Nulla può spezzare il legame speciale che si crea in nove mesi, quando è solo un filo a unire due vite. Un legame che si fa ancora più forte quando finalmente le mani si stringono e ci si sente al sicuro l'una nelle braccia dell'altra. Gli anni passano, le certezze si modificano, i baci cambiano il loro sapore. Si diventa amiche, complici, confidenti. Si piange e si ride all'unisono. A volte la parola «insieme» fa paura e ci si ritrova nemiche, rivali. Ci si scambiano frasi che bruciano dentro e si chiudono porte che non si apriranno mai più. Ma si resta per sempre madri e figlie. Per sempre. È così per Isabella, che ha messo in pausa la sua vita per seguire le ossessioni di Virginia e sin da piccola è cresciuta nella sua ombra. È così per la giovane Lenora, che non riesce a essere mai abbastanza perfetta per Veronique e il modello di figlia che ha in mente. C'è Cara, che ha paura dei cambiamenti e dell'influenza che possono avere sulla piccola Vita, e c'è Lucia che, con il suo arrivo, ha scombussolato in modo inatteso e totalizzante il destino della donna che l'ha messa al mondo. E poi Adua, che si è persa e vive una vita a ruoli invertiti con la figlia, e Ioan, che ha bisogno di un gesto materno che fatica ad arrivare. Infine Barbara, sorpresa da una gravidanza che le fa scoprire cose inaspettate di sé stessa. In sette racconti, sette autrici si confrontano su temi universali come la maternità e l'essere figli. Sette storie di cambiamento, ribellione, sfida, disamore. Sette donne, sette sensibilità diverse unite dal talento innato per la scrittura: Federica Bosco, Cristina Caboni, Valentina D'Urbano, Evita Greco, Clara Skichez, Carmela Scotti e Simona Sparaco. Una raccolta che mette a nudo le dinamiche reali ed emozionanti di una delle relazioni più difficili e durature di tutta la vita.
Federica Bosco è scrittrice e sceneggiatrice. Appassionata di yoga e convinta sostenitrice dell’alimentazione vegan a cui sottopone parenti e amici, ultimamente sta anche imparando a fare il pane («Con i tempi che corrono è bene avere un mestiere in mano!»). Potete leggere di lei nel suo blog all’indirizzo www.federicabosco.com. Con la Newton Compton ha pubblicato Mi piaci da morire, L’amore non fa per me e L’amore mi perseguita, tre romanzi con Monica come protagonista, e Cercasi amore disperatamente: tutti hanno avuto un grande successo di pubblico e di critica, in Italia e all’estero. È anche autrice di uno spassosissimo manuale di sopravvivenza per giovani donne: 101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro (senza dover baciare tutti i rospi).
Salve Confine. Manca giusto un mese a Natale e vorrei consigliarvi qualche lettura che vi possa tenere compagnia nei momenti di relax, magari sedute comodamente sul vostro divano, in salotto, cullate dall'intermittenza delle lucine del vostro albero. Cominciamo con un romanzo, "Tu sei parte di me", che è una raccolta di storie brevi taggato Garzanti, che ringrazio per il file. Il filo conduttore che lega queste storie riguarda il rapporto più importante e indissolubile, nel bene e nel male, quello madre/figlia. Le scrittrici che hanno dato il loro contributo sono sette e sono molto conosciute nel panorama letterario italiano. Si comincia con Federica Bosco e "La diva", una storia toccante che parla di sacrificio e abnegazione, in cui una figlia annulla se stessa per dedicarsi ad una madre egocentrista e dispotica. Una vita persa nell'intenzione di non deludere la persona più importante in assoluto fino a perdere ogni conocenza di se stessa. La seconda storia è proposta da Cristina Caboni, “La donna di ghiaccio", in cui una donna in carriera scopre di essere incinta subito dopo la fine dell'unica storia importante della sua vita. Si ritrova a dover affrontare da sola la gravidanza, scoprendo, alla fine, che il suo essere riservata e poco espansiva aveva creato un grosso equivoco che poteva costarle una famiglia. La terza storia nasce dalla penna di Valentina D'Urbano, "Fame", che ci presenta un rapporto madre/figlia dominato da una madre insensibile e poco incline alle manifestazioni d'affetto, che vede nella figlia la possibilità di avverare il suo sogno e che per questo le rende la vita invivibile per una tredicenne. Una vita fatta di sacrifici e rinunce troppo grandi. La quarta storia ce la presenta Evita Greco, "Siamo noi la nostra casa". Una donna e la sua bambina, una madre che cresce la propria figlia da sola, che fa del suo piccolo appartamento un nido colmo d'amore e che continua a riempire con i ricordi della loro vita insieme. Quando arriva l'amore e il conseguente cambiamento, la donna non riesce ad abbandonare quel rifugio d'amore, ne soffre così tanto da mettere in dubbio l'amore per l'uomo che ha scelto lei e la sua bambina, fino a che la bambina stessa non indicherà la via alla sua mamma. La quinta storia è firmata da Clara Sanchez, unica straniera del gruppo, con "Il mio cioccolatino". La Sanchez ci racconta di una madre così determinata a crescere, accontentare e far realizzare la figlia, da non avere limiti d'azione per farle avere tutto. Protegge e favorisce la figlia con ogni mezzo, anche quello più estremo, come darsi al commercio di droga per mantenere un alto livello di vita oppure togliere di mezzo chi le intralcia il cammino. La sesta storia, “Adua", è scritta da Carmela Scotti e qui entriamo nel vivo del legame madre/figlia, quel filo indissolubile che le lega e che le farà ricongiungere nonostante troppi anni di lontananza. È anche la storia di una donna tirata dentro ad un matrimonio senza amore, con un uomo che la disprezza, dove l'unico focolare di sentimento puro è rapprensentato da una figlia che senza volerlo gioca il ruolo fondamentale per la sua rapida caduta. La settima e ultima storia, “Il giono zeta", è scritta da Simona Sparaco ed è la storia di una donna che a tre mesi dal parto non riesce a legare col suo figlioletto, che piange giorno e notte e la stanca fino a renderla disattenta e superficiale. Ne paga lo scotto nel modo più terribile, ma sarà anche grazie a questo che si risveglia dal suo stato di stress e compatimento e accoglie l'amore tra le braccia.
Questo è un romanzo che non vedevo l'ora di leggere. Tutto mi attraeva, dalla cover alla trama, dall'argomento trattato alle autrici che hanno partecipato al progetto. Devo dire che, forse perché ho caricato di troppe aspettative questa lettura, ne sono rimasta un po' delusa. Ho trovato un paio di storie un po' "fuori tema", perché il fulcro non era rappresentato dal rapporto madre/figlia come la raccolta annuncia. Inoltre alcuni racconti si dilungano tanto all'inizio per arrivare ad una fine veloce e scialba, tanto da farli sembrare troncati di netto. Gli stili sono differenti, ma si legano bene tra loro, non si sente una differenza troppo marcata passando da un racconto all'altro. Questo mi è piaciuto perché, sebbene la firma di ogni autrice è ben percepibile, il tutto rimane scorrevole e godibile. Una storia mi ha colpita maggiormente ed è "Adua" di Carmela Scotti, un'autrice a me sconosciuta ma che ho apprezzato tantissimo. Il racconto è scritto con una delicata eleganza che mi ha toccato profondamente. La storia in sé è delicata e dolorosamente straziante. Sebbene non abbia centrato in pieno il senso del filo conduttore che avrebbe dovuto legare le varie storie, consiglio questa lettura sia alle mamme che alle figlie, alcuni racconti potrebbero essere rivelatori. Buona lettura.
4 stelline solo perché uno dei racconti, quello di Cristina Caboni, non mi ha particolarmente entusiasmato. Quando ho iniziato questo libro, immaginavo leggerezza. Mi ero sbagliata. Le mamme descritte sono a volte crudeli, spezzate, a volte dolcissime e meravigliosamente protettive. Una schiera di autrici con la A maiuscola. Particolarmente belli sono il racconto di Clara Sanchez, Evita Greco, Valentina D'urbano e Simona Sparaco.
" Mia madre era diventata buona in seguito a un ictus e quella bontà improvvisa le era stata fatale!"
" Mi chiedo perchè alla maggioranza delle persone non piaccia l'inverno. Non c'è niente di deprimente in questo periodo dell'anno. È solo attesa prima di qualcos'altro."
" Bisognerebbe sempre avere un nome che corrisponda a ciò che siamo, altrimenti tutta la nostra vita diventa una bugia."
Tenevo molto a leggere questa raccolta di racconti, il cui tema è la maternità ed il rapporto madre-figlia, e devo dire non mi ha delusa.
Le autrici erano già una garanzia, i racconti sono completamente diversi uno dall'altro e mostrano tutte le sfaccettature dell'essere mamma tra dubbi, contraddizioni, morbosità, fragilità, nostalgie, ricordi.
Si inizia con Federica Bosco e il suo racconto "La diva", che parla di una madre frustrata per la fine della carriera di attrice, l'unica cosa che davvero le importava e le importeà per tutta la vita, a discapito dei suoi figli e soprattutto dell'unica femmina che non le assomiglia in alcun modo.
Il secondo racconto è "La donna di ghiaccio" di Cristina Caboni, la cui protagonista è una donna in carriera rimasta incinta di due gemelli, che decide di dare alla luce senza parlarne col padre. Una donna indipendente, forse fin troppo, abituata a fare sempre di testa sua senza preoccuparsi delle conseguenze, nemmeno se riguardano i suoi stessi figli.
Si continua con Valentina D' Urbano e il suo "Fame", che nel suo inconfondibile stile inizia con "Mia madre è pazza." E la madre è pazza in questo caso è pazza davvero; una ex modella che cerca la sua personale rivalsa nella carriera (non voluta) della figlia, costringendola alla fame e a sacrifici inauditi.
Evita Greco in "Siamo noi la nostra casa" parla di un trasloco e di un cambiamento di vita di una madre e della sua adorata bambina; un racconto delicatoed introspettivo tipico dell'autrice.
Clara Sanchez con "Il mio cioccolatino" scrive di un fatto di cronaca realmente accaduto in Spagna nel 2014; un rapporto madre-figlia incredibilmente morboso e malato che porterà a risvolti assolutamente tragici ed inquietanti.
Carmela Scotti con "Adua" ci porta in un mondo di disperazione; una donna tradita dal marito e allontanata per anni dalla figlia, una donna indotta alla follia, fragile, innocente, la cui vita e quella della figlia viene completamente distrutta da un uomo privo di scrupoli. Una storia struggente, impossibile da dimenticare.
Chiude la raccolta Simona Sparaco con "Il giorno Zeta", che dà voce alla stanchezza di una neo mamma e ad un attimo di disattenzione che le cambierà la vita.
Difficile, forse impossibile raccontare la maternità, e ogni autrice di questa raccolta ci prova a modo suo, cogliendo sfumature ed emozioni differenti, in un'opera sicuramente da non perdere.
Una serie di racconti che hanno per filo conduttore il rapporto madre/figlia, tante autrici, diverse conosciute di cui ho letto qualcosa e altre ignote e di cui mi è venuta voglia di cercare e leggere i loro romanzi. Storie tutt'altro che leggere. storie di attriti, rivalità, controllo, che non sempre si risolvono per il meglio, almeno per quelle madri che non riescono ad accettare la volontà delle figlie di non essere il loro clone come nella storia di Valentina D'Urbano, "Fame", dove la madre vuole vedere la figlia sfilare come lei da giovane per rivivere quei momenti: dieta drastica per entrare in una taglia 40 che si scontra con il desiderio della figlia di avere una vita normale, godersi una passeggiata con l'amica, mangiare in modo normale invece di sentire i morsi della fame ogni singolo minuto della giornata ma soprattutto piacere ad un ragazzo che invece non la tiene in considerazione e la fa soffrire. Storie molto simili, alcune più intense di altre, commoventi, ma che fanno rabbia per alcune situazioni particolari. Direi che mi sono piaciute più o meno tutte, alcune restano più impresse di altre, alcune pazzesche come quella della Sanchez che riprende un fatto veramente accaduto parecchi anni fa in Spagna. Si legge abbastanza veloce, la scrittura di tutte è abbastanza fluida e coinvolgente. Non conoscevo Carmela Scotti, una "nuova" scrittrice per me che ha attirato la mia attenzione con la storia di Adua, con un tema particolare, un matrimonio per ripicca alla famiglia e non per amore che sfocia nella "pazzia" della protagonista, una serie di scherzi per farla impazzire e per allontanarla da casa e poter sposare un'altra donna. In tutto questo a soffrirne di più è la bambina, legata alla madre in modo viscerale che, seppur si presta agli scherzi, non ne comprende, se non troppo tardi il vero motivo e che la porterà a seguire le orme della madre, ad essere rinchiusa a sua volta per qualche tempo. Fino all'incontro con lei anni dopo e alla fine tragica, finalmente libera ma felice di aver visto la sua piccola ormai cresciuta. Ho notato, guardando i titoli dell'autrice, che il legame madre figlie o le donne, sono le principali protagoniste dei suoi scritti, e ne ho adocchiati uno o due da leggere così da provare un lavoro più corposo.
Sette storie e almeno cinque/sei occasioni sprecate di gettare luce nuova - sfaccettata, sottile, intrigante - su quel grande enigma che è il rapporto madre-figlia. A tratti mi sembrava di leggere dei temi in classe, tanto erano monolitici i personaggi e didascalico il taglio dei racconti. Peccato, perché un paio delle autrici della raccolta sono fra le mie preferite.