"Io sono nato nel 1922 a Napoli, in una città che ha molti volti e che recita se stessa; dove è ambigua, come in ogni recita, la linea di demarcazione tra vero e falso": da qui prende le mosse questo viaggio a ritroso nel tempo. Con la leggerezza e la lucidità che lo contraddistinguono, La Capria accompagna il lettore alle origini della sua vita di scrittore, rievocando gli anni della formazione, la lotta ingaggiata per emanciparsi dagli stereotipi culturali imposti dalla città, l'insegnamento decisivo di Croce e la scoperta euforizzante di scrittori quali Proust, Musil, Kafka, Joyce, Faulkner, le cui tecniche compositive saranno d'ispirazione per i suoi futuri romanzi, su tutti Ferito a morte. Analizzando retrospettivamente la sua produzione, La Capria fa dono al lettore delle proprie idee sulla letteratura e sulla sua città, perché Il fallimento della consapevolezza è anche un libro su Napoli: ogni dettaglio che lo compone non fa che rendere saliente il controverso rapporto che lo scrittore intrattiene con essa. "In tutti i libri che ho scritto" ci ricorda, "c'è sempre questo dissidio, questo 'poetico litigio', tra me e la città, e il desiderio di svelarne l'anima nascosta, di ripensarla in modo da renderla presentabile, non con un maquillage superficiale, ma con una riscoperta della sua identità." A completare questa raccolta, alcune lettere tornate in possesso dell'autore il giorno del suo novantatreesimo compleanno: le scrisse tra il febbraio e il maggio del '43, mentre era militare a Caserta, a Peppino Patroni Griffi. La Capria stesso, nel presentarle, è sorpreso dai sentimenti che a quel tempo lo dominavano. Scopriamo un ragazzo di buona famiglia inerme e ingenuo sopraffatto dalla durezza della vita militare e dal terrore di vedersi abbandonato dall'amico più caro, in un'epoca di grande incertezza, che di lì a poco si sarebbe conclusa con la fine della guerra. Attraverso la forma del memoriale, La Capria esplora il confine sottile tra verità e trasfigurazione narrativa, e dimostra che anche raccontando personaggi reali ed eventi realmente accaduti uno scrittore puro non può fare a meno di produrre letteratura.
Raffaele La Capria was an Italian writer, known especially for the three novels which were collected as "Tre romanzi di una giornata". La Capria was born in Naples, where he was to spend the formative years of his life. There he graduated in law, before staying in France, England and the United States and then settling in Rome. He contributed to the cultural pages of the Corriere della Sera and was co-director of the literary journal Nuovi Argomenti. A particular interest was English poetry of the 1930s: as well as writing numerous articles he translated works including T. S. Eliot’s Four Quartets. In the 1950s he wrote and produced a number of radio programmes for RAI on foreign contemporary drama. In 1957 he was invited to participate in the International Seminar of Literature at Harvard University. In 1961 his novel Ferito a morte won the prestigious Premio Strega. He worked as co-scriptwriter on a number of Francesco Rosi’s films, including "Le mani sulla città" (1963), Uomini contro (1970) and "Cristo si è fermato a Eboli" (1979). In September 2001 he received a Premio Campiello lifetime achievement award and in 2005 "L'estro quotidiano" was selected as the winner of the Viareggio Prize for fiction.
He published his first novel, "Un giorno d'impazienza", in 1952. The second, and best-known novel, "Ferito a morte", came out nearly ten years later in 1961. In 1982 the three Neapolitan novels "Un giorno d'impazienza", "Ferito a morte" and "Amore e psiche" (1973) were re-issued as "Tre romanzi di una giornata". His short stories include "La neve del Vesuvio" and the collection "Fiori giapponesi" (1979). His work as an essayist is represented by "False partenze" (1964), "Il sentimento della letteratura" (1974) and "La mosca e la bottiglia" (1996). An autobiography, "Cinquant'anni di false partenze", was published in 1964.
"Ci sono città, soprattutto le città del Mediterraneo, il cui processo storico a un certo punto si blocca e in qualche modo sopravvivono a sé stesse. [...] Chi nasce in città come queste deve compiere personalmente quel processo storico che si è bloccato a suo tempo, e deve da solo portarlo avanti sino ai nostri giorni, per restituire alla città una continuità con il presente. [...] Attraverso i miei libri, io cerco di riaccendere dentro di me questo processo storico interrotto, di far sì che in qualche modo si riattivi."
"C'è in me un "lasciar andare" spaventoso. Come tu hai, con la tua solita acuta comprensione, intuito, e capito, io mi sono trovato sempre ad uguale distanza tra due cose in modo che indifferentemente avrei potuto scegliere tra l'una o l'altra. Non c'è vita in tutto questo. Non c'è vita. E se una cosa si sceglie invece di non sceglierla è solo per avere l'illusione, la parvenza di una vita."