Ci sono poliziotti che combattono il crimine e difendono la legge. A volte pagano con la vita. E ci sono poliziotti corrotti che tradiscono, diventando peggio dei peggiori banditi. Poi ci sono le donne in divisa. Fragili e determinate, vittime e carnefici, le sbirre di questi racconti sono creature di confine, paladine mancate, guerriere comunque sconfitte, sedotte dal delitto, soggiogate dalla vendetta, in bilico tra bene e male. Il commissario Alba Doria indaga nel magma ribollente della rete telematica, tra le pieghe più segrete del dark web, laddove alligna l'odio che consuma il Paese. Il vicequestore Anna Santarossa è già passata dall'altra parte e vende informazioni alla mafia bulgara. Sara Morozzi legge le labbra della gente e interpreta il linguaggio del corpo. Ha i capelli grigi e un passato tra i ranghi di un'unità impegnata in intercettazioni non ora ha anche un conto da regolare. Dall'estremo Nordest di una frontiera selvaggia fino alla Napoli anonima di sobborghi e quartieri residenziali, passando per una Roma in cui davvero aprile è il più crudele dei mesi e la primavera ha smesso di riscaldare i cuori, Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo e Maurizio de Giovanni raccontano l'Italia al tempo dell'illegalità globalizzata, delle fake news, del condizionamento di massa. Svelano le ossessioni, le paure e la privata ferocia di coloro che dovrebbero difendere l'ordine pubblico. Inaugurano una new wave della letteratura nera, in cui la donna non ha più nulla di fatale, ha rinunciato alle pose marziali della giustiziera e, lontana dall'eroismo inquirente, restituisce la cupezza di una realtà quanto mai controversa.
Massimo Carlotto began his literary career in 1995 with the noir novel The Fugitive, a fictionalized account of his time on the run. In 1998 he published Le irregolari, the semi-autobiographical novel on the Argentine military regime of the Seventies. In 2001 he released Arrivederci, amore ciao, which was adapted into a movie in 2005. In 2004 he published Death's Dark Abyss, a nihilistic noir on the theme of revenge.
Un tris di racconti che mi ha convinta solo a metà, molto probabilmente perché queste Sbirre sono descritte da uomini, e quindi hanno un modo di affrontare la vita un po' anomalo a mio avviso. Non che mi siano dispiaciuti, ma non li ho trovati neanche eccelsi, anzi. Considerandoli i piloti di una serie, non credo che darei loro una seconda possibilità, anche se qui mi smentisco, perché, nel caso di Sara che aspetta di De Giovanni, ho già pronto da leggere Sara al tramonto, sperando che questo personaggio mi sembri meno strano che non nel capitolo 0.
"Sbirre" raccoglie tre racconti di tre scrittori molto amati, quali Carlotto, De Cataldo e De Giovanni, con protagoniste delle donne.
Per quanto riguarda la prima storia con protagonista Anna Santarossa, scritta da Massimo Carlotto, devo dire che non sono riuscita ad apprezzarla per via del linguaggio e la brutalità con cui è raccontata, sicuramente adatta a rendere le brutture del mondo criminale, ma lontana da ciò che piace a me. Anche la trama e il suo sviluppo comunque mi hanno lasciata quasi indifferente in quanto mi è mancato il coinvolgimento, l'empatia con qualunque personaggio (li ho trovati piatti o estremamente freddi).
Il secondo racconto, quello di De Cataldo, è un noir, a mio parere, meno brutale e più piacevole da leggere. La narrazione e il linguaggio sono semplici e mai esageratamente volgari. La trama è ben costruita, con lo spazio per l'indagine e i colpi di scena. La protagonista riesce anche ad evolversi durante la breve narrazione.
Nel terzo racconto ho faticato a riconoscere la penna di De Giovanni. La protagonista è una donna Diciamo che non ho provato empatia per lei e che ho proprio faticato a inquadrarla come personaggio. La storia credo sia una buona idea ma mi ha lasciato perplessa la quasi asetticità nel raccontarla.
Voto 2 stelline in quanto ho fatto una specie di media tra i voti dei tre singoli racconti.
3 racconti di altrettanti autori italiani. Molto belli tutti e tre, ma secondo me De Cataldo e De Giovanni una spanna sopra. Piacevole lettura che consiglio.
"Senza sapere quando" - Massimo Carlotto ****: il racconto di Carlotto è una spanna sopra gli altri. Jeffery Deaver ha detto una volta che i racconti sono come le pallottole di un cecchino, e Carlotto ha centrato il bersaglio. In pieno.
"La Triade Oscura" - Giancarlo de Cataldo *** : interessante il tema trattato (dark web e manipolazione mentale), ma il racconto risulta appesantito da troppi spiegoni tecnici.
"Sara che Aspetta" - Maurizio de Giovanni *** : Sara paga lo scotto di essere un personaggio che fatico a comprendere e giustificare, ma è comunque un buon racconto, conferma del fatto che - come tipologia di scrittura - i racconti sono una dimensione a lui congeniale.
I racconti sono scritti bene, per carità. E vorrei vedere, sono tra i nostri migliori giallisti, meritatamente peraltro. Ma per me, che prima che della forma, mi innamoro della sostanza e soprattutto dei personaggi, un infilata di protagoniste così poco affini (a me lettrice) è un record. Il racconto migliore - opinione personale - è il primo, brutale ma coinvolgente, con una protagonista che non vorrei mai incontrare ma che resta nella memoria. Il secondo mi ha preso meno, anche se il finale... complimenti per il finale, davvero. Il terzo è il motivo per cui ho letto il libro, volevo farmi un'idea dell'ultima serie del prolifico, pure troppo prolifico, De Giovanni. Non incisivo come altri inizi dell'autore ma una sbirciata alla serie la do di sicuro, anche perchè li ho trovati tutti in audiolibro e li trovo perfetti per la tratta casa - lavoro.
Obiettivamente 4 stelle per la qualità, 2 di gradimento personale.
Tre racconti noir di Carlotto, De Cataldo e De Giovanni, molto coinvolgenti e quasi pazzeschi direi, e per questo molto piaciuti.Personalmente preferisco Sara che aspetta, di Maurizio De Giovanni, autore di cui ho letto parecchio e che sa trascinare il lettore pagina dopo pagina, che sa descrivere i personaggi così bene che quasi li scusi per quello che fanno, che a volte non è così consono alla legge. Argomenti attualissimi in entrambi i racconti, soprattutto ne La triade oscura, di De Cataldo, dove ci si addentra nel mondo oscuro della rete, a volte così dannoso per i giovani.Libro quindi consigliatissimo, soprattutto a chi ama il genere noir come la sottoscritta.
Tre donne, tre poliziotte che fanno scelte difficili, raccontate da altrettanti grandi nomi del noir italiano in una mini raccolta di racconti.
Massimo Carlotto in "senza sapere quando" ci narra di Anna, poliziotta di stanza al confine (quello tra il Friuli e l'Austria) e non solo in senso geografico. Anna é una donna infelice, é marcia come il fardello che si porta dietro da più di 2 anni. Tradisce il marito e se stessa, insieme agli ideali che ha sposato quando ha scelto di entrare nella polizia tanti anni prima. La brevità del racconto non mi consente di soffermarmi tanto sulla trama, che è comunque ben articolata. Devo dire che quello di Anna, pur nella sua dolorosa complessità, non é un personaggio che mi sia piaciuto molto sebbene le riconosca il coraggio di portare avanti le proprie scelte e di difendere strenuamente la sua vita, in un maldestro tentativo di riscatto. Ottima la tessitura della trama e le ambientazioni scelte da Carlotto, un autore sicuramente da approfondire.
Giancarlo de Cataldo con "la triade oscura " crea un intreccio interessante e originale, che vede protagonista la poliziotta Alba Doria , giovane e bella oltre che dotata di un intuito fenomenale. Come tutte le donne belle é però schiacciata dal collega e superiore Dottor Paolo Petti, uomo vanesio e tipico esemplare di “squalo” che, giunto ai vertici del potere, sfrutta il suo ruolo per circondarsi di donne e onori. Petti, quasi svaluta il lavoro di Alba, pur apprezzandone le doti investigative. Ma la poliziotta per fortuna non si arrende ed intraprende la sua personalissima lotta contro un serial killer che si nasconde nella rete, condizionando giovani menti di adolescenti incazzati col mondo, inducendoli a commettere atroci delitti in nome di un gioco oscuro come l'anima di chi lo ha inventato. Alba lotta anche contro le gerarchie interne del suo lavoro e va avanti dritta come un treno seguendo il suo istinto di donna e poliziotta. Questa affannosa ricerca del killer la porta a scoprire anche qualcosa in più su se stessa, incontrando il suo lato oscuro, temendolo e assecondandolo allo stesso tempo. É un bel personaggio Alba, mi è piaciuto molto, la sua normalità, la sua arrendevolezza di fronte a quelli che sono i limiti di tutti noi: sarebbe stato facile scappare dal proprio lato oscuro, girare la testa dall’altra parte e dire “no, io non sono mica così!”, invece Alba cavalca questa onda oscura e la usa per riuscire a spuntarla contro un criminale senza scrupoli. De Cataldo ha saputo imbastire un soggetto interessante ed attuale, che ho gradito molto!
De Giovanni si conferma un fuoriclasse: mentre gli altri due autori con i loro racconti hanno saputo stuzzicarmi e coinvolgermi ma sempre fino a un certo punto..ecco che arriva lui, dulcis in fundo , che mi fionda dentro il mondo malmostoso di Sara, donna fredda ma allo stesso tempo appassionata, capace di stravolgere la sua vita per amore. Poliziotta in congedo ma dal dono inequivocabile che neanche gli anni e i dolori inevitabili hanno affievolito. In poche pagine De Giovanni attraversa tutte le gamme dell' amore e del dolore, regalandoci un brevissimo assaggio di un personaggio che é sicuramente da sviscerare, magari cesellandone la personalità in un racconto più lungo!
Per concludere, non sono un’appassionata di racconti in genere, però questo l’ho particolarmente apprezzato. Anche perché siamo abituati alla positività delle figure femminili nei polizieschi e thriller soliti... questo racconto a tre voci invece scardina il cliché dell'eroina positiva per presentarci un tris di donne sporche ed imperfette ma che non possiamo non amare ed apprezzare fino all'ultima pagina.
Sbirre - Carlotto, De Cataldo, De Giovanni Tre donne, tre racconti e tre poliziotte. Scritti bene, quello che apprezzato di più è quello di Carlotto, mentre quello di De Giovanni lo avevo già letto. Non i loro lavori migliori ma nel complesso positivi.
Trama:
Ci sono poliziotti che combattono il crimine e difendono la legge. A volte pagano con la vita. E ci sono poliziotti corrotti che tradiscono, diventando peggio dei peggiori banditi. Poi ci sono loro: le donne in divisa. Fragili e determinate, vittime e carnefici, le sbirre di questi racconti sono creature di confine, paladine mancate, guerriere comunque sconfitte, sedotte dal delitto, soggiogate dalla vendetta, in bilico tra bene e male. Il commissario Alba Doria indaga nel magma ribollente della rete telematica, tra le pieghe più segrete del dark web, laddove alligna l'odio che consuma il Paese. Il vicequestore Anna Santarossa è già passata dall'altra parte e vende informazioni alla mafia bulgara. Sara Morozzi legge le labbra della gente e interpreta il linguaggio del corpo. Ha i capelli grigi e un passato tra i ranghi di un'unità impegnata in intercettazioni non autorizzate: ora ha anche un conto da regolare. Dall'estremo Nordest di una frontiera selvaggia fino alla Napoli anonima di sobborghi e quartieri residenziali, passando per una Roma in cui davvero aprile è il più crudele dei mesi e la primavera ha smesso di riscaldare i cuori, Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo e Maurizio de Giovanniraccontano l'Italia al tempo dell'illegalità globalizzata, delle fake news, del condizionamento di massa. Svelano le ossessioni, le paure e la privata ferocia di coloro che dovrebbero difendere l'ordine pubblico. Inaugurano una new wave della letteratura nera, in cui la donna non ha più nulla di fatale, ha rinunciato alle pose marziali della giustiziera e, lontana dall'eroismo inquirente, restituisce la cupezza di una realtà quanto mai controversa.
Per chi ama come Maurizio De Giovanni, troverà questo approfondimento sul personaggio di Sara Morozzi.
Fa parte di un'antologia scritta a sei mani da De Giovanni, Carlotto, De Cataldo, la crema dei giallisti italiani, all’interno troviamo dei racconti sui personaggi creati dalle loro penne: Sara Morozzi legge le labbra della gente e interpreta il linguaggio del corpo, Alba Doria indaga tra le pieghe più segrete del dark web, Anna Santarossa che vende informazioni alla mafia bulgara. Donne forti con vite complesse e passati travagliati, perfettamente capaci di fare il loro lavoro, ma che devono dimostrare tre volte tanto per essere prese sul serio in quello che fanno.
Volevo parlarvi in particolare di Sara uno dei personaggi che trovo molto affascinante, in inglese si direbbe “broken” rotto, riferito alla sua vita, è ormai in pensione, vedova del grande amore della sua vita per il quale ha abbandonato la sua famiglia e soprattutto suo figlio, per il quale ha appena ricevuto la chiamata che ogni genitore teme di più, “Signora suo figlio ha avuto un incidente, ci dispiace comunicarle, che purtroppo non è sopravvissuto", e il mondo le crolla addosso.
In questo racconto conosciamo meglio Sara e la accompagnamo nella sua ricerca della verità, la morte del figlio è stata un suicidio o un tragico incidente? Utilizzando le sue doti sviluppate negli anni nei servizi cercherà di arrivare a fondo della faccenda.
Quello che adoro di questa storia sono i flashback che ci raccontano il passato di Sara, il suo lavoro e i suoi rapporti con i colleghi, che saranno determinanti per la persona che è diventata.
La storia di tre donne, tre poliziotte raccontate ai tempi di un'Italia piena di fake news che condizionano la vita di tutto il mondo, un mondo globalizzato. Alba Doria indaga proprio tra le piaghe della rete, Anna Santarosa dichiara di essere passata già dalla parte della mafia, quella bulgara e poi c'è Sara Morozzi, sbirra o personaggio che ha attirato la mia curiosità. Avevo già letto un libro con lei come protagonista e volevo conoscerla meglio, scoprire altre sfaccettature della sua vita, ciò che l'ha portata a fare quelle scelte. Lei è una poliziotta in pensione che legge le labbra della gente e interpreta il linguaggio del corpo.
Gli altri due autori non li avevo mai letti. Raccontano tutti e tre un'Italia molto condizionata. Le persone si fanno trascinare, è più comodo, solo pochi decidono e lo fanno per la massa. Alcuni scelgono il bene, altri il male. Qui si parla di donne in divisa. La donna vista da sempre come fragile e delicata, sempre bisognosa di protezione. Le nostre sbirre sono creature diverse, sono guerriere, combattenti alla ricerca della verità. Hanno età e storie completamente diverse, ma tutti e tre gli autori le caratterizzano in modo approfondito. Sara è quella che mi è rimasta più nel cuore. Il suo ritmo nero si insinua anche nell'animo di ogni lettore, ti scava dentro. Sembra che voglia leggere anche noi, a volte ho avuto l'impressione che Sara leggesse anche dentro di me. Sono tutte letture che attraggono e spingono a continuare e fanno riflettere.
Lettura piacevole, ho apprezzato tutti i racconti che compongono il libro, e a opera conclusa posso dire di essere ben felice di averlo letto.
Si tratta di tre racconti lunghi di tre autori diversi che però nonostante ciò hanno molto in comune.
Oltre all'ovvio fatto, come da titolo, di avere tutti per protagonista delle sbirre, tutti sono ambientati in una italia contemporanea o quasi, e tutti hanno come strumenti la doppiezza morale delle protagoniste e di molti dei personaggi, l'intrigo, il sangue con più o meno efferatezza e sono tutti, a modo loro, degli investigativi onesti che non tradiscono nella loro conclusione le premesse create.
Su tutti il migliore mi è sembrato il secondo, quello di De Cataldo, in primis perché, almeno ai miei occhi, è il più credibile. A questo si può aggiungere che differenza del racconto di Carlotto, De Cataldo è riuscito a essere meno dispersivo e a mantenere il focus stretto su un unico caso e a differenza del racconto De Giovanni ha avuto il pregio in più di preparare con più cura e più tempo un finale coerente alla storia. Un plus in più anche per la discesa nelle tenebre della protagonista che in questa storia avviene proprio sotto ai nostri occhi.
Tre storie di sbirre, molto diverse tra loro, ma accomunate dalla eccentricità di queste sbirre. Quella di Carlotto racconta la storia di Anna Santarossa, vicequestore della polizia, che ha una doppia vita, corrotta. Si caccia dentro una storia che, d'improvviso, appare senza uscita ed è interessante vedere con quale disperazione e determinazione cerca di uscirne fuori. Nella vita si commettono errori gravi dai quali si impara a venirne fuori anche se non sembra che esistano speranze. Il racconto di De Cataldo ci parla invece di Alba Doria, si può invece uscire da situazioni di manipolazione e dominio solo scoprendo quanto si è capaci di combinare, in una triade oscura, machiavellismo ("come doppiezza e immoralità"), narcisismo ("come predominio totalizzante del sè, egoismo e prevaricazione") e psicopatia ("come indifferenza rispetto al dolore altrui"). In questo racconto di De Cataldo, Alba Doria scopre di esserne affetta e se ne serve come arma di difesa/offesa. Infine, il terzo racconto, di De Giovanni, ruota attorno al personaggio di Sara, ma niente di nuovo rispetto a quanto l'autore scrive in uno dei romanzi dedicati alla saga di questa detective particolare. Il racconto si sofferma sull'indagine che Sara conduce sulla improvvisa morte del figlio.
Un libro fatto per essere portato sotto l'ombrellone: tre storie di tre grandi del noir italiano, ciascuna del numero di pagine perfetto per poter essere completata in una mattinata. Che poi De Cataldo vinca per distacco è un dettaglio, così come è un dettaglio il fatto che, a parer mio, la tragica storia raccontata da De Giovanni travalichi le potenzialità della protagonista (a me questa Sara, col suo archivio di dossier segreti convince poco o niente), così come resta un dettaglio il fatto che, qui come nelle sue ultime prove, Carlotto esageri un po' caricando personaggi e situazioni al limite della credibilità. Sono storie da ombrellone, e per questo scopo sono perfette.
Mi rendo conto che tre stelle è una valutazione per certi versi ingiusta, ma è legata alla delusione dello scoprire che la parte di romanzo che avrebbe dovuto essere di De Giovanni altro non è che un estratto del romanzo “Le parole di Sara”. Furbissima operazione di marketing ma veramente fastidiosa per il lettore, soprattutto se, come nel caso, si è trattato dell’ultimo romanzo letto prima e quindi freschissimo nella memoria. Per quanto riguarda Carlotto De Cataldo anche questa volta si rivelano vincenti, soprattutto per questo lato “oscuro” da osservare nel mondo femminile della polizia.
I appreciate short stories (for lack of time :( ), especially of the "noir" genre which, nonetheless, are not BLACK and white. Their characters have their reasons for their actions that may not at first seem obvious and comprehensible to us. This is basically true of all the three stories in this book (not mentioning my almost uncritical liking of Massimo Carlotto's books, only books ;) ).
Tre racconti noir uno più bello dell'altro. Devastanti quelli di Carlotto e De Giovanni, inquietante quello di De Cataldo. Tre poliziotte diverse dalle altre, diverse ma uguali tra di loro. Tre storie tormentate, interiormente complesse e pesanti che ti portano a riflessioni profonde come non accade sovente con dei libri che dovrebbero essere solamente uno svago.
Tre brevi racconti, tre piccole storie particolari ma completamente diverse tra loro, unite esclusivamente dal ruolo delle tre protagoniste, tutte poliziotte con un passato particolare alle loro spalle. Tre racconti a firma di tre maestri del giallo italiano che si leggono velocemente nella loro brevità ma che mi hanno intrigato e mi sono piaciuti molto.
Tre racconti neri. Neri come l'abisso dell'inferno da cui vengono i diavoli. Ma i diavoli sono qui ancora più inquetanti perché donne e poliziotti, cioè quelli di cui più ci si fida istintivamente. Ma qui le donne sono sbirre dure, violente e (almeno a tratti) corrotte, eroi sostanzialmente negativi e sempre inquietanti. Libro a più mani e su registri lievemente variari ma mediamente godibiĺe
Questo libro contiene tre storie di sbirre molto coinvolgenti. La lettura é scorrevole e adatta anche a chi può leggerne solo brevi pezzi alla volta, in quanto il testo è disposto in modo da assecondare tale esigenza. Le storie sono belle e narrate molto bene. Non è il libro della vita ma merita di essere letto.
Tre Racconti, uno diverso dall'altro hanno in comune la storia di 3 ex donne poliziotto passate al lato oscuro (?) . Tre donne in bilico, tre paladine dell legge votate alla self-giustizia. Un tipo di romanzo che non è nelle mie corde. Dei tre racconti il mio preferito è l'ultimo quello di De Giovanni e il suo personaggio di Sara Morozzi, molto umano.
Lettura veloce ma un po' insipida, questi personaggi femminili non mi hanno convinto appieno. Il terzo racconto è il prequel della serie su Sara, ecco mi è sembrato un po' frettoloso, come se si dovessero dare troppe info in poco spazio. A ogni modo daró una possibilità alla serie, le premesse sembrano interessanti.
Tre storie intense, con 3 protagoniste femminili che lavorano in ambito poliziesco e che si ritrovano loro malgrado invischiate in vicende piu' grandi di loro. Mi sono piaciuti molto il primo e il terzo racconto - il primo per l'ambientazione (zone di frontiera fra Friuli e Slovenia), il terzo per il giallo in se' e per se'. Molto consigliato
Tre racconti scritti da tre autori del noir italiano. De Giovanni dà il via alla serie di Sara presentandoci la sua eroina. Gli altri due racconti invece sono auto conclusivi. Tre donne accumunate ma molto diverse : unico legame la determinazione e la violenza. Si legge molto velocemente, il ritmo è incalzante.
Dritto al punto e crudo. Questi racconti sono solo il pretesto per raccontare pieghe oscure della nostra società. E le figure di donne che emergono sono a tutto tondo anche nella loro negatività. La mia preferita è Sara la donna "invisibile".
Tre done e tre personalità "oscure". Tre racconti noir e cupi da tre autori del giallo italiano. Atmosfere un po' claustrofobiche e difficoltà a empatizzare con delle protagoniste così difficili. Tre stellette e mezza