Povera me... che robetta insipida e insignificante sono mai riuscita a regalarmi per Natale...
Sin dall'inizio la scrittura si palesa parecchio ingenua (...concorso di colpa della traduzione?) ma non pareva una storia poi così tremenda. Mi aspettavo un racconto un po' all'acqua di rose ma non del tutto scadente, i primi passi facevano supporre un po' di remake di Jane Eyre, uno po' de La ragazza con l'orecchino di perla: una piacevole, mediana lettura da 3/5.
E invece ho trovato solo insignificanza. Assegno due stelle anziché una ma non so bene nemmeno io il perché. Forse potrebbe essere per il fascino dell'ambientazione, la Vienna di inizio XX sec? No, perché in realtà Vienna non viene descritta affatto, sono solo i personaggi che non fanno altro che ripetere e ripetersi quanto è bella, quanto è elegante, quanto è maestosa Vienna (classico errore da principianti, l'autrice vede la Vienna di inizio '900 non con gli occhi dei suoi personaggi ma con i suoi propri occhi e la giudica con il metro da abitante del 2020 e non del 1910). La seconda stella può stare - forse - grazie alle atmosfere pacate e rilassanti che pervadono ogni scena del racconto. O forse sono solo io che mi sento più generosa del solito.
Protagonista è una giovane domestica, Marie, che si ritrova a fare la bambinaia a Vienna e niente meno che in casa di Arthur Schnitzler. Ora, se scegli di ambientare la storia in casa di un personaggio così ingombrante, in quanto autrice sei obbligata a dargli un certo rilievo e invece il più grave difetto di questo racconto è che da queste pagine egli non emerge proprio per nulla, Dottor Schnitzler non pervenuto, è una specie di convitato di pietra, una figura maschile che più anonima non si poteva dare. Ho aspettato e sperato fino alla fine, dicevo a me stessa che forse non era ancora stato esposto niente sul famoso scrittore perché doveva arrivare il colpo di scena.
Io di Schnitzler ho letto soltanto La signorina Else che non mi era piaciuto granché, quindi questo romanzo per me poteva essere una buona occasione per conoscere e apprezzare meglio un autore che fino ad ora mi aveva fatto storcere il naso; e d'altro canto io per questo romanzo ero una cliente perfetta perché gli davo l'occasione di farmi cambiare idea, e far cambiare un'idea è il risultato migliore che un romanzo possa ottenere.
Ma questa autrice, invece di sforzarsi di spiegare e/o mostrare qualcosa a proposito di Schnitzler, dei suoi studi, delle sue attitudini, o perché no anche della sua famiglia (in fin dei conti la figlia, quella che ci viene mostrata qui come una bambina paffuta e ovviamente adorabile, è quella che neanche tanti anni dopo si suiciderà inspiegabilmente a Venezia... come si conciliano i due lati della stessa persona?), insomma invece di sviscerare un qualcosa che possa essere una spanna più profondo, preferisce raccontare la storia d'amore tra la domestica e l'aiuto libraio di una libreria del centro di Vienna: così si conferma anche il peggiore stereotipo del libretto chick-lit, che vuole che ci sia sempre di mezzo una libreria, un libraio o una libraia. Bah. Passiamo ad altro, sarà meglio.