Quando ero piccolo, quindi mooolti anni fa, diverso tempo prima che iniziassero a frantumarci i maroni con Una poltrona per due, a Natale in televisione replicavano spesso il cartone animato Yellow Submarine, ed era perfetto per il clima lieto e spensierato di quei giorni beati in cui le feste non erano ancorano un ulteriore motivo di stress. Sia io, che la canzone, che il film, abbiamo superato il mezzo secolo di vita, qualcuno mi potrebbe anche chiedere se i Beatles non mi abbiano ancora stufato. La risposta ovviamente è no, anche perché i Biechi Blu sono sempre in agguato e bisogna difendersi. Il limite principale di questo fumetto, rispetto al film, è che non è sonoro, e quindi non ci sono le canzoni dei Fab Four, ma ci sono tutti i colori, la fantasia, la poesia, lo stralunato umorismo non-sense, molto british, e le geniali invenzioni grafiche psichedeliche, ispirate al surrealismo ed alla pop art. C’è anche tutto quell’ingenuo idealismo ottimista tipico della fine degli anni sessanta, un periodo straordinariamente creativo, fertile e vitale, così fuori luogo nella nostra epoca, e proprio per questo così necessario. Qualche nostrano Bieco Blu contemporaneo lo definirebbe “buonista”.
"C’era una volta, o magari due,
un paradiso celeste che si chiamava Pepelandia.
Si trovava, o forse si perdeva…
ottantamila leghe sotto il mare.
Non ne sono troppo sicuro."