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I giorni della neve

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Il fascino della neve sta nel suo essere sempre diversa. Per capirla c’è la scienza, e poi c’è la necessità di camminarci sopra.

Valle d’Aosta. In un albergo chiuso per la stagione, in un villaggio alpino a 1600 metri, due padri si incontrano a margine di una festa per bambini. Francesco è un uomo di città, con un’istintiva passione per la montagna, che ha deciso di trasferirsi per un periodo da quelle parti con sua figlia. Michele lassù invece ci vive da sempre, anche se il suo lavoro di nivologo, lo studio della neve, dei suoli montani e delle valanghe, lo ha portato in giro per il mondo. I due scambiano qualche parola, diventano amici, prendono a fare insieme delle passeggiate in alta quota: se per il primo è un modo per entrare in un universo di scienziati, alpinisti e montanari tutti accomunati dalla passione-ossessione per la neve, per il secondo è l’occasione di condividere l’amore per un mondo, il suo, che nello stesso giorno può essere tanto paradiso di bellezza quanto nemico spietato. Perché la neve è molto più di un paesaggio imbiancato o di una pista da sci: è qualcosa di vulnerabile e potentissimo, è libertà, memoria, pace, pericolo. Unendo osservazione scientifica e vita quotidiana, nostalgia e spirito d’avventura, incanto romantico e fotografica descrizione di questi meravigliosi ambienti naturali, Casolo e Freppaz ci regalano uno sguardo ampio e non idealizzato su ciò che la montagna oggi è realmente. Senza mai dimenticarsi di quei fiocchi che, mossi dal vento, calano a terra raccontando sempre nuove storie.

147 pages, Kindle Edition

First published January 1, 2018

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Francesco Casolo

17 books6 followers

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Profile Image for The Books Blender.
703 reviews105 followers
March 23, 2019
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- Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un'onesta recensione -

Inutile tentare di negarlo: la neve ha quel fascino che, quando il cielo assume quella tinta particolare e i primi fiocchi bianchi iniziano a scivolare giù, non si può far altro che affacciarsi alla finestra e restare in contemplazione.

Se poi "attacca" anche meglio, perché con la neve non è solo questione di "guardare, ma non toccare". Con la neve la nostra fantasia può sbizzarrirsi, facendo nascere pupazzi o iniziando duelli a colpi di gelide palle di neve.

Ma la neve è anche altro: è oro bianco, è business, è economia.

E, in questa sorta di incrocio tra una dissertazione storico/scientifica e una mini raccolta biografica, si parla anche di questo: di come la neve, il ghiaccio abbiano plasmato valli, paesi, persone; di come la montagna dia e prenda; di come «il paesaggio che in un tempo davvero remoto era stato bosco selvatico, poi campo e poi pascolo, adesso [sia] diventato pista da sci».

Si comincia, quindi, con l'arrivo di un cittadino, Francesco, in questo paesino ai piedi del Monte Rosa. Lì l'incontro con Michele, nivologo e pedologo, sarà lo spunto per una serie di considerazioni: Michele racconterà a Francesco del suo professore, del ghiacciaio e dell'eredità da portare avanti; gli spiegherà il suo lavoro, mostrandogli o raccontandogli di rifugi e centri di ricerca; Francesco parlerà con i paesani, raccogliendone storie e ricordi e imparando così a conoscerne le personalità, i modi e gli usi.

Parleremo poi di come la montagna si sia evoluta, cambiando e lasciando la sua impronta anche sui suoi abitanti, incidendo sui loro stili di vita e comportamenti; di come il permafrost , cioè un substrato che mantiene costante la sua temperatura sotto gli zeri gradi centigradi per ameno due anni consecutivi, sia il collante di interi versanti e di come «la tecnologia che abbiamo a disposizione dovrebbe invitarci a una prudenza estremamente superiore a quella che avevano dovuto adoperare i nostri padri e i nostri nonni».

Per concludere, non si tratta né di una lettura eccezionale né di una orribile: si tratta di una lunga considerazione, peraltro condivisibile, sul vivere la montagna con intelligenza e pronti a raccogliere le novità che il tempo, il clima e la tecnologia impongono.

Si sente la profonda passione - non solo degli autori, ma di tutte le persone citate - verso la montagna, la neve, la wilderness; i brevi ricordi dei "montanari" e di "com'era" hanno sicuramente il loro fascino.
Profile Image for Riccardo Dellaporta.
91 reviews
December 16, 2025
Un buon testo di una buona coppia di scrittori.

Casolo è un professore dello IED che con la famiglia decide di trasferirsi a Gressoney per cercare di vivere meglio ed in mezzo alla natura.

Freppaz invece è uno studioso dei ghiacciai e della pedologia dell'ambiente montano: vive la sua vita professionale facendo rilievi nella neve e sulle rocce delle sue montagne.

Dall'unione di questi due professori nasce un testo che ha come filo conduttore solo una cosa: la neve.

Si parte dai tempi antichi dei Walser fino a giungere ai giorni nostri ed i capitoli trattano sostanzialmente un argomento specifico del mondo della neve.

L'agricoltura, l'allevamento, lo sfruttamento del turismo, in questo libro si parla (in modo anche un po' filosofico ma efficace) di tutti questi aspetti della vita montana. Immaginavo che di fondo ci fosse una leggera malinconia: i tempi passati sono sempre meglio dei tempi moderni.

Leggendo le poche righe qua sopra vi chiederete quale sia la differenza rispetto ad un qualsiasi libro che parla di neve e cambiamento climatico (come ce ne sono a milioni visto che l'argomento "vende" bene). Be ve lo spiego subito perché qua la differenza rispetto agli altri libri è grossa: gli autori parlano del cambiamento climatico (e del ritiro dei ghiacciai) in modo molto concreto e poco ideologico, esattamente il contrario di quello che fanno il 95% degli autori di questo genere di libri.

Dalla lettura del testo traspare l'idea che senza un'effettiva sostenibilità economica, il cambiamento di paradigma dello sfruttamento delle risorse ambientali non potrà mai avvenire. Eloquente è la loro idea che gli impianti sciistici possano anche non essere così deleteri per l'ambiente montano ma anzi possono portare (con politiche coerenti) ad un equilibrio tra sostenibilità economica ed ambientale.

A tratti è filosofico e malinconico ma ci sta, è scritto bene, racconta anche aneddoti di vita montana passati che sono interessanti anche per chi la montagna la conosce solo per le piste.

Invidio molto l'autore che ha avuto il coraggio di trasferirsi in montagna: lo farei anch'io adesso se potessi ma, ahimè, non avrei la sostenibilità economica per rimanerci.

Chissà però nella vita, non si sa mai.
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