“Allora lei comunicò loro che mamma e papà erano morti. Adler scoppiò a piangere con le mani in grembo. Klaus, invece, inchiodò lo sguardo al piatto e giocò col cibo per quel che restava della mattinata.”
Adler e Klaus, i fratelli Zweig, ricevono così, in modo secco, la comunicazione della morte dei genitori, proprio nelle prime pagine del libro; la reazione alla notizia rivela molto del carattere dei fratelli Zweig, la cui vita sarà segnata per sempre, “da quel momento Adler si ritrovò isolato e Klaus capì l’utilità della violenza”. Le strade di Adler e Klaus da lì a poco si separeranno, in fondo “vivevano come due animali di specie diversa confinati nella stessa gabbia”, e i fratelli non si cercheranno più per lungo tempo: “Il giorno in cui se ne andò di casa con un borsone di tessuto grezzo, dono di Abelard, Klaus gli strinse la mano senza dire una parola e non tornò mai più”.
Le vite separate dei fratelli Zweig sono distinte, di riflesso, anche nella narrazione; al breve prologo in cui si assiste al precipitare degli eventi in seguito alla morte dei genitori per incidente stradale, morte un po’ misteriosa come un po’ avvolta nel mistero è la loro figura, e alla separazione ad Amburgo dei fratelli Zweig, seguono la narrazione del percorso seguito da Adler e poi di quello seguito da Klaus.
Adler perde l’illusione di poter diventare un nuotatore di livello internazionale, ha un vuoto interiore che non riesce a colmare. “Che cosa sarebbe stato, di lui, se i suoi non fossero morti? Senza dubbio, ne era sicuro, qualcosa di ben diverso da un nuotatore che non voleva più nuotare”.
Klaus trova lavoro come sommozzatore su una piattaforma petrolifera e si trasferisce in un luogo chiamato Criacuervo, nel deserto colombiano in prossimità dell’Oceano Atlantico. Il vuoto e la rabbia interiori Klaus li governa nell’ambiente spoglio e violento del deserto, che allo stesso tempo lo allontana dalla moglie e lo riavvicina al figlio.
A tenere legati nel tempo i fratelli Zweig è Cora, l’amore giovanile di entrambi anche se con esiti differenti, a cui Klaus si rivolge dopo molti anni di separazione per provare a riallacciare i rapporti con Adler. Ma quanto viene alterato e corroso dal tempo? Non rimane, forse, solo l’idea di ciò che è stato e che può invece risultare irrimediabilmente perduto? Quale illusione ancorata al passato può pericolosamente presentarsi come una possibilità di futuro? È l’amara riflessione di Cora nell’epilogo finale che getta un po’ di luce, “gli avvenimenti avevano alterato drasticamente la sua relazione con i fratelli Zweig. Il passato che avevano condiviso, adesso non era altro che una voce senza padrone, un grido insopportabile che non voleva dover riascoltare mai più”.
La storia ha un ritmo incalzante, vorticoso, scava in profondità senza darne l’impressione; per molti versi mi ha fatto venire in mente Il volontario, di Salvatore Scibona, e come in quel caso il libro è la terra di mezzo tra autore e lettore e tocca un po’ a quest’ultimo provare a completare l’arco della traiettoria.