Ancora inedita in Italia, Okamoto Kanoko fu poetessa, narratrice e saggista. Si segnalò sulla scena culturale nipponica della prima metà del '900 anche per gli atteggiamenti spregiudicatamente disinibiti che potrebbero farla accostare ad alcune protagoniste dell'avanguardia artistico-culturale dell'Occidente, da Colette a Djuna Barnes, ad Anaïs Nin. I tre racconti che compongono il volume sono rappresentativi di una vena narrativa che l'autrice coltivò soprattutto negli ultimi anni della sua vita. Pur diverse nell'ambientazione e nello sviluppo, le vicende narrate finiscono per sciogliersi in una sorta di rivelazione, tanto imprevista quanto rasserenante. Il protagonista di Frotte di pesci rossi è un giovane ittiologo che vive tormentato da una duplice ossessione, un amore che crede impossibile e il tentativo di ottenere finalmente la considerazione dell'amata selezionando una nuova, bellissima varietà di pesce rosso. Un'impresa che sembra destinata a fallire finché, allo stremo delle forze e delle speranze, non scopre che qualcosa è successo là dove meno se lo sarebbe aspettato. Nel secondo racconto, Nel settentrione, il rapporto di tenero affetto che lega un ragazzo idiota a una adolescente in età da marito suscita in lei un sentimento materno che durerà quanto la sua stessa vita, inducendola a sperare in un improbabile ritorno dell'amico del cuore anche dopo che ne ha perduto le tracce. Nel terzo racconto, Il genio familiare, a illuminare il futuro della giovane incaricata di gestire la trattoria di famiglia è la scoperta del misterioso conforto accordato dal destino alla vita scialba e rassegnata di sua madre: nulla è in realtà cambiato nella sua esistenza, se non l'animo con cui la affronterà da quel momento in poi, giorno dopo giorno.
Kanoko Okamoto (岡本 かの子 Okamoto Kanoko?, 1 March 1889 - 18 February 1939) was the pen-name of a Japanese author, tanka poet, and Buddhist scholar active during the Taishō and early Shōwa periods of Japan.
Complimenti a Lindau per aver portato e pubblicato in Italia una scrittrice altrimenti sconosciuta. I tre racconti della Okamoto mi sono piaciuti, soprattutto Nel settentrione. E allora perché solo tre stelline? Per la traduzione. E le note. E lo stile della postfazione. Troppe parole desuete, uno stile eccessivamente complicato e artificioso. Mi chiedo quale sia il piacere segreto che alcuni (tra cui parecchi saggisti italiani) provano nel complicare inutilmente le cose. Non è colpa della Okamoto, però il piacere della lettura ne risente.
Nello stile della Okamoto ho ritrovato una poeticità simile a quella di Kawabata, ma mescolata al tempo stesso da una decisa concretezza. Questa miscela si ritrova non solo nelle immagini e nelle parole che usa, ma soprattutto nella scelta di soggetti e oggetti di cui parlare. I suoi protagonisti sono comuni, anonimi, hanno le loro storie non hanno nulla di straordinario e, oserei dire, neanche di particolarmente interessante. Ma nonostante questo non sono affatto banali: un ittiologo ossessionato da un amore (forse?) non corrisposto che si lancia in un'impresa lunga più di dieci anni al solo scopo di creare con le proprie forze qualcosa che possa in qualche modo riprodurre la bellezza della sua amata (una nuova specie di pesce rosso!!); un ragazzo ritardato che con la sua semplicità e dolcezza riesce a smuovere il cuore di chiunque incontri (ma anche la sete di denaro di chi non si fa scrupoli a sfruttarlo per i propri scopi) e alla cui attesa una ragazza dedicherà tutta la vita, incapace però di dare un nome alle motivazioni e ai sentimenti che la spingono a farlo; e infine una ragazza destinata dalle tradizioni familiari a una vita monotona e insignificante, che però riesce a trovare la giusta chiave per affrontarla con serenità grazie alla scoperta di un dono prezioso fatto un tempo da un uomo a sua madre, che prima di lei era stata costretta alla stessa, noiosa vita. In queste storie e in questi personaggi bellezza e tristezza si mescolano costantemente, formando dei testi raffinati e malinconici. Gli ultimi due racconti mi sono piaciuti moltissimo (soprattutto il secondo, che mi ha profondamente commossa), ma il primo... la vita e i pensieri di Fukuichi sono talmente... desolanti... che pur apprezzando appieno la capacità dell'autrice di spendere così tante e belle parole nel raccontare una storia così apparentemente insignificante... 80 pagine così non sono riuscita a reggerle, ho fatto davvero una gran fatica ad arrivare alla fine. La Okamoto è un'autrice decisamente interessante, ma forse ho letto questo libro nel momento sbagliato - o semplicemente i pesci rossi non sono riusciti ad affascinarmi (no, decisamente non riesco a definirli belli... guardate sulla copertina che muso rincagnito che hanno xD decisamente meglio le ninfee in alto :P).
“All'improvviso, un pensiero folgorò Fukuichi: frustrazione e tristezza sono l'eredità di ciascuno di noi. Per quanto si possa credere di godere a sufficienza di un bene qualunque, il godimento non è mai pieno, ma sarà sempre manchevole di qualcosa. Nessuno può avere tutto ciò che vuole, e ognuno è solo sulla faccia della terra.”
Uno stille bellissimo, descrizioni poetiche ed evocative per tre storie apparentemente banali che ci trasportano in un mondo fiabesco, dove non c'è lieto fine ma una vena di tristezza e desolazione che raggiunge nel primo racconto il suo apice. I protagonisti delle storie ci sembrano pesci rossi che girano in tondo in uno stagno, cercando forse una via d'uscita oppure immaginando di essere liberi, di avere uno scopo,
Una scelta con del potenziale, ma con problematiche importanti, prima fra tutte la lingua che rende ostica (a dir poco) la lettura. Qui ne ho parlato più nel dettaglio: https://youtu.be/DDvhcvMtBcg
Tre storie particolari, semplici, strampalate; unico difetto: sconclusionate. Si nota bene, rispetto ai più recenti autori giapponesi, che le storie sono continuamente e abbondantemente legate alla tradizione nipponica. Si ha l'impressione di leggere vicende ambientate in epoche antiche, nonostante l'autrice sia vissuta nella prima metà del 900 e non ci sia nessun anno di riferimento. Di cosa narri fondamentalmente il testo non l'ho capito: di storie profondamente orientali, di stili di vita e mentalità completamente diverse dalle nostre. È sicuramente un buon testo per chi vuole conoscere e vuole avvicinarsi alla cultura giapponese tanto è pieno di riferimenti a vocaboli, religioni, usi e costumi. Il primo racconto narra dell'ossessione del protagonista nella selezione di razze di carassi per la creazione del pesce rosso perfetto e per l'amore che nutre Verso una ragazza priva di personalità. Il secondo è un racconto nel racconto: un ragazzo con evidenti deficit psichici si innamora di una donna che vuole sposare e intraprende la carriera circense per ottenere visibilità e considerazione, ma allo stesso tempo, comincia a viaggiare, senza che si sappia più nulla di lui. Infine, l'ultima è la storia di una ragazza che è costretta a tornare a casa a gestire l'attività dei propri genitori, un ristorante, gestito dalle donne della famiglia da molte generazioni. Mi aspettavo di più.
Prosa molto bella. Peccato sia piena di parole desuete. A pensarci bene, non ricordo di aver mai trovato così tante parole che non conoscevo in un testo (peraltro molto breve). Volendo dare alla curatrice il beneficio del dubbio, ho pensato che magari la prosa originale fosse tanto complessa da richiederlo, ma poi le stesse scelte sono state fatte anche nelle note. E nella postfazione. Coincidenze? La sensazione era a tratti fin troppo artificiosa. Un plauso alla decisione di tradurre in italiano un'autrice tanto importante quanto sconosciuta in Italia.
Molto particolare. Forse un po’ lento ma alla fine piacevole. La storia principale è quella di un uomo dedito alla coltivazione del pesce rosso perfetto, questa ricerca lo porterà alla follia. Qui si ritrova il tema di ricerca della perfezione caro si giapponesi
La traduzione è il punto debole di questo libro. Si legge con difficoltà, bisogna fermarsi, ritornare sui passaggi per scoprirne la bellezza. Nonostante questo, Okamoto Kanoko resta una bella scoperta. Le sue pagine si riempiono di racconti di vite comuni, di fallimenti, di amori fatti di attesa e di speranza, in cui lo straordinario si cela dietro all’errore. Ed è così che dalla vasca dei pesci rossi brutti, tozzi, sbagliati, nasce il pesce rosso perfetto, più bello persino dell’amata Masako. Una bella metafora della vita stessa.
Tremendamente faticoso. Racconti che sarebbero anche carini di per se ma la scrittura appesantisce il tutto. Sicuramente il racconto “ nel settentrione” è quello che scorre di più…. Nel racconto principale da cui poi prende anche il titolo l’intero libro ci sono troppe parti smorte inutili.
Tre racconti di un'inedita Okamoto Kanoko, autrice di racconti e poesie famosa sia per la sua penna come per la sua condotta in vita, decisamente "moderna" per i suoi contemporanei. Fulcro dei tre racconti sono le donne, figure che sembrano piegarsi alla tradizione giapponese di stampo patriarcale ma che in realtà sollevano la testa contro le imposizioni alla loro maniera, flettendosi come giunchi al vento, ma senza spezzarsi, ritagliandosi uno spazio nella società e negli affetti che si confà alla loro indole e ai loro desideri. L'autrice usa tuttavia uno stile molto ricercato, ricco di riferimenti a testi tradizionali sino-nipponici che ho capito solo grazie alle note a margine, alternando descrizioni liriche a sviolinate puntigliosissime. Ci ho messo un po' per capire che giudizio dare a questo libro, perchè lì per lì non sapevo se alla fine del racconto che occupa l'80% della raccolta e gli dà il titolo, "Frotte di pesci rossi", mi ha lasciato con un misto di incertezza. Eppure, mi ritrovo a inquadrarlo con piacere nelle letture non solo promosse, ma che mi hanno lasciato qualcosa dentro, e lo stile, che pure si affida a molti termini desueti, mi ha lasciando comunque un senso di armonia e poesia.
Frotte di pesci rossi è una raccolta di tre racconti, tre testi inediti in Italia di un'autrice quasi sconosciuta (almeno per noi) vissuta nei primi anni del '900, la quale ha preso ispirazione dalla letteratura classica nipponica per creare una serie di opere di importante valore letterario.
La raccolta ci presenta tre racconti apparentemente disconnessi tra loro, ma che, in qualche modo, seguono tutti lo stesso filone narrativo, storie d'amore incomplete, caratterizzate dall'insuccesso, storie che non sono mai nate, che sono rimaste allo stato embrionale. Protagoniste indiscusse della raccolta sono le donne, abbiamo infatti tre protagoniste che, in un modo o nell'altro, si somigliano tutte, sono donne che vorrebbero ribellarsi alle imposizioni della società e che, in qualche modo, ci riescono. E', questo, un ...CONTINUA A LEGGERE QUI-> http://bit.ly/2I1Q0Vv
È una raccolta di 3 racconti con 3 diverse protagoniste femminili. In realtà il racconto che dà il nome al libro è quello che ho apprezzato di meno, sia per i numerosi termini tecnici legati al mondo dell'ittiologia che per la poca empatia che ho provato nei confronti del personaggio femminile. "Nel settentrione" è la storia che da sola vale tutto il libro. Struggente, delicata e malinconica, vi farà arrabbiare di fronte alla meschinità dell'animo umano e sorprendere per la sua infinita capacità di amare. ❤ La Okamoto ha vissuto una vita breve e controversa, dando scandalo e viaggiando fuori dal Giappone. Spero che presto vengano tradotte altre sue opere in lingua italiana, perché merita di essere conosciuta e apprezzata.