Baboucar, Ousman, Yaya e Robert sono quattro richiedenti asilo arrivati in Italia dopo avere attraversato mezza Africa e il Mediterraneo. Sono sospesi tra la speranza che la loro richiesta venga accolta e l’ansia di essere respinti. C’è chi aspetta la prima udienza di fronte alla Commissione territoriale, chi il ricorso in primo grado al tribunale, chi invece ha ottenuto una protezione sussudiaria e per un po’ può andare avanti senza troppe ansie. Un fine settimana decidono di prendere un treno che da Perugia li porterà verso l’Adriatico. La meta è la spiaggia di Falconara Marittima e il viaggio è scandito dagli incontri, dalle ossessioni di ognuno e dall’altalenante rapporto con la lingua italiana. Sono quarantott’ore di piccoli avvenimenti: multe, bivacchi, visioni, la finale degli Europei di calcio, qualche litigio. Due giorni in cui i quattro amici si ritroveranno sempre a camminare, in fila indiana, lungo le strade della provincia del Centro Italia. E Baboucar guidava la fila è una favola senza morale, che affronta il tema delle migrazioni scegliendo di raccontare quello che viene dopo le traversate, la normalità inafferrabile di una vita dignitosa che segue ogni approdo e tutto quello che questa normalità contiene: le paure, i desideri, la rabbia, le nostalgie, riuscendo a ottenere alla fine quella particolare risonanza poetica che hanno soltanto le cose vere.
Jest wolno i jest nudnawo. I z jednej strony to kiepsko dla książki. A z drugiej to pokazuje, jak autor wszedł w skórę osób migrujących i że zrozumiał, jak może wyglądać to niekończące się limbo oczekiwania na ochronę międzynarodową, proces, kolejne przesłuchanie czy pismo z sądu, kiedy nic nie jest pewne, wszystko tymczasowe, trzeba coś ze sobą zrobić, ale niewiele wolno, bo prawa ma się co najwyżej na papierze, a przywilej czasowego pobytu można podważyć z byle powodu. Kilka lat pracy z migrantami przeleciało mi przed oczami czytając te książkę.
'E Baboucar guidava la fila' è una storia fitta fitta di desideri, speranze e voglia di vivere, di migliorare la propria condizione. Uno dei primi desideri di Baboucar è quello di vedere di nuovo il mare. Il mare più vicino al posto in cui si trovano. Fa niente se è brutto. Un desiderio semplice, nato forse per togliersi dalla testa tutti gli incubi passati. Forse perché, come dice lo stesso Baboucar, il mare è il mare 🌊📖✨
Letto per il giro d'Italia di Libri dal mondo. Una storia semplice ma non banale e una scrittura scorrevole che riesce in meno di 150 pagine a restituire la complessità dell'essere migrante in Italia nel 2016. Conclusa la lettura si vuole visitare la stazione di Jesi.
Read for the Italy tour with Libri dal mondo. A simple but not trivial story and a fluid writing that in less of 150 pages succeeds in explaining how is to be a migrant in Italy in 2016. When the book is over you want to see Jesi's train station.
"Baboucar guidava la fila. Subito dopo di lui veniva Yaya, qualche metro più indietro gli altri quattro: Robert, Ousman e i due Mohamed" ⠀ Questo libro scardina i luoghi comuni che aleggiano da tempo sui migranti. O meglio, le idee che attorniano i luoghi comuni sui migranti. ⠀ E come? ⠀ Donizzetti non elargisce morali e non dispensa opinioni. Perché di gente che fa questo ce n'è abbastanza. ⠀ Cosa dice? ⠀ Racconta di quattro ragazzi provenienti dall'Africa con un solo desiderio: andare al mare. Un desiderio così innocente e semplice da esaudire che però si scontra con la realtà. Una realtà poco favorevole. ⠀ Per chi pensa che dopo la traversata sia tutto finito.