Aspettavo questo romanzo da così tanto tempo che, quando ho scoperto che Amazon l’aveva fatto uscire prima, mi sono fiondata subito ad acquistarlo in eBook, benché le mie intenzioni fossero di gustarmelo in cartaceo. Ora che l’ho finito, la voglia di inserirlo nella mia libreria, tra gli altri romanzi che ho amato, si è soltanto intensificata. Mi mancano le parole per dire quanto abbia adorato questo libro. Da quel poco che avevo potuto leggere su Facebook (e a ciò si aggiunge il fatto che conosco l’autrice grazie alle fanfictions di Harry Potter su EFP), ero sicura che non sarei stata per niente delusa... eppure mi ha sorpreso comunque constatare che ha superato le mie già altissime aspettative. Negli ultimi mesi, ho letto libri che mi hanno entusiasmato poco, o che sí, pur essendomi piaciuti, non mi hanno invaso la testa per giorni. Con “Amabile inferno”, mi è capitato questo e di più. Benché avessi un esame imminente e non potessi divorarmelo tutto in un soffio, le vicende di Manfredi, Melania, Fabrizio, Virginia, etc... mi hanno talmente coinvolta che mi distraevo continuamente a pensare a loro. Per quanto riguarda la storia, posso dire di essermi identificata in tutto e per tutto in Melania: i complessi sul suo peso, quel suo distrarsi continuamente perché quel che ha da dire spesso vuole uscir fuori nei momenti meno opportuni (e so benissimo quanto sia orribile doversi contenere), il voler essere rispettata, il non riuscire ad esternare “dal vivo” ciò che pensa perché non sa come dirlo, quando intervenire... l’unica cosa che mi manca è l’intraprendenza, ed è proprio questo ad avermela fatta amare tantissimo come personaggio. Una ragazza così giovane che però ha abbastanza maturità da sapere cosa vuole, e che lotta per ottenerlo. Nonostante gli anni che la separano da Manfredi, risulta essere una ragazzina solo per età anagrafica. Non ho percepito alcun... divario di fondo. La loro relazione è pienamente plausibile e motivata. Mi è capitato spesso in molte altre letture di non capire perché mai “lui” dovesse amare “lei” e viceversa. Cosa che qui non succede, perché arrivi a comprendere cosa ci trovi Manfredi in Melania, perché si sia “incaponito” proprio con Melania... lei è la sua “trasgressione”, certo, ma l’attrazione che prova nei suoi confronti non dipende dal fatto che lei sia una sua studentessa, tutt’altro. Né Melania cerca un’avventura “con un uomo più vecchio di lei”, con un suo insegnante, per di più prete, perché il proibito l’attrae. Ovviamente entrambi sono curiosi l’uno dell’altra, ma la loro affinità trascende i loro “ruoli”. D’altra parte, è Manfredi il personaggio che ho scoperto di amare di più: se è Melania che ha “messo in moto” le cose a inizio romanzo, scopriamo che è Manfredi, con le sue scelte, che nemmeno le persone più vicino a lui hanno capito, ad avere determinato gran parte degli eventi. Con lui, tutti i pregiudizi e le convinzioni che abbiamo sui preti - un po’ gli stessi che ha Melania - cadono ad uno ad uno. Eppure, come dice Fabrizio, nonostante infranga una parte dei voti che ha fatto nel momento in cui si innamora di Melania... non per questo smette di essere un “buon prete”: non mette mai e dico mai in dubbio la sua fede verso Dio. Una fede pura, genuina... che non nascondo mi ha anche “contagiata”. Manfredi è forse una delle persone che ha meno motivazioni per credere in Dio, dopo tutto ciò che ha “subìto” (e inflitto, benché senza l’intenzione di far del male), eppure il suo amore per Lui non viene mai meno. Se pure riflette sul suo modo di agire, cioè sulla correttezza o scorrettezza delle sue azioni, resta comunque un punto di riferimento indiscutibile per i suoi fedeli. E si capisce che ama il contatto con gli altri. Aiutare e confortare le persone. Cosa dire di Virginia e Fabrizio? Che li ho amati, soprattutto il caro Montelieri... ti aspetti (ma nemmeno del tutto, perché conosco la capacità dell’autrice di costruire personaggi di spessore) il personaggio “spalla”, che fa battute sarcastiche e fa colpo sulle ragazze... e se pure Fabrizio sí, può dare questa impressione... è anche molto di più. Forse sbaglio, ma lo considero il personaggio più generoso e altruista di questo romanzo. Virginia - benché compaia soprattutto nella seconda parte del romanzo - è un altro grandissimo personaggio, con una grande forza d’animo e una sorta di... integrità che personalmente ho ammirato; ma non nascondo di aver amato molto anche Helena Victoria Roberts alias “Vicky”. Ho adorato un sacco il suo rapporto con Fabrizio, tutt’altro che superficiale. L’autrice ha saputo costruire in maniera magistrale dei personaggi-persone, non dei “tipi”, che subiscono gli eventi passivamente. Perché, certo, i colpi del destino li subiscono, ma non smettono comunque di far sentire la loro voce nella trama. E più che sentirsi spettatore, il lettore viene trascinato letteralmente nella storia. Per finire, vorrei commentare un altro grande protagonista di questo bellissimo libro: lo stile. Premetto di essere quel tipo di lettrice che ama gli stili semplici, poco infarciti di metafore... descrittivi ma comunque non barocchi. Non si può parlare di “stile barocco” in questo romanzo... di stile “poetico”, forse. Lo stile di Eleonora Fasolino è poetico, ma non si perde in alcun ragionamento privo di senso. Ogni frase - perfino quelle volte a descrivere l’ambiente - è così elegante eppure scorrevole che non ho avuto bisogno di rileggere più volte per capire. È uno stile che si sente, che lascia il segno... di cui percepisci l’”impronta”. E che tuttavia non stona, tutt’altro. I temi affrontati e il modo in cui sono stati presentati nel romanzo dimostrano la maturità “umana” dell’autrice. È un libro che fa riflettere, questo. Un libro che non puoi leggere soltanto una volta. Un libro che non credo invecchierà col tempo. Se devo trovarci un difetto (ma nemmeno) è il finale aperto, perché, lo dico chiaro a tondo: ho bisogno di un sequel. DEVO ASSOLUTAMENTE SAPERE. Anche soltanto così, però, con l’ultima parola dell’epilogo, è assolutamente perfetto. MA DEVO SAPERE COMUNQUE. Se avessi potuto mettere sei stelle piene, pienissime... le avrei messe sicuramente. Perciò, che dire? Invito tutti a leggerlo, ma senza pregiudizi sul genere e sui “ruoli” dei personaggi. E se pure li avrete, questo libro li demolirà uno ad uno.