, his portrait appeared on the front of the Japanese 1000 yen note. In Japan, he is often considered the greatest writer in modern Japanese history. He has had a profound effect on almost all important Japanese writers since.
Tre racconti molto diversi tra loro sebbene tutti accomunati da una matrice autobiografica. Ho preferito il primo, quello che dà il titolo alla raccolta: mi ha divertito molto seguire le peripezie dell'autore, giapponese in Inghilterra, che cerca di combattere la depressione imparando ad andare in bicicletta con risultati tutt'altro che entusiasmanti. Il secondo racconto, Il fringuello di Giava, pur mostrando una notevole perizia nella scrittura e nella descrizione dell'uccellino del titolo, mi ha un po' annoiata. Il terzo è un affascinante esempio di ipocrisia, arte comune in tutto il mondo, ma qui declinata in stile orientale. Interessante anche la postfazione che spiega il contesto culturale in cui sono nati i racconti.
Una bella lettura classica di un autore che avevo solo sentito nominare. Bello il primo racconto, molto ironico, con un'atmosfera molto azzeccata, che rimane il migliore di questa piccola raccolta. Molto gradevole anche il secondo, mi è piaciuto di meno il terzo. Rimane comunque un autore da leggere, ho già messo in TBR altri libri. Lettura consigliata.
Raccolta di tre racconti interessante, a mio parere molto utile per chi ancora non conosce a fondo l’autore ma che vorrebbe o approfondire: il fatto che si tratti di aneddoti personali permette al lettore di entrare in contatto con Sōseki e con la sua quotidianità; la presenza di numerose note dettagliate da parte della traduttrice forniscono un valido supporto per una comprensione completa di terminologie e situazioni specifiche. Inoltre il linguaggio usato rende il testo chiaro e scorrevole. Il racconto che ho preferito è stato Il diario della bicicletta, in particolare ho apprezzato la presenza di autoironia da parte del narratore che rende la lettura molto più divertente rispetto agli altri due testi, improntati invece su una maggiore serietà. A parte questo, ho percepito da tutti e tre i testi un’essenza particolare e piacevole che mi ha permesso di immergermi a fondo nel Giappone (e in parte nell’Inghilterra) di inizio Novecento. Segnalo anche una postfazione da parte della traduttrice Muto Tamayo ben fatta, che consente di approfondire ulteriormente le tematiche trattate nei racconti da un punto di vista più critico. Grazie a questa ho avuto modo di cogliere degli aspetti che avevo tralasciato durante una prima lettura, e ho ricevuto anche molti spunti di riflessione personale. Mi sento di consigliare questa lettura a chiunque cerchi qualcosa che intrattenga, ma allo stesso tempo ci terrei a ricordare che solo perché si tratta di “racconti brevi” non significa che si tratti di conseguenza di testi semplici e di lettura leggera. Bisogna avere tempo di soffermarsi sulle parti e prendere consapevolezza di ciò che si sta leggendo per riuscire ad apprezzarli appieno.
Brevi racconti “shohin” che dovrebbero essere a metà tra il racconto e il saggio, tipicamente giapponesi. Visto che sono stati scritti all'inizio del 20° secolo, per me risentono dell'età e dell'appartenenza al popolo giapponese del signor Natsume, che si trova in Inghilterra per studiare la letteratura occidentale. Sono intrisi di riferimenti chiaramente giapponesi e di difficile comprensione per noi (sono tante le note esplicative). Il diario della bicicletta racconta del tentativo dell'autore di superare il periodo di esaurimento nervoso che lo aveva colto in Inghilterra con del moto, imparando a pedalare. Potenzialmente esilarante, in realtà tira fuori solo qualche sorriso. Il fringuello di Giava racconta della fallimentare esperienza di accogliere in casa propria un uccellino in gabbia. Mi ha annoiata! La lettera è il terzo racconto e probabilmente è tratto dalla vita dell'autore e dal suo rapporto con un ragazzo che accolgono come un nipote e che guidano nella “faccenda” della proposta di matrimonio, fino a che non spunta fuori una lettera che non va a genio agli zii putativi. Anche questo non mi ha entusiasmata. La postfazione della mia edizione chiarisce tanti punti che durante la lettura lasciano dei dubbi, ma non riesce ad accontentarmi. La traduttrice Tamayo Muto chiude la postfazione con questa frase: “Attraverso questa traduzione mi auguro di essere riuscita, almeno in parte, a trasmettere ai lettori italiani il fascino del mondo che Soseki seppe creare nelle sue shohin.” Purtroppo non ci è riuscita.
“Il diario della bicicletta e altri racconti” di Natsume Sōseki è una raccolta di storie che esplorano vari aspetti della vita e della società giapponese durante il periodo Meiji. Sōseki è noto per il suo stile ironico e riflessivo, spesso mescolato con elementi autobiografici.
-Il diario della bicicletta Trama: Questo racconto segue le avventure di Sōseki mentre impara ad andare in bicicletta, un’attività piuttosto nuova e moderna per il Giappone dell’epoca. Attraverso le sue esperienze e riflessioni, l’autore offre uno sguardo critico e spesso umoristico sulle trasformazioni sociali e tecnologiche del periodo Meiji. Il diario descrive le difficoltà iniziali, le cadute e i progressi dell’autore, mettendo in luce la sua determinazione e il suo spirito di adattamento.
-L’uccellino di Giava Trama: Molto interessante è la vicenda del terzo racconto, in cui una lettera misteriosa, ritrovata per caso in un cassetto di un albergo, rivela un retroscena inaspettato.
Non è un Sōseki davvero apprezzabile per chi non ha una vasta cultura della letteratura orientale e/o almeno specifica sull'autore; i tre racconti sono giochi stilistici sofisticati che perdono gravemente, nonostante l'eccellente lavoro di Tamayo Muto - le note e la postfazione sono molteplici e ricche sotto l'inadeguatezza e l' impreparazione. Il lavoro egregio della traduttrice permette di cogliere la mastria poliedrica di Sōseki ma solo per riflesso e non direttamente. L'ignoranza è sempre una grande tragedia, ecco la lezione che traggo da questi tre racconti che volevano dire tutt'altro e riportano uno scrittore ora autoironico, ora malinconico e inaffidabile, poi invece serio ma artificioso.
Tre racconti in stile shohin (genere originale della letteratura giapponese moderna) che ci portano in un' altra epoca (i primi anni del XX secolo) tra Londra, nel primo racconto, e il Giappone. Li ho letti volentieri, sapendo dell'importanza che quet'autore ha esercitato sulla letteratura giapponese moderna. Anche se non mi hanno particolarmente entusiasmato. Ho apprezzato sopratutto l'accuratissima traduzione italiana e la postfazione, entrambe a cura di Muto Tamayo, e la bella immagine di copertina nell'edizione di Lindau.
Una raccolta di tre racconti, a tratti ironici e a tratti bisbetici, ahimè dimenticabili. Si sente una gran mano soprattutto nel primo, per quanto le continue citazioni di letteratura cinese (o più che altro le note che le riguardano) ne interrompano inevitabilmente il ritmo.
Con l'intenzione di recuperare diverse opere di Sōseki, mi sono imbattuta in questa raccolta di 3 racconti edita da @lindau In realtà sarebbe più esatto definirli 3 shōnin, ovvero "opere brevi" in cui si mixano caratteristiche delle novelle e dei saggi, con un tratto autobiografico. ⠀ 🚴🏻𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐢𝐜𝐢𝐜𝐥𝐞𝐭𝐭𝐚 (1902-03): l'autore ci delizia con le sue (dis)avventure nel cercare di imparare a "montare" la bicicletta, durante il suo soggiorno a Londra per ricerche sulla lingua inglese. Una "terapia" consigliatagli dal medico per porre rimedio alla sua depressione, ma l'effetto non sarà proprio quello desiderato😅 ⠀ 🐦𝐈𝐥 𝐟𝐫𝐢𝐧𝐠𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐚𝐯𝐚 (1908): sotto consiglio dell'allievo Miekichi, Sōseki decide di prendere con sé un fringuello di Giava. Anche se si perde un po' con la descrizione del volatile, la figura del fringuello inizia a sovrapporsi a quella di "una donna del passato" che inizia a ricordare con nostalgia; ⠀ 📝𝐋𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚 (1911): attraverso questo racconto l'autore ci racconta di un episodio che gli è capitato, attraverso la quale ci racconta del tema del matrimonio e di come sia cambiata l'idea a riguardo dopo l'arrivo della cultura occidentale, che prende di più in considerazione i sentimenti di entrambi gli sposi. ⠀ 📌Se volete conoscere un po' meglio Sōseki, senza troppe pretese, con un'opera scorrevole e leggera, vi consiglio di recuperare questa breve raccolta.