Una grande storia italiana di passioni e legami viscerali con la terra e tra le persone.
Tripoli, giugno 1967: La guerra dei sei giorni in Medio Oriente scatena terribili violenze contro gli ebrei in Libia. Uccisi, depredati dei loro averi, sono oggetto dell’odio di masse inferocite che il vecchio re Idris non controlla. Bisogna fuggire, nascondersi. E così Ruben e Virginia Cohen, con i vecchi genitori di lei, Ghigo e Vera Asti, si barricano nel loro appartamento, circondato da uomini armati di spranghe e coltelli. Micol, la loro bimba di nove anni, è bloccata a scuola dalle suore italiane che non vedono l’ora di l’istituto rischia molto per la presenza della bambina ebrea, l’unica rimasta di tanti allievi. L’esile Micol è timida, senza amici, non rende a scuola, è una costante delusione per il padre; solo con il nonno Ghigo, uomo ironico e spirito libero, ha una grande complicità. Vive in un mondo di fantasia tutto suo in cui immagina come compagna la sorellina morta prima che lei nascesse e di cui non sa nulla. Nessuno infatti gliene parla mai, su Leah grava un segreto.
Tripoli, giugno 2004: Al governo del paese ormai da molti anni, il colonnello Gheddafi tenta di riprendere i contatti con gli ebrei libici emigrati in Italia, di cui ha confiscato tutti i beni. Invita perciò a Tripoli una delegazione accompagnata dall’avvocato Micol Cohen, la bambina esile e insicura di un tempo. Adesso è una donna protagonista della sua vita, professionalmente riuscita, ma che non ha mai saputo costruire un legame sentimentale stabile. E Micol approfitterà del viaggio a Tripoli per indagare sul mistero di sua sorella Leah.
«Signora, presto, vieni via». È l’atterrito aiutante arabo del marito a strattonare Virginia. Ecco, il pericolo talvolta può anche scoppiare all’improvviso come se fosse una bomba tra la folla. E così avviene fin dalla prima riga in questa emozionante storia di fuga e di esilio. Siamo nel momento della Guerra dei sei giorni e contro i cittadini ebrei di Tripoli da una folla esaltata si sta scatenando una speciale caccia all’uomo a cui sarà arduo resistere. Un libro incalzante per i fatti narrati che pur tuttavia riesce a soffermarsi sui risvolti personali di personaggi indimenticabili e sul colore e calore di un gruppo fino ad allora fortemente integrato con la vita dei propri vicini. Lia Levi
Dalla Guerra dei Sei Giorni, che scatena incredibili violenze contro gli ebrei nel Medio Oriente, alla riconciliazione che il colonnello Gheddafi tenta nel 2004 con gli ebrei immigrati in Italia, e ai quali, quarant’anni prima, erano stati confiscati tutti i beni. Questo romanzo d Daniela Dawan ha per cornice un terreno poco esplorato nelle mie letture, quello della Libia, paese la cui storia degli ultimi decenni si è rivelata complessa e sanguinosa…e incrocia questa storia, pubblica e nota, con quella provata di una famiglia, i Cohen, Ruben e Virginia, i quali, durante i drammatici momenti della Guerra dei Sei Giorni sono costretti prima a nascondersi e poi a fuggire verso l’Italia con la figlioletta, Micol: su di loro, oltre al peso della guerra e della persecuzione, grava l’assenza di una perdita familiare, quella della sorellina di Micol, Leah, della quale pare vietato parlare. Quando, anni dopo, Micol, divenuta avvocato, viene contattata dal governo libico per tentare appunto una riconciliazione, ecco che gli spettri del passato tornano, in maniera sorprendente e drammatica. "Qual è la via del vento" è un bel romanzo, indubbiamente. Poco noto, forse, ma degno di essere scoperto. L’intreccio fra storia pubblica e vicende familiari è narrato con tono drammatico, a tratti angosciante, ma sempre con grande sensibilità. Ringrazio ancora la cara amica che, in un momento per me non facile, e ben consapevole dei miei gusti libreschi in fatto di generi e temi trattati, me l’ha regalato.