Fannie Flagg crea dipendenza, lo sapevate? Probabilmente non vi sto dicendo nulla di nuovo, ma per chi (come la sottoscritta) ha avuto la capa così tosta da scoprirla con un notevole ritardo sulla normale tabella di marcia, credetemi, leggere i suoi romanzi (anche a distanza di tempo) è come tornare a casa, rilassarsi in poltrona con una bella tazza di caffè fumante e una torta appena sfornata.La storia ha come protagonista un'ostinata, irriverente ed arzilla vecchietta che, con i suoi non ben precisati anni sulle spalle, continua imperterrita a vivere la sua vita con qualche acciacco, un sorriso sempre stampato sulle labbra e quel vitale senso di indipendenza che non lo ha mai abbandonata, nemmeno per un istante (con buona pace dell'ansiosa nipote Norma).
Elner Shimfissle è quella mamma protettiva, quel confessore paziente, quella parola pungente sputata in piena faccia, quell'abbraccio a lungo atteso per ogni singolo abitante della ridente quanto chiacchierata cittadina di Elmwood Springs. Eppure, tutto sembra precitare in una normale mattinata estiva quando la notizia dell'improvvisa dipartita dell'amata Elner inizia a spargersi a macchia d'olio, casa dopo casa, negozio dopo negozio, vita dopo vita. Se non fosse che Elner non è propriamente morta, morta, morta. Sì, lo sarebbe in pratica, ma non del tutto. E se ti fosse data una seconda possibilità? Se il tuo incontro con il Creatore non fosse un viaggio di sola andata, ma un fugace last minute da toccata e fuga? Fannie Flagg riesce ancora una volta a non dare nulla per scontato, a giocare con una sfrontata ironia e a mettere sul tavolo pensieri ed emozioni tutt'altro che frivoli e superficiali.
Aiutata, in questo caso, da una protagonista francamente irresistibile perchè Elner non soltanto è voce di una narrazione fresca e lineare, ma ci accompagna in un viaggio che scalda il cuore, che mette tutto il resto in secondo piano raccontando come la vita sia una, semplice ed immediata, e come tale deve essere vissuta. Credo di non aver mai riso così di gusto in vita mia. Mi sono ritrovata in Paradiso con le lacrime agli occhi, non riuscendo a rendermi conto se fosse effettivamente così surreale o plausibile in modo sorprendente. Per poi ritrovarmi buttata sulla Terra con tutte le sue conseguenze e quelle emozioni palpabili e vere che scaturiscono dai ricordi degli amici, vicini, conoscenti della tanto compianta Elner.
Ognuno di loro ci fa capire quanto la sua semplice presenza fosse stata determinante, quanti piccoli segni sia riuscita a lasciare nella vita di così tante, diverse persone. Non è forse quello che, in fondo, ci auguriamo? Lasciare un segno, seppur piccolo, nella vita di chi abbiamo incontrato o anche solo incrociato, nelle persone che abbiamo amato e anche di quelle che, a fatica, abbiamo sopportato. Ed Elner ci insegna che la bontà d'animo non passa mai di moda, che la gentilezza di un sorriso spontaneo o una carezza imprevista lasciata al momento giusto possono fare la differenza, cambiare quel nostro piccolo angolo di mondo e renderlo improvvisamente migliore.
E'un libro leggero, che fa andare a dormire sonni sereni.
Fannie Flagg, in questo romanzo, immagina e ci trasporta nel Suo Paradiso.
E' dolce, la sua visione, così come una fetta di torta al caramello.
La Flagg, in questo romanzo, azzarda risposte alle Domande, quelle la cui risposta non può essere né giusta e né sbagliata, come "Qual è il significato della vita?" e vi riporto qui la risposta:
"...la vita è come un giro sulle montagne russe, tutta sussulti, curve e sbandamenti, un su e giù dall'inizio alla fine (...) e tutto quel che bisogna fare è stare seduti a godersela".
Quindi le risposte che ci vengono date, mettono di buon umore.
Magari a tratti possono essere fin troppo ottimistiche e melense, ma suvvia, non sempre si vuole aver a che fare con la cruda realtà.
Dunque lo consiglio, se l'effetto che vogliamo avere leggendo questo libro, è quello di una tazza di the caldo, bevuta sul divano difronte ad un camino acceso.