He was a famous Italian writer and literary critic.
He wrote critical biographies of Goethe, Alexander the Great, Kafka and Marcel Proust as well as a short but unforgettable memoir on his thirty-year friendship with Italo Calvino.
In Kafka, Pietro Citati has the great writer declare: "'I am like you, I am a man like you, I suffer and rejoice as you do, like a meticulous and buoyant angel, a being who lives far away in a world that did not belong even to him."
From 1973 to 1988, he contributed to the cultural section of Corriere della Sera and had been the literary critic for la Repubblica since 1988.
Un saggio ben fatto sulla civiltà iranica che passa attraverso la storia, le credenze, i miti e le leggende di un popolo millenario. Una terra ricca e fiorente che vide il passaggio di Dario, luce e fuoco primigenio, di Serse, potenza, di Cosroe, capriccio e forza, la creazione di splendide città come Persepoli, Antiochia con le brillanti strade di pietra, Ctesifonte. Citati ci racconta di Ahura Mazda, il dio di Zoroastro;della città di Eran-Vej “il primo dei luoghi eccellenti”; dell’angelo Sraosha che scende tre volte per notte sulla terra: la prima a consolare gli afflitti e a portare pace, la seconda ad addormentare, la terza a risvegliare con le prime luci la terra; dell’asceta Husayn lbn Mansur e della sua vita fino al martirio; dei re che come Harun-al-Rascid si travestivano ed uscivano la notte per confondersi in mezzo al loro popolo; del meraviglioso tappeto di Cosroe, la sua primavera, un tappeto che il sovrano ogni inverno faceva srotolare nella sala del trono per combattere la malinconia derivante dall’inverno: intessuto di stoffe preziose, coloro sgargianti, pietre preziose dettava il tempo nel cuore del sovrano; delle lotte contro gli arabi che porteranno allo sfacelo dell’impero, lento e inesorabile e a città di morti. Un giorno le farfalle videro la luce di una candela e decisero di scoprire di cosa si trattasse. Il capo della congregazione delle farfalle ne mandò una in ricognizione. Essa volò e vide la luce da dietro un vetro e le sembrò bellissima e delicata. Allora si mandò una seconda farfalla e questa volta la finestra era aperta, essa entrò svolazzò fino alla fiamma, che si mosse al volo delle sue ali e poi tornò a riferire. Una terza farfalla venne mandata a studiare ancora la luce. Essa fu attratta dalla luce, così intensamente da bruciare le sue ali e non poter tornare. La farfalla ha appreso ciò che voleva sapere, ma lei sola lo conosce e lo comprende. La scrittura ci porta in luoghi incantati, affascina e disorienta, ci fa perdere fra bassorilievi di città ormai rovine e miti che resistono al tempo. Una bella lettura, un piacere da scoprire.
“Poi giungeva l’inverno. Una neve altissima nascondeva gli altopiani del Nord, la caccia nei parchi diventava impossibile, e il mondo gli sembrava chiuso e ostile. Allora faceva distendere al suolo un tappeto chiamato “La primavera di Cosroe”. L’orlo era ricamato di smeraldi, il centro rappresentava dei viali, dei corsi d’acqua, un giardino, un frutteto e un campo dei grano. Contemplando i disegni, Cosroe cancellava la neve e il freddo, e le gioie della primavera gli sembravano già prossime e confidenziali.” Un breve itinerario nella civiltà iranica, un excursus narrativo che parte dalla Persia di Dario e termina con l’onirica Città di Rame, dove tutto si tramuta in ombra. Sono come perle infilate in una collana, quelle di cui ci parlano Citati, un susseguirsi di storie intrecciate tra loro come i fili di un tappeto e che altrettanto bene rendono l’immagine nel suo complesso. Un libro per cui vale assolutamente la pena di prendersi un pomeriggio.
Questo libro aveva tutti i presupposti per piacermi (interesse per la storia della Persia, fissazione per Cosroe, studio del medioevo islamico) eppure non mi è piaciuto. È stata una lettura pesante, per quanto breve. Forse la colpa è mia.
La valutazione riflette la mia esperienza, non il libro di per sè che probabilmente avessi approcciato diversamente mi sarebbe piaciuto molto, ma purtroppo non era quanto cercavo in questo momento. Estremamente ben scritto, con un leitmotiv profondamente onirico e trascendentale, a tratti simile all'Iliade di Baricco, a tratti a Siddharta; molto apprezzabile il capitolo omonimo al titolo del libro.