Pubblicato nel 1931 "La Madonna dei filosofi" segna l'esordio ufficiale di Gadda: esordio di un outsider quasi quarantenne, di un ingegnere condotto dalla professione in giro per l'Europa. Non si potrebbe immaginare nulla di più lontano dall'elitario ambiente fiorentino e dagli ozi delle "Giubbe Rosse". È una "differenza di potenziale" che il libro rivela e che lo stesso Gadda sottolinea orgogliosamente: "Io sono del parere di accogliere anche l'espressione impura (ma non meno valida) della marmaglia, dei tecnici, dei ragionieri, dei notai, dei redattori di reclames, dei compilatori di bollettini di borsa, ecc., dei militari oltre che quello che il cervello suggerisce bizzarramente per le sue nascoste vie".
Carlo Emilio Gadda was an Italian writer and poet. He belongs to the tradition of the language innovators, writers that played with the somewhat stiff standard pre-war Italian language, and added elements of dialects, technical jargon and wordplay. Gadda was a practising engineer from Milan, and he both loved and hated his job. Critics have compared him to other writers with a scientific background, such as Primo Levi, Robert Musil and Thomas Pynchon--a similar spirit of exactitude pervades some of Gadda's books. Carlo Emilio Gadda was born in Milan in 1893, and he was always intensely Milanese, although late in his life Florence and Rome also became an influence. Gadda's nickname is Il gran Lombardo, The Great Lombard: a reference to the famous lines 70-3 of Paradiso XVII, which predict the protection Dante would receive from Bartolomeo II della Scala of Verona during his exile from Florence: "Lo primo tuo refugio e 'l primo ostello / sarà la cortesia del gran Lombardo/ che 'n su la scala porta il santo uccello" ("Your first refuge and inn shall be the courtesy of the great Lombard, who bears on the ladder the sacred bird"). Gadda's father died in 1909, leaving the family in reduced economic conditions; Gadda's mother, however, never tried to adopt a cheaper style of life. The paternal business ineptitude and the maternal obsession for keeping "face" and appearances turn up strongly in La cognizione del dolore. He studied in Milan, and while studying at the Politecnico di Milano (a university specialized in engineering and architecture), he volunteered for World War I. During the war he was a lieutenant of the Alpini corps, and led a machine-gun team. He was taken prisoner with his squad during the battle of Caporetto in Octorber 1917; his brother was killed in a plane--and this tragic event death features prominently in La cognizione del dolore. Gadda, who was a fervent nationalist at that time, was deeply humiliated by the months he had to spend in a German POW camp. After the war, in 1920, Gadda finally graduated. He practiced as an engineer until 1935, spending three of these years in Argentina. The country at that time was experiencing a booming economy, and Gadda used the experience for the fictional South American-cum-Brianza setting of La Cognizione del Dolore. After that, in the 1940s, he dedicated himself to literature. These were the years of fascism, that found him a grumbling and embittered pessimist. With age, his bitterness and misanthropy somewhat intensified--one of his less amiable traits was misery. There is some debate amongst scholars as regards Gadda's sexual orientation. Certainly, his work demonstrates a strongly subversive attitude towards bourgeois values, expressed above all by a discordant use of language interspersed with dialect, academic and technical jargon and dirty talk. This is particularly interesting as the criticism of the bourgoise life comes, as it were, from the inside, with the former engineer cutting a respectable figure in genteel poverty.
Four and a half stars? Read through twice in one sitting. This is a book one studies as much as reads. A small bowl carved of precious stone filled halfway with pure excess which is then arranged, as if spontaneously, into a series of inscrutable games.
L'unico libro che avevo mai letto di Gadda era 'Quer pasticciaccio brutto de via Merulana'. Mi piacque molto sia il libro che il film. Questo che ho appena terminato mi è molto piaciuto. La scrittura di tipo "colto" stile Arbasino (di cui era molto amico)rende la scrittura poco scorrevole ma gustosa. Quindi non facile da leggere ma molto, molto intelligente. Richiede una rilettura per meglio apprezzarlo! Questo è il primo dei suoi scritti pubblicati e visto che fa parte della sua opera omnia che già posseggo credo proprio che me li leggerò tutti.
Butto gli occhi per le vie infinite dell’internet cercando uno spunto per scrivere qualcosa di sensato riguardo La Madonna dei filosofi di Carlo Emilio Gadda. D’un tratto, come per magia, incontro la scheda del racconto che vorrei recensire nel sito dedicato allo scrittore milanese. La scheda fa così: “Maria Ripamonti, ultima discendente di una famiglia nobile decaduta, promessa a un giovane partito volontario per la Prima Guerra Mondiale e poi disperso, non intende ascoltare i genitori che vorrebbero sposi l’avvocato Pertusella. L’ingegnere Cesare Baronfo, titolare di un azienda di rappresentanze ereditata dal padre, vittima di un’inguaribile nevrosi causata soprattutto dalla passata relazione con Emma Renzi che gli ha dato un figlio, decide di vendere l’azienda per dedicarsi alla filosofia. Maria Ripamonti e l’ingegnere Baronfo si incontrano e si frequentano. Ma, di ritorno da una gita in macchina, subiscono un agguato di Emma Renzi che ferisce gravemente l’ingegnere sparandogli con una rivoltella.”
Non incontravo una scheda dai tempi grigi della scuola. Questo incontro fortuito ha procurato in me una certa invidia: una scheda io non la sono mai riuscito a fare, la chiarezza è una qualità che, ahimè, non mi appartiene.
Tuttavia, mi sono chiesto se sia importante nel Gadda la trama, la scheda, il punto di partenza e il punto di arrivo, e le indicazioni: a dritta e a manca, di sù e di giù. In effetti, quand’anche ci si muove, la trama nel Gadda, e in particolare ne La Madonna dei filosofi, non mi sembra affatto la caratteristica principale. Forse è proprio per la mancanza di indicazioni che l’altra sera un tipo mi ha detto senza remore che Gadda è illeggibile. In questi tempi nostri in cui si usa il google maps persino per andare al cesso, non stupisce lo sfogo scomposto cui, mio malgrado, sono stato testimone.
A onor del vero, entrare in una frase del Gadda è come passeggiare in una strada a forte pendenza, in cima ci si arriva col fiato grosso, come al Castelletto: la bicocca dei Ripamonti. Ma è anche e soprattutto vero che entrare in una frase del Gadda e perdersi in essa è dire sì alla letteratura. Leggere il Gaddus è come entrare in un gomitolo dove non è necessario una bussola per orientarsi, è necessario esserci. Nel gomitolo gaddiano pullula la vita. Penso che uscire indenni da una frase del grande scrittore Carlo Emilio Gadda sia il massimo per un lettore. Una volta fuori dal garbuglio gaddiano, si ha come una netta percezione di benessere, un certo friccico nel cuore.
Ritornando per un momento alla scheda, le vite a pezzi di Maria Ripamonti e dell‘ingegnere Baronfo si incontrano quando ormai tutto pareva perduto (galeotta fu l’inserzione), tutto sembra andare per il verso giusto fino all’arrivo dell’ostacolo, della realtà, della rivoltella, che qui il Gadda chiama Emma Renzi: d’altronde un Renzi compare sempre a guastare le feste. Il racconto gaddiano termina con l’aspro commento di mademoiselle Delanay, un’amica “non eccessivamente francese” della famiglia Ripamonti. Qui il Gadda è come se lasciasse alla Delanay l’inchiostro, la penna e il calamaio e si facesse da parte. Cossicché mademoiselle Delanay ci dà la sua versione della disgraziata vicenda, si bourgeois; ebbene la mademoiselle si lascia andare a una sorta di sfogo di classe: elle avait du linge, la petite!, esclama mademoiselle Delanay. Un finale che è un ennesimo guizzo gaddiano.
Sì, a mio avviso il Gadda dovrebbero farlo santo come Agostino d’Ippona o come il natale, in ragione della sua sconfinata, anzi infinita generosità. Il Gadda ha il potere di unire il cielo della Italia: non è questo forse un miracolo?
Con il Gadda siamo tutti e soltanto italofoni: la mia matria è il pomidoro, è la pasta e fagioli; la mia matria è Carlo Emilio Gadda.
Più che acerbo, il Gadda de La Madonna dei filosofi è uno scrittore dalla chiara poetica che cerca, come attestano i brevissimi Studi imperfetti ivi raccolti, delle modalità di espressione che possano rendere l'idea del garbuglio della realtà, dei molteplici sistemi avvolti in cause ed effetti di non agevole interpretazione: è un po' quello che emerge nei due racconti Teatro e Cinema, il cui punto di vista del personaggio si concentra su tutt'altro o interpreta altrimenti ciò che vi è di più quotidiano, regalando al suo lettore effetti meravigliosi e comici. Da leggere, insomma, per apprezzare la costruzione di una lingua che vuole liberarsi da tutte le sue ambiguità per stupire il suo lettore.