«Un divorzio è un amore passato che ha trovato il modo legale di non passare mai». Una separazione infatti cambia almeno tre vite (lui, lei, l'altra), il modo di fare i conti, le abitudini, e a volte fa cambiare persino città. È quello che è successo a Olivia - avvocato divorzista ed esperta di sciagure sentimentali (soprattutto proprie) - da quando si è innamorata del suo capo. Luca si è appena separato da Carla, ma per stare vicino ai figli propone a Olivia di seguirlo a quello da Napoli è forse il divorzio più difficile che le sia mai capitato. «Napoli è fatta per mancarti, somiglia a certi ex, diventa più bella via via che aumentano i chilometri di distanza. E poi se c'è un posto in cui hanno capito quanto è sopravvalutato l'amore, quello è Milano». Magari è Olivia che ha un talento naturale per l'infelicità. Oppure esistono persone capaci di mandare all'aria tutto, sempre, pur di tornare sole. Ora che ha un uomo innamorato al suo fianco, non fa che vivere nella paura che non funzioni, paura di rovinare tutto, paura di una relazione stabile, paura che si capisca che ha paura. Ma forse dietro ogni grande amore trovi solo grandissimi «nonostante tutto». Ester Viola continua a raccontare i sentimenti con la sua penna acuminata. Ci dice le verità che non vorremmo sentirci dire neanche dalle nostre migliori amiche, e così facendo ci fa sentire liberi.
Nonostante una scrittura accattivante e una quarta di copertina che incuriosisce, alla fine questo libro non convince. I personaggi risultano essere delle macchiette, la protagonista - oltre a essere particolarmente antipatica e noiosa - è capace solo di sciorinare pezzi del codice civile. Trama inesistente, non succede niente per tutto libro. Se si cerca di imparare qualcosa per fare colpo su un avvocato, può ancora andare bene, ma per il resto non vale certo spendere 17€ per rimorchiare
L'onestà della Viola, sempre e comunque. Dalla posta del cuore al suo secondo romanzo. Ti dà esattamente quello che ti aspetti. Nessuna delusione. E' come una bottiglia di Nebbiolo buono, sai perfettamente cosa aspettarti e sai che non ne rimarrai deluso. E sai pure che non è né sarà mai un Barolo. Ma io avevo voglia di Nebbiolo quel we lì, quindi è stato perfetto.
Sdraiata sul divano, a bearmi di frasi come ' la claustrofobia è un problema da ricchi, certe angosce devi potertele permettere' e a ripensare ai miei 35mq in Porta Romana e a quanto li amassi pur non essendoci altro spazio se non quello per stare a letto.
E' brava la Viola, anche in trasferta a Milano. Soprattutto perché, maggio a Milano non ti fa rimpiangere quasi niente, a parte un po' di mare (cit.)
Dunque, ho letto il romanzo perché fa parte del ciclo Milano da leggere e volevo farmi un’idea delle varie proposte. Onestamente, non mi ha convinto. La scrittura funziona, ma la trama dov’è? Cioè, anche ammesso che le avventure professionali di Olivia Marni vengano in secondo piano rispetto a quelle amorose, dal momento che sia il compagno che il giornalista-corteggiatore hanno a che fare con ‘il divorzio portante’ di cui la nostra si deve occupare nello studio, si poteva almeno sapere come andava a finire quello? Non lo so, sono rimasta molto delusa.
Ester Viola ti prende per mano e grazie a Olivia Marni ti apre gli occhi, te li spalanca. Ti mette davanti alle prese di coscienza che tu non vuoi vedere, a cui tu non vuoi pensare ma di cui hai estremamente bisogno. E poi che bello leggere di procedure e sentenze, piccolo plus per i giuristi! Olivia Marni ti voglio bene
Quello che adoro ed è il motivo per cui continuerò a seguire Ester, è il suo modo di raccontare. Questa analisi dell'animo umano, mai santificato e mai demonizzato, perché come la vita, nessuno di noi è perfetto. E più si va avanti a leggere e più ci si ritrova, più Ester ti legge la vita come se ti conoscesse da una vita, e non come se ti avesse visto una volta per dieci minuti per firmarti il libro all'ingresso di un piccolo auditorium dove eri arrivata con mezz'ora di anticipo.
Da questo libro ho capito che Milano non è Napoli, soprattutto se ti ci trasferisci seguendo un divorziato con figli con cui stai da tre mesi. Il primo libro di questa autrice non era un capolavoro immortale della letteratura ma si lasciava leggere ed era divertente e contemporaneo, qui resta la facilità di scrittura di Ester Viola (a parte le interposizioni legali, ma capisco che lei ci tenga) ma sul resto non ci siamo: - Olivia è veramente antipatica oltre che sprovveduta (è avvocato divorzista e si trova spiazzata (e lamentosa, uh quanto è lamentosa) dai doveri del compagno verso i figli del precedente matrimonio - il continuo confronto Milano-Napoli è pretestuoso e alla lunga stucchevole - la parte sui beni all'antimafia fondamentalmente inutile - le frasi sull'amore che spuntano ogni tanto, buone per essere citate su twitter - Devo però dire che le copertine sono sempre molto belle.
Idea (quella del sentirsi spaiati) che poteva essere accattivante, ma non succede nulla lungo tutto il racconto. Conclusione inesistente, non lo consiglio.
E’ che non ho più trent’anni. Fortunatamente. E’ che vivo in mezzo agli italiani. Sfortunatamente. E’ che questo “modus pensandi” dei trentenni italiani d’oggi si allarga fino ai cinquantenni – e non perché siano “young at heart”. Esattamente l’opposto. Perché tutti, trentenni o cinquantenni che siano decidono che inaridirsi sia la scelta più furba. Perché così si soffre di meno. Sostengono. Forse. Ma si smette anche di vivere. Questo non lo calcolano. Di più. Non gli interessa. A che pro, allora stare al mondo, mi chiedo io? E l’eco risponde. O il vento. A turno. Beh, io ci ho pensato bene. Io non ci sto. Meglio sola perché “non voglio stare con chi non mi piace” piuttosto che sola ma in due o in mezzo a tanti che non mi convincono. La solitudine non come chiusura, ma come area protetta di un serbatoio di energie, di idee, di progetti, di felicità che non voglio più vadano persi. Non la pensa così Olivia, giovane avvocato di carriera, napoletana sui generis che si è trasferita a Milano – e che ci sta benissimo. Un romanzetto frizzante, divertente, più sarcastico che ironico. Si legge velocemente. Ideale per un viaggio – anche metropolitano. Però. Poi. Tranne i confronti Milano/Napoli veramente ben scritti, bene analizzati, cosa resta veramente dell’analisi sociale che l’autrice fa per mezzo della sua protagonista? Lo stesso che vent’anni fa leggevo della Rossana Campo, ora, scommetto, autrice completamente sconosciuta. Che però scriveva come la Ester Viola. Insomma, siamo sempre qui, a fare le stesse domande. E a dare le stesse risposte. Del resto, a trent’anni si ha sempre trent’anni cosa mi aspettavo? Mi aspettavo di divertirmi di più (e che si divertissero di più loro) ma avendo io cambiato la testa non ho potuto che leggere tra le righe un senso di disfatta nuovo che (forse m’illudo) nei miei trent’anni non c’era. Anche “ai miei trent’anni” il sarcasmo abbondava, sicuramente, perché ci faceva ridere, ci accomunava, ci faceva sentire meno sole. Ma c’era sempre il sogno del “grande amore” che baluginava in lontananza. Era come se fosse “la speranza”. Che oggi voglio intendere come una speranza generalizzata: una ricompensa di una vita più felice dopo momenti duretti. Il classico e intramontabile “per aspera ad astra”. Invece la trentenne d’oggi, il massimo rivoluzionario che viene a dire è: “forse il coraggio è quello di restare” (inteso: in una coppia. In una coppia bella moscia. In partenza.). Ecco e qui mi sono cadute le braccia. Proprio lei, che attraversa una fase della vita in cui si hanno così tante energie a disposizione, in cui si ha ancora (potenzialmente) tanta vita davanti, invece di impegnarsi a crearsi una vita il più soddisfacente possibile, fondamentalmente buttandosi, accettando sconfitte perché necessarie alle soddisfazioni, ecco che la giovane trentenne crede che l’incistarsi in una relazione infelice ma stabile (a dispetto di quello che scriveva nelle prime pagine) siano nel complesso una buona risposta. Cioé quello che facevano i nostri avi. Che però non aveva molte scelte, in campo sentimentale. E’ davvero tutto qui, quello che sentono/vivono/pensano i trentenni italiani d’oggi? Credo di sì, perché la mia studentessa cinese, anni trenta, bellissima e gran lavoratrice mi ha detto l’altro giorno: “Mi sono stufata di uscire con gli italiani. Non fanno altro che lamentarsi”. Dixit. Me ne ritorno nella mia riserva naturale che ha le porte spalancate per tutti quelli che hanno voglia di partecipare, intensamente, come me, quelli che sono riusciti a fare il salto dall’altra parte del pensiero umano italiota, forgiato per stroncare tutto quello che esuli la buona mangiata (facile facile) riserva che però blocca tutti gli altri (tutti i disfattisti) all’ingresso, come quelle porte nei film di fantascienza, che sembrano aperte ma in realtà sono chiuse da un campo elettrico (credo). Hasta la vista. Scialla.
SOB. Mi scappa sempre un sospiro quando mi imbatto in libri scritti davvero bene, con una bella scrittura fluida e accattivante a cui però, ahinoi, non corrisponde una trama altrettanto incisiva.
Olivia Marni, avvocato partenopeo approdato a Milano per amore, sarebbe la gioia di un analista senonché ha lo spessore di una sogliola. Anche il resto dei personaggi che le orbitano intorno, a partire dal maldestro (ma convintissimo) Jago sembran poco più che delle macchiette.
Peccato, perché alcuni spunti sono interessanti, come l'ironico accostamento di Napoli e Milano, o le riflessioni sul matrimonio dal punto di vista disincantato di un divorzista: "Il matrimonio? Un bel divorzio disinnescato!".
Anche qui, però, il troppo stroppia: la protagonista parla citando a memorai il codice civile! Stralci, commi e riferimenti ovunque sortiscono l'effetto di appesantire la lettura, quando l'effetto voluto - ipotizzo - era proprio l'opposto: alleggerirla, tinteggiandola d'ironia. Peccato.
Leggere Viola è sempre molto piacevole: tra verità e cliché sull'amore ci si diverte sempre. Però, diciamocelo, è una Milano di sushi costosi e una Napoli di vile a Capri e soprattutto di amori che credo non abbiano il problema di dividersi il bagno.
Era un secondo volume, naturalmente. E ovviamente io l'ho letto per primo, perché l'ironia pungente di Ester Viola mi aveva conquistata subito con i suoi tweet e la sua posta del cuore. Il seguito della storia di Olivia Marni, avvocato divorzista napoletano trapiantato in una Milano grigia e patinata, non finisce di stupire. Luca Ardenghi è lì a destreggiarsi nei meandri di una storia che si culla di promesse e incertezze. Ma come si fa a prendere in mano la propria vita quando non si capisce in che direzione andare? Olivia è una foglia al vento che vorrebbe raggiungere la felicità e ci prova, ma è più facile cadere in errori di valutazione che essere irreprensibili. Nella vita non c'è niente di concreto, ci si muove su gusci d'uova, e Milano non fa eccezione. Per chi trasloca da una città caotica e impressionante come Napoli, la nostalgia è una morsa selvaggia, ti manca il ricordo più che la sostanza, e come quando ti innamori dell'idea di una persona più che della persona stessa. E bisogna sempre fare i conti con le proprie scelte. Il problema è come finisce la storia, il finale di una narrazione che ti lascia insoddisfatto come non mai.
Incipit Li vedi al ristorante, al cinema, nei negozi di arredamento mentre discutono di un tavolino da divano, ai compleanni in famiglia, nei supermercati e in aeroporto quando partono e si sorridono con i passaporti in mano. Ci sono quelli a cui viene naturale, stare insieme. E vorrei tanto essere una di loro. Invece io mi sento una spaiata anche quando certe volte di notte Luca mi dice «Ti amo».
Inizia così questo libro un po’ difficile, non scorre molto. Ci ho messo un po’ di giorni per leggere solo 200 pagine. L’ho trovato poco fluido, come se saltasse di palo in frasca in alcuni punti. O forse era solo che non era nelle mie corde.
Entrambi avvocati vanno da Napoli a Milano, lui socio si ambienta subito, lei credo che neanche alla fine si sia ambientata. Lui separato con figli. Lei è l’altra. Quella che è davvero brava nel suo lavoro o fa quello che fa perché si fa il capo? Lei con mille dubbi. Sempre pronta a essere lasciata. Non si sente bene nella coppia, ma neanche da sola. Lei che va d’accordo con l’ex moglie, ma non con l’ex fidanzata che era una sua cara amica.
‘’Il silenzio in coppia è fatto di sostanza pesante, il silenzio da soli invece può essere anche un silenzio leggero.’’
‘’Cosí mi sono accorta, per esempio, che quelli che volevi disperatamente (tra cui gli ex) precipitano nella categoria «grossolani errori di valutazione». Potendo, li cancelleresti. O li andresti a confessare in chiesa come peccati. Insomma, se stai bene e sei felice e la coppia cresce sana come un pomodoro te lo dicono i tuoi ex: quando ti vergogni di tutti quelli con cui sei stata prima, allora è amore.’’
‘’’A Napoli se pranzi da solo ti guardi intorno come un criminale sperando che non ti veda nessuno che conosci. Perché a Napoli se sei da solo al ristorante non sei un uomo d’affari o una donna in carriera, sei un povero Cristo.’’
‘’Ma in fondo chi è tipo da Napoli? Nessuno che conosco, neanche i napoletani. Napoli diventa piú bella via via che aumentano i chilometri di distanza. Napoli è fatta per mancarti, non per viverci. La nostalgia supera l’amore.’’
‘’Ci sono momenti in cui senti che è tutto perfetto, tranne un dettaglio. Il dettaglio di solito è qualcuno che non ti scrive.’’
Un libro dalla scrittura tagliente e ironica quello di Ester Viola. "All'amore, così come all'amicizia, puoi chiedere tutto tranne 《Non finire》. Lo sai, quando ogni tentativo diventa inutile. La fine è una malattia non operabile. E resta poco da fare, tranne ammetterlo." È così che "Gli spaiati" termina, senza un briciolo di speranza e illusione ma con una valanga di verità e obiettività.
Un romanzo in cui non mi sono sentita particolarmente coinvolta nella parte iniziale ma che, durante la lettura, andando un bel po' più avanti, ha avuto una svolta decisiva, sorprendendomi. La narratrice Olivia Marni ci racconta, attraverso le sue esperienze personali in ambito lavorativo e privato, che la vita di coppia non è una favola e che spesso ci si ritrova a ferire o a essere feriti. Olivia dopo una relazione tormentata con Dario si innamorerà del suo capo Luca Ardenghi, e sarà costretta a seguirlo a Milano, lasciando la sua cara e disordinata Napoli, a causa della separazione di Luca con la moglie Carla. La protagonista e voce narrate delle vicende si immerge in una relazione più matura e consapevole, ricordando, a volte, gli anni addietro in cui aspettava ostinata che le arrivasse una notifica sul cellulare. Secondo Ester Viola "gli spaiati" sono coloro che hanno difficoltà ad accettare la felicità come qualcosa di normale e meraviglioso. Infatti, per noi, essere "felici" è solo un avvertimento, l'anteprima della catastrofe, e questo cinismo si manifesta al seguito di numerose delusioni. Perciò sospettiamo fallimenti in agguato e ci prepariamo alla battaglia, forse contro noi stessi. Secondo Nietzsche 《Il peggior nemico che puoi incontrare sarai sempre tu per te stesso》, ed essere "spaiati", spesso, significa anche dover lottare contro la parte ottimista o contro quella pessimista, lottare, in ogni caso, contro una parte di sé. Essere "SPAIATI" vuol dire avere l'ipocondria sentimentale, la paura di sbagliare, specie in amore.
In conclusione, il libro è stato interessante ma purtroppo, non mi sono sentita travolta dalle giuste emozioni e dunque ho faticato un po' per terminarlo nonostante siano 224 pagine.
"La fine degli amori è una specie di gioco delle stanze. Dopo quella dell'analista, dopo quella dell'avvocato, la coppia entra nella penultima stanza, quella del giudice: terapia intensiva. Alla fine l'ultima stanza, la cancelleria del tribunale: l'obitorio. La sentenza timbrata è il certificato di morte."
"Puoi trovare le parole per spiegare tutto ma non troverai quelle per spiegare la parola fedeltà."
Una scrittura bella, energica, che incalza. Un'interessante lettura delle emozioni e delle relazioni. La protagonista e i vari personaggi potevano forse essere meglio caratterizzati, ne escono tutti un po' incolore. La protagonista, in particolare, risulta in alcuni passaggi un po' antipatica e fastidiosa per quel suo modo di piangersi un po' addosso. Indubbiamente, ho molto apprezzato il forte contrasto dipinto fra Napoli e Milano, ben descritte e delineate.
Scrive bene Ester Viola, lettura accattivante e fluida ma arrivata senza neanche accorgermene al 90% mi son chiesta “e mo’ come fa a terminare? Tutto quello che ho letto finora sembra una lunga introduzione...” Trama molto debole.
(Séguito de “L’amore è eterno finché non risponde”)
❝Paura di perderlo, paura che non funzioni, paura di rovinare tutto, paura di una relazione stabile, paura che diventi meno stabile, paura del futuro con lui, paura di non riuscire a riabituarsi alla vita di prima se la vita del futuro con lui non va in porto, paura che si capisca che ho paura, paura che a forza di avere paura finirò per rovinare tutto. Se sono innamorata, lo capisco dalla paura.❞
Promemoria per il prossimo capitolo: finisce che Olivia rientra con Jago (il giornalista che indaga su Marcello Maini) da Napoli dove ha scoperto che Luca e Carla, la moglie, si sono separati in seguito a una mail che lui aveva inviato a Viola. Olivia è in crisi, ma decide di rimanere con Luca e non dire nulla né chiedere spiegazioni convincendosi che il vero amore, in realtà, non sia altro che un amore sceso a compromessi. *sia Jago che Marcello fanno vagamente il filo a Olivia
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Libricino leggero e divertente, perche ogni tanto bisogna anche rilassarsi e ridere (per non piangere). Dall'alto dei miei 40+ anni riconosco un sacco di accoppiati/spaiati intorno a me, me stessa compresa. Molto ironico e divertente, anche per quanto riguarda le descrizioni delle milanesi. Da evitare se sei sognatore, idealista o borghese nello spirito. Leggero' sicuramente il suo nuovo libro appena uscito, quest'estate in spiaggia!
Piacevole lettura ma sinceramente mi è piaciuto di più il primo. Era più ironico e divertente. Sono una spaiata alla Viola. Io. Che dire? Comunque bella la descrizione di milano e dei milanesi. Azzeccatissima.
Lo stile di Ester Viola non è cambiato in questo secondo libro che ci fa rincontrare Olivia Marni, ma è l’unico elemento apprezzabile. Manca quasi totalmente una trama. Si regge in piedi solo grazie ad aforismi sui drammi sentimentali. Non abbastanza per giustificare la lettura del libro.
Ho finito “Spaiate” che mi aveva regalato il comune di Milano nell’ambito di Milano legge. Ottimo come scrittura tanto che mi ricordava quella di Alessandro Piperno, che è la migliore che ho letto in questi ultimi anni ma abbastanza deludente come analisi psicologica dei personaggi e con un intreccio abbastanza prevedibile.