La voce di Levante torna a incantare, con una storia di amicizia, amore e grandi sogni. Tutti abbiamo cose che non riusciamo a dimenticare. Quel commento velenoso, quell'amore finito, quel giorno in cui la vita ci ha lasciato una cicatrice. Eppure, senza questi dolori, non saremmo le persone che siamo oggi. Lo sa bene Anna, che i ricordi se li sente tatuati addosso: nel paesino in cui vive, tutti hanno memoria della sua storia di bimba cresciuta troppo in fretta. Per sfuggire agli sguardi e ai giudizi della gente, ma soprattutto per seguire un percorso che, quando volge in alto lo sguardo, vede tracciato tra le stelle, Anna ha imparato a volare via danzando sulle punte: quando balla, nessun posto è troppo piccolo per i suoi sogni grandi. Nemmeno la scuola, dove le scarpette e il tutù cedono il posto ai sospiri per Giulio, tanto bello quanto sfuggente, e alla complicità di Egle, l'amica con cui condividere segreti, sorrisi, momenti di noia e corse in motorino. Il perimetro del cuore di Anna sta tutto lì, tra gli esercizi alla sbarra e le granite in piazza; tra le fantasie di fuga e il semplice desiderio di essere vista, di ricevere finalmente attenzioni, di essere amata. Ma nell'entroterra siciliano il passato ha radici lunghe, che ti tengono ancorata al suolo anche se hai solo quattordici anni e ti senti leggera come una piuma. Per conoscersi davvero, Anna dovrà guardarsi indietro e mettersi in ascolto: solo così sarà libera di abbracciare luci e ombre della propria identità.
Levante è una cantautrice di origini siciliane ma di stanza a Torino. Dall’esordio esplosivo con il singolo "Alfonso" (2013), che ha scalato le classifiche, non si è più fermata: i suoi primi due album "Manuale Distruzione" (2014) e "Abbi cura di te" (2015), le hanno fatto conquistare i cuori di un pubblico crescente e i più importanti palchi d’Italia. "Se non ti vedo non esisti" è il suo primo romanzo.
Credete in Dio? E nei vaccini? Perché mi tocca vedere influenzer che consigliano a volte libri anche molto belli, e nella storia successiva di instagram parlano di oroscopo?
Se vi siete iscritti ad un social di libri significa che per voi certe cose hanno un valore. E per come la vedo io, significa che siete esseri pensanti. E’ così che tratto i lettori. Non mi interessa se vi piace Manzoni (che io non leggo), i libri che piacciono a me oppure altri. Per me chi legge ha per forza di cose una apertura mentale maggiore, che vuoi o non vuoi all’aumentare dei libri letti cresce. Una cosa tipo la funzione esponenziale. Stessa cosa per film, musica, arte, whatever. Magari possiamo avere opinioni diverse, voi potete amare i Promessi Sposi e io no, voi potete credere in Dio e io no, e non ci sarebbe niente di male. Attenzione però, che se è vero che le opinioni rimangono tali e vanno rispettate un fatto oggettivo è e rimane un fatto. Ad esempio se credete in Dio dovete convenire con me che le prove della sua esistenza non ci sono. E’ questo un motivo per prendere in giro chi ha la fede o non rispettarlo? No, but facts are facts.
Con l’oroscopo è uguale. Vuoi credere nell’oroscopo? Go on. Ma non cercare di convincermi, anche perché saprei come spiegarti il perché è tutta una fesseria. L’ho imparato nel corso di Epidemiologia, si chiama Confirmation Bias. Andatevelo a leggere. «Pietro, stai davvero paragonando la Religione a una cosa come l’Oroscopo? Sul serio?» Avete ragione, scusate. Di guerre in nome dell’Oroscopo non ne sono ancora state fatte. O almeno non che io sappia.
Dunque, Levante. Mi è stato fatto notare che avevo aspramente criticato il libro dopo averne letto solo l’11%. C’è poco che posso dire a mia discolpa, se non «Pietro, zitto e incassa» quindi ho preso e portato a casa. Ho riletto questo libro, purtroppo non subito perché avevo una marea di roba interessante in lista e per quanto ci tenessi a far sapere a tutti la mia idea (assolutamente non richiesta) c’è voluto un po’. Ma hey, here I am. Vi ho citato il Confirmation Bias perché rileggendolo ho cercato in tutti i modi di evitarlo, cioé ho fatto di tutto per cercare qualcosa che smentisse la mia opinione (molto negativa) che mi ero fatto. Vediamo com’è andata.
Anna è una quattordicenne che ci racconta la sua adolescenza (o almeno una parte di questa) con enormi sviolinate melodrammatiche. Nonostante la gran semplicità dell’incipit, considerando che le cose vengono dette da una quattordicenne tutto sommato l’inizio sta in piedi. Qualche problemino lo ho appena la vicenda si sviluppa un po’ di più, in particolare due grossi problemi. Il primo è che il narratore (Anna) ci racconta TUTTO. Ci stordisce con qualsiasi cosa le passi per la testa quasi come se volesse tramortirci con uscite melodrammatiche un po’ troppo pretenziose, impedendo al lettore di pensare e farsi una sua idea. E’ tutto TROPPO esagerato, e nonostante una cosa simile era successa in Atti Osceni in Luogo Privato, lì almeno le elucubrazioni erano giustificate. O meglio, erano comunque troppo, ma in quell’occasione pur trovandolo inopportuno ho notato che la cosa fosse volutamente ricercata.
Prima di parlarvi del secondo problema di questo libro vi faccio una domanda: Qual’è il vostro film di Harry Potter preferito? e perché proprio il Prigioniero di Azkaban? Andate su internet, e vi renderete conto che quel film è sistematicamente in Top 2 da tutti i recensori della serie. Perché? Ve lo spiego io. Il film è famoso sopratutto per quella grande scena in cui Harry viene salvato grazie al Patronus di una persona che lui sostiene essere suo padre. Noi sappiamo bene che suo padre è morto da più di due film, e ovviamente lo sa anche lui - visto che è il fatto da cui parte tutta la storia. E allora? Che cos’ha di importante questa scena?
Fa sentire lo spettatore estremamente intelligente.
A tutti viene da dire «Ma dai, ma guarda che quello sei tu, minchione!» ma lui ancora non lo sa. E quindi noi siamo compiaciuti perché guardandolo ci sentiamo più intelligenti di Harry. Harry -> scemo Io che sto guardando -> intelligente Sempre io 16 anni dopo -> Damn, I really love that movie!
Il secondo problema del libro è questo qui. La nostra protagonista, Anna, rilascia dichiarazioni che in aggiunta al primo problema fanno sentire stupido il lettore. Vi faccio qualche esempio:
Anna alle elementari dopo essersi tagliata i baffi perché la prendono in giro, viene consolata con «Cos’hai fatto lì?» «Mi sono tagliata» «Ma hai un baffo sì e l’altro no» «Perché l’hai fatto?» «Perché non voglio i baffi» «Sei bella lo stesso» Nessun bambino parlerebbe mai così.
Oppure, quando il tizio che le piace, sempre alle elementari, la prende in giro e lei si ribella la dinamica è questa «Perché mi prendi sempre in giro?» [...] «Perché cosi mi guardi» «Io ti guardo sempre» Sul serio, nessuno parlerebbe mai così.
Oppure quando la sua amica e il tizio che le piace si danno un bacio, la piccola Anna esordisce con «Nessun passo a due per me, il nostro era un triangolo isoscele e io ero il lato più piccolo» Dai, nemmeno Renato zero avrebbe mai parlato così alle elementari.
E quindi diventa tutto estremamente irreale. Noioso e pretenzioso di mostrare qualcosa che non c’è. E il lettore si sente molto stupido, nel senso brutto però. Abbiamo tutti letto almeno un libro con un colpo di scena, che sia un giallo dove viene rivelato che l’assassino è la nonna in coma oppure un libro in cui scopriamo che al posto di due narratori ne abbiamo solo uno. E ovviamente ci fa sentire stupidi scoprirlo, ma le premesse originali e i fatti che ci hanno portato lì lo giustificano, tanto che rileggendo il libro era palese scoprire come sarebbero andate le cose. Mi sento stupido ma in modo diverso.
Qui il lettore rimane tramortito da una scrittura palesemente da over 20 che si sforzava di risultare quella di un’adolescente, e fatta in quel modo esagerato con me non ha funzionato. Mi sono proprio sentito impossibilitato di stare al passo. E poi il finale buttato lì così, io bho.
Io non ce l’ho con Levante, non mi sta simpatica ma nemmeno antipatica. E’ solo che capisco il personaggio e faccio fatica a credere che abbia venduto molto perché il libro è bello quanto più perché "l’ha scritto Levante" e io non ho apprezzato l’esperienza di lettura. Nei dialoghi spesso ho fatto fatica a capire chi stesse parlando, e nel complesso son stato tanto annoiato con dei pipponi che potevano essere decisamente ridotti e con altre parti della storia che sarebbe stato più interessante sviluppare (tipo la cosa della mafia buttata lì così e che serve solo a giustificare un paio di mezze cose).
Forse mi aspettavo troppo io, Levante sembra una un po’ particolare ed io sono stato deluso da un libro che mi è risultato come tanti altri. Non lo so se il libro ha venduto molto perché è stato scritto da lei, o perché sia stato apprezzato da molti. Guardando i rating su goodreads pare sia la seconda. Io non so darvi una risposta.
Così come non so perché ogni tot un personaggio famoso prenda e decida di mettersi a scriver libri. Agassi ai tempi aveva preso un ghost writer e infatti quel libro ce lo ricordiamo tutti molto bene. Io ad esempio l’ho scoperto grazie ad un mio collega che ai tempi disse con una faccia serissima «Quel libro è bellissimo»
Oggi, leggendo questo, probabilmente non direbbe la stessa cosa.
Peace Off
Ci tengo a precisare che anche se le mie recensioni sono spesso sopra le righe il mio intento non è quello di offendere l'autore o il suo lavoro bensì quello di comunicarvi quello che è stata la mia esperienza durante la lettura dandovi la possibilità di fare delle riflessioni. Forse qualcuno si fa due risate, qualcun'altro magari si offende. Bè, non arrabbiatevi. Che tanto alla fin fine le mie sono le parole di un ignorante.
Chi si racconta è Anna, una ragazzina di 14 anni con un grande sogno: diventare ballerina classica. Ma non è la storia di una ballerina, dei sacrifici fatti di ore e ore di esercizi e di dieta ferrea, bensì di una ragazzina che sta crescendo in un mondo duro e che non fa sconti come quello di molti paeselli siciliani dove a farla da padrone è la mafia. A quattro anni vede, rientrando a casa con mamma e sorelle, il padre penzolare dal soffitto della sala con la corda al collo perché non riusciva più ad andare avanti; alle elementari deve combattere contro un compagno che la prende in giro perché ha i baffi: è il bambino più bello della scuola e lei ne è innamorata ma per lui è invisibile, come spesso lo è per la bellissima e amatissima Egle, la sua migliore amica. Invisibile lo è anche per la madre che, ancora dopo tanti anni di vedovanza, deve vestire di nero e negarsi una seconda opportunità di felicità perché così una società ancora chiusa e retrograda impone. Anna scoprirà la verità sul padre solo a quattordici anni, una verità che tutti, tranne lei, sembrano conoscere e il paesello le diventa così ancora più stretto, il suo desiderio di spiccare il volo come una farfalla e diventare un’étoile della danza è talmente forte da riuscire a convincere la madre ad andarsene dalla Sicilia per raggiungere degli zii a Torino e lì ricominciare entrambe a vivere. E’ durante il lungo viaggio in treno, che Anna apre il pacco che le ha inviato Egle e che contiene il suo diario segreto, coprendo che in realtà Egle l’ha sempre vista, l’ha sempre amata e la ama tutt’ora così tanto, che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrebbe dimenticata, anche se il padre l’ha segregata in casa e la costringe a lezioni di catechesi per riportarla sulla retta via.
Al di là della storia di questa ragazzina solo in apparenza fragile, ma in realtà con un carattere duro come uno scoglio contro cui le onde della vita si infrangono senza apparentemente scalfirla, anzi modellandone ancor più il carattere già volitivo e tenace, storia che emotivamente mi ha anche coinvolta (probabilmente perché anch’io alla sua stessa età facevo danza classica e il mio sogno tuttavia non ha potuto realizzarsi per le ristrettezze economiche in cui versava la mia famiglia), do solo tre stelle di gradimento. Questo perché non mi è particolarmente piaciuto lo stile di scrittura scelto da questa artista che si è voluta cimentare nella realizzazione di un romanzo, nel senso che va benissimo l’aver optato per un lungo monologo interiore della protagonista, grazie al quale è possibile seguire ogni piega (e piaga) del suo cuore e del suo animo in una fase delicata di crescita com’è quella che traghetta dall’età infantile all’adolescenza, ma vi ho riscontrato troppe cadute stilistiche che mi hanno un po’ disturbato: da un registro linguistico medio-alto, a tratti poetico e toccante a un registro troppo colloquiale e gergale con addirittura alcuni termini che qualsiasi dizionario della lingua italiana definisce volgari; inoltre non sempre la sintassi è curata e a volte mancano i nessi logici. Sicuramente mi si potrà obiettare che l’autrice lo ha fatto volutamente, per ricalcare quello che effettivamente avviene nella realtà, soprattutto quando a riflettere e a parlare è un adolescente, ma a me non è piaciuto ugualmente; e anzi, proprio perché chi narra è una quattordicenne vissuta negli anni Ottanta, molte delle sue riflessioni mi sono sembrate troppo adulte e più vicine al modo di sentire di oggi che di allora. Quindi nel complesso posso dire che il romanzo è carino da leggere, ma che non mi ha fatto particolarmente impazzire.
Salve Readers, quest’oggi voglio parlarvi di un romanzo che mi ha molto colpita, Questa è l’ultima volta che ti dimentico.
L’ho trovato poliedrico e multidimensionale, cercherò di spiegarmi subito più chiaramente. A prima vista dà l’impressione di essere un libro adatto agli adolescenti, ma più leggi più cominci ad immedesimarti nel personaggio. C oggi sarebbe una trentenne, quindi mia coetanea, questo particolare ha fatto sì che mi ritrovassi molto in questo racconto, quella bambina avrei potuto benissimo essere io! È stato come riabbracciare la me del passato, un viaggio nei ricordi incredibile: il bar della piazzetta, i pomeriggi a zonzo con le amiche, la prima cotta… il grembiule! Poi “la me di oggi” ha avuto modo di ritrovare quei pensieri, timori, quei silenzi, dietro cui si celavano un mondo di parole, che alzavano un muro con i miei genitori, loro erano gli adulti e mai avrebbero potuto capire! Mi è piaciuto tanto quando si è affrontato il tema della danza, passione che ha permesso a C di superare quei lunghi anni così difficili per lei. La dedizione, la costanza, l’impegno, per far sì che i sogni non rimanessero prigionieri in un cassetto, ma che potessero spiccare il volo e assumere una forma concreta e tangibile.
E C ce la mette tutta, giorno dopo giorno, per riuscire a ricomporre i pezzi e riuscire a capire la realtà che la circonda e che i ‘grandi’ continuano a celarle; ma non si accontenta di quelle poche verità che è riuscita ad ottenere dalla madre, no, lei è testarda e caparbia, vuole delle risposte e non ha paura di riuscire ad ottenerle. E qui si tocca un altro tema, quello che successe al padre tanti anni fa, finalmente C riesce a scoprire la verità, quella verità che tante volte ha solo sentito sussurrare, ma che nessuno le ha mai raccontato apertamente.
Non so se sia stata una scelta ben precisa dell’autrice quella di lasciare questa parte poco sviluppata, magari per stare in linea con il racconto, o forse perché il suo scopo era quello di farci immedesimare con la protagonista e guardare tutto attraverso i suoi occhi, spiegazione quest’ultima, abbastanza plausibile se si tiene in considerazione il fatto che il romanzo viene raccontato in prima persona.
Il risultato è quello di lasciare al lettore un momento di riflessione personale, e questo devo dire che mi ha colpito più di ogni altra cosa. In un momento storico in cui veniamo bombardati continuamente da ogni genere di notizia, in cui ci viene spiegato tutto, in cui oramai il sapere viene lanciato come mangime agli uccelli, questo libro lascia ad ognuno di noi lo spazio per poter formulare il nostro pensiero circa una realtà che viene sussurrata e dipinta con tenui colori pieni di sfumature.
Quando poi arriviamo al finale, certi che nulla più possa ancora succedere, ecco che l’autrice con un abile colpo di penna, rimette tutto in discussione e ci costringe a fare i conti con una nuova verità e a tornare nuovamente indietro, mettere a posto i tasselli mancanti e rileggere tutto con una nuova chiave di lettura. Davvero intrigante. . Mumu - per RFS
Un libro speciale, il primo che leggo a scritto da Levante, ricco di colpi di scena. Bella la descrizione delle vicende di Anna e Egle dai banchi della prima elementare al estate prima dell’inizio delle superiori. Non mi aspettavo la comparsa di Lorena e il cambio di comportamento da parte di Giulio nei confronti di Anna. Interessante la vicenda di mafia sullo sfondo. Il finale mi ha lasciato senza parole. Non me l’aspettavo.
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Adoro la scrittura di Levante. La amo come cantautrice ed ora anche come scrittrice. La lettura risulta scorrevole, il suo modo di raccontare è dolce, ma allo stesso tempo schietto, sincero e totalmente realistico. Impossibile non emozionarsi. Inizialmente pensavo di preferire ''Se non ti vedo non esisti'', ma poi son rimasta sorpresa, sconvolta, spiazzata da ''Questa è l'ultima volta che ti dimentico''.
Levante, nome d'arte di Claudia Lagona, è una cantante che apprezzo abbastanza, capace di scrivere testi dolcissimi ma anche politicamente impegnati... Quando ho incrociato questo titolo (utile ad una reading challenge a cui partecipo) mi sono entusiasmata e l'ho acquistato così, di pancia! Ancora una volta questa giovane donna mi ha stupita: il romanzo è scorrevole e leggero e si legge molto velocemente. Il messaggio che nasconde è un messaggio di amore universale vissuto e narrato, in questo caso, attraverso gli occhi disincantati della adolescente Anna, direi quasi un alter ego dell'autrice, nata e cresciuta (anche lei) in un paese dell'entroterra siciliano alle pendici di sua maestà l'Etna dove a farla da padrona oltre alla mafia c'è una mentalità ristretta e tante, troppe barriere che limitano la libertà di parola, di espressione e di movimento. Anna, attraversa le lunghe estati siciliane al fianco di Egle, la più bella, simpatica ed intelligente ragazza della scuola, che la sceglie come amica del cuore. Nonostante la vicinanza della nuova amica la sensazione più frequente per Anna è quella dell’invisibilità: in alcuni momenti è invisibile per Egle, presa da impegni familiari e scolastici, così come invisibile è agli occhi di Giulio, il bambino più bello della scuola che di lei nota soltanto la scura peluria formatasi sotto il naso, cruccio di molte ragazze del sud e motivo di ripetute prese in giro. Ma c’è un motivo valido dietro a questo apparente disinteresse da parte della comunità del piccolo paese siciliano nei confronti di Anna: è un segreto malcelato che viene a galla solo anni dopo, quando la ragazzina scopre di avere protetto una verità che invece era nota a tutti. È così, tra i banchi delle elementari e le feste in casa, fino ai primi baci e alle corse in motorino che Anna disegna il suo percorso, superando le difficoltà della sua famiglia, i preconcetti di una mentalità chiusa e tutti gli atteggiamenti sbagliati che gli adulti sono soliti usare con i bambini quando vogliono proteggerli da qualcosa di troppo più grande di loro, e lo fa con una determinazione ed una capacità di autoanalisi imponenti per una ragazza della sua età. La danza è la sua unica consolazione: le ore di duro lavoro trascorse a plasmare i suoi muscoli e domare il dolore fisico che le scarpette di raso le provocano, le donano una forza ed un coraggio e le fanno comprendere che così come riesce a governare i suoi muscoli, anche il suo cuore, che è pur esso un muscolo, può essere allenato e preparato a subire i contraccolpi della vita! Ciò che ho amato molto di questo romanzo è il potere evocativo di certe descrizioni: c’è tutta la mia Sicilia dentro ai paesaggi assolati, alle piazze ed alla piccola realtà di un paese in cui tutti sanno tutto ma nessuno dice nulla. In certi momenti della narrazione mi sono rivista io adolescente, correre con il mio motorino, trascorrendo le estati in giro con gli amici, con quella sensazione di onnipotenza.. Anna è un personaggio ricco di sfumature: incontra l’omertà dei suoi compaesani, anzi della sua stessa famiglia, conosce gli sguardi di compassione misti ad una volontà di emarginazione ma riemerge dalle sue ceneri come una fenice, facendo i conti con scelte dolorose, aspirando ad un futuro migliore. Brava Levante, sicuramente un buon lavoro di immaginazione misto a realtà, che lascia una piacevole voglia di leggere ancora un po', di conoscere nuovi personaggi creati dalla sua penna! Consigliato soprattutto a chi ha voglia di svagare un pò la mente, magari come lettura sotto l’ombrellone o al fresco in montagna!
comfort book è il secondo libro che leggo di claudia, e per quanto io abbia amato "e questo cuore non mente", "questa è l'ultima volta che ti dimentico" l'ho sentito molto più "vicino" a me vuoi per il coming of age e l'età di anna, vuoi per la sicilia, il paesino siciliano e tutti gli aspetti relatable, vuoi per i rapporti di amicizia bellissimi (<33), vuoi per un sacco di altre cose, anna è un personaggio a cui mi sono sentito tanto vicino, nelle cose belle e brutte ho amato i personaggi di lorena, giulio, i nonni e la madre di anna, ma egle rimane proprio nel cuoricino, soprattutto per la fine (che, oltre ad avermi lasciato a bocca aperta perché mi aspettavo tutt'altra motivazione, mi ha spezzato il cuore) come in "eqcnm", da fan è bello notare le piccole parti in parte con tratti autobiografici o che riportano alle sue canzoni, prima di tutte (come ho scritto in un aggiornamento) "lo stretto necessario", ma anche "questa è l'ultima volta che ti dimentico" (effettivamente questa è un po' meno nascosta), "leggera", "caruso pascoski" e altre il subplot sul padre di anna è trattato molto bene, nonostante non sia un tema facile bellissimo, leggetelo p.s le aggiunte musicali di anna ribelle degli anni '90 (björk, gorillaz, nirvana, radiohead) rendono tutto più bello
Levante scrive bene e si fa leggere volentieri perché è emozionale, accattivante e semplice, come lo sono le sue canzoni del resto e sarebbe snob scartare o essere troppo severi con questo libro perché proviene dalla penna di una cantautrice. Non è un romanzo rosa come il titolo erroneamente induce a pensare, ma è il racconto in prima persona di una vita faticosa e dura, quella di Anna, una ragazzina con cui si incrociano gli altri protagonisti, spettatori della determinazione con cui non si piega mai alle difficoltà in una Sicilia appena affrescata sullo sfondo. Ma, ho un "ma", il finale sembra appiccicato, è decontestualizzato dal resto del libro, come se mancasse un pezzo a introdurre quella conclusione forte, emotiva, ma slegata dal resto del romanzo. Peccato per questo, perché è un libro breve e poteva esserci spazio di ulteriore scrittura.
Questo è il primo romanzo che leggo della cantautrice siciliana che aveva esordito con Se non ti vedo non esisti. Una scrittura semplice la sua, come piace a me, non infarcita di paroloni, ma di sentimenti contrastanti, tipici dell'età adolescenziale quando si è ancora fragili, quando paure e insicurezze feriscono e condizionano il proprio modo di essere. La Sicilia degli anni '90 incornicia il romanzo, con le sue debolezze omertose e bigotte, ripercuotendosi nella vita della protagonista Anna che crescendo trova un suo modo per fuggire a tutto ciò inseguendo il sogno di diventare un'etoile. C'è tutto in questo libro, l'amicizia, il primo amore, il mondo degli adulti, i pettegolezzi, la voglia di riscatto. L'ho letto con gran passione. Lo consiglio.
Anna racconta in prima persona la sua infanzia e la sua preadolescenza, soffermandosi sull’amore per Giulio, che non la ricambia, sull’amicizia con Egle, fedele compagna di banco, di merende, e di avventure, sulle sue radici, che non può rinnegare ma che nessuno le spiegare, sul suo grande sogno di diventare ballerina, che è l’unica cosa che la fa stare bene. La lettura è leggera ma spinge a riflettere, la vicenda è raccontata in modo semplice e verosimile, la trama è svolta molto attentamente, dando qua e là indizi sul finale. Da leggere tutto d’un fiato, poetico come è poetica Levante nella sua musica.
💭 | "Com’era potente la gentilezza , che sapeva spogliare le persone, denudarle dal vestito migliore, rimuoverne le maschere convenevoli, deluderne le aspettative livorose.| 💕 ~ Divorato in meno di 48 h, l'ultima opera di Levante ci conduce in una Sicilia che, nella sua bellezza, è ancora vittima del bigottismo della gente, dei pettegolezzi e del dito puntato. Perché lasciamo agli altri il potere di decidere chi siamo o come dovremmo essere? Perché non prendiamo in mano le redini della nostra vita e seguiamo i sogni e ciò che ci fa stare bene?
adoro levante come cantante e come anima, ma la lettura di questo romanzo mi ha annoiata, prevedendo la fine a meno della metà del racconto. ci ho messo tanto a finirlo, qualche frase mi ha molto colpito, insieme alla scelta di alcune parole da accostare, ma anche questo è stato forzato in molti punti, sdolcinato allo stremo. probabilmente una me con una decina di anni in meno avrebbe trovato una perfetta simbiosi con la piccola protagonista, oggi i miei dieci anni in più preferiscono ascoltarla cantare.
Dopo aver letto (e apprezzato) il primo libro Levante torna con una storia semplice ma profonda allo stesso tempo, che non vuole porre l'attenzione sui fatti narrati quanto sulla crescita e sui cambiamenti della protagonista Anna e del mondo intorno a lei. Lettura semplice e scorrevole, un libro che affronta i problemi adolescenziali senza troppe pretese. Consigliato se si vuole svagare la mente con una lettura non troppo complicata e lunga.
Un po' al di sotto delle aspettative, soprattutto dopo il primo libro, che ho trovato decisamente migliore. Una storia già vista e letta un po' in tutte le salse, affrontata in modo leggermente troppo superficiale. Non si legge con difficoltà, ma dalla seconda pagina si capisce già l'80% di quello che succederà. Mi aspettavo un po' più di profondità, magia, sensazioni. Invece stavolta è stato tutto abbastanza piatto, mediocre. Peccato.
"I sogni sono eroici slanci di speranza, la migliore proiezione di noi nel futuro. Alcuni sono sorretti da una grande vocazione, una sorta di missione, altri sono timidi e con il tempo sbiadiscono come vecchie fotografie di un domani mai compiuto. Il peso di un sogno richiede una forza di spirito che solo un bambino può avere, ché per sollevare i sogni e portarli ovunque ci vogliono braccia giovani e incoscienti." cit
Levante, come cantautrice, è un dono divino, ma come scrittrice...insomma. Avevo alte aspettative, invece mi sono ritrovato una fanfiction scritta da una quattordicenne qualunque piena di cliché e banalità. Nel complesso si fa leggere in maniera molto scorrevole, ma ti lascia con la sensazione di aver sprecato del tempo su materiale che non sta su nemmeno per un secondo.
Ho letto questo libro incuriosita dallo stile di scrittura di Levante, che reputo straordinario. Il libro è ben scritto, si legge facilmente e con piacere, tuttavia non l'ho trovato così coinvolgente da non veder l'ora di tornare a casa per andare avanti. Il finale lascia aperte molte domande...
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Nulla da dire sulla scrittura di Levante, eccellente tanto quanto nelle canzoni. Ho, tuttavia, faticato a terminare questo romanzo, a tratti per l'intreccio leggermente infantile, a tratti perché un po' fine a sé a stesso. Probabilmente tale tipo di narrazione non fa più per me, mentre sono sicura che durante l'adolescenza l'avrei adorato.
Un libro che assomiglia ad un romanzo di formazione, immerso in una malinconica e bellissima Sicilia, con tanto della vita e tanto di Claudia (Come dice lei "ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale...forse.") Una scrittura potente e profonda, proprio come le sue canzoni.
Mi piace lo stile di scrittura di Levante, semplice, pulito ma al tempo stesso ironico e pungente. La storia racchiusa in questo libro è carina, il libro precedente mi è piaciuto di più. Un libro per tenersi leggeri senza cadere nella sciocchezza e leggere qualcosa di piacevole.
Un libro che si legge tutto d'un fiato, scorrevole e profondo. Parole e sensazioni che ti rimangono dentro ad ogni pagina. Levante canta e scrive emozioni senza tempo e di una profondità che allo stesso tempo scalda e fa male al cuore. Ho amato questo libro.
Lettura molto scorrevole, una bella storia. Si ritrova tra le righe un po' della vita della Claudia, che personalmente trovo molto brava nello scrivere, tanto la sua musica quanto i romanzi. Ho preferito questo al primo.
Leggera storia, piena di sentimenti, ambientata in estate in Sicilia. I protagonisti sono giovani dodicenni: Egle con la sua famiglia perfetta, Anna orfana di papà, Giulio bello e lontano, Lorena amica fidata. Brutta copertina.
Mai letto un libro scritto peggio, una sequenza non troppo coerente di banalità. Un finale alquanto ridicolo nella pietà che cerca di stimolare al lettore. Malissimo.
È un libro particolare in alcuni casi sembra spiccare il volo ma poi si rallenta. Si mantiene sempre in una difensiva superficie anche nel finale. Mi ha un po’ immalinconita