I due mesi che i pittori Vincent van Gogh e Paul Gauguin vissero insieme nella Casa Gialla ad Arles, dal 23 ottobre al 23 dicembre 1888, restano tra i momenti più intensi e decisivi dell’intera storia dell’arte. Intensi e talvolta anche drammatici: Vincent si taglierà un orecchio alla vigilia del Natale, Paul fuggirà a Parigi... Sessanta giorni che questo romanzo ricostruisce attingendo alle fonti, dai giornali alle lettere tra i due artisti, e restituendo con sensibilità non solo la storia ma le atmosfere, le ispirazioni, i moti dell’anima.
Alla ribalta come veri e propri protagonisti troviamo anche, naturalmente, le decine di quadri che i due artisti dipinsero nelle settimane passate in Provenza, tra il lavoro en plein air nei campi e lungo i canali e quello nel piccolo studio, al piano terra della casa in place Lamartine.
Con una scrittura evocativa e vibrante, Marco Goldin ci accompagna per mano nei luoghi provenzali, tra notti stellate e campi di grano, tra gli uliveti e le piccole montagne delle Alpilles, in Bretagna e a Auvers sur-Oise dove Vincent morirà. Fino al momento cruciale della partenza di Gauguin dal porto di Marsiglia, sulla nave Océanien, per Tahiti. È il primo giorno di aprile del 1891 e un pittore va incontro al suo destino.
La copertina è bellissima (sfido, è il quadro ad essere bello), i primi due capitoli non mi sono piaciuti, ma io sono di parte, perchè non sopporto Gauguin, e a quanto pare, non lo sopporta tanto nemmeno l'autore. Il libro si riprende dalla metà in avanti, e soprattutto verso la fine, quando si concentra su Van Gogh. Interessante, toccante e triste, come molte delle cose che lo riguardano. Ma alcune cose non vanno in questo libro, primo tra tutti lo stile in cui è scritto: ridondante, mi è sembrato un assortimento di parole scritte una dopo l'altra senza particolare senso. Sarò stupida io, che devo farci, ma non è mettendo parolone una dopo l'altra che scrivi un buon romanzo, però di certo è un buon espediente per riempire pagine. Ci andrebbe quindi un buon beta reader, che correggesse anche la punteggiatura, a volte troppa, a volte troppo poca. Inoltre, per raggiungere un pubblico più ampio, che non conosce tutte le opere di Van Gogh, ma anche di Gauguin e gli altri citati, sarebbe stato meglio aggiungere, vicino alle ridondanti e poetiche descrizioni dei quadri, una nota sul titolo del quadro, e magari anche dove è esposto. Andava bene anche alla fine del volume. Prendete esempio da Vincent il matto, che ha fatto proprio così. Altrimenti devo passare il tempo cercando di indovinare di quale quadro parla, o tenere aperto un catalogo completo delle sue opere.
La storia, si sa, è senza dubbio degna di nota e particolarmente emozionante. Forse è proprio questo il motivo per cui non riesco minimamente ad apprezzare lo stile di scrittura del libro. Sembra composto da frasi iniziate male e paragrafi finiti ancora peggio; la punteggiatura, talvolta, risulta andare oltre i limiti dell’umana comprensione. L’eccessiva ricerca di enfasi toglie il focus ad una vicenda già poetica finendo con lo sminuirla a causa delle ridondanze e dell’atmosfera estremamente melensa.
Lo stile è piacevole, poetico, la narrazione lenta si sofferma sulle emozioni e gli stati d’animo dei protagonisti. Mi sarebbe piaciuto vedere abbinati al romanzo i quadri che invece dovevo cercarmi tutte le volte per poterli assaporare attraverso le parole dell’autore. In tal modo ho impiegato veramente troppo tempo a leggerlo e ho apprezzato meno la scrittura.
Due pittori, Van Gogh e Gauguin, solo all’apparenza simili e classificabili all’interno di quel movimento noto come Impressionismo ma che in realtà percepivano e vivevano la pittura in modo profondamente diverso. Questa biografia romanzata racconta le loro storie, il tentativo di convivenza nella famosa Casa Gialla di Arles, la genesi di molti dei loro dipinti durante il periodo provenzale, tra notti stellate, campi di grano e la vita nei caffè. Non è un libro che si legge senza una buona e approfondita conoscenza dei dipinti citati (che sono tantissimi, perché entrambi in vita furono artisti molto prolifici). Lo stile di Goldin è molto ricercato ed elegante e ricostruisce con grande accuratezza il quadro storico in cui vissero i due artisti, basandosi sulle famose lettere al fratello Theo ma anche sulle cronache del tempo. Da amante di Gauguin, se posso muovere una critica, mi sembra che l’autore abbia fatto prendere un po’ troppo l’ago della bilancia della simpatia verso il povero Vincent...
Bella biografia romanzata di due pittori famosissimi. Vincent Van Gogh e Paul Gauguin vivono insieme due mesi nella famosa casa gialla ad Arles. E durante questi due mesi accadono molte cose, belle e brutte. La minuziosa descrizione degli stati d'animo dei due, la creazione di alcuni loro quadri, la genesi delle loro opere, affascinano il lettore e lo guidano in un mondo magico e pieno di mille colori. Ascoltando sembra proprio di essere sotto una meravigliosa notte piena di stelle, oppure davanti ad uno splendido campo di grano, par di sentire il profumo dei fiori descritti, tra cui i magici e stupendi girasoli. Mi è piaciuto molto l'episodio in cui alla nascita di un nipote Van Gogh abbandona la tristezza che lo pervade per dipingere un quadro da regalare al bimbo, la scelta dei colori, i vari tipi di azzurro da usare, i fiori da ritrarre. Ascoltato in audiolibro e consigliato, per sognare poesia.
I pensieri profondi del pittore che dipinse l’amore.
“Ci guardavamo negli occhi, stupiti l'uno davanti all'altro e increduli di fronte a tanta meraviglia che un uomo aveva saputo provare nel mondo. E aveva camminato in ogni ora del giorno e della notte, nella pioggia e nel sole, nella nebbia e nel vento. Aveva camminato, si era fermato, aveva dipinto. Era stato capace di vedere anche ciò che è nascosto. Era stato capace di amare. Sono cosi felice di averlo incontrato almeno nelle ultime settimane della sua vita.”
Mi dispiace dire che questo libro ha del potenziale espresso male. L'amicizia tra Van Gogh e Gaugin è senz'altro interessante da raccontare e già di per se, molto poetica. Ma tutte le descrizioni dei quadri a discapito della trama, mi hanno reso la lettura difficoltosa anche se si percepisce l'amore dell'autore per l'arte e per Van Gogh in particolare ed alcuni momenti sono davvero toccanti.
Nel complesso non mi è dispiaciuto, ho preferito la seconda parte del racconto, più scorrevole.
tre stelle perchè Van Gogh è Van Gogh. Ma lo stile di scrittura di Goldin non fa per me.
La bellezza salverà il mondo - diceva Dostoevskij… In questi giorni queste parole continuano a risuonarmi nella testa e penso che se tutti coltivassimo l’amore per l’arte, i libri, la musica, vivremmo in un mondo più sereno e considereremmo quelle le vere ricchezze della nostra esistenza, non il denaro, il potere, il sentirsi superiori agli altri.
Goldin è il massimo esperto della pittura Impressionista in Italia e curatore di diverse mostre. Ho avuto anche la fortuna di partecipare ad una serata di presentazione di questo libro al teatro Verdi di Gorizia, una serata magica di narrazione, immagini e musica di accompagnamento di Remo Anzovino.
Van Gogh già lo amavo, ma solo attraverso questo libro ne ho capito l’anima. La sua genialità è stata quella di credere sempre nella sua pittura, anche se non è mai riuscito a vendere un suo quadro in vita. Nella sua ‘pazzia’ sapeva che le generazioni future lo avrebbero osannato. Però il suo bisogno di affetto e il suo sogno di creare un’accademia di artisti nel sud della Francia non si fece mai realtà. Il solo Gauguin, pagato tra l’altro dal fratello di Vincent per fargli compagnia, resistette per alcuni mesi in sua compagnia. Questa amicizia malsana portò Van Gogh a deteriorare il suo stato psicologico…
Questo commovente libro contiene molta della corrispondenza tra Vincent e il fratello Theo, che ci aiuta a scoprire tutte le fragilità ma anche la determinazione dell’artista. Gauguin invece, non ne esce bene, almeno ai miei occhi… opportunista e calcolatore. Ma non so se questa era l’intenzione dell’autore, forse è la mia sensibilità che mi spinge ad essere protettiva nei confronti di un artista incompreso nella sua epoca.