La morte del padre sentita e descritta, giorno dopo giorno, con pudore, conrivolta, con strazio. E' questo il tema dell'ultima raccolta di poesie di Patrizia Valduga. Trenta poesie modellate sulla forma tradizionale dell'ottava in cui il recupero di forme e metri del passato raggiunge una forte limpidezza espressiva.
"Anima, perduta anima, cara, io non so come chiederti perdono, perché la mente è muta e tanto chiara e vede tanto chiaro cosa sono, che non sa più parole, anima cara, la mente che non merita perdono, e sto muta sull'orlo della vita per darla a te, per mantenerti in vita."
"La tortura tremenda del mangiare giorno per giorno per due volte al giorno col male che non si osa nominare, e sperare pietà fino a crollare, crollare sotto pelle e ossa e un giorno arrendersi e andare all'ospedale... Sapevi, padre, qual era il tuo male?"
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Oh padre padre, patria del mio cuore, per tanto tempo solo col tuo male, per tanti giorni e giorni e notti di terrore, come in una sequenza cerebrale ti vedo, solo, solo e senza amore, annegare tacendo nel tuo male tra chi sa e capisce e non sa amare e chi sa non capire, e non sa amare.
IV.
La tortura tremenda del mangiare giorno per giorno per due volte al giorno col male che non si osa nominare, e chiedere pietà giorno per giorno, e sperare pietà fino a crollare, crollare sotto pelle e ossa e un giorno arrendersi e andare all'ospedale... Sapevi, padre, qual era il tuo male?
VIII.
Oh padre padre che conosco ora, soltando ora dopo tanta vita, ti prego parlami, parlami ancora: io fallita come figlia, fuggita lontano un giorno, e lontana da allora, non so niente di te, della tua vita, niente delle tue gioie e degli affanni e ho quarant'anni, padre, quarant'anni!
XXIV.
Il sole vivo sulla tua agonia... il sole vivo, immobile e lontano... e ho cuore... il cuore che se ne va via... è col cuore che tengo la tua mano... e ti bacio la fronte, anima mia, coll'anima... ti bacio con la mano... se ne va via quella nera farfalla negli occhi... con una lacrima gialla...
XXVI.
O cantico dei cantici, ti canto, corpo senza più corpo dell'amore, dolore senza grido senza pianto senza corpo senza età del dolore, centico della morte, io ti canto, cuore che continui nel mio cuore che tutti i giorni a mezzgiorno muore perché non può invecchiare il mio dolore!
Una raccolta che si è propagata negli anni, un primo nucleo a ridosso che si è esteso, dedicata al padre e alla sua morte. Un lamento dolente e lacerato. Le poesie sono in ottave con i versi in rima