Toccare lo scafo, toccare la guerra
“Scivolò giù, sempre più giù. Pensava che immergersi di notte non fosse molto diverso dall'immergersi nella Wallabout Bay, che aveva una scarsa visibilità. Ma scoprì che l'opacità fangosa della baia almeno si vedeva. Qui invece non c'era nessuna differenza fra aprire gli occhi e tenerli chiusi. Questo le dava uno strano spaesamento, come se scivolasse verso il nulla o galleggiasse nel vuoto. Quando raggiunse finalmente il fondo, sbattè gli occhi nel buio tenendosi stretta alla corda e si chiese se non fosse scesa troppo in fretta. Uno strattone alla cima di salvataggio, ricambiato, la rimise in sesto. La corrente era decisamente meno forte, sul fondale. Anna chiuse gli occhi e ritrovò immediatamente la calma. Era una cecità che le riusciva sopportabile”.
Ambientato nella New York della fine anni '30 e anni '40, questo romanzo è creato in un mondo privo della cultura dell'immagine e della connessione perpetua: un mondo che ospita differenti universi, il porto navale, il sindacato, le donne, le ballerine, i gangsters, i banchieri, i marinai e i soldati. Egan scrive un libro di lontananza estrema, un libro di distanza nel tempo, un libro di perdita di presenze. Il mare ha le sue vittime, i viaggi e le migrazioni, tiene l'uomo che con la tecnica cerca di abitarlo, di sopravvivere ad esso; e poi certo è il simbolo principale del mistero e dell'inconscio. Quindi il mare di Brooklyn, insieme ad Anna, una donna di origini irlandesi, è il protagonista di Manhattan Beach. Una donna trova nel mare un luogo di trasformazione e di cambiamento, perfino di accesso alla memoria e al familiare: cerca il padre, conosce un amante, ama la madre, la sorella e gli amici, scopre nuove possibilità in sé stessa. La storia composta da Egan è coinvolgente e frutto di ricerca, la sua prosa è sempre coinvolgente, e talvolta porta meraviglia o trascendenza, forse perché resta ancorata alle onde della storia, alle cause del contingente, al concreto sviluppo dei fatti. Indubbiamente Egan narra vicende ricchissime: l'amore nella sofferenza, la lotta delle minoranze, il superamento dei confini, la femminilità forte e poetica. Il mare, come il deserto, cattura il passaggio, lo nasconde allo sguardo, e lo annichilisce. Il testo di Egan ha la struttura di un romanzo storico convenzionale, ma al suo interno siamo nomadi e sognatori dentro innesti di trame e sottotrame, anticipazioni e digressioni e flashback; la Egan ha dedicato dieci anni alle ricerche: la corrispondenza tra impiegati dei Naval Yards, le interviste ai palombari e le storie orali sul sistema bancario e le ombre del mondo della malavita. Il dolce incedere delle donne del romanzo, persino il loro mancare, illumina mirabilmente la fragilità del nostro esistere. Si incrociano i destini e si uniscono inestricabili e ci sono gli inganni di Anna e l'inganno della Egan nel suggerire che le profondità siano tanto buie e oscure, da lasciare una percezione di niente al nostro continuo e persistente sguardo sull'immagine del mondo, sulle parole che scorrono tra le pagine. Ogni tanto siate pazienti, siate antichi; per scendere giù è utile molta calma.