Quarant'anni di poesia alla ricerca di un passaggio fra sperimentazione e comunicazione.
Questo volume riunisce le sei raccolte di Valerio Magrelli: Ora serrata retinae (1980), Nature e venature (1987), Esercizi di tiptologia (1992), Didascalie per la lettura di un giornale (1999), Disturbi del sistema binario (2006) e Il sangue amaro (2014). Grazie all'aggiunta di dodici testi successivi, il libro presenta dunque una produzione che, dopo il precoce esordio dal taglio meditativo, è passata a descrivere paesaggi tecnologici e patologici, toccando timbri di carattere civile, morale, politico. Tradotta in molte lingue, l'opera di Magrelli è stata apprezzata da Italo Calvino, Giorgio Caproni, Elio Pagliarani, Antonio Porta, Enzo Siciliano e Andrea Zanzotto, mentre tra i suoi lettori stranieri spiccano Octavio Paz, Iosif Brodskij, Charles Simic, Yves Bonnefoy e Bernard Noël.
He graduated in philosophy at the University of Rome and is an expert in French literature which he has taught and teaches at University of Pisa and University of Cassino.
Oscillatorio. Ho amato il primo Magrelli, ho detestato il secondo. Dal fulminante esordio di "Ora serrata retinae" (1980), che lo ha immediatamente proiettato nell'Olimpo della poesia italiana contemporanea, fino a "Il sangue amaro" (2014) (ultima raccolta poetica di Magrelli in questo volume, anche se nel frattempo ne sono state pubblicate altre due) secondo mio modestissimo parere avviene un'involuzione abbastanza netta, seppure siano presenti traiettorie continue nel suo orizzonte poetico, ed in particolare l'aspetto ludico e intellettuale del verso magrelliano. "Ora serrata retinae" col suo ritmo posato, lento, meditativo, con la sua parola esatta, tecnica, filosofica, col suo dettato uniforme, a tratti saggistico, rappresentava la perfetta risposta (e reazione) alla fiammante stagione poetica della neoavanguardia, soprattutto nella concezione di una poesia quasi callimachea, improntata al gioco e alla leggerezza e nella quale si verifica un significativo distacco dalla politica e dal sociale. Questo risulta in una poesia che, oltre a fondare come si evince dal titolo nello sguardo il suo fulcro epistemologico, ha la costante tendenza a ripiegarsi su sé stessa, a diventare metapoetica, nel tentativo di fornire un'esatta rappresentazione (appunto visiva) dei processi ontologici e successivamente poetici del cervello. Il taglio estremamente razionale può così, nel maggiore accentuarsi dell'ironia magrelliana, divenire mero gioco intellettualistico (che nella sua esagerazione e reiterazione ha il suo punto debole) o una spirale cervellotica un po' ripetitiva. Bisogna tuttavia sottolineare come Magrelli pubblichi la raccolta a soli 23 anni (e alcuni testi risalgano ai 17 anni del poeta): è in questo secondo me il miracolo della raccolta, e ciò che scaturisce anche il suo immenso fascino, ossia nell'accostamento di versi puerili, ancora acerbi, a versi straordinari, tra i migliori letti almeno nell'ultimo anno. In "Nature e venature" il gioco intellettualistico sembra intensificarsi: alla perfetta limpidezza del verso, all'assoluta levigatezza della parola, si contrappone un'insipienza contenutistica eccessiva, rivendicata dallo stesso poeta ("sono linee e contorni,/sono il panno e la forma"). In questo senso, grazie a questo spirito bambinesco, sfacciato, tutto ciò che sfiora lo sguardo del poeta, in una dimensione ancora chiusa e claustrofobica, può essere volto in verso. "Esercizi di tiptologia" segna invece un evidente passo di evoluzione dalle prime due raccolte, in cui si succede un maggiore sperimentalismo poetico, tale da comprendere anche la presenza di prose poetiche o traduzioni. Si differenzia così anche lo stile: resta predominante la posatezza del verso, il suo controllo quasi classico, ma si presentano anche componimenti dal ritmo più fluido, più movimentato. Anche la lunghezza dei testi (solitamente concisa) si fa più varia, fino alla presenza (tratto saliente sottolineato da Magrelli) delle strofe. Da un punto di vista contenutistico, si evidenzia invece una maggiore esternazione dello sguardo poetico, la fuoriuscita dalla dimensione tutta interna soprattutto di "Ora serrata retinae" che inizia a contemplare anche vedute paesaggistiche, vagabondaggi, viaggi e così via, e al contempo la presenza della carne, del sangue e delle viscere. Da qui in poi inizia (con forse alcune eccezioni di "Disturbi del sistema binario") lo scarto netto. "Didascalie per la lettura di un giornale" segna il trionfo della quotidianità, nei suoi aspetti anche più comici, più volgari: è sempre più intrecciato il rapporto tra basso e alto, grottesco e sublime poetico. L'opera è estremamente originale: consiste nel creare componimenti a partire dagli spazi e dai generi presenti nei giornali, ed è presente quello che è stato definito dalla critica la sapienza innovativa di Magrelli nella rappresentazione dello paesaggio digitale, della tecnologizzazione della quotidianità umana. Tuttavia, inizia sempre di più ad essere preponderante il contenitore rispetto al contenuto: la forma poetica fronte al verso. Da "Disturbi del sistema binario" si compie invece quel passaggio definito dallo stesso Magrelli "da Ponge a Brecht", con l'avvio di una poesia vagamente civile che non mi ha soddisfatto in alcun modo: troppo superficiale l'ipotetico impegno, e colorato da lievi sfumature di classismo. È comunque estremamente originale la sperimentazione magrelliana nella fusione di metriche tradizionali e ipertecnicismi tecnologici e digitali, che comprende anche un'innovativa visione d'insieme sui nuovi media come videogame e cinema popolare, così come ho trovato estremamente toccante la sezione dedicata alla propria famiglia, dalla regressione all'origine, ossia dalle poesie al padre essendo egli stesso ormai padre, fino alle tenerissime poesie dedicate ai figli, di una tenerezza quasi sabiana. "Il sangue amaro", l'ultima raccolta, l'ho concepito piuttosto come quello che si crea nel lettore. Lo sperimentalismo è ormai soltanto formale, svanito totalmente l'orizzonte poetico degli albori, il suo insieme di razionalità e controllo, restano dei componimenti che ho trovato anche di cattivo gusto oltre che abbastanza insignificanti.
C’è chi fa il pane. Io faccio Sangue Amaro. C’è chi fa profilati d’alluminio. Io faccio Sangue Amaro. C’è chi fa progetti per lo sviluppo aziendale. Io faccio Sangue Amaro. Io mi faccio il Sangue Amaro. È una specialità della casa, sin dal lontano 1957.