Antonio Capaccio è un giovane del Sud trapiantato al Nord. Dopo anni da fuorisede, tra università e stage, sta finalmente per raggiungere l'agognato obiettivo di ogni precario: il posto fisso. Ma è un sogno che si realizza a caro prezzo: Antonio dovrà restare a Milano durante le imminenti feste di Natale.
Potrebbe sembrare una buona notizia, ma non per una famiglia del Sud: sua madre Antonietta, ricevuta la telefonata sul baldacchino che la porta in processione per le vie del paese nelle vesti di Santa Lucia, grida disperata, tra la folla scoppia il caos e mezzo paese finisce in ospedale. Al capezzale della moglie, Rocco Capaccio si gioca tutte le promesse che un uomo non farebbe mai, purché lei si risvegli. Arriva a giurare di portarla fino a Milano per trascorrere il Natale insieme al figlio. E allora, miracolosamente, la donna apre gli occhi.
Inizia così, a bordo di uno scassatissimo furgone Volkswagen anni Settanta, il viaggio verso Nord della famiglia Capaccio: genitori, nonni, fratello, zia, cugini e pure amici al seguito. Qualcuno affronta quei mille chilometri di asfalto con un desiderio segreto nel cuore: chi vuole fuggire per sempre dal paese, chi sfondare nella musica, chi ritrovare un amore perduto. Ci saranno sorprese e avventure, imprevisti e rivelazioni, tra epiche sfide di nonne ai fornelli, gemellaggi etilici Sud-Nord, nuovi amori e vecchi rancori. La famiglia rischierà di scoppiare, la destinazione sembrerà irraggiungibile.
Ma al grido «Nulla separa una famiglia a Natale», i Capaccio saranno pronti a sfoderare un intero arsenale di astuzie e tradizioni pur di compiere quella missione impossibile. TUTTINSIEME: perché una famiglia è una famiglia solo quando non si divide.
Cosa vi viene in mente quando si parla delle famiglie del sud? Ovviamente di parenti rumorosi e grandi abbuffate. Cosa potrebbe contenere un libro che racconta di una famiglia del sud? Ovviamente parenti rumorosi e tanto, troppo, cibo. Ma nel modo più divertente possibile.
Ed è così che ha inizio Quest’anno non scendo. Se saltiamo la parte in cui un figlio non può scendere al sud per Natale e una madre sviene sul baldacchino nel bel mezzo di una processione. I luoghi comuni più famosi sui “terroni” in unico grande racconto che a differenza di quanto si possa pensare, non li sfata semplicemente, ma li arricchisce con quelli del nord arrivando alla conclusione che tutto il mondo è paese… che si parli veneto o pugliese stretto.
Per quanto poco sopporti i libri scritti dagli youtubers, da uno dei gruppi più divertenti del web non potevo aspettarmi un libro di meno. Con una semplicità disarmante, perché ridere è semplice ma anche riflettere lo può essere se ci si prova, quello che fa Casa Surace è parlare di personaggi che potrebbero sembrare parte di una nuova commedia se non fosse che sono gli stessi parenti che a Natale ti ritrovi intorno alla tavola, chi invitato chi imbucato all’ultimo momento. E non mi riferisco solo a chi ha del sud nel sangue. Certo, magari noi di giù i piatti li facciamo più abbondanti, ma il punto del libro è l’importanza delle radici, l’accettarle in tutta la loro esuberanza e lo scoprire che ognuno ha le proprie. E che durante le feste, nel bene o nel male, dai parenti non si scappa. Fortunatamente.
Non mi stupisco se da domani le stesse avventure della famiglia Capaccio che leggiamo, verranno presentate sotto forma di video. Questo libro è scritto per essere un film, uno di quelli che al cinema fanno ridere la platea, piegata in due per il mal di ridere (il mal di pancia per intenderci). Che ti fanno tornare a casa con le battute ancora in testa e con tua madre che apre le finestre perché “a casa adda piglia’ aria” (cosa che fa abitualmente d’altronde!). Fidatevi di chi è cresciuta a suon di film di Totò, le commedie in bianco e in nero e il trio La Smorfia citato all’occasione.
La nostalgia per la mia nonna Rosetta e i suoi pranzi domenicali, il riconoscere in Antonietta e Rocco i miei genitori che farebbero “volentieri” lo stivale in macchina pur di passare le vacanze insieme. Quella sorella che ogni due per tre dice di voler scappare, ma ha scelto una università vicino casa. Quei cugini dai mille mondi diversi, fratelli che si farebbero in quattro pur di aiutarti. Se nella vostra famiglia c’è almeno uno dei personaggi sopra citati, allora Quest’anno non scendo è un libro che dovreste leggere. Se siete dei fuori sede, ancora meglio. Se siete anche cattivi, uno scherzetto alla famiglia al sud lo farei. Natale si avvicina!
Forti dei video pubblicati in rete, Casa Surace sbarca anche in libreria con un romanzo. Non credo di doverveli presentare, sicuramente avrete presente la loro ironia e il loro punto forte: la famiglia! E la famiglia è anche al centro di Quest'anno non scendo, tragicomica avventura della famiglia Capaccio. Cosa accade, infatti, quando Antonio, neo assunto a tempo indeterminato in una ditta milanese, avverte mamma Antonietta che per quest'anno non riesce a tornare a San Vito per le feste di Natale? Dopo il crollo del baldacchino durante la processione di Santa Lucia, con tanto di perdita degli occhi della Santa e ricovero in ospedale per traumi di varia natura dell'intera banda di paese, la decisione è presto presa: si raggiunge Antonio a Milano. Tutti!! Papà Rocco rispolvera il glorioso Volkswagen Transporter T25 (rigorosamente color panna e marrone) e si parte alla volta del Nord! Papà Rocco, Mamma Antonietta, nonna Rosa, nonno Andrea, il fratello Pasqui, zia Tettella, i cugini Rosa e Andrea, Eugenio e il milanese Riccardo... bombole del gas per far cucinare nonna Rosa (perchè vuoi mai saltare il pranzo della domenica?), i pacchi da giù dell'intera San Vito compresi. Tra itinerari paese paese, deviazioni, feste, sparizioni di nonni e visite al Papa, l'obiettivo di arrivare a Milano per fare una sorpresa ad Antonio sembra essere sempre più lontano. Ma il Natale non ha fatto i conti con la famiglia Capaccio (e soprattutto con nonna Rosa): La famiglia Capaccio non lasciava nessuno indietro. Mai.
@ricette.giallozafferano.it Io non amo molto i libri natalizi. Mi sembrano sempre tutti uguali, magari invece del gatto c'è il cane, ma poco cambia. In questo caso, invece, ho finalmente trovato un libro natalizio ma non troppo, nel cui cuore c'è quello che è più importante in questo periodo: lo stare insieme. Ma c'è soprattutto tanta voglia di ridere. Il romanzo gioca sugli stereotipi più classici sul Sud, sul Nord, sulle famiglie delle rispettive latitudini, ma lo fa in maniera sapiente, esagerandoli e portando il lettore a vivere in pieno situazioni talmente surreali da sembrare reali. Non si fa fatica ad immaginarsi il Volkswagen, dagli impietosi colori, arrancare a non più di 50 km orari per le stradine che attraversano paese paese, perdersi per il Molise (che esisterà poi?? Mah), deviare bruscamente verso Roma solo perchè Eugenio si è messo in testa che per assolvere un suo peccato ci vuole proprio sua Santità il Papà. Riusciranno ad incontrarlo? Forse si, ma solo dopo aver aperto le finestre dello studio pontificio: Comparve Antonietta che, fatti due passi in avanti, gridò a tutta la famiglia all'interno: "'A casa d'o Papa adda piglia' aria". Il messaggio si riverberò su tutta la piazza dal microfono rimasto acceso accanto alla finestra. Sicuramente esagerati, ma i Capaccio ci sbattono in faccia quello che a volte dimentichiamo o diamo per scontato, l'amore di una famiglia che ci sostenga e ci aiuti, che ci raggiunga in capo al mondo pur di non lasciarci soli a Natale. E qui entrano in scena Rosa e Riccardo, la cugina stufa del trambusto familiare e dei cliché che si porta dietro e l'amico milanese doc che solo andando a San Vito da Pasqui ha saputo assaporare quello che una vera famiglia del Sud sa dare: l'amore! E chilate di orecchiette (che tanto nonna Rosa non riesce a dormire e quindi che vuoi fare se non impastare e preparare il ragù?). Sono loro la cartina tornasole di quello che sta accadendo e di cosa sia essere veramente una famiglia, al Nord e al Sud, a est o a Ovest.
Per una volta ho trovato un libro con il vero spirito natalizio, non quello fatto di mille regali e decorazioni strabilianti, ma quello fatto di unione e condivisione, di famiglia e amicizia. Quest'anno non scendo ci insegna, al di fuori della battuta e del sorriso, a guardare sempre oltre alla mera apparenza e provenienza, a pensare che in fondo viviamo tutti a Sud di qualcosa, e, se siamo fortunati, ad apprezzare la nonna che inforca il grembiule perchè ci vede sciupati, il cugino che ha le mani d'oro e ci pensa lui a far ripartire la macchina. Ma solo se siamo molto molto fortunati.
I fantastici youtuber Casa Surace, si cimentano con la carta stampata e, come ogni cosa su cui mettono le mani, il risultato è superlativo. Per onorare l'uscita non potevo che fare una recensione italo-sicula! Saranno state le mie origini terrone, sarà stato il richiamo del sud, ma appena ho letto il titolo si è palesata nella mia mente la faccia di mia madre quando, lcune volte, mi è capitato di comunicare che non avrei passato le feste in famiglia. Uno scenario tipo che si ritrova in molte famiglie del Sud, perchè il detto: "Natatale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi", da (N)oi è più vero che mai. Così il giovane Antonio Capaccio, emigrato al "Norde", prima per studio, poi per lavoro, quando riceve la comunicazione del tanto agognato contratto a tempo indeterminato, non riesce a godere di quell'attimo di felicità. Il suo unico pensiero è che l'inizio del contratto non gli permetterà di poter tornare nella sua amata terra per trascorrere le festività natalizie con la sua famiglia. Molti di voi penseranno che sia un problema futile, che l'importante è aver ottenuto qualcosa di stabile che ti permette di costruire un futuro. Bè, non sei del Sud, Allora! Non hai una mamma che programma da mesi piatti da preparare, gente da invitare, addobbi da mettere. Infatti, appena Antonio comunica la funesta notizia, mamma Antonietta ha un inevitabile stinnicchio (malore) che travolge l'intero paese. Mentre la donna giace in un letto di ospedale, il marito Rocco, tipico marito del Sud, uomo di poche parole che, anche se a volte spegnerebbe volentieri l'interruttore della moglie, ama quest'ultima di un amore tenero e idistruttibile, promette di fare di tutto, anche di portarla a Milano dal figlio. Volete che una mamma del Sud non si risvegli udendo codeste parole? E Rocco onora le sue promesse portando la famiglia Capaccio al Nord, a bordo di un furgone Volkswagen anni Settanta. Se Maometto non va alla montagna... Sarà un viaggio rocambolesco che vedrà riunita una famiglia allargata, perchè da (N)oi, fai parte della famiglia pure se abiti a cento metri. Ognuno affronta questo viaggio con uno spirito diverso, c'è chi vuole lasciare il piccolo paesello che le sta stretto, chi vuole realizzare un sogno, che si innamorerà e chi ritroverà un amore passato. Il tutto sarà condito dai siparietti esilaranti a cui i Casa Surace ci hanno abituati.
Nonna Rosetta era ferma davanti al cucinino da campeggio che Eugenio l’aveva aiutata a montare. Si stava preparando per cucinare. Alla sua destra, una gigantesca pentola d’acciaio piena di pomodoro per fare il ragù. «Rosetta, ma per favore», aveva obiettato Rocco nel vano tentativo di convincerla, «abbiamo mille chilometri da fare.» «La domenica si mangia tutti insieme», aveva risposto nonna Rosetta. «Dove stiamo, stiamo.»
In Quest'anno non scendo non c'è soltato humor, ma come spesso accade alla commedia del Sud, vi è una nota di dolceamaro che spinge a riflettere a fondo sul significato del legame con la propria terra e il senso profondo di appartenenza alla famiglia. In Antonio mi sono rivista molto, nella sua ferrea volontà di spiccare il volo allontanandosi dalla sua terra, ma sentendo l'eterna nostalgia della famiglia, un legame che non si spezza di certo con la distanza.
Ognuno sapeva fare qualcosa e quel qualcosa lo faceva per prendersi cura della famiglia. «Vi posso dare una mano?»
A Milano Antonio è riuscito ad ottenere qualcosa, ha una ragazza che ama, ma avverte sempre in sottofondo lo stigma del pregiudizio che lo identifica come quello del Sud. Così a lavoro dovrebbe, come fanno tanti suoi colleghi o capi, nascondere le proprie origini, parlare senza lasciar trasparire le inflessioni dialettali, in una sola parola snaturarsi. Quante volte l'ho visto accadere, gente che fa finta di parlare con la perfetta e cadenzata parlata del "Norde", per poi scoprire che era di Caltanissetta, cambiare usi e costumi come fossero vestiti. Una lettura che consiglio, scritta con uno stile fresco e accattivante. I personaggi sono un crogiuolo di caratteri che vivono grazie alla loro tridimensionalità, da nonna Rosetta a mamma Antonietta, papà, sorelle, fratelli e cugni più o meno di sangue. Una trama che oltre all'ironia contiene un piccolo mistero da svelare e tanti sketch che la rendono adatta a una trasposizione teatrale o cinematografica. Se anche voi siete del Sud non potere perdere Quest'anno non scendo, e se siete del "Norde" avrete modo di conoscere un universo altro, con proprie regole e codici da rispettare. P.S. Il glossario e il manuale dei modi di dire al termine del libro merita una menzione a parte.
OK, so di essere una voce contro corrente, ma a me questo libro non è piaciuto. Non conosco gli autori, ho capito che sono famosi sul web e non ho motivi di ritenere che non facciano ridere. Il libro l'ho trovato pieno zeppo di banalità e cose scontate. E comunque, non mi ha fatto ridere, che credo fosse l'obiettivo principale.
"Tutte le famiglie del Sud sono simili. Ma ogni famiglia del Sud che litiga, litiga a modo suo."
Imperdibile! Io, che di solito odio i viaggi on the road, non ho potuto fare a meno di sedermi comodamente (?) sul furgone della famiglia Capaccio e imbarcarmi nella loro rocambolesca avventura. Non vi spaventi l'esagerata compagine di personaggi, perché essi riusciranno a rendersi così inconfondibili da imprimersi indelebilmente nella vostra memoria: nonna Rosetta e il suo pensiero fisso del cibo; zia Tettella persa nei ricordi di un amore giovanile mai dimenticato; Eugenio e Andrea che inseguono il grande sogno di sfondare nel mondo della musica. E poi Pasqui, Ricky, Rosa, papà Rocco, Antonio... Ognuno di essi mi ha fatto sorridere o riflettere in maniera diversa, ma tutti l'hanno fatto in modo da far sì che mi ci affezionassi terribilmente - è stato difficile separarmene! Mi hanno dato la sensazione di essere a casa, proclamando con orgoglio tutti gli stereotipi di noi terroni che sì, sono veri, ma ci rendono veri.
"Ogni famiglia è strana. E [...] forse la tua famiglia del Sud è un po' più strana. Ma che funzioni o no, che sia una cosa del passato o meno, a me il malocchio è sembrato “vero”. E tutto con voi mi sembra vero, reale, importante, antico. Non dico che dovresti esserne fiera, non sempre, non di tutto, ma almeno, anche se te ne vuoi andare da San Vito, non ti dimenticare da dove vieni e chi ti ha reso quella che sei."
Anche la trama meriterebbe un Oscar, così ricca di avvenimenti e peripezie, e con una conclusione che vi sorprenderà. Devo dire che in effetti avevo intuito il colpo di scena (non quello , però!) in cui sarebbero andati a convergere i due filoni narrativi principali, quello dei Capaccio e di Antonio, pensando: "Sarebbe una genialata pazzesca!" E lo è stato davvero. Non mi soffermerò, infine (penso non ce ne sia affatto bisogno), sulle grasse risate che mi sono fatta, tra lacrime agli occhi e mal di pancia da irrefrenabile ridarella. A chi ha potuto fare la grandiosa esperienza di leggere questo romanzo, basterà soltanto una frase: "'A casa d'o Papa adda piglia' aria".
Antonio Capaccio finalmente ha trovato il posto fisso, dopo un periodo come stagista viene finalmente assunto nell'azienda presso cui lavoro ma siamo al 13 Dicembre, giorno di Santa Lucia che gli ha sì fatto la "grazia" ma ha creato in questo modo uin piccolo intoppo familiare, Antonio infatti non potrà tornare a casa per i festeggiamenti natalizi. E quindi che si fa? Ovvio, la famiglia Capaccio al completo, mamma, papà, nonni, fratelli, cugini, zia e qualche amico al seguito affronterà un viaggio coast to coast ehm no paese-paese per andare dal figlio solo solo a Milano. Quel che accade durante il viaggio è un godibile spaccato di vita, esasperato quanto basta, che mi ha fatta ridere e divertire. Da buona trapiantata al nord non ho potuto non visualizzare nella mia mente tutte le avventure successe alla famiglia, e gli autori del libro ce l'hanno messa tutta per farmi sorridere ad ogni angolo di strada.
Questo è un romanzo corale, scritto in maniera lieve e bonaria ma che sotto sotto ti racconta in un modo neanche tanto velato l'amore per la famiglia e per le proprie tradizioni, i pregiudizi di qualcuno ma racconta anche della bontà delle persone e mette a nudo la differenza nord e sud che forse forse non è poi tanta. Ci parla del nostro bel paese che ha mille pregi e tante virtù e i personaggi che popolano la storia sono colorati, folcloristici, ricchi di ironia ed estremamente familiari.
Mi sono confrontata con un'amica sulle sensazioni provate e mi sono resa conto di averle vissute in maniera più intensa di lei proprio per le mie origini napoletane e in qualche modo vicine a quelle pugliesi dei protagonisti. Quest'anno non scendo è un romanzo piacevole, che diverte e lascia trascorrere delle ore in allegria, assieme ad una banda di matti che si vuole davvero tanto bene.
Questo è uno dei libri più divertenti che abbia mai letto. La famiglia Capaccio rappresenta la tipica famiglia italiana del sud, quella che spesso esagera, ma che è unita come poche. Personalmente sono del nord, ma ho una famiglia fin troppo simile ai Capaccio quindi mi sono rivista molto tra le pagine del romanzo.
Il libro racconta la storia del viaggio di questa famiglia attraverso l’Italia per raggiungere Antonio, figlio di Rocco e Antonietta, che non può scendere a causa del lavoro. I personaggi richiamano quelli dei video YouTube di Casa Surace. C’è la madre premurosa ed invadente, il padre indifferente e tranquillo, la nonna che pensa sempre a cucinare, il nonno che invece dorme in continuazione, una cugina ribelle e costantemente arrabbiata, un cugino cantante neomelodico e così via. Il gruppo dei Capaccio è ben assortito e rappresenta il meglio e il peggio delle tipiche famiglie del sud. Le loro avventure sono al limite dell’assurdo ed esilaranti. C’è anche il tipico milanese, amico del fratello di Antonio, che vede tutto con gli occhi di chi non conosce questa realtà.
Il libro si legge molto velocemente e lascia il sorriso sulle labbra. Per i riferimenti dialettali c’è un piccolo dizionario dietro, divertente oltre che utile. Sarei felice di leggere altre avventure di questa famiglia. Se non conoscete Casa Surace vi consiglio di cercarli su YouTube e di fiondarvi in libreria a prendere questo romanzo. È il regalo perfetto se avete amici del sud oppure una famiglia come quella dei Capaccio. Se siete del sud poi potete metterlo nel pacco da giù così che i vostri amici e parenti possano leggerlo mentre mangiano tutto ciò che spedite loro.
Antonio Capaccio è un ragazzo pugliese che, per motivi di studio, prima, e di lavoro, poi, vive a Milano. Proprio a causa dell'attesissima e agognata assunzione a tempo indeterminato presso la ditta per cui lavora da anni come precario, Antonio non può tornare a casa per festeggiare il Natale. E alla triste notizia si scatena tutta una serie di conseguenze che daranno vita ad una concatenazione di eventi esilaranti. Antonio è il tipico ragazzo del sud, con una famiglia "ingombrante", quella famiglia per cui è vitale pranzare insieme la domenica, per cui il Natale è sacro e Bisogna stare tutti uniti intorno al tavolo da pranzo. Si tratta di quella famiglia con la nonna "madonna mi quanto stai sciupato nannò", con la mamma "hai mangiato? cosa hai mangiato? la maglia di lana la tieni?", è quella famiglia bella dove tutti sanno tutto e tutti fanno fronte comune davanti al problema del singolo componente. Abbiamo di fronte, dunque, un romanzo corale, senza la pretesa di esserlo. Ma nella sua semplicità "quest'anno non scendo" raggiunge alti livelli di ironia ma anche di riflessione. Certo, ci sono grandi differenze tra le abitudini tra nord e sud, ma la famiglia è uguale ovunque, le nonne (il componente di maggiore importanza) sono sempre nonne, dal Veneto alla Sicilia, sono quelle che cucinano per tutti migliaia di portate e per cui ogni pasto è una festa. Lo stile narrativo è scorrevolissimo, diretto e strappa più di una risata, nonostante la storia sia semplice e le avventure siano spesso surreali, ma proprio per questo sono davvero divertenti e non così scontate. In alcuni punti, gli autori esaltano l'essenza famiglia e questo, oltre al sorriso, suscita anche un po' di commozione. Divertente l'escamotage di usare i modi di dire tipici del sud, soprattutto pugliesi, con un piccolo glossario finale con le dovute spiegazioni, anch'esse in chiave ironica, dei vari significati. Si tratta di una lettura da consumare in poche ore ma che lascia un senso di appagamento; la vera protagonista è la famiglia, quella famiglia che tutti vorremmo avere, che a volte non apprezziamo, ma che non ti lascia mai solo nel momento del bisogno. É un inno all'amore che lega tutti i componenti di un nucleo famigliare nonostante i casa Surace esprimano il concetto con molta leggerezza. Forse è proprio per questo che si apprezza ancora di più. É il giusto connubio tra risate e commozione.
Ha soddisfatto le mie speranze, simpatico come i video e altrettanto leggero. Si legge tutto d'un fiato e anche quando omaggia apertamente altre storie riesce sempre a essere piacevole.
Di Casa Surace guardo spesso i loro video, li trovo divertentissimi e fatti con intelligenza. Avevo paura ad approcciarmi al loro libro perché spesso è difficile mantenere lo stesso ritmo quando si passa alla carta. Infatti per me è successo questo, è stata una lettura piacevole ma niente a che vedere con i video. La storia è carina anche se prevedibile, mi è sembrato un collage delle varie storie viste. Hanno preso i luoghi comuni del Sud, e alcuni del Nord, e hanno costruito una trama, che regge ma mi ha dato l'impressione di già visto. Forse perché io sono piemontese e non ho colto tutti i riferimenti, ma mi ha sì dievertito ma non entusiasmato e dopo un po' ho trovato che fosse persino eccessivo. Gli atteggiamenti sono portati all'estremo, fanno sorridere ma non c'è stato niente di più. Carino, scorrevole, si legge in fretta e fa sorridere. Ma lascia poco. Preferisco di gran lunga guardarmi i loro video
Antonio Capaccio è un ragazzo giovane e dalle grandi ambizioni e, come tanti prima di lui, desidera solo tentare la fortuna altrove e uscire fuori dai classici canoni del paesino piccolo del Sud. Sarà questo quindi a spingerlo al Nord, a Milano, prima come studente fuorisede e poi come lavoratore.
Dopo anni di studio e tirocini, Antonio è riuscito finalmente a trovare un impiego a tempo inderteminato nell'azienda per cui aveva fatto precedentemente uno stage, la Bergonzi & Co., ma ora... chi glielo dice alla mamma e ai suoi numerosi parenti che non potrà scendere per le vacanze Natalizie? Per la famiglia Capaccio il Natale è sacro, è infatti l'unico pretesto che ha la signora Antonietta per riabbracciare i figli espatriati al nord, Pasquale e Antonio, ma essendo appena stato assunto, quest'ultimo non può proprio permettersi di scendere.
La tragedia è presto consumata... Antonietta disperata cade in coma ma grazie alla promessa del marito Rocco, di portarla a Milano dal figlio per il Natale, Antonietta si sveglia! Ma secondo voi Rocco può mettersi tranquillamente in viaggio solo con la propria moglie? Ovviamente no e tutte queste vicessitudini, portano Rocco a rispoverare la Volkswagen Transporter T25 a nove posti. Carichi di pacchi, pacchetti, vongole, liquori, cibo e chi più ne ha più ne metta, tutta la famiglia Capaccio al completo più qualche aggiunta, si mettono in viaggio per Milano.
Avremo così il piacere di assistere ad un viaggio della "speranza", mille chilometri di sogni, speranze, delusioni, paure ecc. Ognuno con una aspettativa diversa ma tutti uniti come un'unica grande famiglia.
Da una parte quindi avremo il piacere di divertirci con le avventure/disavventure della famiglia Capaccio, come la sfida culinaria di nonna Rosetta, il tentato suicidio di Andrea, l'avventura romana alla ricerca del Papa o la perdita del Nonno Andrea... Dall'altra invece troveremo un Antonio disperato che, oltre a preoccuparsi per i suoi famigliari ultimamente un po' troppo taciturni e misteriosi, si ritrova ancora a dover combattere contro i classici stereopiti legati alle differenze sociali tra il Sud e il Nord. Riuscirà la famiglia Capaccio ad arrivare sana e salva a Milano?
Quest'anno non scendo è stata una lettura veramente divertente...in più occasioni mi sono ritrovata a ridere come una scema e credetemi, farlo nei mezzi pubblici, spesso è stato imbarazzante ma con nonna Rosetta è la sua fissa per il ragù, le stravaganze di Eugenio, Zia Tettella e i suoi ricordi amorosi, Rosa e la sua voglia di scappare dalle tradizioni e poi Andrea, Eugenio, Pasquale, Rocco, Anonietta, Riccardo...è stato impossibile trattenersi.
Grazie a questo libro ho avuto anche il piacere di ricordare quegli odori e sapori fantastici che contraddistinguono il Sud... basta un week end giù infatti per ritornare con 4 kg in più a casa. E' un libro piacevole, carismatico, frizzante, allegro e coinvolgente ma nell'ironia, gli autori hanno puntato un riflettore molto importante su quello che è ancora un problmea troppo attuale: la differenza tra il Sud e il Nord. Un divario purtroppo causato in primis dai nostri politici ma sotto sotto anche da ognuno di noi che continuamo a comportarci come se fossimo due Paesi diversi!
Ovviamente si parlerà anche di legami famigliari di quelli più soffocanti, tradizionalisti ma "caldi" del Sud e di quelli più schivi, distaccati e "freddi" del Nord ma... la famiglia è sempre la famiglia.
Ognuno sapeva fare qualcosa e quel qualcosa lo faceva per prendersi cura della famiglia.
Perchè leggere questo libro? Perchè la freschezza e la facilità con cui i Casa Surace, un gruppo di amici che sta ultimamente spopolando sul Web, ha scritto questa storia è così coinvolgente che finirete per amare la famiglia Capaccio e prenotare le prossime vacanze in Puglia!
Quest'anno non scendo Casa surace La storia si svolge in parte nel sud Italia,a San vito,un paesino pugliese al confine con la basilicata,a Milano e sopratuto in viaggio per tutta italia,a bordo di uno scassatissimo Furgoncino del '79,un Volkswagen t25 marrone e panna. Antonio Capcaccio ha 27 anni,è un informatico e si è trasferito da San vito a Milano,dove riceverà una proposta per un lavoro a tempo indeterminato. Antonietta è sua madre e da anni interpreta il ruolo di Santa Lucia alla processione del paese,Rocco è il padre di Antonio,nonna Rosetta e nonno Andrea invece sono rispettivamente la nonna sempre preoccupata che i nipoti vengano sfamati e il nonno che cade in un sonno profondo ogni qualvolta sia possibile. Pasquale è il fratello minore di Antonio,mentre Rosa una ragazza di 20 anni che sogna di scappare dal paese è la cugina,Rosa ha un fratello,Andrea,in arte Totino cantante neomelodico di dubbio talento che asserisce di essere molto amico di Jovanotti e che si porta costantemente dietro Libero,in arte Eugenio,che gli fa da amico,maneger,consulente per affari di cuore,discografico e chi più ne ha più ne metta. Zia tettella invece,rimasta signorina porta ancora il lutto per il suo perduto amore. Riccardo detto ricky è un amico Milanese di pasquale che è stato invitato a San vito da quest'ultimo e che appena arrivato si ritroverà di nuovo in viaggio. Siamo davanti insomma a un imponente famiglia del sud,dove gli stereotipi vengono portati all'eccesso e che ci farà fare non poche risate.
La nostra storia ha inizio quando Antonio confessa alla madre,in processione vestita da santa che non potrà assolutamente lasciare Milano per scendere a casa per natale,sarà questo l'evento che scatenerà un concatenarsi di situazioni tragicomiche e che darà il via al viaggio paese paese da San vito fino a milano,dell'intera famiglia Capaccio. Seguiremo le avventure di questa grande famiglia che a bordo di un pulmino 9 posti sgangherato attraverserà l'Italia per poter fetseggiare assieme ad Antonio. Coma,esperienze mistiche indotte da puparoli 'mbuttunati,sfide di cucina all'ultimo sangue tra nonne,ipresepi viventi,ncontri con il santo padre e tanti altri eventi esilaranti ci accompagneranno in questo viaggio,da San vito a Milano,passando per Roma,firenze e Valdobbiene. Ce la faranno i Capaccio ad arrivare in tempo a Milano?Zia tettella ritroverà il suo amore perduto?Andrea riuscirà a fare il colpo grosso e a sfondare sul panorama musicale Italiano?
Devo dire che nonostante sia decisamente troppo forzato apprezzo l'umorismo di questo romanzo,che,in effetti mi ha strappato più diu na risata.non avevo mai sentito parlare di questa Factory e sono andata a vedere qualche video mentre stavo affrontando la lettura,e i personaggi sono chiaramente riconoscibili. Molto scorrevole è pura lettura d'evasione,uun romanzo piacevole per passare qualche ora divertendosi. I personaggi che più ho apprezzato sono Rocco,il padre di Antonio,perchè fa di tutto per tenere unita la famiglia e perché "aveva dentro di se una bilancia.una bilancia che andava da "me ne fotto" a "mo basta". Anche il personaggio di zia tettella mi è piaciuto molto perché è la caricatura grottesca della zitella del sud e metteva quel pizzico di tragedia in ogni momento morto del racconto. In generale come ho gia detto un libro piacevole,ma che non mi ha particolarmente impressionata lasciando il segno,talvolta è veramente troppo calcata la mano su queste differenze tra nord e sud italia e sugli stereotipi che ne derivano.
Giovane fuorisede da originario del Sud, Antonio Capaccio sta per realizzare il sogno che la portato a lasciare la sua terra natia: ottenere il posto fisso. Peccato che questo lo porti a una tremenda decisione: non potrà tornare a casa per le feste di Natale. Cosa che diventa ancora più una tragedia quando, nel momento in cui la madre riceva la notizia, quella cade a terra svenuta per il dispiacere. Ed è al suo capezzale che troviamo il marito Rocco. Con la prospettiva che la moglie potrebbe non svegliarsi più Rocco fa una premessa incredibile: se, per miracolo, Antonietta dovesse risvegliasi, sarebbero partiti per Milano per passare il Natale col figlio. E a quella promessa, il miracolo avviene. Antonietta apre gli occhi e Rocco è costretto a mettere l'intera famiglia sul suo vecchio furgone nove posti e partire alla volta di Milano.
Non leggo spesso libri ambientati in Italia, ma sono una grande fan di Casa Surace perciò potevo forse perdermelo?
"Quest'anno non scendo" è una commedia tragicomica basata, prima di tutto ma non solo, sull'assurdo viaggio che la famiglia Capaccio si ritrova a fare per raggiungere Milano prima di Natale. Un viaggio che racchiuderà un numero sempre maggiori di ritardi, imprevisti, deviazioni e chi più ne ha più ne metta.
E a vivere queste disavventure non troviamo solo i genitori Rocco e Antonietta col figlio minore Pasquale, ma un bel gruppo che comprende: nonni, zia, cugini e amici. Persino il povero Ricky, amico Milanese di Pasquale, che era arrivato in paese con l'intenzione di passare un tipico Natale del Sud e che si ritrova suo mal grado a dover "risalire". Quello di Ricky rappresenta un punto di vista inedito, quasi estranio. Un ragazzo del Nord che si ritrova coinvolto nelle tradizioni e stranezze di una famiglia del Sud, spesso per lui assolutamente incomprensibili.
Posso dire si essere rimasta assolutamente soddisfatta da questa lettura. Il ritmo è molto veloce, a ogni capitolo ci ritroviamo a vivere un evento "fuori dalla tabella di marcia" del viaggio dei Capaccio. Situazioni assurde, al limite del ridicolo ma capaci di far uscire il meglio (o il peggio) di ognuno dei malcapitati viaggiatori. Si è trattata di una storia che non avrei mai voluto smettere di leggere: ogni volta che finivo un capitolo volevo immediatamente leggerne un altro, curiosa di sapere in quali altri casini finiranno i Capaccio.
Senza contare che ho adorato ogni personaggio. Li ho trovati tutti con una personalità ben consolidata e unica e sono stati capaci di coinvolgermi al 100%
Inoltre periodicamente ci viene fornito il punto di vista del povero Antonio, bloccato a Milano, che dovrà fare i conti con i pregiudizi dei suoi colleghi Milanesi nei confronti delle persone del Sud.
Come ragazza del Sud non ho potuto fare a meno di apprezzare il modo in cui ci vengono presentati tutti gli atteggiamenti e le tradizioni tipica della famiglia del Sud: la tradizionale pranzo della domenica fino al malocchio; sono tutte cose che conosco e che ho vissuto in prima persona e il modo in cui ne hanno parlato mi è piaciuto, l'ho davvero apprezzato.
Finalmente al libro numero sei di questo 2019, una lettura che ha saputo prendermi al massimo con la sua semplicità e la capacità di farmi ridere.
Che questo libro fosse pieno zeppo di cliché e luoghi comuni, me lo aspettavo. Tuttavia, speravo che fossero accostati in modo più avvincente, più allettante. E invece è stato il contrario. Non sono riuscita ad appassionarmi a questa storia, nè ad affezionarmi ai personaggi. Già dalle prime pagine è facile prevedere come andrà a finire la vicenda, gli intrecci che ci saranno e le varie evoluzioni. Mi ha fatto sorridere in alcuni momenti, ma spesso ho trovato delle esagerazioni che stavano messe lì unicamente per alimentare i luoghi comuni sud vs nord e non davano niente di più alla narrazione. Ho trovato teneri i legami che uniscono le coppie principali del racconto: Rocco e Antonietta, che si capiscono con uno sguardo e i cui ricordi di una gioventù spensierata e innamorata spesso fanno da monito nei momenti in cui ci sono potenziali temporali all'orizzonte; Nonno Andrea e Nonna Maria, che sembrano essere realtà indipendenti l'uno dall'altra ma che poi risentono della reciproca assenza. Ho trovato molto antipatica zia Tettella, doverosa quanto superflua accompagnatrice di questo viaggio on the road (SPOILER: ma evidentemente con l'unica utilità di dare una svolta nel finale, perchè altrimenti davvero non si spiega che senso abbia avuto durante tutto il libro la sua presenza). Mi è sembrato anche il finale piuttosto frettoloso e abbozzato, spunti che vengono gettati qua e là durante tutta la narrazione poi, una volta arrivati al momento di maggiore phatos, in cui tutto dovrebbe avere finalmente un'evoluzione e, soprattutto, uno svolgimento, si risolve tutto in una manciata di righe che non spiegano assolutamente nulla dei perchè e dei per come, come in quei film in cui si sfuma sul buio e ci si ritrova nella scena successiva con tutto già risolto senza aver visto come ciò sia avvenuto.
Ho letto il libro già con l'allegria nel cuore, seguo Casa Surace sul web, guardo spesso i loro video e mi leggo le perle di saggezza di nonna Rosetta, quindi, non potevo perdermi questo primo romanzo che sento anche un pò mio. La trama, per quanto a tratti può risultare assurda, per me è reale al cento per cento, difficile da capire per chi non è un fuorisede e non ha alle spalle una famiglia meridionale. Il finale ovviamente non poteva andare diversamente, ma quello che più "impressiona" è il viaggio avventuroso "paese paese" della famiglia. Quando ho scoperto il perchè papà Rocco non voleva prendere l'autostrada, ho riso fino alle lacrime. Ho un ricordo della mia famiglia di qualche anno fa, a Natale noi figli non potevamo scendere e giustamente si son mobilizzati loro. Dovevano stare al Nord per quasi un mese e si sa che viaggiando in aereo il peso dei bagagli è limitato. Mo vi faccio ridere. qualche giorno prima della partenza hanno spedito 30 kg di pacco con dentro ogni ben didio, poi dentro il baglio a mano, hanno "azziccato" due, e dico due di numero, cambi esatti di vestiario e il resto ancora cibo: arancie, limoni, sasizza sicca, provoletta, calacausi, simenta, pani ri casa e chi più ne ha più ne metta. Questo per farvi capire perchè sento questo romanzo anche un po mio e non mi sono sorpresa quando nonna Rosetta pretendeva di cucinare il sugo dentro il nove posti. Recensione completa sul blog: https://lasabbianellaclessidra.blogsp...
Antonio Capaccio è giovane del sud trapiantato al nord per lavoro, finalmente dopo anni di fuorisede e stage raggiunge l'agognato obiettivo di ogni precario : il posto fisso. Ma questo significa che non potrà tornare a casa per le imminenti feste natalizie. Potrebbe sembrare una buona notizia ma non per la famiglia del sud. La madre Antonietta apprende la notizia quando è sul baldacchino della processione di Santa Lucia, tra la folla scoppia il caos e mezzo paese finisce in ospedale, compreso Antonietta che per lo shock è in coma. Il marito Rocco pur di risvegliate Antonietta Le fa una promessa, la porterà a Milano da Antonio in tempo per festeggiare il Natale. Miracolosamente Antonietta si sveglia e Rocco deve mantenere la promessa. Inizia così il "viaggio della speranza" della famiglia Capaccio con il nove posti anni settanta, carichi di pacchi e pacchettini, vongole e cozze e con al seguito figli, nipoti, zie e amici tutti con un proprio scopo, chi per trovare un vecchio amore, chi per fuggire dal proprio paese, chi per sfondare nella musica e chi semplicemente per riunire la famiglia. Tra sfide culinarie di nonne ai fornelli, sfide etiliche sud-nord, familiari scomparsi riuscirà la nostra famiglia del sud ad arrivare a Milano in tempo per festeggiare? Un libro divertente fine alle lacrime, frizzante e allegro che parla della differenza tra la famiglia del sud, accogliente e soffocante e quella più fredda e distaccata del nord, ma sempre di famiglia si parla. Una lettura leggera in chiave ironica ma pur sempre con un tema importante.
''E poi pensò a quanto fosse difficile tenere insieme una famiglia. Quanto fosse difficile impegnarsi costantemente, ogni giorno, per far restare unito un organismo così complicato. Quante telefonate, quante domande tipo «Hai mangiato?» una nonna o una mamma dovevano fare per tenere insieme una famiglia? E quante volte [...] aveva risposto scocciato? Quante volte aveva considerato quelle telefonate una seccatura? Quanto era difficile riuscire a tenere strette le radici quando eri costretto a vedere pezzi di te partire lontano? E quanto coraggio ci vuole, invece, per partire e allontanarsi dalla propria terra? Tanto. Quanta forza ci vuole a lasciare andare via le persone che ami? Se sei un papà, una mamma, una nonna, è difficile quantificarlo.''
Non si può non apprezzare un libro così... ho riso dalla prima all'ultima pagina, con il massimo rispetto per le famiglie di giù, che ho avuto modo di conoscere e apprezzare negli anni dell'università, visto che il pacco da giù dei coinquilini del profonodo sud andava a vantaggio anche di noi coinquilini del profondo nord. Ricordo ancora con profondo affetto conserve, nduja e soprattutto le serate con la pizza fatta in casa: pura magia. È la bellezza di essere dei fuori sede. Tornando al libro consiglio di goderselo appieno e da buona veneta di fare attenzione a quando si accettano inviti a feste venete... chi ha letto mi capirà e sorriderà al pensiero.
Avevo un po' di diffidenza nell'affrontare questo libro e avevo ragione. Il formato libro non rende nel narrare le avventure della famiglia Capaccio di Casa Surace. Il format video tipico di You Tube che li ha resiu famosi è difficile da trasferire in un testo. L'audiolibro offre un po' di "movimento" grazie alla efficace lettura , ma il libro di per sè è fiacco e prevedibile e troppo lungo. Si perde l'immediatezza delle scenette di 5 minuti che ci raccontano il sud attraverso ironici stereotipi.
Divorato in 3 giorni perché impaziente di sapere come andasse a finire la storia. Ammetto che, da terrone trapiantato a Milano (nonché informatico), alcuni passi finali del romanzo mi hanno fatto commuovere! Ero scettico; ho ricevuto il libro in regalo ma ho atteso quasi un anno prima di leggerlo...mi sono ricreduto sin dalle prime pagine: lettura decisamente scorrevole e mai banale, con effetto sorpresa in quasi ogni capitolo del romanzo
Nonostante ci siano un sacco di stereotipi (immagino sia stato fatto di proposito), questo libro mi ha parlato al cuore. Questa vita noi fuorisede ce la siamo scelta noi, ma questo non significa sia facile vivere lontano dalla famiglia e perdersi i momenti importanti, soprattutto quando sai che con alcune persone non hai neanche più molto tempo a disposizione. Non mento, durante la lettura mi sono venuti più volte gli occhi lucidi.
Esilarante!!! Per me, lontana dal mio meridione da anni e rimasta al Nord per le feste, è stato un po' come far parte di questa strampalata e simpatica famiglia del Sud!