Il Cavaliere delle Spade: 2,5
La Regina delle Spade: 3,5
Il Re delle Spade: 3,5
Il Toro e la Lancia: 3
La Quercia e l'Ariete: 3,5
La Spada e lo Stallone: 3,5
Valutazione complessiva: 3,5
Corum Jhaelen Irsei. Il Principe dal Mantello Scarlatto. Corum della Mano d'Argento. Una delle incarnazioni del Campione Eterno, l'eroe destinato a combattere in nome della giustizia per l'eternità. L'ultimo superstite dei Vadhagh, una delle Antiche Stirpi sterminate dai Mabden (gli uomini mortali), sopravvissuto all'uccisione di tutta la sua famiglia e all'umiliazione della mutilazione; l'eroe delle guerre contro i Signori del Caos e contro i Fhoi Myore. Uno dei punti più interessanti di questo personaggio è sicuramente il suo rapporto, complesso e conflittuale, con i Mabden: infatti, se da un lato, questi ultimi gli insegnano il grande potere dell'odio, della disperazione e del desiderio di vendetta, dall'altro gli regalano anche l'amore. L'odio per Glandyth-a-Krae (l'artefice dello sterminio dei suoi famigliari e della sua mutilazione) fa da contraltare all'amore per Rhalina (certo, magari Moorcock poteva fare un piccolo sforzo e sviluppare come si deve questo rapporto senza cadere nell'innamoramento improvviso, ma facciamo finta di niente); alla fine, nella seconda trilogia, Corum si presenterà addirittura come campione dei Mabden (i lontani discendenti dell'adorata consorte) nella loro lotta disperata contro le Genti del Freddo. Nel bene e nel male, l'incontro con questa stirpe tanto diversa - più aggressiva, meno propensa a perdere le proprie giornate in elucubrazioni astratte, portatrice di odio e violenza, ma anche di cultura e creatività - ha sconvolto completamente la vita del giovane principe.
Tuttavia, il vero punto di forza , soprattutto della prima trilogia, è legato al concetto di multiverso: alla faccia della Marvel, qui Moorcock inserisce un altro tassello all'interno della sua opera. Infatti, tutte le sue opere/saghe danno vita a un unico grande universo narrativo che si snoda su più dimensioni e piani spazio-temporali che, ne "Il Re delle Spade", finiranno per convergere, visto che Corum incontrerà altre due incarnazioni del Campione Eterno (Elric ed Erekose) e si ritroverà a viaggiare in diversi piani. La lotta tra le forze del Bene e quelle del Male procede senza sosta, sotto varie forme, compito dell'Eroe è quello di combattere in prima linea, senza mai risparmiarsi, senza mai sapere perché è stato scelto per quella missione. Peraltro, grazie alla Congiunzione del Milione di Sfere (ma non solo), abbiamo modo di vedere cosa succede quando persone, intere popolazioni o luoghi fisici finiscono per "precipitare" in piani diversi da quelli da appartenenza, o uscire dal Limbo al di fuori del tempo: danni a non finire.
Altra menzione speciale spetta ai personaggi secondari: tra i migliori c'è sicuramente Jhary-a-Conel (sempre accompagnato dal fido Baffi, il suo gattino con le ali che toglierà spesso le castagne dal fuoco alla compagnia), il Compagno dei Campioni, una delle incarnazioni del Compagno Eterno che, a differenza di Corum, viaggia più o meno liberamente tra i vari piani ed è consapevole dell'esistenza delle altre incarnazioni. E poi ci sono Goffanon e Ilbrec, i due Sidhi (stirpe legata ai Vadhagh) che combattono al fianco di Corum nella seconda trilogia - gli ultimi due superstiti di un popolo che si è trovato in un piano diverso e che ha scelto di combattere al fianco dei Mabden contro i Fhoi Myore usciti dal limbo, gli ultimi rimasti in un mondo ormai dominato dagli uomini, in cui non c'è posto per semidei e creature simili; Gaynor il Dannato, una figura molto tragica che desidera morire per spezzare la maledizione che lo costringe a servire in eterno le forze del Caos, senza mai conoscere la vera pace, una sorta di "gemello" di Corum. Inoltre, c'è da dire che Moorcock ha un gran talento nel creare personaggi infidi, infami e disgustosi (pure dal punto di vista delle descrizioni fisiche): dalla crudeltà gratuita di Glandyth alla bastardaggine del mago Calatin, dall'aspetto schifoso di Arioch, il Cavaliere delle Spade, fino ai Fhoi Myore, che sono praticamente in fase di decomposizione, oltre a una pletora di creature orride e dall'alito fetido. Male male invece le due figure femminili principali, le due incarnazioni della Consorte Eterna, entrambe molto piatte: colpa anche dell'autore che non è molto bravo a dare una vera forma al sentimento che lega le due donne a Corum, manca quasi completamente l'approfondimento psicologico. Non ci siamo.
La prima trilogia (Il Cavaliere delle Spade/La Regina delle Spade/Il Re delle Spade) descrive la lotta tra le forze del Caos e quelle dell'Ordine (i secondi creatori delle antiche stirpi, Vadhagh e Nhadragh, mentre i primi dei Mabden), con Corum che assume il suo ruolo di Campione Eterno e presenta alcune riflessioni interessanti sul concetto di destino e libero arbitrio, sulla vera natura degli dei (spesso creati dagli uomini) e del tempo, sul ruolo della Bilancia Cosmica, entità imprescindibile che dovrebbe garantire l'equilibrio e le cui leggi non possono essere infrante. La seconda trilogia (Il Toro e la Lancia/La Quercia e l'Ariete/La Spada e lo Stallone) segue le avventure del buon Corum nel futuro, circa mille anni dopo la sua epoca, quando decide di rispondere alle invocazioni dei Mabden, che pregano per il ritorno del loro eroe semidio destinato a proteggerli in caso di grave pericolo: il Principe dovrà affrontare le conseguenze della Congiunzione, che ha portato in quel mondo delle terribili creature uscire dal Limbo, e una profezia riguardante la sua fine. Devo dire che questa ultima parte mi ha leggermente deluso, mi aspettavo di meglio dal Campione Eterno, visto che sarà lui stesso a segnare la sua fine con la sua ostinazione a rimanere, per amore di una donna (capirai...), in un mondo che non gli appartiene. Di fatto, il povero Corum si trova spesso a fungere da pedina in un gioco molto più grande di lui.
In linea generale, sono contenta di essermi tolta la soddisfazione di leggere questa saga e mi è venuta la curiosità di saperne di più sulle altre incarnazioni del Campione Eterno. Oggettivamente, lo stile di Moorcock non mi fa impazzire, forse perché sono troppo abituata a quello del fantasy anni 2000, visto che a tratti mi sembrava un po' vecchio, forzato e ripetitivo. Le scene clou non le ho trovate particolarmente coinvolgenti, anzi: tuttavia, ho apprezzato molto la figura di Corum e tutta la struttura del multiverso. Mi sento sì di consigliarlo, ma solo ai veri amanti del genere.