Noia ed interesse intimamente mescolati, sbadigli e risate. Una manciata di consigli molto validi in un'insalata di ammorbanti e ripetitivi dettagli. Vale la pena leggerlo, ma è proprio il caso di parlare di pena (necessaria per portarlo a termine).
Ammetto che è stato un acquisto d'impulso: l'ho visto in libreria, titolo e copertina mi hanno catturato, sfogliando l'indice mi sono molto incuriosito. Purtroppo l'aspettativa è stata in parte disattesa, ma seguendo uno dei consigli del vecchio Beppe "è meglio aspettarsi di meno, così si ottiene di più". Se volete leggerlo, non aspettatevi un granché, rimarrete quantomeno felicemente sorpresi dalle poche, ma valide, cose buone sparse per il libro.
Severgnini afferma di non scrivere per se stesso, ma di scrivere per noi lettori, per i giovani in particolare, così da poter trasmettere ciò che ha imparato attraverso le sue esperienze ed i suoi sbagli. Un intento nobile, ma il libro sembra scritto più per farne acquistare una copia a tutti coloro che vi sono citati, parenti compresi. Severgnini scrive ogni nome, di ogni persona, che ha in contrato in quella determinata redazione, o programma tv, o missione all'estero. Nomi che non arricchiscono la lettura, non essendo, a parte rari casi, degni di nota, e che appesantiscono il libro e logorano il lettore, a cui non frega niente di come si chiamano tutte le duecento maestranze di un programma RAI. Forse, ancor peggio, si sente il salvatore dell'uomo qualunque, che viene redento dall'oblio poiché citato dal "grande" Beppe. So che sembro astioso o forse invidioso, ma il tedio che mi ha causato leggere questi inutili sproloqui non è sorvolabile. Il mio consiglio è: leggetelo, ma prendetelo in biblioteca e saltate la miriade di pagine inutili in cui si fanno solo nomi dimenticabili.