Giappone – Periodo Kamakura, anno 1330 – Le parole che il fedelissimo samurai Haka mormora sul letto di morte sono un enigma e diventano un tarlo che rode la mente del suo signore. Alla ricerca di indizi che possano far luce sul mistero, Momokushi ripercorre la storia dell’amicizia con l’amico e guerriero, scavando nel passato e visitando i luoghi che sono stati testimoni delle loro imprese di gioventù. Ma ciò che Haka ha mantenuto celato per oltre cinquant’anni non è solo un segreto in grado di sconvolgere una vita, ma è anche la più struggente dichiarazione di amore che un essere umano possa lasciare in dono.
La nebbia era una striscia di ovatta morbida adagiata sul contorno della montagna. La guardò un istante, soffermandosi a pensare a quanto fosse simile al bailong, il grande drago bianco: un lungo, gigantesco serpente di nuvola leggera quale protezione e buon auspicio.
Respirò l’aria fredda del sapore del sangue, lo stesso gelo di quando era troppo giovane per immaginare il futuro eppure già doveva combattere per difendersi. Lo stesso gelo di quando tutto doveva ancora compiersi.
Il libro inizia con la fine del samurai Haka, morto in battaglia dopo anni di combattimenti eccezionali, dopo essere rimasto costantemente al fianco di Momokushi per difenderlo.
Poco prima di spirare Haka mormora a Momokushi delle parole il cui significato non riesce a comprendere e che noi lettori scopriremo solo alla fine del libro.
Da quel momento Momokushi ripercorre la loro storia, la storia di un’amicizia che ha sempre superato gli ostacoli e le dicerie delle persone.
Kaijin L’ombra di cenere oscilla tra presente e passato. Nel presente Momokushi, grazie a un cofanetto tenuto da Haka per tutti quegli anni e contenente dei ricordi preziosi, si strugge per la perdita improvvisa dell’amico, ma anche perché non riesce a comprendere il senso di quelle parole da lui pronunciate alla fine dei suoi giorni. Saranno proprio quei ricordi a trasportare Momokushi nel passato, durante dei momenti o dei periodi particolarmente significativi per lui e per Haka, che permettono anche a noi lettori di capire che persone abbiamo di fronte.
Linda Lercari è stata davvero molto brava a seminare briciole di pane per tutto il racconto. Poco più di duecento pagine che si leggono in poco tempo anche grazie al formato del libro più piccolo di quello standard. Quasi fin dall’inizio, con presunzione probabilmente, mi ripetevo che era chiaro quale fosse il segreto di Haka, che era chiaro quanto Momokushi fosse e fosse stato cieco.
Convinta di aver capito tutto come il migliore degli investigatori, Kaijin L’ombra di cenere non mi entusiasmava particolarmente. È scritto bene, con moltissime parole giapponesi che (e lo dico da ignorante di questa cultura) sembrano dimostrare una grande conoscenza da parte dell’autrice. Tuttavia, continuavo a dirmi: “ok, è scritto bene, è una storia che tiene il lettore incollato alle pagine, ma essendo prevedibile la fine non mi fa impazzire, manca qualcosa”.
Quanto sono stata sicura di me, quanto sono stata presuntuosa nel pensare di aver capito tutto quando in realtà non avevo capito proprio nulla. Sono stata cieca, fin dall’inizio, proprio come Momokushi. E pensare che gli indizi c’erano tutti.
E sono state le pagine finali a sorprendermi, a farmi saltare sul divano, a farmi pensare che sono stata stupida e saccente e che wow, che libro!
Kaijin L’ombra di cenere non parla solo di amicizia; parla anche di dolore, di sofferenza, di sacrificio per amore dell’altro. Pagine che si leggono in fretta, con parole che rimangono anche quando si chiude la l’ultima pagina e si pone fine alla storia.
Fino al 14 del mese non sono riuscita a finire nessuno dei libri iniziati. Bruttissimo segno. Così, quando ho aperto l’iPad per affrontare la lettura del romanzo di Linda Lercari, ero rassegnata a un ulteriore insuccesso. Mi sono detta “La sinossi è interessante: le do spago fino a pagina 30”.
La pagina 30 è arrivata, la cena anche, nessuna intenzione di chiudere l’iPad per mangiare in santa pace. Coperta di briciole di pane e bucce di pera (per fortuna, la birra non si è rovesciata! Sì le mie cene si caratterizzano spesso per essere indecenti), ho spento la TV che mi infastidiva e mi sono dedicata completamente alla lettura.
Forse, avrete cominciato a capire che il libro mi è piaciuto. Bene, vi dirò che ho letto il manoscritto che Linda ha mandato a HarperCollins Italia: non ancora editato, quindi. Ho trovato solo qualche refuso e un errore di poco conto. Ho controllato la terminologia usata (si parla di spade, abbigliamento, cultura giapponese) e non ho trovato pecche. Questo per dire che già prima di arrivare alla Casa editrice, il romanzo era praticamente pronto per la pubblicazione. Una dimostrazione ulteriore (ne abbiamo tutti bisogno, visti gli ultimi romanzi in circolazione, vero?) che buoni scrittori continuano a esistere. Siate bravi, Linda Lercari & Co: clonatevi, per piacere, così ci ritroveremo con un bel numero di autori competenti in giro.
La storia è semplice, ma non banale: un fanciullo, angariato dai familiari e dai vicini, trova salvezza presso la corte di un giovane nobile. Diventerà il guerriero più formidabile e il migliore amico di questo Signore della guerra. Una lunga vita trascorsa come un’ombra e che, nemmeno alla fine, svelerà il segreto custodito per moltissimi anni. Due parole, pronunciate in punto di morte, costringeranno l’amico di sempre a una ricerca -dolente e angosciata- che porterà alla rivelazione finale.
L’ambientazione scaturisce dal racconto. Così accade per le usanze, per i riti della vita quotidiana. Un esercizio di stile che ho molto apprezzato, perché rifugge dalla banalità dell’infodump.
Personaggi magistrali, delineati dai gesti e dalle parole, dai silenzi e dagli sguardi. Guerrieri, servi e contadini. Donne – spesso concubine bellissime e dame di corte raffinate-, ma anche megere spietate.
Guerre, battaglie, uccisioni; banchetti e feste di corte; la vita sublime del Palazzo e quella umile dei villaggi. Su tutto, splende il legame di amicizia e complicità fra due persone che vivono l’una accanto all’altra. La prima pronta a dare tutta se stessa, la seconda beatamente ignara del prezzo che quella generosità comporta ogni giorno, ogni minuto.
Un’ottima prova per Linda Lercari. Cinque stelline.
In punto di morte, il samurai Hakashinjitsu mormora al suo signore Momokushi parole sconvolgenti e inspiegabili, che si fisseranno in maniera indelebile nella mente dell’uomo e lo porteranno a ripercorrere i passi del fedelissimo samurai. Ciò che Momokushi scoprirà avrà dell’incredibile e lo costringerà a riconsiderare ogni sua certezza.
Con Kaijin. L’ombra di cenere Linda Lercari ci trasporta nel Giappone del periodo Kamakura, nel 1300 circa. La storia che l’autrice racconta ai lettori è quella di due guerrieri, un samurai e il suo signore, legati da un profondo rapporto di onore, lealtà e rispetto, contraddistinto da un’intensità così potente da non essere spezzato nemmeno con la morte del samurai Hakashinjitsu, il cui ricordo continua a tormentare il signore Momokushi-sama. Linda Lercari tratteggia così una storia struggente, che si alterna fra passato e presente, celando piccoli ma fondamentali dettagli tra i ricordi di Hakashinjitsu e svelando le trame di un segreto rimasto tale per un’intera vita, una “ombra di cenere” impalpabile ma la cui presenza continua a persistere nell’esistenza di Momokushi-sama.
Kaijin. L’ombra di cenere è un romanzo essenziale e potente come gli haiku che accompagnano la storia. Linda Lercari cura con grande maestria ogni dettaglio, dagli sfondi pittoreschi ai particolari di tipo storico-culturale, e ci permette di respirare e vivere appieno il Giappone medievale. Attraverso le ricerche di Momokushi-sama, i lettori partiranno per un viaggio dai risvolti incredibili, che non solo li lascerà con il fiato sospeso fino all’ultima pagina ma permetterà loro di conoscere a poco a poco ogni sfumatura emozionale dei due protagonisti. Lo stile raffinato dell’autrice riflette tutta la pacatezza e l’eleganza della storia e fa emergere i tratti più iconici delle letteratura orientale: sequenze riflessive di ampio respiro, etica e filosofia che impregnano in maniera preponderante la vita quotidiana, una spiritualità che non viene vissuta solo nei luoghi di culto ma che risiede anche nei piccoli gesti. Kaijin. L’ombra di cenere è dunque un romanzo storico, dedicato al mondo dei samurai e al Giappone del XIV secolo, ma è anche una storia d’amore non convenzionale dal gusto dolceamaro che non potrà fare a meno di sorprendere i lettori.
Gran bel romance storico, scritto con dovizia di particolari al punto che, se non avessi saputo chi era l’autrice, avrei creduto lo avesse scritto uno storico giapponese.
Oltre alla storia molto bella e interessante, quello che mi ha colpita sono stati proprio i tanti piccoli particolari che permettono di entrare in punta di piedi nella storia e divenire spettatori silenziosi della vita dei protagonisti.
È facile così capire le dinamiche, le regole, le usanze, le mentalità di un popolo lontano e, al tempo stesso, dei due protagonisti. Allo stesso modo, poi, non è difficile comprendere i due protagonisti della storia, le scelte dell’uno e le incomprensioni dell’altro, come il loro fortissimo legame che persiste dopo la morte e che nella morte rivela ciò che in vita era celato.
Un cameo della letteratura che non solo racconta uno spicchio di vita nipponica ma, attraverso antichi miti e leggende, ci dona una storia d’amore di una tenerezza infinita. Un amore nato dalla riconoscenza, cresciuto dall’onore, rafforzatosi con la stima. Un amore umile e grandissimo, che si ciba per tutta la vita solo di puro sentimento senza chiedere mai niente in cambio.
La prima cosa che mi ha colpita di questo libro è stata sicuramente a scrittura di Linda, il suo stile chiaro ma poetico. Mi ha subito portato nel periodo Kamakura con descrizioni bellissime non solo della vita dei samurai, con le loro "regole" di vita e i loro ideali, ma anche del paesaggio e quindi della natura. Il libro è davvero scorrevole, ti cattura pagina dopo pagina grazie anche ai personaggi che sono ben delineati e con una loro definita personalità che ancor più verrà fuori nelle ultime pagine del libro. Si nota che Linda Lercari conosce bene il Giappone e la sua storia. Si parla di moltissime cose in questo libro, tanti i temi.. e non posso dirveli tutti per non svelarvi il finale assolutamente imprevedibile! Sicuramente si parla d'amore, di morte, di Bellezza (con la b maiuscola certo!) e della vita .. da vivere in ogni attimo.. se non vogliamo avere ripensamenti!
Ho sempre adorato il Giappone, per le sue tradizioni, le sue leggende, i suoi paesaggi, e anche per i numerosi anime che vedevo da piccola e che guardo ancora. Però non avevo mai letto nessun romanzo ambientato nell'Impero del Sol Levante… con questo libro di Linda Lercari non potevo che avere uno stupendo inizio! Ci troviamo nel periodo Kamakura, nell'anno 1330 e dopo una furiosa battaglia il demone è stato colpito ed è morto. Il demone era uno straordinario samurai, Hakashinjitsu, al servizio del signore Momokushi. Tra i due c'era una grande e importante amicizia, Momokushi aveva salvato Hakashinjitsu da una vita dura da contadino… e non solo. Da piccolo era sempre il bersaglio della matrigna e dei bambini del villaggio, nonché da strane attenzioni che crescevano più spesso nel padre. Tutti lo consideravano e chiamavano bestia. Hakashinjitsu non era una bestia o un demone, era solo un'innocente anima pura, che non tollerava le crudeltà anche verso gli animali e la natura. La sua fortuna fu proprio imbattersi e scontrarsi con Momokushi. Quest'ultimo vide un qualcosa nel giovane e decise di addestrarlo e farlo diventare un samurai. Giorno dopo giorno, tra allenamenti e insegnamenti di vita, tra i due nacque un forte sentimento di amicizia. Hakashinjitsu era l'ombra del suo signore… ma ora quell'ombra si era spenta. Come gli aveva pregato il samurai anni addietro, non ci fu nessun rituale per la sua morte, venne cremato immediatamente. Gli venne tolta solo l'armatura, ma non fu spogliato e rivestito come invece era usanza. Dopo mesi, con il raggiungimento di una nuova pace, Momokushi rifletté sulle ultime parole dell'amico, un sussurro in punto di morte. Per Momokushi non avevano un senso, ma qualcosa lo spingeva a cercare di capirne il significato. Il romanzo narra del viaggio di Momokushi tra i ricordi del passato e di ciò che lasciava il suo prode samurai per comprendere le sue ultime parole. Per circa metà libro Momokushi ripensa a tutta la storia vissuta, aiutato anche dalla concubina con cui viveva il samurai e che gli diede gli oggetti a cui Hakashinjitsu era più affezionato, magari avrebbe potuto trovare qualcosa di importante. Dalla seconda metà circa, i capitoli del ricordo di Momokushi sono intervallati da capitoli dove il passato viene visto attraverso gli occhi di Hakashinjitsu, come una sorta di flashback del bambino che fu. Possiamo quindi vedere la sua dura vita, le incomprensioni che viveva e il difficile lavoro e il poco guadagno. Con il passare del tempo e l'ottenimento della carica di samurai si possono vedere anche i sentimenti che crescevano per il suo Signore e amico. Un romanzo davvero particolare, un piccolo grande capolavoro, una storia originale e piena d'amore in ogni pagina. La trama è inaspettata, articolata e piena di mistero, anche il lettore cerca di capire cosa succede, ma Linda è stata così brava da non far trapelare nulla, solo qualche indizio qua e là che si capiscono solo alla fine, quando il mistero è stato risolto e si rimane a bocca aperta. Lo stile dell'autrice è perfetto, con un linguaggio ricercato e in grado di ricreare l'ambientazione storica, con i vari termini giapponesi e le usanze del tempo e di quel popolo. Si percepisce con tutti i sensi di essere nel Giappone del passato e si imparano anche tante cose che magari non tutti sapevano, appunto come i nomi, le gerarchie, gli usi e costumi, ad esempio il taglio dei capelli per i samurai. Anche le descrizioni delle ambientazioni sono perfette, il tutto fa percepire ancora di più al lettore l'idea di trovarsi all'interno del libro, tra i samurai e il mistero da risolvere. Per quanto riguarda i personaggi si conoscono solo i protagonisti, sono analizzati molto bene, soprattutto dal punto di vista del carattere e della personalità. Capitolo dopo capitolo, ogni pagina svela qualcosa di più su di loro. Un romanzo davvero da non perdere, tutto lascia senza parole! Non è solo un romanzo storico, è anche una dolce storia d'amore, un amore incondizionato e forse c'è chi potrebbe dire non vissuto, ma ogni amore è diverso, non ha regole e anche quello racchiuso in queste pagine è un amore, puro e potente! Grazie davvero a Linda Lercari per avermi inviato il suo libro, sono stata felicissima di scoprirlo.
Sono rimasta davvero delusa da questo libro. Ho cominciato a leggerlo con molto entusiasmo, perché la prosa è eccellente e l'autrice ha talento con le parole. È un testo studiato a fondo, che ha fatto ricerca sul Giappone e sull'epoca storica qui presa in considerazione, cercando quindi di assicurare al lettore un libro vero e concreto.
Con Momokushi-sama si può empatizzare da subito: attraversa in solitudine il lutto del compagno, il fedele generale Haka, con il quale ha condiviso mezzo secolo di vita a corte e un susseguirsi di guerre infinite.
La morte di Haka e le sue ultime parole costringono però Momokushi a rivalutare, a ritroso, tutta la loro vita assieme; che tipo di rapporto avevano realmente, se Haka era la persona che Momokushi pensava di conoscere e cosa significa veramente per lui la perdita del compagno.
Perché delusa, quindi? Perché, lo ammetto, pensavo sarebbe stata una storia omoerotica. Non necessariamente esplicita e non avevo nemmeno bisogno di una consapevolezza postuma di Momokushi sui propri sentimenti: l'autrice poteva lasciare tutto in dubbio e non detto, e mi sarebbe comunque stato bene. Alla fine, non c'è nulla di più giapponese del non chiarificato. Invece, cosa decide di fare? Inserisce un plot twist a pagina 200 di 217 e ancora non ne ho compreso il motivo; in sostanza, si scopre che in realtà Haka per tutto questo tempo era una donna, di nome Reika. Non sto scherzando. A pagina 200. Glissando su tutta una serie di tratti fisici e biologici delle donne, quali altezza, seno, curve nei fianchi, acutezza della voce (che penso avrebbero reso difficile a Reika/Haka nascondere il proprio sesso per oltre cinquant'anni), ciò che veramente ho trovato di cattivo gusto è stato come, una volta scoperta la verità sul proprio generale, le domande di Momokushi spariscano: sì si arrabbia, ma passato lo shock iniziale, nelle ultime pagine Momokushi accetta il proprio affetto per Haka e il sacrificio che lui/lei ha sostenuto come ombra nella sua corte solo perché Haka si rivela essere una donna, quindi ha passato la vita a negare una parte di sé. Perciò è onorevole. Perciò va tutto bene e Momokushi può morire in pace.
Cosa mi ha aggiunto Haka come Reika? Io, come lettrice, cosa devo ricavare delle 200 pagine in cui il signore si interroga sulla vita del proprio generale ritenendolo un uomo? Sul fatto che forse non l'ha onorato abbastanza? Che gli ha caricato sulle spalle una serie di doveri di corte e lui non si è mai lamentato? Che alla fine andava bene perché Haka/Reika era innamorata di lui? Quindi le donne come tali tendono a sacrificarsi e devono essere glorificate per questo?
È ancora il 2019 vero?
In sostanza, prima che parta per la tangente: è scritto bene. Indiscutibile. È studiato in ogni suo dettaglio. I personaggi valgono e hanno spessore. Soprattutto Haka, che ci crediate o meno, nonostante muoia dopo due pagine e mezza.
Personalmente, se mai dovessi rileggerlo, mi fermerò a pagina 200 e alle parole "era un guerriero forte e coraggioso.."
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Per cominciare vorrei ringraziare Linda Lercari per averci inviato questo romanzo così particolare in lettura. Ammetto che se non avesse chiesto una recensione molto probabilmente non avrei deciso intenzionalmente di leggerlo perché dalla trama non aveva risvegliato la mia curiosità. Al momento sono appassionata di storie d’amore e amo anche quelle banalissime e scontatissime che ci propone il genere rosa e questo romanzo, se si legge con attenzione la trama, sembra proprio esulare dalla mia passione.
Ebbene, il libro appena aperto mi ha praticamente risucchiato nelle sue pagine, riportandomi di colpo non solo in Giappone ma anche in quegli anni lontani. Il romanzo trasuda una profonda conoscenza della cultura e delle usanze di questo popolo tanto da catturarti e da lasciarti senza fiato. Ce lo racconta in un modo che non diventa mai pedissequo e noioso perché è perfettamente inserito all’interno della struttura della trama. Si inizia in piena battaglia e anche qui ti sembra di esserci proprio dentro e poi, puff, un lungo viaggio nei ricordi. Un viaggio che si fa sofferto, doloroso, intimo, a tratti stizzoso perché tutto sembra a portata di mano ma al tempo stesso troppo lontano. È come un viaggio in cui si continua a osservare solo la superficie delle cose, cercando di vedere tutto immutabile come è giusto che resti nella memoria di chi ci è affezionato. Ma lentamente piccoli dettagli, piccole sfumature increspano la superficie immobile del lago tirando fuori la potenza di un uragano che ha come unica soddisfazione quella di conoscere quale sia la verità. Haka, questo straordinario combattente, nonché grande amico, lo conosciamo per lo più attraverso questi ricordi, piccole pennellate sulla scena che a tratti portano anche tanto dolore perché nulla nella sua vita è stato così semplice, facile e scontato. Sono stata con il fiato sospeso fino alla fine del romanzo per scoprire quale messaggio Haka ha affidato al suo signore. Il libro mi ha commosso e stupito usando un stile così delicato che mi ha ricordato quello usato da altri autori giapponesi e ha saputo ricreare perfettamente il loro stile di vita. In questo romanzo nulla appare come sembra inizialmente, vi posso solo dire questo per non rovinare la sorpresa della scoperta… che vi dirò mi ha lasciato a bocca aperta, mi è piaciuta, ma poi mi ha sollevato qualche piccolo dubbio logico che comunque non ha saputo scalfirmi la magia prodotta dall’interezza del testo. Complimenti all'autrice, è stata veramente bravissima!
Non mi era mai capitato di leggere un romanzo di questo genere, e forse proprio per questo l’effetto è stato ancora più sorprendente. Fin dalle prime pagine mi sono trovata davanti a una scrittura raffinata e intensa, capace di evocare immagini vivide e atmosfere che sembrano quasi sospese nel tempo. È raro incontrare un libro che riesca a essere insieme delicato e potente, e questo lo è in ogni sua sfumatura. La narrazione trasmette emozioni profonde: nostalgia, dolore, struggimento, ma anche una bellezza sottile che accompagna il lettore fino alla fine. Non è una lettura leggera, ma una storia che si insinua dentro e che invita a riflettere sul significato dei legami, sulla fedeltà, sulla forza dei sentimenti taciuti. Mi ha colpito soprattutto la capacità dell’autrice di raccontare una vicenda complessa senza mai perdersi, intrecciando ricordi, riflessioni e momenti intensi in un flusso armonioso e scorrevole. Ogni pagina è carica di immagini suggestive: sembra quasi di vedere i paesaggi, di respirarne i silenzi, di avvertire quella malinconia che attraversa tutta la storia. È un libro che sa commuovere e sorprendere, perché nulla è davvero come appare all’inizio. Ci sono segreti e rivelazioni che arrivano a cambiare completamente il senso delle cose, lasciando il lettore sospeso tra emozione e stupore. Personalmente, mi è piaciuto tutto: lo stile poetico e accurato, la costruzione sapiente della trama, il modo in cui l’autrice riesce a rendere vivi i personaggi e le loro emozioni. È una lettura che definirei evocativa e indimenticabile, capace di lasciare dentro qualcosa di prezioso anche dopo aver chiuso l’ultima pagina. Un romanzo che consiglio a chi cerca non solo una bella storia, ma soprattutto un’esperienza di lettura capace di toccare il cuore.
Questo romanzo è stata una grande sorpresa, un libro che si gusta dalla prima all'ultima pagina. Il mistero che impregna la storia è ben costruito. L'autrice è riuscita, con un grande studio della cultura giapponese del 1330, a catapultarmi nella storia senza difficoltà. Entriamo in contatto con la rigida etichettta che caratterizza gli Shogun e i loro soldati, ma anche del popolo e delle loro concubine. Il mistero parte da ciò che Haka svela in punto di morte al suo signore Momokushi, che diventerà per lui un chiodo fisso da svelare. La cosa si intuisce ma fino alla fine non ci viene rivelato. Dovremo rivivere l'intera vita di Haka che si definisce: l'ombra e la cenere di Momokushi, per capire cosa ci vuole dire e cosa ha voluto svelare solo nel momento più estremo. L'autrice riesce a spiegare le emozioni dei personaggi facendole vivere come se effettivamente si potessero sentire sulla nostra pelle. Il mio giudizio su questo libro sono 5 stelle meritate. Un plauso per lo studio nell'autrice che è ben evidente.
La storia è un fondale perfetto a tutto il contenuto deliziosamente introspettivo, riflessivo e spirituale. Per chiunque sia affascinato da questo mondo, che lo conosca o meno (io adoro il Giappone grazie ad Inuyasha, un manga/anime davvero delizioso ambientato nell’epoca Sengoku, che consiglio a tutti coloro che non lo hanno visto) e viaggia insieme al samurai, scavando in un passato ricco di battaglie, città e (meraviglia) cibi dell’epoca.
Si nota l’attenzione minuziosa che Linda ha dedicato al libro, nulla è lasciato al caso e per questo merita moltissimo! Sono felice che l’autrice mi abbia donato la sua storia, ha riacceso in me ricordi sopiti, amore per quella terra lontana e ha fatto sorridere il mio animo medioevale (si, lo sapete io vivrei perennemente nel Medio Evo).
Ho pianto, e non mi succede spesso. Anzi, quasi mai. Non avevo sospettato la rivelazione finale. Ma ho goduto la dolorosa ricerca della verità del signore Momo, sull'onda di due parole in punto di morte da parte del fedelissimo samurai Hakashi. Amico, fratello, sodale, ombra che solo la morte ha potuto allontanare da colui cui si era votato. Un romanzo bellissimo, poetico come il Giappone che racconta, crudele e tragico come solo i fiori di mandorlo sanno essere nella loro struggente, effimera bellezza. Consigliatissimo.
È un racconto pacato e riflessivo con un finale del tutto inaspettato. Le atmosfere del Giappone storico avvolgono il lettore con i loro profumi, materiali, sapori, ma anche con il linguaggio e la lentezza di una storia che si prende i suoi tempi per svelare, foglio dopo foglio, il mistero che Hakashinjitsu ha nascosto per tutta la vita. Un segreto inconfessabile e commovente.
Affascinante, coinvolgente ed empatico. Tutto condito dall’atmosfera giapponese e dalla sua incredibile cultura. Consiglio di leggerlo, vi regalerete una bellissima storia. Ne parlo anche qui: https://youtu.be/t_T-QeSzj3E
Giappone, la storia segue a ritroso, per aneddoti, l'amicizia di un nobile e del suo servo da sempre, alla scoperta di un segreto che avrebbe cambiato tutto. Intrigante, piuttosto broody
Il demone è caduto, è stato ucciso… ma, in punto di morte, una frase sussurrata al suo signore Momokushi sarà destinata a generare un senso di tormento e angoscia nell’uomo. Inizia così il viaggio di Momokushi nel passato, alla ricerca del significato nascosto in quelle poche parole sussurrategli da Hakashijitsu. Un viaggio che lo porterà a ripercorrere i momenti vissuti con Haka, quello che da umile soldato è diventato leggendario demone, ma che Momo ha imparato a conoscere e a sentire sempre tanto vicino, instaurando con lui un rapporto di amicizia profonda basata sul rispetto e sulla fedeltà reciproca. Torneremo insieme a lui indietro nel tempo, partendo dal primo giorno in cui, durante un suo viaggio, incontrò il giovane demone pestato a sangue… fino a quegli ultimi secondi, prima che esalasse l’ultimo respiro. Cercheremo con lui il significato degli oggetti che Haka ha raccolto negli anni e che ha conservato in uno scrigno, come un suo prezioso tesoro.
Quello che ci aspetta è un racconto ricco di attimi profondi, in cui si percepisce la grande stima e la forte devozione di Haka, dove si narreranno le piccole azioni quotidiane, i momenti di spensieratezza misti a quelli di forte tensione per via delle battaglie, le frasi taciute ma palesate dai gesti. Questa storia mi ha profondamente coinvolta. Il mistero celato dietro a quelle ultime parole ha tenuto viva la curiosità e ha acceso in me la voglia di saperne di più, di cercare la soluzione, di fare congetture e riflessioni (grandemente sbagliate, ma molto sorprendenti!). L’intensità delle descrizioni di luoghi, eventi e attimi hanno uno stile quasi poetico e sono leggiadre ma allo stesso tempo molto vivide. Anche lo stile dell’autrice mi è piaciuto molto, rendendo la mia esperienza di lettura molto intensa ed intima e riportandomi alla memoria ricordi legati ai film “L’ultimo Imperatore” o “La foresta dei pugnali volanti”.
Per il forte tema e per il tipo di storia, credo sia una di quelle letture da non lasciarsi scappare e la quale può dare grandi soddisfazioni e intense emozioni.
Le parole che rivela il generale Hakashinjitsu sul letto di morte al suo comandante ed amico carissimo Momokushi diventano per quest'ultimo un chiodo fisso.
In oscillazione tra presente e passato, grazie anche ad un cofanetto ricevuto da Himitsushuei, la concubina che Haka aveva chiesto all'amico, Momokushi ripercorre i suoi ricordi e visitando i luoghi testimoni delle loro avventure insieme, intraprende un viaggio solitario lungo la vita del suo migliore amico e consigliere, che lo porterà a domandarsi se conosceva davvero la persona che è sempre stata al suo fianco.
Per quanto non abbia apprezzatto appieno il plot twist finale, Kaijin. L’ombra di cenere di Linda Lercari è un romanzo che consiglio a tutti, amanti del Giappone e non, specialmente a chi vuole immergersi in una bellissima storia di amicizia e di dedizione.
Questa è una storia di amicizia, di ricordi, di passato e presente, di dolore e di domande. Questa è la storia di Hakashinjitsu e di Momokushi.
Siamo in Giappone, nel 1330, Hakashinjitsu è un grande guerriero, con una grandissima lealtà e tanta fiducia nel suo Signore, tanto che farebbe qualsiasi cosa per lui. In battaglia è conosciuto come Il Demone, perché è invincibile ma quando, per lo sgomento di tutti, viene pugnalato a morte, tutto cambia. Soprattutto per il suo Signore e amico, Momokushi. Perché in punto di morte egli sussurra al suo caro padrone delle parole che a noi non vengono subito riferite, ma che in Momokushi generano dubbi e domande, perché non riesce a capire il senso di quella frase.
Comincia a indagare, a fare e a farsi domande. Ricordo dopo ricordo, e scavando nel suo passato e in quello di Hakashinjitsu, riusciamo a ripercorrere la loro bellissima amicizia, intuendo molto più di quello che Momokushi ha capito. Hakashinjitsu ha dedicato la sua vita a quell’uomo che l’ha salvato quando era solo un bambino indifeso, ma ha sempre tenuto dentro di sé un grande segreto che avrebbe potuto distruggere l’amicizia con il suo signore.
Momokushi si sente perso dopo la morte del suo migliore amico e ci fa rendere conto di quanto non dobbiamo mai dare per scontato il tempo che passiamo con una persona a cui vogliamo bene, perché la vita è imprevedibile e tutto può cambiare.
È un bellissimo libro, che è riuscito a catturare la mia attenzione fin dalle prime righe. Hai la voglia di scoprire qual è il messaggio che Hakashinjitsu ha lasciato a Momokushi, hai la curiosità di conoscere ogni dettaglio della loro splendida amicizia. Ottima la trama, scrittura coinvolgente e senza sbavature, rappresentata da una bella copertina che ha saputo evocarmi un paesaggio giapponese. Una malinconia ha pervaso, a tratti, la mia lettura, perché avevo la consapevolezza che Haka fosse morto e che sarebbe stato troppo tardi per loro. Ma questo non ha rovinato la mia lettura, anzi: le ha dato quell’emozione in più.
È un libro storico, per l’ambientazione e per il periodo, ma in realtà non è pieno di storia tanto da far scappare i nemici del genere! Motivo per cui mi sento di consigliare a tutti questa storia particolare, che narra di amicizia, di ricordi e di un amore nascosto tra le pagine del passato. Un libro che mi ha sorpresa e catturata, una bellissima lettura che merita cinque stelline su cinque! E il finale… oh, il finale mi ha ricordato qualcosa che amo tanto, ma di cui naturalmente non vi parlerò! Leggetelo per scoprirne di più!
Giappone - Periodo Kamakura, anno 1330 - Le ultime parole sussurrate al suo signore dal samurai Hakashinjitsu, prima di morire in battaglia, provocano dubbi e domande da percorrere tutti i momenti passati con il caro amico. Da questo momento la storia ci verrà raccontata attraverso gli occhi del nobile Momokushi che porteranno ad affacciarsi a grandi guerre, battaglie, uccisioni; banchetti e feste di corte. Avremo modo di conoscere la ricca vita del Palazzo e quella umile del villaggio, un mondo ben lontano dalla società giapponese nel Medioevo feudale. Un insieme di personaggi ben strutturati e lineari con tratti silenziosi, dai gesti, dagli sguardi e dalle parole come: signori,contadini, guerrieri, servi, raffinate concubine, done di corte e megere. Un modo di vivere giorno dopo giorno fino all'ultimo respiro. Momokushi deve ricostruire passo dopo passo qualsiasi cosa che si collega al caro amico e guerriero, scavando nel passato e visitando i luoghi che sono stati parte fondamentali per le loro imprese. Era solo un bambino indifeso quando fu salvato, Hakashinjitsu gli dedicò tutta la vita al signore, ma ha sempre tenuto per sé il segreto che avrebbe compromesso un'amicizia di una vita. Hakashinjitsu ha custodito per oltre cinquant'anni un segreto che avrebbe sconvolto un'intera vita, ma anche una dichiarazione d'amore così raffinata che si possa lasciare in dono.