C'era una volta la Milano della "ligéra", la città popolata dai contrabbandieri, dai maestri del borseggio e dagli artisti dello scasso: balordi intenti in malefatte più che in misfatti, persi nell'eterno "guardie e ladri" con i "ghisa" e la "madama". Corre l'anno 1928 e da Roma Benito Mussolini, duce del fascismo, dichiara guerra ai duri meneghini. Intanto, nella regia questura in piazza San Fedele è di stanza un poliziotto che legge Platone e va pazzo per la cassoeula. Lo chiamano il "poeta del crimine". Nelle spire della scighera, la spessa bruma che punge i visi e gela i cuori, torna il commissario Carlo De Vincenzi, già protagonista dei gialli di culto firmati, a cavallo tra i Trenta e i Quaranta, dallo scrittore Augusto De Angelis. Al poliziotto tocca fare i conti con l'anima più profonda della Capitale morale: quella che trema ai boati di bombe attribuite agli anarchici e sogna dietro alle magie del suo Peppìn, l'eroe dell'Ambrosiana, registrato all'anagrafe col nome di Meazza Giuseppe. Sarà il commissario a svelare i misteri che aleggiano intorno alla vita del campione, mentre dovrà vedersela con i piccoli, grandi enigmi di una malavita stracotta come la busecca e romantica come un riflesso al tramonto sull'acqua dei Navigli.
Critico rock e speaker radiofonico, Luca Crovi (Milano, 1968) è stato per nove anni conduttore della popolare trasmissione Tutti i colori del giallo in onda su Radiodue. Si è laureato in Filosofia con specializzazione in Storia Antica presso l’Università Cattolica di Milano. Collabora con diversi quotidiani e periodici. Per Marsilio ha realizzato la monografia Tutti i colori del giallo (2002), libro che si è poi trasformato nel 2003 nella omonima fortunata trasmissione insignita nel 2005 del prestigioso Premio Flaiano. Ha pubblicato con Stefano Priarone i saggi Mr. Fantasy. Il mondo segreto di J.R.R. Tolkien (2003, Passigli) e Stephen King. L’Uomo Vestito di Incubi (2004). Ha scritto racconti noir per le antologie La minestra sul cortile (2006, Coniglio), Anime nere (2007, Mondadori) e Uccidere per sport (2008, Todaro) e siglato sceneggiature a fumetti per i volumi I vizi di Pinketts (2003, Edizioni Bd), Arrivederci, amore (2005, Vents D’Ouest), Laggiù nel profondo (2007, Edizioni Bd), e Fantômas – Le nuove avventure (2006, Edizioni BD), misurandosi per l’occasione con personaggi nati dalla fantasia di Andrea G. Pinketts, Massimo Carlotto, Joe R. Lansdale e Marcel Allain e Pierre Souvestre e lavorando con disegnatori come Maurizio Rosenzweig, Andrea Mutti e Angelo Busacchini. Nel 2013 pubblica (per Garzanti) Noir. Istruzioni per l'uso, mentre nel 2018 esce per Rizzoli il giallo di ambientazione milanese L'ombra del campione.
Sarebbero state 4 stelle per l'episodio finale della partita di calcio a San Vittore. Ma una narrazione condotta tutta sul filo della memoria della Milano di un secolo fa e di un autore, De Angelis, che non conosco (così come non conosco la città né attuale né passata) mi prende inevitabilmente molto poco. Nonostante la bravura indiscussa di Crovi.
l libro è ispirato alla figura mitica di Peppino Meazza, anche se l'argomento principale sono le capacità intuitive del commissario De Vincenzi, che lavora alla questura in piazza San Fedele ed è il vero mattatore del racconto ambientato negli anni 30 a Milano. La guerra è finita da poco, Milano è una città che va già di corsa, ci sono i nuovi tram, la fiera Campionaria, noti punti di ritrovo per artisti e scrittori. Nonostante tutta questa voglia di riscatto, la maggior parte della gente vive umilmente del proprio lavoro, molti invece vivono rubando (la ligera) cercando di non farsi prendere dai poliziotti (la madama). Alcuni passaggi infatti descrivono i casi che De Vincenzi deve affrontare e che porterà a termine brillantemente, a volte dando anche la possibilità di riscattarsi a chi ha sbagliato, perchè vede nell'uomo che si ingenia qualcosa che non vuole perdere. Oltre alle divertenti frasi in dialetto o agli scambi di battute tra personaggi dei vari racconti, ci sono descrizioni di fatti importanti, come l'attentato a Vittorio Emanuele III di Piazza Giulio Cesare del 1928. Proprio da questo caso verrà estromesso il De Vincenzi, perchè il Duce vuole specialisti ad indagare su un fatto così grave. Nonostante questa esclusione, sarà proprio lui il protagonista defilato a indirizzare la ricerca della verità e dei colpevoli. Trai fatti storici meno rilevanti, c'è anche la vita di Meazza che impatta con il fascismo, quando l'Internazionale fu costretta a chiamarsi Ambrosiana e a cambiare maglia. Molte pagine parlano del rapporto tra la polizia di allora e i malviventi, un rapporto coon un fondo di rispetto e di scambio reciproco di favori. Il senso di civiltà era qualcosa che oggi non sembra esistere più. In questo bel libro, si raccontano misteri di Milano e ricordi di tempi che stanno per svanire insieme alle persone che hanno vissuto quegli anni. E' anche un documento storico su edifici, luoghi, politiche di quel tempo, personaggi e molto altro.
L'ombra del campione" non è un romanzo vero e proprio ma, sulle orme di Dario Crapanzano che racconta la Milano degli anni Cinquanta, Luca Crovi mette in scena la Milano degli anni Venti facendo incontrare due celebrità di quegli anni intercalando la narrazione con notizie e impressioni d'epoca. Una di carta, il commissario Carlo De Vincenzi, l'investigatore nato dalla fantasia di Augusto De Angelis, e Giuseppe Meazza, il "balilla, forse il più grande calciatore italiano del primo dopoguerra. Crovi condisce le storie di questi due protagonisti con ricordi familiari, storie realmente accadute, odori e sapori di un periodo lontano quando la presenza principale a Milano era la nebbia, la "scighera", ormai un ricordo sbiadito per tutti i meneghini.
La trama si spezzetta in tanti rivoli e poteva essere resa più corposa sviluppando gli spunti dati dagli attentati che preannunciavano la "strategia della tensione" degli anni sessanta-settanta. In ogni caso è una sapida rievocazione di una "Milano da assaggiare" ben lontana da quella "da bere" degli anni Ottanta.
3* per la scrittura. Non si tratta di un romanzo/giallo vero e proprio ma della Milano anni '20 con i suoi accadimenti, i suoi personaggi e le minute storie che si intrecciano, l'ho trovato troppo slegato.
È un 2,5. Molto interessanti da scoprire le atmosfere della Milano anni 30, soprattutto se si conosce il capoluogo lombardo. Non è però un vero e proprio romanzo, ma un collage di aneddoti e episodi, non propriamente ben connessi tra di loro.
È una storia che si infiltra tra la storia di una leggenda del calcio, le storie di un ispettore creato da qualcun altro, e la Storia. E al centro una città, evidentemente amata, mitizzata, venerata da chi scrive.
Il commissario De Vincenzi ci racconta di una Milano attraversata da una fitta scighera in cui indaga (con riunoni a base di cassouela e busecca) sui crimini commessi dalla ligèra meneghina e con alcuni di essi c'é un sottile filo conduttore con il Peppin (Giuseppe Meazza) indimenticabile goleador dell'internazionale. Crovi ci sa raccontare tra un misto di eventi realmente accaduti (strage del 12 Aprile 1928) e finzione della città Ambrosiana a cui rimandano, leggendo, i tempi che furono.