Ugo odia il proprio nome. Ricco di famiglia, ha fatto una buona carriera nell’editoria, tra scrittrici rampanti, marchettari e intellettuali rassegnati che usano la modestia come una clava. Sul lavoro è efficiente, appassionato, antipatico. Ma in un’altra sfera della vita, quella erotica, lascia che comandi l’ossessione. Predominio e cinismo sono compagni inseparabili del suo piacere. Vedere la letteratura dal backstage ha fatto emergere il suo lato peggiore, lo ha illuso di una superiorità inesistente e ha favorito la sua propensione ad assentarsi dal mondo. Quando la vecchiaia si annuncia con segni inequivocabili, Ugo crede di confermare la propria indipendenza con una parodistica unione civile, seguita da un progetto di suicidio per procura; ma il destino ha in mente un altro esito e lo condurrà dove lui non avrebbe mai pensato di poter arrivare.
Non è il Siti migliore, se è il primo che prendere in mano non credo vi piacerà molto. Ma, datemi retta, Siti è bravissimo. Leggete tutto quello che ha scritto fin dall'inizio e non potrete non innamorarvene. Questa è una sorta di novella lunga sul mondo dell'editoria. Il cinismo e l'ironia sono i soliti, ma i temi in cui è più bravo sono altri.
Mollato per sfinimento da affettazione a -50 pagine dalla fine (70/120). A leggere anche altre recensioni, credo di aver scelto – d'impulso, in un aeroporto che non aveva altri libri di Siti – il peggiore romanzo per avvicinarmi a uno scrittore che punto da tempo.
"Se la parola ha dato senso al mondo («in principio erat Verbum»), ora la sciatteria della parola serve per restituire il mondo alla sua insensatezza. E i polizieschi, che dio li strafulmini, e i noir anzi i polar; te lo dicono proprio in faccia, «ciò messo dentro un delitto per dare vivacità al plot», oppure «gli omicidi sono un pretesto per descrivere l'ambiente». Ma cristo santo, un omicidio è una cosa enorme, o un niente brutale, come ti viene da costruirci sopra un giochetto? E se vuoi descrivere un ambiente, perché qualcuno deve morirci?".
Non sarò sicuramente il primo a lodare lo stile incisivo e penetrante di Walter Siti. Personalmente leggo le sue opere con moderazione, poiché dopo aver terminato uno dei suoi libri ho bisogno di mettere la mente in pausa e rinfrescarla con una frizzante dose di leggerezza (light fiction a manetta, Volo, Moccia, Kinsella, ho bisogno di voi!).
Questo è senza dubbio un Siti minore, ma anche un Siti minore è ben più maggiore delle opere maggiori di tanti altri scrittori minori. Insomma, che scriva di editoria, di pedofilia o di omosessualità, dalle sue riflessioni sulla natura umana non ci si scappa.
Quello che più mi ha affascinato di questo libro, e che lo ha sgravato dal disperato cinismo del protagonista, è l'ambientazione all'interno di una casa editrice, con tutti gli atteggiamenti, le fissazioni, i pettegolezzi, le ossessioni che nascono tra colleghi di lavoro.
Un ottimo libro per chi vuole avvicinarsi a Walter Siti prima di addentrarsi in opere più complesse come "Scuola di nudo" o "Troppi paradisi".
Primo libro di Siti che leggo. Ambientato all'interno del mondo editoriale italiano (fittizio, ma i riferimenti sono riconoscibili), il personaggio è l'anziano Ugo che in banca rotta spirituale sposa il giovane gigolo Manuel al quale affida una missione particolare. Più racconto lungo che romanzo, è scritto in una prosa complessa, ricca, che alterna lirismo a banalità, cinismo e affondi satirici. Notevole, ma non posso dire che mi abbia appassionato.
Come ha già riportato qualcuno prima di me, non è il Siti migliore per il “mondo” che viene trattato (quello dell’editoria), ma offre davvero spunti interessanti e mette voglia di leggere gli altri libri che ha scritto!