Mirabilia. La botanica nascosta nell’arte è una mostra scientifica come non ne avete viste mai. Una mostra è l’insieme delle vie che essa è in grado di aprire nella mente del visitatore, e se ben fatta non si limita a una fruizione passiva che faccia dire «ho visto i girasoli di Van Gogh», ma «guardando i girasoli di Van Gogh ho scoperto una cosa nuova».
In Mirabilia questa scoperta riguarda il sorprendente mondo delle piante svelato nelle opere di Dürer, Degas, Hokusai, Rivera, Duchamp, Warhol, Banksy e molti altri, dalle dinamiche ecologiche all’archeobotanica, dal sapore dei pomodori fino alle vertical farm e alle rivoluzionarie frontiere della ricerca.
Una mostra d’arte, come un libro, è forse il miglior modo per farsi portare in un luogo inesplorato e nuovo, per fare un passo verso risposte grandi e piccole, per sentirci persone migliori.
Mirabilia è un’ideale visita in un museo in cui celebri opere d’arte raccontano storie impreviste, aprendo porte inattese sulla cultura scientifica e botanica.
"Mirabilia - La botanica nascosta nell'arte", libro-mostra, è un prodotto editoriale meraviglioso, molto denso e scritto con un linguaggio poetico e ricercato. La stessa cura la si nota anche nella scelta dei capitoli, alcuni più impegnativi degli altri (per me il più ostico è stato decisamente il tredicesimo, La fitochimica olistica, letto, saltato e riletto), ma nei quali ho trovato una continuità che mi ha soddisfatta.
I miei capitoli preferiti sono quello sull'assenzio, La Parigi da bere poi L'arsenico e vecchi decotti e il quattordicesimo, Questo pomodoro non sa di niente (con la iconica Campbell's Soup Can di Warhol come apertura). Questo non è il solito libro divulgativo - lo dice la copertina, il format, il titolo e anche il tempo che mi ci è voluto per leggerlo (cinque settimane) - e nemmeno lo consiglierei a tutte e tutti, ma se v'incuriosisce e volete un testo denso, ben curato, poetico e scientifico, e dei capitoli che si aprono con diverse immagini (perché come Bruni cita Giovanni Sassu nell'introduzione: "Viviamo una dittatura delle immagini e il linguaggio è diventato più visivo che parlato") allora prendetelo perché merita. È il tipo di libro che si tiene in casa e ogni tanto lo si sfoglia leggendo un capitolo.
È un libro di divulgazione scientifica, il format è quello di una mostra d'arte, ma la nostra guida invece di parlarci delle opere in sé le usa come trampolino di lancio per parlare di botanica. Molte delle pagine sono dense di informazioni, perciò lo consiglierei a persone molto interessate alla botanica o che hanno già delle basi di biologia, se si è completamente a digiuno forse non è il miglior libro per iniziare.
La varietà dei temi trattati è ampia (ma per nulla superficiale, come ho appena detto): dall'ecologia ed l'evoluzione come l'adattamento delle piante agli incendi, dall'archeobotanica agli utilizzi delle piante per il monitoraggio dell'inquinamento o la depurazione delle acque, la chimica vegetale del vino e del pomodoro (perché molte persone anziane dicono che i pomodori moderni "non sanno di niente"? Cosa c'è dietro?), fino a sviluppi futuribili dell'agricoltura come le vertical farms e lo studio delle piante nello spazio. E, cosa molto importante, non c'è mai il rifiuto della complessità, nessun proiettile d'argento che risolverà i nostri problemi, nessun moralismo in stile "le piante sono meglio delle persone". Come fanno solo i migliori divulgatori, Bruni rende digeribile la complessità, senza mai banalizzare.