Romanzo fortemente autobiografico ma non solo, non del tutto.
Se lo si volesse considerare come romanzo d'amore, non sarebbe poi quel granché: le frasette da Baci Perugina tipo "L'amore è un morso al cuore. Un dolore incurabile dell'anima." mi hanno sempre lasciata indifferente e poi questo genere di aforisma non è nemmeno lontanamente protagonista del libro, non capisco neanche il motivo di dargli tanta spinta in terza e quarta di copertina, il lettore o potenziale lettore finisce soltanto per travisare. Sono altre le caratteristiche da mettere in evidenza.
Come romanzo del dolore e come saga familiare, suona già meglio: si inserisce alla perfezione in un filone che pur essendo già ampiamente esplorato, credo non si esaurirà mai del tutto e meriterà sempre una visitina, di tanto in tanto.
Ma come esercizio di autofiction e di incastro di più piani temporali, funziona davvero ottimamente.
Ottima sensibilità nella descrizione dell'infanzia (sia l'infanzia sua propria dell'autrice che quella delle progenitrici), senza stucchevolezze, non un mondo fatato colorato di rosa ma un gomitolo inestricabile di perplessità; ottima precisione nella descrizione dello stato di depressione intesa come malattia vera e propria che le persone più prossime alla fin fine non riescono mai a riconoscere e ad ammettere come tale. Ottima la costruzione che permette di svelare i misteri poco a poco e invogliare il proseguimento della lettura. Piacevolissime e ben descritte (ma non ingombranti) le ambientazioni: Padova, Parma, Roma, Tellaro, Madrid, Soria. Equilibrato anche dal punto di vista del femminismo: è un romanzo al femminile ma non vi si troveranno lodi sperticate delle infinite virtù e infiniti pregi delle donne, au contraire, non c'è difficoltà nell'ammettere errori e difetti tanto dell'universo femminile quanto di quello maschile. Nella parte di "fiction" c'è forse qualche forzatura che si spinge leggermente più in avanti del dovuto per andare ad ottenere l'atmosfera desiderata: rare dissonanze perdonabili con licenza poetica.
La sensazione è quella di aver avuto tra le mani un bel libro-rifugio: non perché ci sia da affezionarsi particolarmente ai personaggi, non è il genere di romanzo che punta sulla forza dei protagonisti; ha un'aria di rifugio perché è facile e piacevole lasciarsi trasportare nelle atmosfere decadenti della fine del XIX sec e poi lasciarsi cullare avanti e indietro, con le onde e poi con la risacca, fino a spiaggiarsi ai giorni nostri.
Mi piaceva immaginare che Tellaro si trovasse al centro di una di quelle palle di vetro piene d'acqua. Se la giravi, le stelle della notte cadevano in un mare viola scuro, turbolento.
La prima e la seconda parte, quelle relative alla nonna, la bisnonna e la trisnonna, sarebbero da quattro stelle abbondanti: la costruzione è brillante, la narrazione arriva sempre a cogliere nel segno grazie ai giusti incastri e giusti dosaggi di realtà e finzione.
La terza parte, quella dedicata più da vicino all'autrice e alla madre, è il logico e naturale completamento di ciò che precede perché vi si svela la soluzione di quanto vagamente accennato all'inizio; tuttavia il coinvolgimento emotivo si fa più denso, quasi vischioso, e la narrazione ne risente, da brillante si fa più opaca e vagamente disorientata: a questa terza e ultima parte assegnerei dunque un giudizio un po'più basso - d'altro canto, questo disorientamento fa parte del lato "non-fiction" dell'opera: parlare di una madre che non si è conosciuta pone come minimo davanti a dubbi e incertezze, indagare su di lei comporta come minimo scoperte inaspettate, e anche se si prende una direzione è molto facile e comprensibile ritrovarsi poi a percorrere un'altra strada con un altro orizzonte, tralasciando forse alcune delle vie traverse cui poteva essere opportuno dare un'occhiata.
Tutto il complesso fa percepire una scrittura viva e vivificante, non un mero esercizio di stile ma scrittura come bisogno di sfogo, di ritrovamento di sé stessi e di ripartenza da un anno zero.
Questo romanzo è stato una bella scoperta, consigliato in generale, raccomandabile anche un po' di più con gli arresti domiciliari.