C’è Francesca con l’ossessione per la sua immagine, e c’è Giovanna, una donna distrutta dal suo passato. C’è un elegante venditore di rose che attraversa le notti di Milano accompagnato da Pablo, un cane in cui tanto si rivede; c’è un musicista senza successo, c’è una cameriera. E poi ci sono Penna e Angela, che si conoscono per caso, si rivelano incapaci di giurarsi amore e allora si perdono per sempre, o forse no. C’è chi fugge a Londra, chi resta in paese, chi sogna la grande città. Le storie di questi personaggi si sfiorano, si intrecciano, si completano: tutti sono feriti ma non sconfitti, desiderano stordirsi ma sono perfettamente lucidi, ancora in cerca del loro posto nel mondo. Nel suo esordio narrativo Matteo Mobrici - compositore e leader dei Canova, uno dei gruppi più interessanti del panorama italiano - impiega gli stessi ingredienti delle sue canzoni, oscillando tra malinconia e autoironia, per raccontare i disagi, gli amori, le disillusioni e i sogni dei trentenni d’oggi
premessa: se non conosci Matteo Mobrici o non hai mai sentito una canzone dei Canova ti conviene ascoltare qualche canzone prima o dopo la lettura di questo libro. Quest’ultimo infatti lo definirei come la spiegazione di alcuni testi delle canzoni della band (come expo, portovenere e manzàrek). L’atmosfera che si crea è proprio di leggerezza, spensieratezza ma spesso anche di amarezza (portovenere). Per gli affezionati ascoltatori dei Canova già nel 2016/17 è sicuramente un Must Have
questo libro ha superato le mie aspettative, mi sono dovuta ricredere. ci sono stati alcuni racconti che mi hanno convinta più di altri, che invece non mi hanno convinta granché, ma nel complesso è un libro godibilissimo. davvero niente male per qualcuno che, oltre alle canzoni, non ha mai scritto altro.